Prime Esperienze
Sconosciuto sull'autobus
22.01.2026 |
4.155 |
6
"Giro la lingua intorno al solco, premo sul frenulo sensibile, succhio la cappella come se volessi estrarre ogni goccia rimasta..."
L’autobus delle 17:42 – Città di Castello → Perugia.Salgo di fretta alla fermata di Città di Castello, zaino in spalla, biglietto stretto in mano. Il pullman è semivuoto, odore di nafta e di sedili vecchi. Prendo il corridoio centrale senza guardare, diretto in fondo per avere spazio.
All’ultima fila c’è un uomo solo sul sedile doppio. Cinquant’anni suonati, capelli brizzolati corti, camicia a quadri aperta sul collo, jeans scuri. Gambe un po’ divaricate, mani sulle cosce. Niente di sospetto. Mi siedo dall’altra parte del corridoio, due posti più in là, spalla al finestrino. Tiro fuori il telefono per vedere alcuni messaggi.
Partiamo. Luci basse, colline nere fuori.
Passano dieci minuti buoni di curve e sobbalzi. Io guardo il riflesso della finestra, lui guarda fuori.
Poi lo vedo muoversi.
Alzo gli occhi.
Ha slacciato la patta. Zip abbassata piano. Con due dita ha tirato giù l’elastico dei boxer quel tanto che basta.
Il cazzo è fuori.
Molle, spesso, pesante sulla coscia pelosa. Prepuzio lungo che copre quasi tutta la cappella, pendente, morbido, lucido di umidità naturale sotto la luce fioca. Non si tocca. Sta lì, esposto, come se fosse normale.
Il cuore mi salta in gola. Non me l’aspettavo. Non lo conosco. Nessun segnale prima. È una botta improvvisa che mi da curiosità e timore allo stesso tempo.
Calore violento dal basso, cazzo che si indurisce di colpo nei jeans, preme forte, fa male. Bocca piena di saliva in un secondo, lingua che spinge contro il palato.
Lui non guarda me. Fissa il finestrino buio, ma sente: il mio respiro che accelera, il sedile che scricchiola quando mi sposto avanti di un millimetro, la deglutizione rumorosa.
Si guarda intorno, alza piano il bacino per mettersi piúco comodo, Il cazzo pende nel vuoto tra le gambe aperte, oscilla leggero a ogni sobbalzo. Cappella che spunta appena dal prepuzio, rosa scuro, gonfia, lucida.
Sangue che mi martella nelle orecchie. Cazzo mio che pulsa allo stesso ritmo, pre-sborra che bagna i boxer.
Poi fa la mossa che mi fa perdere completamente la testa.
Si tira indietro il prepuzio con le dita.
stringe la base forte con pollice e indice, preme come per bloccare il sangue, fa gonfiare la cappella fino al limite. Poi, lentissimo, inizia a contrarre i muscoli del perineo – lo vedo, lo sento dall’asta che sobbalza da sola. Ogni contrazione fa pulsare il cazzo intero: la cappella si gonfia di più, il buchino si apre leggermente, e da lì esce un fiotto lento, continuo, trasparente di pre-sborra che cola giù lungo l’asta in un unico filo spesso e lucido, senza spezzarsi.
Il filo scende piano, lunghissimo, arriva fino alla base, lui si guarda intorno continuando a menarselo di brutto.
Non è una goccia. È un rivolo costante, come se stesse pisciando pre-sborra, lento e abbondante, senza fretta, solo grazie alle contrazioni ritmiche che controlla con i muscoli del basso ventre.
Mi sembra di sentire l’odore arrivare subito dopo: dolce, denso, feromonico, maschio in calore puro. Mi entra nelle narici come un pugno, mi fa chiudere gli occhi per un secondo, la testa che gira, le gambe che tremano.
Quella vista – il cazzo che pulsa da solo, il filo di pre-sborra che cola senza fine, la pozza che si allarga piano sul sedile – mi spegne il cervello. Non penso più. Non ragiono. C’è solo quel rivolo lucido, quel profumo che mi invade, quel calore che mi brucia dentro.
Il mio respiro diventa piú corto. Le mani tremano. La bocca si apre da sola, saliva che mi cola quasi sul mento. Il cazzo nei pantaloni pulsa così forte che fa male, bagnato fradicio, pronto a esplodere senza nemmeno toccarlo.
Non resisto.
Mi alzo, le gambe molli. Mi sposto accanto a lui. Cosce che si toccano. Caldo contro caldo.
Lui mi guarda compiaciuto.
Prendo il suo cazzo in mano. Bollente, gonfio, l’asta umida di pre-sborra che mi unge il palmo. Lo stringo alla base, lo tiro verso di me. Sento il battito forte attraverso le vene gonfie, il calore che mi scalda le dita.
Mi chino.
Un odore forte di cazzo e di sottopalle sudate
Prima lo lecco dal basso verso l’alto, raccogliendo quel filo infinito di pre-sborra con la lingua piatta. Il sapore mi esplode: dolce-salato, denso, appiccicoso, con un retrogusto muschiato che mi fa gemere piano. Lo assaporo tutto, lo faccio scivolare in bocca, lo ingoio avido.
Poi apro le labbra e me lo infilo dentro piano, centimetro dopo centimetro. Largo, mi riempie la bocca al limite, angoli tirati, lingua schiacciata contro la base spessa. Sento le vene pulsare contro il palato, la cappella premere contro il fondo della gola, calda e gonfia.
Succhio lento, profondo, ritmico. Ogni discesa è un viaggio: sento la texture ruvida delle vene sotto le labbra, il glande che si contrae a ogni pressione della lingua, il prepuzio che scivola avanti e indietro con un suono umido e morbido. Giro la lingua intorno al solco, premo sul frenulo sensibile, succhio la cappella come se volessi estrarre ogni goccia rimasta.
Le sensazioni mi travolgono: calore bollente che mi riempie la bocca, sapore salato che mi inonda la lingua a ogni movimento, odore di maschio che mi riempie i polmoni. Il mio cazzo pulsa disperato nei jeans, ogni succhiata sincronizzata con un’onda di piacere che mi fa tremare tutto. Sento il sudore scendere lungo la schiena, le mani che stringono le sue cosce pelose per tenermi saldo, i muscoli tesi mentre lo prendo più a fondo.
Continuo a lungo, minuti interi: succhio piano poi accelero, lascio uscire il cazzo per guardarlo – cappella lucida di saliva e pre-sborra, vene turgide come corde, prepuzio arrotolato – poi lo riprendo, lo tengo in gola, contraggo i muscoli della gola intorno alla cappella per strizzarlo piano.
Lui respira forte, rantolo basso dal petto. Bacino che si solleva a ogni mia discesa, spingendo più a fondo senza toccarmi la testa.
Sento quando sta per venire: asta che si gonfia ancora di più, diventa durissima, vene che pulsano contro il palato, palle che si stringono contro il mento, respiro bloccato.
Viene in silenzio, gemito strozzato tra i denti.
Nessuno ci deve sentire.
Fiotti caldi, densi, potenti. Il primo mi colpisce il fondo della gola, salato e cremoso, lo ingoio avido. Secondo e terzo mi riempiono la bocca fino a traboccare, cola agli angoli mentre succhio per mungere ogni spasmo. Pulisco la cappella con la lingua, giro intorno al solco sensibile, sento gli ultimi tremori.
Resta lì, molle ma grosso, bagnato di saliva e sperma.
Mi tiro indietro. Labbra gonfie, mento appiccicoso, sapore di lui ovunque.
Lui si sistema i boxer, chiude la zip lenta, si appoggia allo schienale, guarda fuori.
Io resto accanto a lui fino a Perugia, sapore ancora in bocca, cazzo duro e bagnato, testa persa per quella mossa che mi ha annientato.
Scendiamo.
Si gira un attimo, mi guarda negli occhi.
Niente parole.
Solo uno sguardo: prossima volta, stesso autobus.
E io so che salirò di nuovo da Città di Castello.
Sperando con ogni cellula che lo rifaccia.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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