Gay & Bisex
Parcheggi all' Ansa del Tevere
21.01.2026 |
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Mi tiene la testa premuta contro il materassino, mi fa leccare gli ultimi residui dal cazzo..."
Era una notte gelida di fine gennaio. Ero uscito in macchina senza meta, solo per girare e sfogare quella noia che mi mangiava dentro.
Radio spenta, riscaldamento basso, strade vuote.
Per ammazzare il tempo apro Annunci69 sul telefono. Nella sezione car sex luoghi segnalati dalla gente per cruising, car sex. Cliccavi e partivano i commenti crudi, resoconti sporchi di chi ci era stato nel posto.
Ho zoomato sull’Umbria, su Città di Castello. Ed eccolo lì, l’Ansa del Tevere: un puntino rosso tra i più commentati della zona.
«sempre qualcuno pronto a usarti»
«mi sono divertito con una coppia»
«camionisti vogliosi e gay passeggiare»
Leggere quelle frasi mi ha fatto indurire all’istante.
Il cazzo ha premuto forte contro i jeans, il cuore ha iniziato a martellare nel petto, un calore umiliante mi è salito dallo stomaco fino in gola.
Conoscevo quel posto solo di giorno, non sapevo cosa ci fosse davvero, ma l’idea di finire lì – usato, degradato, riempito da uno sconosciuto senza parole mi eccitava da morire. Era rischioso, schifoso, imprevedibile… e proprio per questo non riuscivo a smettere di pensarci.
Sentivo le mutande già bagnate davanti, il culo che si contraeva dall’anticipazione, la vergogna che mi faceva tremare le mani sul volante.
Non volevo ammetterlo con me stesso, ma stavo già guidando verso lì. “Solo un’occhiata” mi ripetevo, sapendo benissimo che speravo di trovare qualcosa. Qualcosa che mi facesse sentire esattamente come dicevano quei commenti: una troia da strada, una cagna ambulante. Più mi avvicinavo, più il cazzo pulsava, più il respiro diventava corto, più sentivo quella voglia malata di essere umiliato.
Ho spento il motore. Sono sceso un attimo, ho pisciato contro un palo, più per scaricare la tensione che per altro. Il cazzo era ancora mezzo duro, le mutande viscide. Mentre tornavo verso la macchina l’ho visto: un camion grande, nuovo, lucido, fermo in disparte. Niente luci accese.
Ho fatto un giro lento intorno: deserto, zero auto, zero vita. Ripassando vicino al camion ho notato la portiera lato passeggero socchiusa di pochi centimetri. Dalla fessura usciva una luce rossa bassa, fioca, proprio quella della cuccetta.
Il cuore mi è schizzato in gola. Un brivido mi ha attraversato la schiena, misto a paura e desiderio puro. Era reale. Era lì. La mappa non mentiva. Sentivo il culo contrarsi forte, il cazzo drizzarsi del tutto nei jeans, la bocca asciutta. Sapevo che se salivo potevo finire esattamente come volevo: umiliato, sfondato, usato. E proprio quello mi terrorizzava e mi eccitava allo stesso tempo.
Ho esitato un minuto buono, fermo lì con le gambe tremanti. Non riuscivo a capire se potevo entrare o no ma poi ho aperto piano la portiera e sono salito.
Dentro l’odore mi ha colpito come uno schiaffo: sudore, sigarette spente, caffè stantio e sesso. Lui era sdraiato sulla cuccetta illuminata di rosso, solo con boxer grigi sudati e macchiati al lato della punta del pene…occhi che mi squadrano dall’alto in basso senza dire una parola. Fa solo un cenno con la testa verso la cuccetta: «Sali.» mi disse.
Chiudo la portiera piano, mi tolgo le scarpe. Lui non parla, respira pesante dal naso e mi guarda compiaciuto. Io mi avvicino, inizio ad annusarlo come una cagna in calore.
Prima il collo: odore forte di sudore acido. Poi il petto: peli folti e ricci, puzza di maschio dopo ore in cabina. Infilo il naso sotto l’ascella sinistra: profonda, pelosa, bagnata fradicia. Inspiro a fondo: puzza intensa, salata, di sudore vecchio misto a deodorante morto da giorni. Faccio lo stesso con l’ascella destra, annusando lento, sentendo il cazzo che mi si drizza.
Scendo col naso lungo la pancia morbida, intorno all’ombelico sudato. Poi nei boxer: odore fortissimo di cazzo non lavato, palle sudate, piscio secco. Strofinò il naso contro il pacco attraverso il tessuto umido, inspirando quel miscuglio sporco mi sento morire dall 'eccitamento.
Tiro giù i boxer piano. Il cazzo grosso salta fuori, venoso, mezzo duro, dal prepuzio lucido di pre-sborra. Palle enormi e pelose pendono, sudate. Inizio a odorare e poi a leccare: prima le palle, una per una, lingua che raccoglie sudore salato e acre. Lui grugnisce basso, spalanca le gambe e mi dice: «non mi lavo da ieri, ho bisogno che mi pulisci per bene.»
Sono sempre piú bagnato ed eccitato.
Lecco sotto le palle, verso il perineo. Sollevo le cosce grasse e pelose, infilo la lingua nel buco: muschiato, sudato, saporito di giornata intera senza doccia. Lecco con la lingua piatta, giro intorno al bordo, spingo dentro, assaporo ogni piega sporca mentre lui ansimava e si menava sopra di me.
Ero in estasi!
Poi mi prende per i capelli e mi spinge la testa soffocandomi dalle sue enormi palle pelose. Mi dice: «sei proprio una brava cagnetta succhia cazzi .» Mi gira di schiena, mi spinge a pecora sulla cuccetta con la faccia nel cuscino puzzolente di sudore e sborra vecchia.
«Apri il culo con le mani, troia. Mostramelo bene.»
Apro le natiche, buco esposto. Lui sputa un grosso sputo caldo direttamente sul mio culo, lo spalma con il cappellone, poi punta il cazzo e spinge dentro di colpo. Niente preparazione, solo saliva e il mio stesso desiderio umiliante. Urlo soffocato nel cuscino, lui inizia a scoparmi duro, tenendomi per i fianchi con mani pesanti, schiaffeggiandomi il culo forte a ogni spinta.
«Prendilo tutto, cagna da parcheggio. Questo è il cazzo che ti meriti.»
Ogni colpo è profondo, lento e imtenso, il camion dondola, la cuccetta cigola come se dovesse rompersi. Il suo sudore mi cola sulla schiena, il suo odore mi riempie le narici mentre mi incula senza pietà. Grugnisce insulti bassi: «Troia», «apri di più quel buco schifoso», «sei solo una cagna per camionisti».
Quando sta per venire rallenta, esce, mi gira di forza sulla schiena, si mette in ginocchio sopra la mia faccia.
«Apri la bocca.»
Sputa di nuovo, stavolta in bocca. Poi si mena veloce e scarica: sborra calda e densa mi colpisce la lingua, il viso, il naso. Schizzi grossi, salati, amari. Mi riempie la faccia, cola sulle guance, mi entra in bocca. Lui grugnisce soddisfatto, strofina il cazzo gocciolante sulle mie labbra.
«Ingoia quello che puoi, il resto tienilo in faccia. Non pulirti.»
Mi tiene la testa premuta contro il materassino, mi fa leccare gli ultimi residui dal cazzo. Poi si tira su i boxer sudati, indica la portiera con il mento.
«Vattene. E la prossima volta porta il culo già aperto, che non ho tempo per prepararti.»
Mi rivesto in fretta, con la sborra che mi cola sul viso e sul collo, il culo dolorante e dilatato. Scendo dal camion, cammino verso la mia auto con le gambe che tremano, il sapore di lui ovunque in bocca e sul viso. Mi tiro fuori il cazzo e mi masturbo in auto sentendo gli odori che avevo addosso e il sapore di uomo che avevo in bocca.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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