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Prime Esperienze

Il Lupo E Cappuccetto Rosso – Parte II


di Membro VIP di Annunci69.it LAmanteFocoso
08.10.2026    |    884    |    8 9.7
"Riuscii soltanto ad afferrarla per i fianchi e a sbatterla ancora più forte, assecondando i suoi movimenti..."
Ogni bella situazione lascia qualcosa dietro di sé. Un ricordo che ritorna quando meno te lo aspetti, una frase a cui ripensi, una voglia che prima non sapevi nemmeno di avere.
Dopo il nostro primo incontro era successo proprio questo.
Avevamo continuato a cercarci. Gli appuntamenti erano diventati settimanali, ma tra uno e l’altro c’era qualcosa che non si interrompeva mai: la conversazione.
E forse era cominciato tutto lì. Molto prima di rendercene conto.
Eravamo liberi. Liberi di “giocare” e di portare la relazione a un punto alto… molto alto.

LE CONVERSAZIONI E LE VOGLIE
Io e Cappuccetto Rosso ci ritrovavamo ogni giorno nei messaggi.
Ci raccontavamo il quotidiano, ma parlavamo anche di noi, delle nostre voglie e dei nostri piaceri. La conversazione era piacevole, leggera, mai banale. Non ci sentivamo perché dovevamo farlo.
La nostra complicità cresceva ogni giorno. Fisica, certo, ma soprattutto mentale. Ci permetteva di scoprirci a fondo e di vivere qualcosa di intenso e speciale.
Le chiavi lasciate appese alla porta erano diventate una delle nostre abitudini.
Gli incontri, invece, cambiavano ogni volta: nuove provocazioni, giochi, sex toys, abiti provocanti. Oppure semplicemente i nostri corpi nudi.
Quell’intesa ci aveva portati, poco alla volta, verso un territorio per me ancora in gran parte inesplorato.
Eh sì, Cappuccetto Rosso adorava darmi piacere, vedermi godere, sentirmi gemere. E a ogni incontro si spingeva un po’ più in là.
Credevo di aver imparato a conoscerla. A riconoscere il modo in cui mi guardava quando aveva qualcosa in mente.
Eppure continuava a sorprendermi.

LA SORPRESA
Eravamo distesi sul letto.
Lei mi mise una benda sugli occhi, poi si alzò.
Sentii qualche rumore e capii che si stava dirigendo verso il cassetto della camera in cui custodiva gelosamente i regali e i sex toys dei nostri incontri.
Mi domandai che cosa stesse facendo. Che cosa avesse pensato.
Rimasi lì, disteso da solo, in quel letto che parlava di sesso. Di solito mi piaceva prendere l’iniziativa, ma adoravo anche le belle sorprese.
Mi lasciai trasportare dal momento.
Passarono alcuni secondi, poi sentii la sua voce.
«Stai fermo, tieni gli occhi chiusi. E soprattutto stai zitto. Ora ci penso io.»
Un brivido mi attraversò.
«Va bene», le risposi con voce vogliosa.
Sentii il suo corpo avvicinarsi al mio. Si sistemò più in basso, tra le mie gambe.
La sua lingua cominciò a esplorare la zona dei genitali, per poi scendere fino all’ano.
Sapeva come darmi piacere. E sapeva farlo molto bene.
Sentivo la sua lingua, il calore di quel contatto. Il piacere era enorme e il mio cazzo diventò duro come il marmo.
Poi si spinse oltre.
Senza staccare la lingua, mi infilò delicatamente dentro una o due dita. Non ricordo quante fossero. Ricordo il sussulto e il piacere di quel momento.
Mi sentii perso in una sensazione che avevo provato tanti anni prima e che non avevo più ritrovato.
Strana ma davvero eccitante.
Lei mi vedeva disteso, rilassato, in pieno godimento. Continuò a leccarmi e a muovere le dita dentro di me, poi mi disse con voce soddisfatta:
«Ora sei pronto per la sorpresa.»
Ritirò delicatamente le dita. Poco dopo sentii qualcosa di freddo e grande premere contro il mio ano.
Sobbalzai.
La sua voce mi raggiunse di nuovo.
«Rilassati… e goditela!»
Seguii il suo consiglio e sentii che lo stava facendo scivolare dentro. Era un plug anale grande.
Intanto continuava a darmi piacere con la lingua.
Rimasi per diversi secondi quasi in apnea. Sentivo il dolore mescolarsi al piacere. Un po’ di fastidio rimaneva, ma mi piaceva.
La lasciai fare.
Lei mi voleva così. Amava vedermi godere e sentirmi gemere.
Come dirle di no?
La sentii risalire verso di me. Mi tolse la benda e cominciò a baciarmi con passione.
Riaprii gli occhi.
Vidi il suo viso, quel sorriso sarcastico e compiaciuto. Il suo braccio destro, però, era rimasto lì in basso.
Chissà a fare cosa.
Mentre le nostre lingue si intrecciavano, premette un piccolo pulsante.
Il plug cominciò a vibrare.
Quel momento diventò ancora più eccitante. E quel gioco aveva eccitato tremendamente anche lei.
La sentivo appoggiata su di me, così bagnata che il mio cazzo, ancora duro come il marmo, entrò da solo nella sua fica, già aperta e lubrificata dall’eccitazione.
Cominciò a muoversi sopra di me.
Rimasi incapace di prendere l’iniziativa. Riuscii soltanto ad afferrarla per i fianchi e a sbatterla ancora più forte, assecondando i suoi movimenti.
Di quel momento mi è rimasta un’immagine precisa.
Il plug nell’ano. Le vibrazioni. Lei che mi cavalcava, i seni che oscillavano, la bocca aperta e la lingua che cercava la mia.
Il tutto culminò in una sua venuta copiosa sopra di me.
Cappuccetto Rosso si era dimostrata intraprendente, per il mio piacere e per il suo.
Tutto racchiuso in un momento epico.

LA COMPLICITA'
Lei rimase sopra di me.
Cominciai a ritrovare un po’ di lucidità e a pensare alla prossima mossa. Così passivo non lo ero mai stato, ma ne era valsa davvero la pena.
Cappuccetto Rosso era ancora eccitatissima. Anch’io.
Non potevamo finirla lì.
Il suo corpo si muoveva delicatamente sopra il mio e pensai di ricambiare quelle attenzioni.
La feci distendere sulla schiena, le aprii le gambe e cominciai a leccarla con la voracità che mi prendeva quando ero così eccitato.
La sentivo caldissima.
Il suo odore dopo la venuta mi eccitava ancora di più. Era bagnata e pulsante di piacere. Scesi con la lingua fino all’ano, che avevo già esplorato, ma che quella volta avevo ancora più voglia di “battezzare”.
«Ora ci penso io a te.»
Continuai con la lingua e le dita, poi mi alzai.
Andai a rovistare nel suo cassetto del piacere e presi un plug che le avevo regalato qualche settimana prima.
Tornai da lei, da quel corpo caldo e voglioso. Prima di inserirle il plug, continuai a giocare con la lingua e le dita.
La sentii gemere e inarcarsi.
Con una mano le infilai il plug nel culo. Con l’altra le portai due dita alla bocca.
Lei le strinse e le succhiò con veemenza.
Ora avevamo entrambi il plug, e il mio continuava a vibrare.
Le aprii le gambe e cominciai a sbatterla con un piacere diverso dal solito. C’era anche la soddisfazione per la complicità che avevamo raggiunto.
Senza troppi limiti, con la voglia di rendere unici i nostri momenti.
La afferrai per i fianchi e aumentai il ritmo. Avevamo entrambi in corpo l’eccitazione accumulata da più di un’ora.
I colpi si alternavano ai suoi gemiti e ai miei, alle sculacciate, alle dita in bocca, ai seni stuzzicati e leccati.
Alla fine raggiungemmo entrambi il piacere estremo.
Venni copiosamente sui suoi seni, come piaceva a lei.
Ormai eravamo complici perfetti.
Le chiavi sulla porta, gli appuntamenti, i nostri soprannomi: avevamo costruito delle abitudini.
Dentro quelle abitudini, però, c’era ancora spazio per sorprenderci.


Ma questo sarà il tema della terza parte.
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