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Prime Esperienze

Proviamo l'anale?


di Salvoio7791
20.02.2026    |    4.657    |    3 9.4
"Spingevo il dildo con una mano, l’altra che segava il cazzo furiosamente, il lubrificante che schizzava ovunque..."
L’estate del 2005 avevo 22 anni, e il mio culo era ancora vergine, intatto, mai toccato da niente che non fossero le mie fantasie. Il cazzo, però, era sempre duro, spinto da una curiosità che mi teneva sveglio la notte. Non avevo mai scopato nel senso classico, ma non ero a zero. Un paio d’anni prima, un tizio mi aveva fatto un pompino in un bagno di un locale, un momento frettoloso che mi aveva lasciato freddo, senza scintille, niente che mi avesse fatto perdere la testa.
Negli ultimi tempi, però, la mia mente era altrove. Passavo ore a guardare video porno di trans, ladyboy con corpi da urlo, tette sode, fianchi stretti e cazzi grossi che scopavano ragazzi con una passione che mi mandava in tilt. Mi segavo immaginando di essere io quello sotto, il culo sfondato da una ladyboy che mi faceva urlare, il cazzo che esplodeva senza nemmeno toccarlo. Quelle fantasie mi ossessionavano. Ogni sera il mio cazzo pulsava al pensiero di provare qualcosa di simile, e le seghe non bastavano più.
Quell’estate, i miei avevano affittato una casa al mare, un posto piccolo a pochi passi dalla spiaggia. Le pareti bianche sbiadite e i mobili vecchi odoravano di salsedine. L’aria afosa entrava dalle finestre aperte, portando con sé il rumore delle onde e un caldo che ti si appiccicava alla pelle come una seconda pelle. I miei erano fuori tutto il giorno, al mare o al mercato, lasciandomi solo con i miei pensieri e un’erezione che non dava tregua.
Dopo settimane di seghe davanti ai video di ladyboy, avevo preso coraggio e ordinato online un dildo in silicone, realistico da morire. Quando il pacco arrivò, lo aprii con le mani che tremavano, il cuore che batteva forte come un tamburo. Era perfetto: lungo una ventina di centimetri, venato, morbido ma rigido, con una cappella spessa che sembrava un cazzo vero. Le venature pulsavano sotto le dita, la texture liscia ma realistica. Solo a guardarlo, il cazzo mi si indurì nei boxer, gocciolando precum. «Cazzo, ci siamo,» pensai, già eccitato al pensiero di cosa stavo per fare.
Quel pomeriggio, i miei erano al mare, la casa vuota, e io ero pronto a sverginarmi il culo. La camera da letto era un forno, il caldo di agosto che mi incollava la maglietta alla pelle. Il sudore mi colava lungo la schiena, il petto, le tempie. Chiusi la porta a chiave, anche se ero solo, un riflesso di paranoia. Mi buttai sul letto singolo, le lenzuola bianche già stropicciate dall’afa.
Il rumore del mare entrava dalla finestra aperta, un ritmo ipnotico che si mescolava al ronzio di un ventilatore scassato che girava a vuoto, senza rinfrescare niente. Mi spogliai, i jeans e i boxer buttati sul pavimento. Il cazzo duro schizzava in aria, già bagnato di precum, pulsante come se sapesse cosa stava per succedere. Presi il dildo, lo studiai, passandolo tra le mani come un tesoro proibito.
Era pesante, liscio, con venature che lo rendevano fottutamente realistico. La cappella grossa mi faceva immaginare una ladyboy pronta a sfondarmi, con un sorriso da troia e tette che ballavano. «Porca troia, lo faccio davvero,» dissi a voce alta, il cazzo che pulsava mentre lo stringevo. La mente era già persa in fantasie sporche, il corpo teso dall’eccitazione.
Avevo comprato anche del lubrificante, un tubetto da viaggio nascosto nel cassetto insieme al dildo. Me ne spalmai un po’ sul cazzo, gemendo forte per il freddo del gel sulla pelle calda. La mano scivolava lenta, facendomi tremare le gambe. Ogni tocco era elettrico, il cazzo che gocciolava, il precum che colava sulle dita. Poi misi una dose generosa sul dildo, strofinandolo lentamente, come se stessi segando un cazzo vero.
Le venature scivolavano sotto le dita, la cappella lucida brillava sotto la luce del sole che filtrava dalla finestra. Il pensiero di una ladyboy con tette sode e un cazzo duro come il mio mi fece gocciolare ancora di più. Una chiazza bagnata si formava sulle lenzuola, il sudore che mi colava sul petto. «Cazzo, sei proprio un porco,» mi dissi, ridendo tra me e me, ma la voglia era troppo forte per fermarmi.
Mi sdraiai sul letto, le gambe aperte, il cuore che mi esplodeva nel petto. Non avevo mai provato niente nel culo, ma i video di trans mi avevano fatto venire una voglia fottuta di sentirmi pieno. «Fallo, porco,» mi dissi, il respiro pesante, il sudore che mi colava sulla fronte e sul collo. Il caldo soffocante della stanza mi avvolgeva, amplificando ogni sensazione.
Iniziai piano, strofinando la cappella del dildo contro il buco. Il silicone freddo mi fece rabbrividire, mandando brividi lungo la schiena. «Cazzo, è strano,» pensai, ma il cazzo duro come pietra mi urlava di continuare. Il precum colava sul ventre, una scia appiccicosa che brillava. Spinsi leggermente, sentendo il buco resistere, e gemetti, un mix di paura e piacere che mi faceva tremare.
Il lubrificante aiutava, rendendo tutto scivoloso. Dopo qualche tentativo, la cappella scivolò dentro, allargandomi in un modo che mi fece quasi urlare. «Porca puttana!» grugnii, il cazzo che sobbalzava, il corpo che si tendeva mentre il dildo mi penetrava. Bruciava, un fuoco che mi faceva stringere i denti, ma il piacere era fottutamente intenso, un’onda che mi travolgeva, diversa da qualsiasi sega mi fossi mai fatto.
Spinsi di più, piano, sentendo le venature del silicone strofinare dentro. Ogni centimetro mi riempiva come non avevo mai immaginato, un calore che mi scioglieva. «Cazzo, è troppo,» pensai, ma non riuscivo a fermarmi. Con una mano mi segavo il cazzo, lento, il precum che colava sulle dita. Con l’altra spingevo il dildo più a fondo, trovando un ritmo che mi faceva gemere come un porco.
«Sì, cazzo, sì,» ansimai, il culo che si abituava, il piacere che mi esplodeva dentro. Il caldo della stanza, il sudore che mi colava sul petto, il rumore del mare fuori — tutto amplificava la sensazione, come se fossi in un porno. Immaginavo una ladyboy sopra di me, il cazzo duro che mi sfondava, le tette che ballavano mentre mi guardava con occhi da troia. «Sfondami, cazzo,» sussurrai, come se fosse lì, il dildo che scivolava dentro e fuori, ogni spinta che mi faceva tremare.
Il silicone era così realistico che sembrava vivo. Le venature strofinavano contro il mio buco, la cappella colpiva un punto dentro che mi mandava in orbita. «Cazzo, sei una troia,» gemetti, parlando alla mia fantasia, il cazzo che pulsava nella mano, il culo che si stringeva intorno al dildo. Mi misi a pecora sul letto, il culo in aria, le lenzuola bagnate di sudore e precum. Spingevo il dildo con una mano, l’altra che segava il cazzo furiosamente, il lubrificante che schizzava ovunque.
Il letto scricchiolava sotto di me, il ventilatore che ronzava inutilmente. «Sì, troia, dammelo tutto,» grugnii, perso nella fantasia. Il dildo mi scopava il culo, ogni spinta che mi portava più vicino al limite. Il buco si stringeva intorno al silicone, il piacere anale che mi faceva urlare, il cazzo che gocciolava come un rubinetto.
«Cazzo, sto per venire!» gridai, spingendo il dildo fino in fondo, sentendo ogni venatura, ogni centimetro che mi riempiva. Il cazzo esplose, sborrando schizzi caldi sul letto, sul petto, persino sulla faccia. Un orgasmo così intenso che mi fece tremare le gambe, la vista che si annebbiava. Urlai, il culo che pulsava intorno al dildo, il corpo scosso da spasmi, il sudore che mi colava ovunque.
Rimasi lì, ansimando, il dildo ancora nel culo, il cazzo che gocciolava, il cuore che batteva all’impazzata. Lo tirai fuori piano, gemendo per la sensazione, il buco che pulsava, il silicone lucido di lubrificante. «Porca troia, che sborrata,» dissi, ridendo tra me e me, il corpo ancora scosso dal piacere. Mi lasciai cadere sul letto, le lenzuola bagnate di sudore e sborra, il ventilatore che ronzava sopra di me.
Ero ancora vergine per molte cose, ma quel dildo mi aveva sverginato il culo, aprendomi un mondo nuovo di piacere. L’estate era appena iniziata, e quella casa al mare sarebbe diventata il mio parco giochi segreto. Quel cazzo di silicone era solo l’inizio — le fantasie di una ladyboy che mi sfondava erano troppo vive, e sapevo che ci avrei preso gusto.
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