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Lui & Lei

Il suo profumo


di Membro VIP di Annunci69.it Santiago6752
14.01.2026    |    1.095    |    1 8.7
"In quel momento esisteva solo il presente, fatto di pelle, respiro e silenzio interrotto appena da suoni trattenuti..."
Il ristorante era uno di quelli che credono di essere eleganti solo perché parlano sottovoce. Luci basse, tavoli troppo vicini, bicchieri che tintinnano come scuse. Io ero già seduto quando lei arrivò, con qualche minuto di ritardo e quell’aria tranquilla di chi sa di non dover chiedere permesso a nessuno.

Entrò senza cercare lo sguardo di nessuno, come se il posto le appartenesse da sempre. Il cappotto scuro seguiva le curve senza ostentarle, ma era inutile fingere che non ci fossero. Quando si sedette davanti a me, capii subito che la serata non sarebbe rimasta educata. Non per quello che disse, ma per il profumo.

Non era invadente, non costruito per farsi notare. Non aveva quella pretesa aggressiva di certi odori che chiedono attenzione. Stava lì, addosso a lei, caldo e preciso, come se mi avesse già raggiunto prima ancora di toccarmi. Un profumo che non chiedeva nulla, ma prometteva tutto.

Parlammo. Di lavoro, di città che non ci avevano convinti, di piccole abitudini inutili. Frasi normali, risate misurate. Io la ascoltavo davvero, ma una parte di me seguiva altro. Il modo in cui inclinava il capo quando rifletteva. Come le spalle si rilassavano quando rideva. Come il suo corpo occupava lo spazio con naturalezza, senza mai chiedere scusa.

Ogni volta che si sporgeva leggermente in avanti, il profumo tornava. Non più solo nell’aria, ma dentro di me. Aveva qualcosa di intimo, come se stesse parlando direttamente alla pelle, bypassando ogni ragionamento. Mi accorsi che stavo respirando più lentamente, per trattenerlo.

Le sue mani erano curate senza ostentazione. Quando sollevava il calice, il polso si tendeva appena, e per un istante immaginai il calore della sua pelle sotto le dita. Pensiero rapido, quasi involontario, ma sufficiente a cambiare la direzione della serata.

Quando le nostre gambe si sfiorarono sotto il tavolo, nessuno dei due si ritrasse. Fu un contatto lieve, quasi distratto, ma rimase. La sua coscia era calda, reale. Non c’era imbarazzo. Solo una decisione che stava maturando senza bisogno di parole. Una di quelle decisioni che il corpo prende prima della testa.

Continuammo a parlare come se nulla fosse, ma tutto era già cambiato. Ogni frase aveva un sottotesto. Ogni pausa era più lunga del necessario. Io sentivo il mio corpo rispondere con una calma tesa, come se stesse aspettando un segnale che sapeva già sarebbe arrivato.

Fu lei a chiudere la serata. Pagò il conto senza consultarmi, infilò il cappotto, mi guardò negli occhi quel mezzo secondo in più che cambia le cose. Non sorrise. Non serviva. Uscii con lei senza chiedermi perché, come se fosse sempre stato previsto.

La strada era fredda, ma camminavamo vicini. Ogni tanto il suo braccio sfiorava il mio, e quel profumo tornava, mescolato all’aria notturna. Era diverso fuori, più sottile, ma ancora presente. Persistente. Ostinato.

A casa sua il silenzio aveva un altro peso. Non era vuoto, era denso. Le luci erano morbide, scelte con cura. L’aria ferma. Lasciammo cadere le giacche, le scarpe, le distanze. Nessuna fretta, nessuna teatralità. Solo due corpi che si avvicinano perché è l’unica cosa sensata da fare.

Quando mi avvicinai a lei sentii di nuovo il suo profumo, più vicino, più vero, mescolato alla pelle. Non c’era più separazione tra l’odore e il corpo. Era lei. Le mie mani si posarono sui suoi fianchi quasi senza chiedere permesso. Erano morbidi, accoglienti, vivi. Non una promessa astratta, ma una certezza fisica.

Lei si lasciò andare contro di me, e sentii il peso del suo corpo, la sua presenza piena. I suoi seni, morbidi sotto il tessuto, seguivano il movimento del respiro. Non li guardai subito. Li percepii prima con il corpo, con la pressione, con il calore. Come si percepisce qualcosa di necessario.

Ci baciammo senza fretta. Un bacio che non aveva bisogno di dimostrare nulla. Le sue labbra erano calde, sicure. Quando la sua lingua incontrò la mia, fu un gesto lento, vellutato, quasi studiato. Scorreva con una calma che non aveva nulla di esitante. C’era intenzione, ma anche ascolto. Come se stesse imparando il mio ritmo mentre lo guidava.

Le mie mani seguirono il corpo, imparandone la forma. I fianchi, la schiena, la curva che portava al collo. Ogni punto sembrava fatto per essere toccato. Lei reagiva con piccoli movimenti, impercettibili, ma precisi. Avvicinamenti. Pressioni leggere. Un linguaggio che non aveva bisogno di traduzione.

Tra le lenzuola tutto si fece semplice. Necessario. I corpi si cercavano senza urgenza, ma senza dubbi. Il mondo fuori smise di contare. Rimase il ritmo condiviso, il calore che cresceva e si calmava, e quel profumo che mi avvolgeva mentre mi perdevo in lei.

Non c’era bisogno di guardare l’orologio, di pensare al dopo. In quel momento esisteva solo il presente, fatto di pelle, respiro e silenzio interrotto appena da suoni trattenuti. La sua lingua tornava, lenta, consapevole. Le sue mani conoscevano già il mio corpo come se lo avessero sempre fatto.

Quando restammo immobili, con il respiro ancora irregolare, non ci fu bisogno di parlare. Eravamo vicini senza stringerci, presenti senza invaderci. Il suo profumo era ovunque. Sulle lenzuola. Sulla mia pelle. Nell’aria.

Capii allora che non sarebbe stato il ricordo di una notte a restare. Non una scena, non un gesto preciso. Sarebbe stato quello. Il suo profumo. Rimasto addosso a me come una firma silenziosa, discreta e ostinata. Una di quelle che non se ne vanno nemmeno quando credi di averle lavate via.
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