tradimenti
Il muratore dei desideri... il tocco proibito
Ilprete20
28.05.2026 |
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"Mi toccava e spogliava baciando le mie lebbra e annusava il mio collo, ; io lo stringevo a me non ho capito più nulla dopo che ho sentito quel profumo sulla tua pelle sei fantastica..."
L’avevo chiamato settimane prima, dopo che il primo sopralluogo aveva confermato quello che già sentivo: un odore di muffa sottile. Il capo muratore, aveva un’aria pratica, mani grandi segnate dal lavoro, una calma che sembrava radicata negli anni. Quando aveva fissato la giornata per iniziare, avevo pensato solo al problema da risolvere.Arrivò alle otto, preciso come un orologio. Portava con sé l’odore del caffè... “Signora,” disse, con quel tono rispettoso ma non distante. Io, gli indicò la zona più critica, quella dietro la libreria e armadio . Lui iniziò a lavorare senza molte parole: il rumore dello scalpello che scrostava, la polvere di vecchio intonaco che si alzava in piccoli vortici. Io osservavo, offrendo un caffè, cercando di non disturbare quel rituale metodico.
Ma l’aria cambiò nel pomeriggio. Il lavoro principale era finito, era rimasta solo la fase di preparazione per la nuova applicazione. Il capo muratore si fermò per pulirsi le mani con un vecchio straccio. È un lavoro che richiede pazienza, disse, guardando non la parete, ma me. Come nella vita....
Non so cosa mi spinse. Forse la solitudine di settimane senza vederlo forse la sua presenza fisica, così concreta e tranquilla in mezzo al mio spazio ordinato. Gli chiese se voleva un altro caffè. Quando si voltò verso me, nella penombra del salotto, non c’era più solo il muratore e la cliente. C’era un uomo e una donna.
Il primo contatto fu casuale, un passaggio di tazzina che diventò un contatto di mani. Le sue erano ruvide, calde. Le mie, per contrasto, sembravano troppo delicate. Non parlammo più del lavoro. Parlammo di silenzi, di cose lasciate incompiute, di desideri che si accumulano come polvere negli angoli. Fu lui che mi prese la mano, con una decisione che non era aggressiva, ma semplicemente presente. Mi disse, ti sei messa il profumo che ti abbiamo regalato lo sento nella sua voce bassa, sembrò una chiave.
Ci spostammo sul divano, Non era un’azione precipitosa. Era come se il tempo si fosse dilatato. Ogni gesto aveva un peso, una consapevolezza. La sua maturità si manifestava non in fretta, ma in attenzione. Sentivo la sua pelle contro la mia, la differenza tra le nostre esperienze incarnate. Era un dialogo fatto di respiri, di sospiri, di piccoli aggiustamenti di posizione. Mi toccava e spogliava baciando le mie lebbra e annusava il mio collo,; io lo stringevo a me non ho capito più nulla dopo che ho sentito quel profumo sulla tua pelle sei fantastica... mi butta sul divano e mi apre le gambe come se mi possedeva io mi muovevo tutta e mi bagnavo di continuo una lingua durissima dopo credo 20 minuti gli ho detto ti prego scopami ora prese i 2 cuscini piccoli del divano e li mise sotto la mia schiena e mi disse ora resisti incomonciai a sentire degli affondi in figa lenti che poco dopo incomnciavano ad essere forti fortissimi dopo un po si ferma per riprendere fiato lo sfila e lo punta dietro cerco di digli di no e grosso ma lui insiste tranquilla ci metto tanta saliva incomincia a spingere solo la cappella gli chiedo di lasciarla dentro e lui dice no devi abituarti deve uscire e entrare x 4 5 volte l ultima volta lo spinse tutto dentro diedi un grido mi disse ecco e tutto dentro nn lo faccio uscire più tranquilla e continuo x altri 10 minuti pensai solo al mio culetto era ormai allargato bene dal suo membro largo
Il secondi sentì solo un uscita forte e del liquido caldo sul culetto gambe e figa addirittura sulla pancia....
Un oretta non fu una corsa. Fu una scoperta graduale. Il suo corpo, forte e un po’ stanco dal lavoro manuale, si adattava al mio con una naturalezza che mi sorprese. Non c’era performance, non c’era teatro. C’era solo un incontro, fisico e mentale, che sembrava rispondere a un bisogno antico in entrambi: il bisogno di essere visti, di essere toccati, semplicemente, senza l’urgenza di altro.
Quando tutto finì, non finì con un dramma. Finì con un respiro profondo, comune. La luce fuori era cambiata, il muratore si alzò, si sistemò i vestiti lavorativi con la stessa praticità con cui aveva affrontato il muro. Mi guardò. “L’umidità,” disse, “l umidità e sistemata tranquilla riposati ti fanno male le gambe"... NON ACCETTÓ NEANCHE I SOLDI DEL LAVORO
Se ne andò. Non con un discorso romantico, non con una promessa grandiosa. Con la stessa discrezione con cui era arrivato. La porta si chiuse con un click soffice. Io rimasi nel salotto, dove l’odore della polvere di intonaco si mescolava ancora a qualcosa nuovo, intenso, umano. Il problema del muro era sistemato. E in quel silenzio postumo, non sentii vergogna, né vuoto. Sentii solo la strana, completa pienezza di un incontro che era stato, semplicemente, quello che era...
IL SUO MESSAGGIO...
LAVORI IN ZONA FINITI TI AGGIORNO X I PROSSIMI CANTIERI MI FAI IMPAZZIRE DONNA FANTASTICA... VOGLIO DIVENTARE IL TUO UOMO
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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