Prime Esperienze
Lei e le sue mani, davanti a uno schermo
11.04.2026 |
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"Lesse l’ultima frase mentre veniva: il corpo che si tendeva, le contrazioni violente intorno alle dita, il grido soffocato che le uscì dalla bocca mentre l’orgasmo la attraversava come una..."
Lei era seduta sul divano, le gambe leggermente aperte, il portatile caldo sulle cosce nude. Indossava solo una maglietta oversize che le arrivava appena sotto il culo. Sullo schermo c’era un racconto appena pubblicato: la storia di Elena che si toccava con quella dolcezza feroce, quella passione lenta e vorace.Cominciò a leggerlo piano, le labbra che si muovevano appena mentre seguiva le parole.
«…fece scorrere una mano lungo il collo, sfiorando la clavicola, poi giù, tra i seni…»
La sua mano destra imitò il gesto senza pensarci. Scivolò sotto la maglietta, risalì sulla pancia liscia, salì ancora fino a stringere un seno. Le dita trovarono il capezzolo già duro e lo pizzicarono piano, esattamente come descrivevo. Un sospiro le sfuggì, basso e caldo.
Continuò a leggere….
«…le cosce si aprirono con dolce lentezza, rivelando il sesso già umido…»
Lei fece lo stesso. Allargò le gambe sul divano, la maglietta che risaliva fino ai fianchi. La mano sinistra scese tra le cosce, sfiorando prima l’interno di una, poi dell’altra, come se stesse accarezzando una donna che non era lei.
Quando arrivò al sesso, era già bagnata. Le dita si mossero lente, raccogliendo quel caldo umore, spalmandolo sul clitoride con tocchi leggerissimi.
Il respiro si fece più profondo mentre leggeva la parte in cui Elena infilava un dito dentro di sé.
Lei fece esattamente lo stesso. Un dito medio scivolò dentro senza resistenza, caldo, stretto, bagnato. Lo mosse piano, dentro e fuori, mentre il pollice disegnava cerchi lenti e insistenti sul clitoride gonfio.
Gli occhi restavano incollati allo schermo, ma le pupille erano dilatate, il viso arrossato.
«Ah… cazzo…» mormorò quando arrivò al punto in cui Elena infilava il secondo dito.
Anche lei ne aggiunse un altro. Due dita adesso, che entravano e uscivano con un ritmo sempre più fluido, accompagnate dal suono umido e osceno della sua fica. Il bacino cominciò a ondeggiare sul divano, spingendosi contro la mano, come se stesse scopando le mie parole.
Leggeva e si toccava in sincrono perfetto.
Quando il racconto descriveva il pollice che premeva più forte sul clitoride, lei premeva più forte. Quando parlavo di passione che montava come una marea, il suo polso accelerava, le dita che affondavano più in profondità, curvandosi a cercare quel punto ruvido dentro di lei che la faceva tremare.
Il respiro si era fatto irregolare, spezzato. Piccoli gemiti le uscivano dalla gola ogni volta che le dita entravano fino in fondo. I seni si alzavano e abbassavano rapidi sotto la maglietta. Aveva tirato su la stoffa con l’altra mano, lasciando i capezzoli all’aria, duri e sensibili.
Arrivò alla parte dell’orgasmo.
Le sue dita si mossero più veloci, più profonde, il pollice che strofinava il clitoride con urgenza disperata. La schiena si inarcò, la testa andò indietro contro il divano. Lesse l’ultima frase mentre veniva: il corpo che si tendeva, le contrazioni violente intorno alle dita, il grido soffocato che le uscì dalla bocca mentre l’orgasmo la attraversava come una scossa elettrica.
Rimase lì, tremando, le dita ancora affondate dentro di sé, il portatile che quasi le scivolava dalle gambe. Il respiro affannato. Un filo di umore le colava lungo la coscia fino al divano.
Poi, con gli occhi ancora lucidi di piacere, lesse l’ultima riga del racconto:
«Ancora…»
E sorrise, un sorriso lento, lussurioso, insaziabile.
La mano non uscì. Anzi, le dita cominciarono a muoversi di nuovo, più lente questa volta, mentre ricaricava la pagina per rileggere tutto dall’inizio.
Perché il pomeriggio era lungo, e lei aveva appena iniziato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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