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Prime Esperienze

Da ragazzo a uomo cap 3


di Membro VIP di Annunci69.it Matertattoo
19.07.2026    |    400    |    0 8.5
"Era stata lì al mio fianco per anni, a incassare le mie battute, a guardarmi mentre correvo dietro a Federica prima e a Eleonora poi, tenendosi tutto dentro..."
Il lunedì successivo, la tensione in classe si tagliava con il temperino. Io, fedele alla linea dura che mi ero imposto sul motorino, applicai il silenzio radio totale con Federica. Quando entrai in aula non le lanciai nemmeno un'occhiata. Mi sedetti all'ultimo banco, tirai fuori il libro di lettertura graca per ripassare e feci finta che quel pomeriggio a casa sua non fosse mai esistito.

Federica era un pezzo di ghiaccio. Evitava di girarsi, ma dalle spalle rigide e dal modo in cui scarabocchiava nervosamente sul quaderno capivo che stava accumulando una pressione pronta a far saltare le valvole.

Il pomeriggio stesso tornai da Eleonora. Avevo bisogno di resettare il fiasco con Federica, di cancellare quella rigidità da fidanzatini che mi era rimasta sullo stomaco. Eleonora, con la sua solita sensualità selvaggia e quella totale assenza di drammi, fu la mia cura. Scopammo sul suo letto con una foga pazzesca, e quando si mise in ginocchio per farmi uno dei suoi super pompini, guardandomi dal basso con quegli occhi magnetici mentre beveva fino all'ultima goccia, capii che la gallina dalle uova d'oro era lì. Non potevo scambiare quell'oro colato con i complessi di Federica.
Ma il ginepraio del liceo non perdona.

La bomba scoppiò esattamente una settimana dopo, durante il cambio dell'ora tra latino e storia. Eleonora aveva preso un ottimo voto all'interrogazione e, tornata al banco, aveva cercato il mio sguardo con un sorriso complice. Fu l'innesco definitivo. Federica,che aveva rosicato in silenzio vedendosi completamente ignorata da me e tagliata fuori dai discorsi dell'amica, crollò.

— Adesso basta, Ele. Smettila di fare la gatta morta, mi fai schifo — sbottò Federica a mezza voce, ma abbastanza forte da far girare mezza classe.
Eleonora si raggelò. — Ma che ti prende? Sei impazzita?
— Sono impazzita io? O sei tu che fai la puritana e poi ti fai ripassare tutti i pomeriggi da quello stronzo dell'ultimo banco? Guarda che lo so perfettamente che ti scopi Lorenzo!

L'aula piombò in un silenzio di tomba. Eleonora diventò prima bianca come il gesso, poi un rossore violento le invase il collo. Ma la nostra relazione aveva cambiato anche lei, o forse l'intesa che avevamo costruito le aveva dato una sfrontatezza nuova. Si alzò in piedi, affrontando Federica a viso aperto.
— E anche se fosse? Ti rode così tanto, Fede? Forse perché l'anno scorso lo tenevi al guinzaglio e adesso non ti calcola più di pezza?
— Ma vaffanculo, Eleonora! Tu non sai proprio un cazzo! — urlò Federica con le lacrime agli occhi, stringendo i pugni. — Chiediglielo a Lorenzo cosa ha fatto la settimana a casa mia mentre tu avevi l'influenza! Chiedigli come mi spingeva contro la libreria!

La bomba era esplosa. Il corridoio centrale della classe divenne il teatro di un cataclisma . Eleonora si girò verso di me, con gli occhi spalancati per lo shock e il tradimento, mentre Federica scoppiò in un pianto rabbioso e corse fuori dall'aula, diretta verso i bagni. Eleonora le andò dietro come una furia, e il resto della classe iniziò a commentare a voce altissima, tra gridolini e sguardi shockati rivolti al sottoscritto.

Io rimasi seduto all'ultimo banco, immobile, con le mani in tasca e l'aria di chi ha appena visto saltare in aria un deposito di munizioni. Sentivo gli occhi di tutti addosso. Il mito del maschio alfa della classe stava vacillando sotto il peso del disastro sentimentale.

Fu in quel preciso millisecondo di caos totale che si voltò verso di me la ragazza della fila laterale alla mia destra.

Era Valeria. Una mora con gli occhi azzurri, un contrasto micidiale che le illuminava la faccia. Si vestiva sì con quei maglioni larghi che andavano di moda, ma non c'era verso di nascondere quello che c'era sotto: era bassina, ma rotonda e compatta, senza un filo di grasso, con le cosciotte piene e un culotto sodo che riempiva i jeans in modo pazzesco. Portava sempre i capelli neri e lunghissimi, ma li teneva rigorosamente raccolti dietro la nuca, lasciando scoperto un collo che sprizzava salute. Fino a quel momento eravamo stati solo ottimi vicini di banco: ci dividevamo la fila, ci scambiavamo battute fulminanti per svoltare le ore più noiose e c'era quel feeling naturale di chi si capisce al volo. Ma tra noi non c'era mai stato nulla, zero tensione sessuale apparente.

Fino a quel millisecondo.

Mentre l'eco della bomba tra Eleonora e Federica faceva ancora tremare i vetri dell'aula e la classe era in pieno delirio, Valeria si girò lentamente sulla sedia verso di me.

Appoggiò il gomito sul mio banco, incurante del caos. Quegli occhi azzurri, incorniciati dai capelli neri tirati indietro sulla nuca, mi piantarono un chiodo in testa. Non c'era traccia dello shock puritano delle altre ragazze, né del giudizio dei maschi. C'era quel suo solito sorriso sornione, ma con una sfumatura di malizia e di assoluta, carnale sicurezza che non le avevo mai visto prima.

Si sporse appena in avanti, quanto bastava per non farsi sentire dal resto della classe, e con quella voce bassa, un po' roca e incredibilmente sexy, mi lanciò l'esca definitiva:

— Certo che sei proprio un gran pezzo di merda, Lorenzo... — sussurrò, guardandomi dritta negli occhi. — Senti una cosa... se tu venissi a casa mia a studiare, io non so proprio che cazzo te farei.

E lì, in quel preciso millisecondo, mi si girò il cervello.

La guardai e, per la prima volta in cinque anni, la vidi davvero. La prospettiva cambiò totalmente in un attimo. In quella battuta non c'era solo la provocazione del momento: c'era tutta la verità che non avevo mai voluto leggere. Valeria era in fissa per me da una vita. Era stata lì al mio fianco per anni, a incassare le mie battute, a guardarmi mentre correvo dietro a Federica prima e a Eleonora poi, tenendosi tutto dentro. E adesso, vedendo il castello delle due primedonne crollare in diretta, aveva trovato il coraggio pazzesco di dichiararsi, servendosi su un piatto d'argento.

Il maglione largo non ingannava più. Quella ragazza che avevo sempre considerato solo come la vicina di banco simpatica mi apparve improvvisamente per quello che era: un vulcano compatto di carne e curve, bassina ma con quelle cosciotte piene e quel culotto sodo che mi fece improvvisamente mancare il fiato. Ma soprattutto, a differenza delle paranoie borghesi di Federica o dei segreti di Eleonora, Valeria mi voleva da impazzire e non aveva più intenzione di nascondersi.

Le due primedonne si stavano ancora sbranando in corridoio per il mio passato, ma io avevo appena capito chi era il mio presente.

Il suono della campanella dell'ora di storia fu l'unica cosa che interruppe il brusio ossessivo della classe. Pochi minuti dopo, la porta dell'aula si riaprì. Il professore entrò con il registro sotto il braccio, seguito a ruota da Eleonora e Federica.

Il ritorno in classe delle due fu uno spettacolo spietato. Eleonora aveva gli occhi lucidi, cerchiati di rosso, ma teneva la mascella serrata e lo sguardo fisso in avanti, dritta verso la cattedra; la sua compostezza da prima della classe era diventata una maschera di ghiaccio. Federica, invece, era visibilmente distrutta: si sedette al banco evitando persino di respirare nella mia direzione, con la faccia scura di chi ha appena perso l'ultimo briciolo di controllo sul suo territorio. Tra di loro c'era un muro invisibile di puro odio.

Io rimasi immobile all'ultimo banco. Non feci una piega, non lanciai sguardi di scuse, né cercai di fare il ruffiano. Ma alla mia destra, il canale era rimasto aperto.

Valeria si girò un'ultima volta di tre quarti. Senza parlare, mi mostrò il diario dove aveva scaraboccato un indirizzo e un orario: 16:30. Le lanciai un'occhiata d'intesa, un cenno impercettibile della testa. Il patto era siglato.

Le tre ore successive passarono in un limbo di silenzi tesi e sussurri alle mie spalle, ma nella mia testa il film era già cambiato.

Alle quattro e mezza spaccate suonai il citofono di casa sua. Quando Valeria mi aprì la porta, non c'erano i genitori, non c'era l'odore di formalità borghese delle case dei Parioli, e soprattutto non c'erano i libri sul tavolo. Indossava una t-shirt semplice e un paio di shorts che lasciavano scoperte quelle cosciotte piene e lisce che mi avevano fatto girare la testa in classe.

Non ci dicemmo una parola. Non serviva.

Le andai incontro nel corridoio, le afferrai i fianchi compatti e la tirai a me. Valeria rispose stampandomi sulla bocca un bacio che sapeva di un desiderio accumulato per anni, violento, affamato, con la lingua che cercava la mia senza la minima esitazione. La spinsi verso la sua camera e finimmo sul letto mentre i vestiti volavano via in un secondo.

Quando rimase nuda, rimasi letteralmente folgorato. Valeria era una bombetta a mano. Non aveva la bellezza alta, slanciata e algida da modella di Eleonora, né quella spocchia da ragazza navigata ma bloccata di Federica. Era bassina, rotonda nei punti giusti, con una pelle profumata e un corpo incredibilmente sodo, compatto, senza un millimetro di grasso. Aveva un seno pieno che le riempiva le mani e quel culotto a mandolino, sodo e marmoreo, che era un invito esplicito al peccato.

Ma la vera differenza fu la passione erotica che sprigionava da ogni poro. Valeria non voleva essere guidata, non aveva paranoie, non doveva dimostrare niente a nessuno: voleva solo il mio cazzo e lo voleva subito.

Me la scopai a morte, travolta da un uragano di puro desiderio. Iniziammo a letto in una sequenza di posizioni dove lei assecondava ogni mio movimento con una spinta fluida, godendo ad ogni colpo e stringendomi con quelle cosce forti che mi facevano impazzire. Era un vulcano in eruzione. Quando si mise a pecora sul bordo del letto, mostrandomi quel capolavoro di culo sodo e compatto, la afferrai per i fianchi e lo spinsi dentro fino in fondo. Valeria inarcò la schiena, gettando la testa all'indietro con i capelli neri che le ricadevano sulle spalle libere, lasciandosi andare a gemiti rochi, caldi, liberi da qualsiasi inibizione borghese.

Non c'era la rigidità da fidanzatini di Federica, né il gioco nascosto di Eleonora. Valeria era pura carne, passione e sfrontatezza. Era la risposta ai miei sogni che il liceo mi stava nascondendo proprio sul banco accanto al mio.
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