Gay & Bisex
La prima doccia anale 😈😈😈
30.10.2025 |
8.200 |
15
"Tiro fuori il dildo piano, gemo per la sensazione vuota, il silicone lucido di sapone e del mio calore..."
La casa è vuota da ore. Il silenzio è rotto solo dal getto della doccia che martella le piastrelle con un ritmo costante, quasi ipnotico. L’acqua fredda scorre sulla pelle, ma non riesce a spegnere il fuoco che mi brucia dentro. Il cazzo è duro da quando ho aperto gli occhi, pulsante, con la cappella gonfia e bagnata di precum che cola lenta lungo l’asta. Ho nascosto il dildo in silicone nell’armadietto del bagno settimane fa: 20 cm di lunghezza, venato come un cazzo vero, cappella spessa e rigonfia, pesante in mano, con quella texture che promette di sfondare. Lo prendo, lo strofino col sapone liquido, le dita che tremano per l’eccitazione. “Cazzo, lo faccio davvero,” penso, il cuore che mi batte forte nel petto, il respiro corto e irregolare.Mi chiudo la porta del bagno alle spalle, giro la chiave due volte, anche se sono solo. Il vapore inizia a salire, il bagno si riempie di nebbia calda. Mi spoglio lentamente, i boxer che cadono sul pavimento bagnato, il cazzo che schizza in aria, già lucido. Mi guardo nello specchio appannato: il petto ansante, i capezzoli duri, il cazzo che punta dritto. “Sei una troia,” mi dico, ridendo nervoso, la voce che trema. Prendo il dildo, lo appoggio sul bordo della vasca, lo studio come se fosse la prima volta. Le venature sono perfette, la cappella spessa, il silicone morbido ma rigido. Lo strofino col sapone, il gel che scivola, le dita che tremano.
Mi appoggio alle piastrelle fredde. L’acqua bagna la schiena e cola sul culo in rivoli gelidi. Spalmo sapone sul buco, il gel freddo che mi fa rabbrividire, poi sulla cappella del dildo, facendolo scivolare tra le dita. “Porca troia, entra piano,” sussurro a me stesso, spingendo piano contro l’anello stretto. Il bruciore è immediato, intenso, come una fiamma che mi squarcia dall’interno, ma il piacere mi fa tremare le gambe e stringere i denti. La cappella scivola dentro con un pop umido, mi allarga, e gemo forte: “Cazzo, è dentro!”
Il silicone è freddo all’inizio, ma si scalda subito col mio calore. Le venature strofinano contro le pareti sensibili come dita ruvide. Con una mano mi sego il cazzo, lento, il precum che cola sulle dita e si mescola al sapone in una schiuma viscida. Con l’altra spingo il dildo più a fondo, centimetro dopo centimetro, il ritmo che aumenta piano. “Sì, cazzo, sì,” ansimo, il piacere che cresce, il culo che si abitua al riempimento. Ogni spinta mi fa sentire pieno, sfondato, come se fosse un cazzo vero che mi inculca senza pietà.
Immagino un ragazzo dietro di me. Il cazzo duro che mi penetra, le mani che mi afferrano i fianchi con forza. “Dammelo tutto, troia,” gemo, parlando al dildo come se fosse vivo, la voce che riecheggia nel bagno pieno di vapore. L’acqua scorre sul petto, sui capezzoli duri che pizzicano, sul cazzo che pulsa nella mia mano come un cuore impazzito. Il dildo entra e esce, il sapone che schizza sulle piastrelle, il vapore che riempie il bagno e mi annebbia la vista. “Cazzo, è troppo,” penso, ma non riesco a fermarmi, il bruciore che diventa piacere puro.
Un fuoco che mi consuma dall’interno. Ogni spinta colpisce un punto dentro che mi fa inarcare la schiena. Il cazzo gocciola come un rubinetto, le palle che si stringono piano. Mi metto a pecora, il culo in aria, l’acqua che mi bagna la faccia e i capelli appiccicati alla fronte. Il dildo va più a fondo, le venature che strofinano, la cappella che preme contro quel punto sensibile. “Porca puttana, sì,” urlo, la voce che riecheggia nel bagno, il ritmo che diventa furioso, quasi violento.
Mi sego più veloce. Il cazzo pulsa. Il piacere sale come una marea lenta ma inesorabile. Il sapone schizza ovunque, le piastrelle diventano scivolose, il vapore mi avvolge come una coperta calda. Ogni spinta è un’esplosione di sensazioni: il silicone che riempie, le venature che graffiano, il bruciore che si mescola al piacere. “Cazzo, sto per venire,” gemo, il corpo che trema, le gambe che cedono piano.
Spingo il dildo fino in fondo, lo tengo lì, il culo che si stringe intorno al silicone come una morsa. Il cazzo esplode: sborro schizzi caldi sul muro, sul pavimento, sull’acqua che scorre in rivoli bianchi. “Cazzo, sì!” urlo, l’orgasmo che mi travolge come un’onda, il respiro che si spezza in rantoli. Il culo pulsa intorno al dildo, il piacere che mi riempie e mi svuota allo stesso tempo. L’acqua lava tutto, ma il buco pulsa ancora per minuti, sensibile, aperto. Tiro fuori il dildo piano, gemo per la sensazione vuota, il silicone lucido di sapone e del mio calore.
“Porca troia, che goduria,” penso, ridendo tra me e me, il corpo ancora scosso da brividi. È stata la mia prima volta, e so che non sarà l’ultima – il dildo è diventato il mio segreto, il mio vizio. Il vapore è denso, quasi soffocante, ma non mi importa. L’acqua continua a cadere, un ritmo ipnotico che si mescola al mio respiro affannoso. Il culo pulsa ancora, sensibile, come se il dildo fosse dentro da ore. Lo guardo: lucido, bagnato, venato, con la cappella spessa che brilla sotto la luce fioca del bagno.
“Cazzo, sei perfetto,” penso, passandoci sopra le dita, il silicone ancora caldo del mio corpo. Il cazzo è molle ora, ma so che tornerà duro presto. È solo l’inizio. Mi alzo piano, le gambe che tremano, il pavimento bagnato che scricchiola sotto i piedi. L’acqua lava via la sborra, ma l’odore resta: sapone, sudore, sesso. Apro il rubinetto dell’acqua calda, il vapore aumenta, il bagno diventa una sauna.
Prendo il dildo, lo lavo sotto il getto, le dita che scivolano sulle venature. “Sei il mio segreto,” sussurro, ridendo. Lo rimetto nell’armadietto, ma so che lo userò ancora. Domani. Stasera. Sempre. Esco dalla doccia, il corpo ancora caldo, la pelle arrossata. Mi asciugo con l’asciugamano, lento, godendomi ogni tocco.
Il culo è sensibile, ogni movimento mi ricorda cosa ho fatto. “Porca troia,” penso, guardandomi allo specchio. Il riflesso è quello di un ragazzo diverso: non più vergine anale. Il cazzo si indurisce di nuovo, solo a pensarci. “Cazzo, sei una troia,” mi dico, ridendo. Il dildo è diventato parte di me.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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