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Gay & Bisex

La mia prima volta anale 2


di Salvoio7791
07.11.2025    |    6.756    |    8 9.4
Sono le 23:47. La camera è un buco nero, un silenzio rotto solo dal ronzio del frigo in cucina e dal ticchettio lontano di una goccia nel lavandino. Il lenzuolo sotto di me è già umido di sudore, il cuscino sa di me, di notti intere passate a segarmi rileggendo il mio stesso racconto.
Due settimane fa ho pubblicato La mia prima volta anale. Dodici mila e rotti letture. Un numero che mi fa girare la testa più di qualsiasi sega. Ogni notifica è un battito in più. Ogni “mi piace” è una carezza. Ogni commento è una lingua che mi lecca dentro.
Il telefono vibra. Un altro messaggio.
“Ti leggo da tre giorni. Il tuo culo è mio. Ti sfondo piano, poi ti faccio urlare.”
Sotto c’è una foto: un cazzo spesso, venoso, cappella lucida di precum. La luce dello schermo gli dà un bagliore quasi vivo.
Il mio cazzo si indurisce all’istante. Lo tiro fuori dai boxer, lo stringo. È già bagnato, la cappella gonfia che pulsa come un secondo cuore.
Scorro.
“Ti lego i polsi alla testata. Ti alzo il culo. Ti infilo la lingua dentro finché non supplichi. Poi il cazzo.”
Un vocale. Premo play. Voce bassa, rauca, napoletana.
“Urli quando ti sfondo, troia?”
Il respiro mi si spezza. Il cazzo schizza un filo di precum sul lenzuolo.
Un altro.
“Ti scopo mentre ti leggo il tuo stesso racconto ad alta voce. Ogni parola una spinta.”
Un video. 15 secondi. Una trans con tette sode, cazzo duro, si sega lentamente.
“Questo entra nel tuo culo.”
Il mio buco si contrae da solo.
Mi alzo in ginocchio sul letto. Il cuore mi martella nelle orecchie.
Apro il cassetto del comodino. Dentro c’è lui. Il dildo. 20 cm. Silicone nero. Venature in rilievo. Cappella spessa. Base a ventosa.
È lo stesso che mi ha sverginato l’estate del 2005. Lo prendo in mano. È freddo. Lo stringo. È pesante.
Lo appoggio sul letto. Lo guardo.
Il telefono vibra di nuovo.
“Ti sfondo contro il muro. Ti tengo per i capelli. Ti faccio sentire ogni centimetro.”
Foto: un culo muscoloso, un cazzo duro che entra.
Gemo. Mi alzo. Vado in bagno. Prendo il lubrificante. Il tubetto è quasi finito. Ne rimane un dito.
Torno in camera. Il telefono è ancora acceso. I messaggi continuano ad arrivare.
Mi spoglio. Boxer sul pavimento. Canottiera sul pavimento. Resto nudo. Il cazzo dritto, cappella gonfia, lucida.
Mi sdraio sul letto. Apro le gambe. Prendo il lubrificante. Ne metto un po’ sul dito. Lo passo sul buco. È freddo. Rabbrividisco.
Il telefono vibra.
“Ti sto guardando. Ti vedo. Ti sto scopando con gli occhi.”
Spingo il dito dentro. È stretto. È caldo. È mio.
Un altro dito. Due. Tre. Li muovo. Dentro. Fuori. Dentro. Fuori.
Il telefono vibra.
“Ti sto scrivendo mentre mi seggo pensando a te. Il mio cazzo è duro per il tuo culo.”
Un vocale.
“Urla il mio nome quando vieni.”
Gemo forte. Il cazzo schizza sul ventre.
Prendo il dildo. Lo fisso alla testata del letto con la ventosa. È solido. Non si muove.
Mi metto a pecora. Il culo in aria. La faccia sul cuscino. Il telefono aperto sul materasso, davanti a me.
Scorro i messaggi mentre mi lubrifico il buco. Gel freddo. Dita dentro. Due. Tre.
Il dildo è lì. La cappella tocca il buco.
Spingo piano.
La cappella entra. Brucia. È grossa. È perfetta.
Gemo.
Il telefono vibra.
“Ti sto guardando. Ti sto scopando. Senti il mio cazzo?”
Spingo di più. Il dildo entra. 5 cm. 10 cm. 15 cm.
Il culo si apre. Si stringe. Si apre.
Inizio a muovermi. Avanti. Indietro. Avanti. Indietro.
Il letto scricchiola.
Ogni messaggio è una spinta.
“Ti riempio. Ti riempio. Ti riempio.”
Spingo il dildo dentro fino in fondo.
“Ti facciamo venire insieme.”
Mi seggo il cazzo con una mano. L’altra spinge il dildo.
“Le mie tette sul tuo viso. Il mio cazzo nel tuo culo.”
Il dildo tocca un punto dentro. Un punto che mi fa tremare.
“Ti tengo per i capelli. Ti sfondo. Ti sfondo. Ti sfondo.”
Il ritmo aumenta. Il letto sbatte contro il muro.
Il telefono vibra senza sosta.
“Sborra per me, troia.”
Urlo.
Il cazzo esplode. Un solo fiotto potente, caldo, che schizza sul petto, sul mento, sul telefono.
Il culo pulsa intorno al dildo. Il corpo trema. La voce rotta.
Resto lì. Il dildo ancora dentro. Il telefono ancora acceso.
Un nuovo messaggio.
“Hai goduto? Ora tocca a noi.”
Sorrido. Il cazzo si affloscia, soddisfatto.
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