trio
I muratori del cantiere
Ilprete20
16.03.2026 |
4.459 |
9
""Passa di nuovo a trovarci, " disse a bassa voce, mentre i suoi occhi chiari brillavano di una malizia soddisfatta..."
Il sole di metà pomeriggio batteva forte sul marciapiede, rendendo l'aria densa e profumata di asfalto e cemento. Camminavo spedita, ma rallentai non appena i miei passi risuonarono sotto l’impalcatura di un palazzo in ristrutturazione. L’ombra del cantiere era un sollievo, ma l’atmosfera lì dentro era tutt’altro che fresca.Alzando lo sguardo, li vidi. Erano uomini maturi, con la pelle segnata dal sole e i muscoli d'acciaio forgiati da anni di fatica. Uno di loro, con una maglietta grigia intrisa di sudore che gli aderiva perfettamente al petto ampio, interruppe il suo lavoro. Si asciugò la fronte con l'avambraccio, guardandomi con un’intensità che mi fece mancare un battito. Non era uno sguardo volgare, ma carico di un apprezzamento profondo, magnetico...
Attenta a dove metti i piedi, signorina," disse lui con una voce profonda, roca, che vibrava nell'aria ferma. "C'è polvere ovunque."
Sorrisi, sentendo un brivido lungo la schiena nonostante il caldo...
Io "Sembra che stiate facendo un ottimo lavoro," risposi, sfidando il suo sguardo...
Lui si scambiò un’occhiata d’intesa con un collega maturo, un uomo altrettanto solido e affascinante, e poi tornò a fissarmi. "Se ti interessa vedere come diventerà... l’attico è quasi finito. La vista da lassù è la migliore della città. Ti va di dare un'occhiata???"
Si lavano le mani ad un rubinetto vicino la porta
Salimmo i gradini di cemento grezzo in silenzio, ma la tensione tra noi era quasi palpabile. Giunti all'ultimo piano, l'odore del legno nuovo e della vernice fresca si mescolava al profumo mascolino dei loro corpi. L'appartamento era vasto, inondato dalla luce dorata del tramonto che filtrava dalle grandi vetrate.
"Vedi?" disse il primo uomo, avvicinandosi a me fino a farmi sentire il calore che emanava la sua pelle. "Qui tutto è solido, costruito per durare."
Mi guidò verso il centro della stanza principale. Le sue mani, grandi e callose, si posarono con una delicatezza inaspettata sui miei fianchi. Sentii il respiro dell'altro uomo proprio dietro di me, una presenza rassicurante e dominante al tempo stesso.
Non ci fu bisogno di parole. Il desiderio, accumulato tra i rumori del cantiere e gli sguardi rubati, esplose con la forza di una tempesta. Mi sentii sollevata e adagiata contro una parete ancora fresca.
Sentii il contrasto tra la fredda pietra sulla schiena e il calore bruciante del suo petto massiccio che premeva contro il mio. L'altro uomo si inginocchiò davanti a me, le sue mani callose che risalivano con bramosia lungo le mie gambe, sollevandomi la gonna con un gesto fluido e possessivo. La sua barba incolta mi graffiava l'interno coscia, un tormento delizioso che mi strappò un gemito soffocato.
Quando le loro bocche trovarono la mia pelle, fu un assalto di baci profondi e morsi leggeri. Sentivo la forza dei loro muscoli tesi, la potenza di uomini abituati a dominare la materia che ora dominavano il mio piacere. Mi sentii sollevata di peso, le gambe intrecciate alla vita possente del primo, mentre mi penetrava con un colpo secco e profondo che mi tolse il fiato.
Ogni spinta era ritmica, violenta e precisa, come il colpo di un maglio che forgia il metallo. L'altro mi divorava con lo sguardo e con le mani, stimolando ogni centimetro del mio corpo, finché il piacere non divenne un'onda d'urto inarrestabile. Invasa dalla loro virilità matura, esplosi in un grido che rimbalzò tra le pareti vuote, mentre i loro corpi si irrigidivano contro il mio in un finale travolgente e assoluto...
Uno di loro si sistemò i pantaloni con un gesto lento e mascolino, mentre l’altro mi porse la borsa con un sorriso d’intesa, lo sguardo fisso sulle mie labbra ancora gonfie. "Dobbiamo tornare giù," sussurrò con quella voce profonda che sembrava far vibrare il pavimento grezzo sotto i miei piedi nudi. "Il turno non è ancora finito."
Iniziammo a scendere le scale di servizio, quelle ancora senza ringhiera, un gradino alla volta. Io camminavo in mezzo a loro, sentendomi protetta e, al tempo stesso, ancora incredibilmente esposta.
Ogni volta che il passaggio si faceva stretto tra i sacchi di malta e i cavi elettrici pendenti, le loro braccia sfioravano le mie. Sentivo il calore che emanavano, l'odore di sudore onesto e di maschio maturo che mi entrava nei polmoni.
Lungo le rampe, uno di loro si fermava per aiutarmi a scavalcare un ostacolo, afferrandomi per la vita. Le sue dita premevano intenzionalmente sui fianchi, un richiamo silenzioso a quello che era appena successo pochi metri sopra le nostre teste.
Arrivati al piano terra, all'ombra dei ponteggi dove tutto era iniziato, ci fermammo un istante. Uno dei due si avvicinò, fingendo di scuotermi della polvere di gesso dalla spalla, ma indugiò con la mano sulla nuca, sfiorandomi la pelle con il pollice calloso.
"Passa di nuovo a trovarci," disse a bassa voce, mentre i suoi occhi chiari brillavano di una malizia soddisfatta. "La casa ha ancora bisogno di molte rifiniture... e noi sappiamo bene come trattare i materiali preziosi."
Uscii sotto il sole accecante della strada, sentendomi addosso i loro sguardi che mi seguivano finché non svoltai l'angolo, con le gambe ancora leggermente tremanti e il sapore di quel cemento e di quella passione ancora addosso.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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