Prime Esperienze
Il camionista emiliano
Ilprete20
19.03.2026 |
245 |
7
"Non era solo sesso tra sconosciuti; c’era un’attenzione quasi romantica nel modo in cui mi guardava negli occhi, come se cercasse di imprimersi la mia immagine nella memoria per i lunghi viaggi..."
Era un tardo pomeriggio di quelli che sembrano non finire mai, con il cielo che si tingeva di un arancione pesante. Mi ero fermata sulla piazzola d’emergenza, imprecando contro la gomma a terra che aveva deciso di mollarmi proprio sul più quasi alla fine Mentre fissavo il cerchione con aria rassegnata, ho sentito un enorme bestione d'acciaio si è accostato dietro di me. Ne è sceso lui: un uomo solido, con le mani grandi sulla 50ina e il profumo di chi macina chilometri da una vita.
Senza dire troppe parole, ha preso il cric e, con una facilità esperta quasi imbarazzante, ha sostituito la ruota sotto il mio sguardo ammirato.
Quando ha finito, si è pulito le mani su uno straccio, mostrandomi un sorriso stanco ma magnetico.
Io: "Grazie davvero, mi hai salvata. Posso almeno offrirti un caffè al prossimo autogrill?"
Lui: "Ti ringrazio, cara, ma il caffè mi terrebbe sveglio inutilmente. È quasi ora di cena e la mia giornata finisce tra poco
erano le 19:00 L'aria si stava rinfrescando gli ho offerto la cena nel ristorante dell'autogrill lì vicino, ma l'elettricità tra noi era più saziante di qualsiasi piatto. Siamo tornati vicino camion e quella cabina, così spaziosa e profumata sapeva di libertà, è diventata il nostro universo privato.
Non servivano troppe spiegazioni. C'era la gratitudine, c'era l'attrazione e c'era quella strana complicità che nasce solo tra sconosciuti che sanno che non si devono nulla, se non il piacere del momento...
Io: "Ma... come si fa a vivere lì dentro? Mi sono sempre chiesta come facciate a starci per giorni interi. Sembra quasi un monolocale su ruote."
Lui: (con un sorriso complice) "È molto più di un monolocale. È la mia casa, il mio ufficio e il mio rifugio. Vuoi dare un'occhiata?"
Mi ha teso la mano per aiutarmi a salire il primo gradino, che era altissimo.
Mentre salivo, sentivo il calore del motore che ancora emanava energia. Appena ho messo piede nell'abitacolo, il mondo esterno è sparito:
Io. "Accidenti, ma è enorme!" ho esclamato, toccando i sedili in pelle e guardando la strumentazione infinita sul cruscotto.
Mi sono girata verso di lui che era salito subito levando le scarpe prima di me. Lo spazio era improvvisamente diventato strettissimo. "Vedi?" mi ha detto a voce bassa, chiudendo la portiera. "Qui dentro le regole del mondo fuori non valgono più."
Mi ha mostrato il lettino posteriore, con le tendine di velluto scuro che potevano oscurare tutto, creando un nido perfetto. C'era un profumo buono, un misto di caffè, cuoio e il suo dopobarba muschiato.
Eravamo lì, a pochi centimetri l'uno dall'altra. La scusa di "vedere la cabina" era servita a portarmi nel suo territorio, un posto dove nessuno poteva vederci.
Lui ha appoggiato una mano sul montante del sedile, proprio sopra la mia testa, chiudendomi in un abbraccio invisibile.
Lui: "Allora, ti piace la vista da quassù
Io: "Molto più di quanto immaginassi..."
Non abbiamo più parlato della cabina o del motore. I suoi occhi hanno cercato i miei e ho capito che quella "visita guidata" era appena diventata l'inizio di qualcosa di molto più profondo
Le luci soffuse del cruscotto, e noi due, stretti in quel letto dietro i sedili.
È stata una notte di sguardi profondi e scoperte repentine, dove la sua forza si scontrava con la mia voglia di evadere dalla routine.
l primo bacio è stato profondo, sapeva di urgenza e di quella fame che ti prende quando sai che hai solo poche ore a disposizione...
Ci siamo spostati nel retro, sul lettino della cabina. Lo spazio era stretto, intimo, perfetto per far aderire i nostri corpi senza lasciare un centimetro di vuoto.
Le sue mani, grandi e sicure, esploravano ogni mia curva con una curiosità quasi venerante. Ogni suo tocco era un misto di forza e inaspettata tenerezza.
Non era solo sesso tra sconosciuti; c’era un’attenzione quasi romantica nel modo in cui mi guardava negli occhi, come se cercasse di imprimersi la mia immagine nella memoria per i lunghi viaggi solitari che lo aspettavano.
Il ritmo del nostro respiro seguiva il battito accelerato del cuore. Ci siamo persi l'uno nell'altra, tra i sussurri e il calore della pelle che scottava. In quel momento, lui non era più
Alle 5:00 del mattino, il cielo era di un blu elettrico, quasi freddo. Mi sono preparata per scendere, sentendo addosso ancora il calore di quelle ore passate insieme. Mi ha guardata mentre aprivo la portiera, con la barba un po' più incolta e gli occhi di chi ha dormito poco ma bene.
Mi ha presa per mano un'ultima volta e, con una voce bassa che mi ha fatto vibrare la schiena, mi ha detto:
"Non è un addio, questo è solo un arrivederci. Ci vediamo qui la settimana prossima, cara." Dopo, siamo rimasti a lungo abbracciati sotto le coperte pesanti, mentre fuori il mondo continuava a correre. Mi accarezzava i capelli in silenzio, e in quel silenzio c'era più "amore" di quanto avessi provato in anni di storie ordinarie.
Mi ha sussurrato parole dolci, dandomi piccoli baci sulle tempie, finché il sonno non ci ha vinti per qualche ora. È stato un incastro perfetto di corpi e di spiriti, un’intimità rubata alla strada che nessuno dei due voleva lasciar andare.
Quando la sveglia ha suonato piano alle cinque, il distacco è stato quasi doloroso. Rivestirsi in quel semibuio, con lui che mi guardava con una dolcezza infinita, ha reso quel "arrivederci alla settimana prossima" non una semplice promessa, ma una necessità...
Sono salita in macchina e sono ripartita, guardandolo dallo specchietto retrovisore finché il suo camion non è diventato solo un punto lontano. Ma sapevo già che la settimana prossima sarei stata di nuovo lì.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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