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Prime Esperienze

Il Lupo e Cappuccetto Rosso – Parte I


di Membro VIP di Annunci69.it LAmanteFocoso
09.09.2026    |    1.937    |    16 9.8
"Le allargai le labbra e affondai la lingua sul clitoride, alternando carezze e piccoli succhi..."
Questa storia nasce da qualcosa che ho vissuto davvero, in prima persona, alla fine del 2025, quando sulla mia “strada” incontrai una ragazza che, da questo momento, chiamerò Cappuccetto Rosso.
All'epoca non potevo ancora saperlo, ma quell'incontro avrebbe tirato fuori il Lupo.

IL PRIMO INCONTRO
Era la vigilia di Natale.
Pieno inverno, ma una di quelle giornate limpide e luminose, con un sole quasi fuori stagione. Forse preannunciava qualcosa di bello.
Ci eravamo già scambiati diversi messaggi e tra noi era nata subito una complicità particolare. Poi erano arrivate le prime foto di rito: lei, naturalmente, voleva capire chi avesse davanti.
Quello che ancora non immaginava era che quell'uomo sarebbe presto diventato il suo Lupo.
Decidemmo di incontrarci.
D'altronde, certe sensazioni vanno provate face to face. Uno schermo può creare aspettativa, una chat può alimentare la fantasia, ma poi sono gli occhi, la voce, il profumo e la pelle a dirti se tra due persone esiste davvero qualcosa.
Ero già dalle sue parti.
«Scegli tu il posto.»
Mi fece arrivare davanti a un bar che si chiamava MILLE VOGLIE.
Un presagio?
Arrivai per primo e lei si fece attendere qualche minuto.
Poi la vidi scendere dalla macchina.
Trentaquattro anni, bella, elegante, curata. Due grandi occhi verdi, un sorriso smagliante e soprattutto un viso capace di catturare immediatamente l'attenzione. Era una di quelle donne nelle quali noti subito la cura dei particolari.
Esattamente il tipo di dettaglio che piace a me.
Entrammo, prendemmo qualcosa da bere e ci sedemmo a parlare. Dopo pochi minuti, però, decisi di togliermi quel sassolino dalla scarpa che avevo praticamente dal suo primo like.
La guardai.
«Ma tu, Cappuccetto Rosso, lo sai che hai 34 anni e davanti a te hai un Lupo che ne ha 49?»
Rise.
Mi spiegò le sue ragioni e quella domanda, invece di creare distanza, sciolse definitivamente il ghiaccio.
Continuammo a parlare per una buona mezz'ora.
Fuori c'era ancora quel bellissimo sole invernale e le proposi una passeggiata.
Non nel bosco, come la favola avrebbe voluto.
Questa volta Il Lupo avrebbe portato Cappuccetto Rosso verso il mare.
Facemmo pochi passi.
Poi ci guardammo.
Non ricordo chi dei due si avvicinò per primo e, in fondo, non importa. Ricordo soltanto che non ci fu bisogno di dire nulla.
Ci baciammo.
Un bacio immediatamente intenso, senza troppi preliminari, con le lingue che iniziarono subito a cercarsi.
Passò accanto a noi un vecchietto.
Ci guardò e, continuando a camminare, esclamò:
«Bravi, bravi!»
Scoppiammo a ridere.
Continuammo la passeggiata tra chiacchiere e altri baci. Poi arrivarono le mani, le carezze, i primi contatti sopra i vestiti.
La curiosità stava diventando desiderio.
Ma era arrivato il momento di salutarci.
Un arrivederci, però e possibilmente molto presto.
Perché certe voglie, quando nascono, chiedono soltanto di essere assecondate.

L'ATTESA
I giorni successivi erano probabilmente i peggiori possibili per trovare del tempo.
Natale. Le feste. I parenti. Gli impegni.
Eppure quella forzata impossibilità di vederci produsse l'effetto opposto: invece di spegnersi, la nostra voglia continuava ad alimentarsi.
Messaggi.
Foto.
Provocazioni.
Risposte sempre più esplicite.
Ora dopo ora diventava evidente che parlavamo la stessa lingua. E soprattutto che i nostri corpi sembravano avere esattamente gli stessi desideri.
Fino a quando ebbi un'idea.
Una di quelle idee che, mentre le stai scrivendo, non sai se dall'altra parte riceverai una risata, un insulto oppure un sì.
Le scrissi:
«Domani mattina vengo da te. Presto. Molto presto.»
Poi aggiunsi:
«Facciamo un gioco. Tu lasci le chiavi sulla porta. Io entro senza suonare e ti sveglio nel migliore dei modi possibili.»
Ero quasi convinto che sarebbe arrivato un NO secco.
Ed invece...
La follia del Lupo aveva incontrato qualcosa di molto più pericoloso: la curiosità di Cappuccetto Rosso.
E la sua voglia di giocare.


LE CINQUE DEL MATTINO
La mattina successiva partii intorno alle cinque.
Fuori era ancora notte fonda.
Un'ora di macchina mi separava da lei.
Un'ora durante la quale ebbi fin troppo tempo per immaginare quello che stavo per fare.
Entrare in una casa che non avevo mai visto, aprire quella porta, muovermi nel buio.
Sapere che, da qualche parte, in una camera da letto, una donna che avevo incontrato una sola volta mi stava aspettando.
Chissà come si era vestita.
Chissà se stava dormendo davvero.
Chissà cosa le stava passando per la testa sapendo che da un momento all'altro sarei entrato.
Guidavo spedito sulle strade praticamente deserte.
Più diminuivano i chilometri sul navigatore, più aumentava l'adrenalina.
Finalmente arrivai. Parcheggiai.
E lì accadde qualcosa che non avevo previsto.
Fino a quel momento era stato tutto un gioco: messaggi, fantasie, provocazioni.
Adesso era reale. Il cuore iniziò a battermi fortissimo.
Seguii scrupolosamente le indicazioni che mi aveva dato. Salii le scale e finalmente mi trovai davanti alla sua porta.
Mi fermai. Le chiavi erano lì, appese esattamente come avevamo concordato.
Sorrisi.
Cappuccetto Rosso aveva mantenuto la promessa.
Presi le chiavi e aprii lentamente.
Dentro regnava il silenzio.
Entrai.
La poca luce dell'alba filtrava appena nell'appartamento e cercai di orientarmi in quell'ambiente completamente sconosciuto.
A bassa voce la chiamai:
«Cappuccetto Rosso... dove sei?»
Per qualche secondo, niente.
Poi sentii la sua voce.
Calda.
Ancora assonnata.
Proveniva da una stanza poco distante.
Seguii quella voce.
Un passo.
Poi un altro.
Arrivai alla porta della camera.
Ed eccola.
Sdraiata sul letto.
Indossava un bellissimo body verde scuro, attraversato da trasparenze che lasciavano intuire il corpo senza mostrarlo completamente.
In quel momento tutta l'attesa dei giorni precedenti mi arrivò addosso insieme.
Il gioco era finito. O forse stava iniziando proprio allora.
Mi spogliai velocemente, restando in slip, e mi avvicinai al letto.
Il Lupo aveva fatto una promessa.
E adesso aveva davanti Cappuccetto Rosso.

Il saluto durò pochissimo.
Un istante dopo eravamo già uno sopra l'altra.
Baci caldi, lingue che si cercavano, mani impazienti. Tutta l'attesa accumulata nei giorni precedenti sembrava essersi concentrata in quei primi secondi.
Non c'era più alcun motivo per frenarsi. Presi l'iniziativa.
Mani, bocca e lingua iniziarono a esplorare il suo corpo.
Aveva una pelle incredibilmente morbida, piacevole da accarezzare e ancora di più da afferrare. Sentivo sulla pelle un profumo delicato, mentre vicino al collo diventava più intenso, caldo, quasi orientale.
Mi piaceva.
Mi piaceva da impazzire.
Le mani scesero lentamente lungo il busto, sfiorarono l'interno delle cosce e poi tornarono sui seni.
La sentii gemere.
Erano piccoli, con i capezzoli già duri e sporgenti.
Abbassai il body e iniziai a baciarli e leccarli mentre con una mano continuavo a cercare il suo viso, la sua bocca, la sua lingua.
Il corpo di Cappuccetto Rosso iniziò a inarcarsi.
I suoi gemiti mi fecero capire che quella strada le piaceva.
Ma anche lei aveva voglia di scoprire me.
Le sue mani partirono dalle spalle, passarono sul collo e sul petto, poi scesero.
Fino agli slip.
Ormai facevano fatica a contenere il cazzo.
Lo liberò e iniziò ad accarezzarlo, prima lentamente, quasi volesse studiarlo, poi con sempre maggiore decisione.
A un certo punto mi chiese di avvicinarmi. Se lo mise in bocca.
Sentire quella bocca calda avvolgermi dopo tutta l'attesa dei giorni precedenti fu una sensazione magnifica.
La lasciai fare per qualche momento.
Poi, proprio quando sembrava aver trovato il ritmo che voleva, decisi di fare il dispettoso.
«Adesso basta. Continuo io.»
La presi per le spalle e la riportai sul letto.
Volevo prendermi il mio tempo.
Eravamo ancora, in fondo, due perfetti sconosciuti.
Ed era proprio questo a rendere tutto ancora più eccitante.
Tornai sui suoi seni mentre una mano iniziò lentamente a scendere.
Coscia.
Interno coscia.
Inguine.
Non avevo fretta.
Mi piace scoprire gradualmente il corpo di una donna, capire dalle sue reazioni cosa le piace e soprattutto accorgermi del momento esatto in cui inizia a perdere il controllo.
Più la mia mano si avvicinava alla sua fica, più sentivo il suo corpo reagire.
Era già bagnatissima.
Notai un piccolo ciuffetto di peli nella parte superiore. Personalmente preferisco sentire la pelle completamente libera sotto la lingua, ma era curato e limitato soltanto a quella zona.
Scesi con la bocca, prima l'interno coscia, poi sempre più vicino.
Iniziai a usare la lingua. Labbra, clitoride, ancora interno coscia.
Avanti e indietro.
Senza concederle immediatamente quello che sembrava desiderare.
Volevo far crescere il piacere poco alla volta.
Quando iniziai ad aiutarmi anche con le mani, la sua eccitazione era ormai evidente. Le allargai le labbra e affondai la lingua sul clitoride, alternando carezze e piccoli succhi.
Lo sentivo diventare sempre più gonfio.
E lei sempre più bagnata.
Era arrivato il momento di fare sul serio.

Mi alzai, tolsi gli slip e presi il preservativo.
Poi tornai su di lei.
Le allargai le gambe e infilai il cazzo nella sua fica ormai completamente bagnata.
Entrò subito.
Tutto.
Il suo corpo ebbe un sussulto e dalla sua bocca uscì un gemito che cancellò qualsiasi dubbio su quanto lo desiderasse.
Iniziai lentamente. La baciavo mentre la penetravo, tenendola per i fianchi.
Poi aumentai il ritmo.
Il mio cazzo scivolava perfettamente dentro di lei e ormai eravamo entrambi completamente presi da quello che stava succedendo.
Continuammo così per parecchio.
Poi Cappuccetto Rosso avvicinò la bocca al mio orecchio.
«Adesso voglio comandare io.»
Quella frase mi incuriosì.
Mi lasciai girare.
Lei mi salì sopra.
Afferrò il mio cazzo e se lo infilò completamente dentro.
E iniziò a cavalcarmi.
Fu in quel momento che vidi una Cappuccetto Rosso completamente diversa dalla ragazza elegante e apparentemente tranquilla che avevo incontrato al bar.
La guardavo sopra di me. Il viso contratto dal piacere.
I seni che seguivano il movimento del corpo.
Gli occhi sempre meno controllati.
Io mi godevo lo spettacolo, ma non avevo nessuna intenzione di restare passivo.
Le afferrai i fianchi accompagnandola in un ritmo sempre più deciso. Con una mano iniziai a giocare con i suoi capezzoli; con l'altra le portai due dita alla bocca.
Lei le accolse immediatamente, succhiandole con una fame che diceva molto più di qualsiasi parola.
Poi accadde.
Sentii improvvisamente un liquido caldo scendere lungo il cazzo e arrivarmi fino alle palle.
Mi ritrovai completamente bagnato dei suoi umori.
La guardai.
Lei guardò me.
Non serviva parlare.
Ci baciammo intensamente.
Uno di quei momenti nei quali vorresti soltanto fermare il tempo.
Ma il Lupo stava già pensando alla mossa successiva.

Continuai a baciarla ancora qualche secondo.
Poi mi avvicinai al suo orecchio.
«Adesso riprendo io il comando.»
La feci mettere a pecora.
Volevo sentire sulla lingua quanto fosse ancora bagnata.
Iniziai a leccarla lentamente, passando dalla fica alle labbra e spingendomi fino all'ano. Non potevo vedere il suo viso, ma potevo sentire perfettamente le sue reazioni e mi bastavano.
Mi rialzai, il cazzo era ancora durissimo.
Lo infilai nuovamente dentro di lei e iniziai a penetrarla da dietro.
Prima lentamente, poi sempre più forte.
Una mano sui fianchi, l'altra sul culo.
La prima sculacciata fu quasi una carezza. La seconda un po' meno.
Poi, mentre l'eccitazione aumentava, iniziai a prenderla con maggiore decisione.
Ogni volta che arrivavo fino in fondo sentivo il suo corpo reagire.
Era ancora più bagnata di prima. Continuammo a lungo.
Poi volli nuovamente guardarla.
La feci girare., volevo vedere quegli occhi verdi, volevo vedere cosa fosse rimasto sul suo viso della brava ragazza di paese che avevo incontrato davanti al bar.
Le allargai nuovamente le gambe e ricominciai a penetrarla.
Questa volta giocai con il ritmo.
Lento.
Profondo.
Poi improvvisamente più veloce.
Di nuovo lento.
E ancora forte.
Finché sentii che stavo per venire.
Le feci un cenno.
Quello che accadde dopo fu completamente naturale, quasi incredibile considerando che era soltanto la prima volta che facevamo sesso.
Mi alzai.
Lei si mise seduta davanti a me.
Mi tolsi il preservativo e non ebbi quasi il tempo di farlo: un primo grande schizzo partì immediatamente, colpendola sul viso tra il sopracciglio e l'occhio.
Lei non si tirò indietro.
Anzi. Afferrò il mio cazzo con decisione e se lo mise in bocca, continuando fino all'ultima goccia.
Tanto sperma.
Una bocca decisamente vogliosa.
Fu forse proprio quello il momento in cui nacque definitivamente quella che, da allora, avrei chiamato:
Cappuccetto Rosso Porno.

I nostri occhi si incontrarono.
Non dicemmo nulla. Non ce n'era bisogno.
Entrambi avevamo capito che quello appena vissuto non era stato un incontro qualunque.
Tutte le fantasie e le aspettative accumulate nei giorni precedenti avevano trovato sfogo in più di un'ora e mezza di sesso, desiderio e complicità.
Eravamo stanchi.
Ma avevamo entrambi gli occhi accesi.
Ci lasciammo cadere sul letto.
Questa volta senza fretta.
Iniziammo a parlare, ad accarezzarci, finalmente con il desiderio di conoscere qualcosa in più l'uno dell'altra.
Il Lupo e Cappuccetto Rosso.
Le parole continuavano a essere interrotte dai baci.
Le lingue tornavano a incontrarsi.
Le mani continuavano a cercarsi.
Pensavo fosse finita lì.
Mi sbagliavo.

Quello era stato soltanto il primo atto.
Perché dopo quella mattina il Lupo e Cappuccetto Rosso si sono incontrati ancora.
E sono successe parecchie altre cose...
Ma quelle appartengono alla Parte II.
Se questa prima parte vi è piaciuta, lasciate un segno o un commento.
Potrei raccontarvi come è continuata.
E vi anticipo soltanto una cosa:
Cappuccetto Rosso aveva appena iniziato a conoscere il Lupo.
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