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Lui tra noi


di Membro VIP di Annunci69.it Santiago6752
30.10.2025    |    300    |    1 8.7
"Le sue labbra si posarono leggere sulla fronte di lei, poi sulle sue guance arrossate dal calore..."
Il silenzio nella stanza non era vuoto. Era un silenzio carico, vibrante, denso di respiri trattenuti e sguardi che dicevano più di mille parole.

Lei era lì, distesa tra le lenzuola di lino bianco, con la pelle che rifletteva la luce calda delle candele. I capelli sparsi sul cuscino, le labbra socchiuse, il respiro profondo. I suoi occhi, luminosi e consapevoli, cercavano i miei, ma ogni tanto si voltavano verso di lui.

Lui era seduto nella poltrona accanto al letto, immobile, le mani poggiate sui braccioli, lo sguardo incollato a noi. Non parlava, ma il suo volto era un libro aperto: desiderio, tensione, ammirazione, amore. Era lì per scelta, per desiderio condiviso, per quell’accordo silenzioso nato da confidenze sussurrate a tarda notte, quando si erano guardati negli occhi e avevano ammesso che l’amore, a volte, può espandersi senza perdersi.

Le mie dita sfioravano la sua pelle con lentezza. Ogni gesto era misurato, ogni tocco aveva un peso, un’intenzione. Non c’era fretta. Non c’era bisogno. Solo presenza. Lei tremava appena sotto di me, ma non per paura. Era apertura, resa. Fiducia.

Mi chinai su di lei, le mie labbra appena sulla sua spalla. Lei si arcuò impercettibilmente, come per cercare di più, come se anche l’aria fosse troppo distante. I nostri corpi si cercavano, si conoscevano già, eppure si riscoprivano in quella danza lenta e carica di tensione.

Lui non distoglieva lo sguardo. Ogni mio gesto diventava il suo. Ogni sospiro che lei lasciava andare sembrava toccarlo nel profondo. Non c’era gelosia nei suoi occhi. Solo desiderio. Desiderio di vederla così viva, così libera, così amata.

Era come se la sua presenza amplificasse ogni cosa. Il piacere non era solo nostro. Era suo, era nostro, era comune. Un triangolo silenzioso in cui i confini si fondevano: io che la toccavo, lei che lo guardava, lui che ci amava entrambi, in modi diversi, ma con eguale intensità.

Le lenzuola scivolavano lentamente, e ogni centimetro di pelle rivelata era un invito, una promessa. Le sue mani cercavano le mie, le stringevano, come per ancorarsi a qualcosa di reale mentre il mondo si sfuocava intorno.

Non servivano parole. Ogni gemito era un messaggio, ogni carezza una dichiarazione. Facevamo l’amore, sì, ma era più di questo. Era un atto sacro, una celebrazione della fiducia, del desiderio consapevole, della bellezza dell’abbandono condiviso.

Quando il culmine si avvicinò, tutto rallentò ancora di più. Era un fuoco che bruciava sotto la pelle, non un’esplosione, ma una fiamma che si alzava piano, costante, travolgente. Lei si voltò verso di lui, e nel suo sguardo c’era tutto: gratitudine, desiderio, amore. Lui annuì appena, come se la benedicesse.

Ed era lì, in quell’istante di silenzio assoluto, che tutto si compì.
Lei gemeva piano, il volto rivolto verso il soffitto, gli occhi semiaperti, persi in una nebbia di piacere e gratitudine. Io ero sopra di lei, il corpo teso, il respiro irregolare, ma attento a ogni suo movimento, a ogni sussurro che le sfuggiva dalle labbra.

E poi, lentamente, lui si mosse.

Il suo passo era silenzioso, ma deciso. Si avvicinò al letto e, senza dire una parola, si chinò su di lei, con una tenerezza che spezzava il respiro. Le sue labbra si posarono leggere sulla fronte di lei, poi sulle sue guance arrossate dal calore. Lei aprì gli occhi e lo guardò, e quello sguardo era pieno. Pieno di riconoscimento, di amore, di desiderio. Nessuna sorpresa. Solo consapevolezza.

La sua mano, calda e sicura, accarezzò dolcemente la sua spalla nuda, scendendo lungo il braccio fino a intrecciarsi con la sua. E poi, in un gesto che non avevamo previsto ma che sembrò naturale, la sua carezza proseguì. Raggiunse la mia schiena, la sfiorò con lentezza. Un contatto lieve, rispettoso, ma che bastava per parlare un linguaggio silenzioso, carico di significato.

Non c’era imbarazzo. Nessuna tensione. Solo il piacere condiviso di essere lì, in tre corpi e un solo respiro.

Lei, nel centro, sembrava accogliere tutto. Il mio corpo contro il suo, il suo sguardo su di lui, e la sua mano che stringeva la sua. In quel momento, nessuno era in disparte. Nessuno osservava da fuori. Eravamo un cerchio perfetto, un equilibrio fragile ma reale, costruito su fiducia e desiderio condiviso.

Quando le sue labbra tornarono a cercare quelle di lei, io mi fermai. Le guardai baciarsi, le loro bocche che si cercavano con dolcezza, come due radici che si uniscono sotto terra. La mia mano scivolò tra i capelli di lei, mentre la sua tornava sulla mia pelle, sulla mia schiena, in un gesto che non pretendeva, ma accoglieva.

In quell’istante, capii che avevamo superato una soglia. Non solo fisica, ma emotiva. Avevamo creato uno spazio dove l’amore e il desiderio non si escludevano, dove la gelosia era stata lasciata fuori dalla porta, e dove tre cuori potevano battere in sincronia, anche solo per un momento.

E quel momento, bastava.
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