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Prime Esperienze

Un week end troppo lungo parte 2^


di Adomrx6697
22.02.2026    |    115    |    0 8.0
"— Magnifico, vero? Mi raddrizzo sul sedile, i seni che emergono completamente dall'acqua, i capezzoli così tesi da far male..."
I getti pulsano contro la mia schiena con quel ritmo insistente, e all'improvviso il ricordo affiora nitido, come un film proiettato sulle pareti di bambù.

Era circa un anno fa. Un'afa opprimente di agosto, la casa silenziosa. Ero scesa in cucina per farmi un infuso freddo, qualcosa di ghiacciato da bere nella mia stanza, non quel tè caldo che mi rendeva ancora più sudaticcia. Attraversavo il corridoio buio quando ho sentito il rumore: non le pompe usuali, ma un sospiro strappato, gutturale, che non avevo mai associato a mamma.

Mi sono avvicinata furtiva, nascosta tra le siepi. E l'ho vista.

Era nuda nella vasca, completamente nuda, con l'acqua che le arrivava appena sotto il seno. Ma non era la posizione a colpirmi: era come si era sistemata. Aveva trovato uno dei getti laterali più potenti — quello che ora sta pulsando contro il fianco di Giulia — e lo aveva posizionato con precisione chirurgica tra le gambe. L'acqua sparava direttamente contro il suo sesso, un getto duro, violento, che la faceva contorcere.

Si è masturbata per quasi un'ora. Ricordo di averla vista venire tre volte, forse quattro. Ogni orgasmo la faceva inarcare fuori dall'acqua, il seno che emergeva gocciolante, le mani che affondavano nel bordo della vasca mentre i getti continuavano a martellarla, implacabili. Non smetteva mai, spostava solo leggermente i fianchi per cambiare angolazione, trovare quel punto esatto, e ricominciava. Quando finalmente è uscita, barcollante, le gambe le cedevano. E io sono salita di corsa, bagnata tra le cosce non per il caldo, ma per quello che avevo visto.

— Sai perché questi getti sono così potenti? — dico ad alta voce, la voce che trema leggermente mentre l'acqua calda mi massaggia la schiena. Tutti mi guardano, Simon in particolare, che ha smesso di respirare. — Perché mamma li voleva esattamente così. Non per rilassare i muscoli... per altro.

Scivolo sul sedile di pietra, apro le gambe sott'acqua. Il getto laterale più forte — quello, il suo preferito — colpisce esattamente il punto giusto. Il colpo è violento, quasi doloroso, e mi fa gridare, un suono stridente che non riesco a controllare. L'acqua calda, potente, martella contro il mio sesso con un ritmo meccanico, crudele, perfetto.

— Cristo, Elena — ansimio, appoggiandomi all'indietro, i seni che emergono dall'acqua, i capezzoli tesi verso il cielo. — Proprio così... proprio lì.

Simon è immobile di fronte a me, gli occhi fissi sotto la superficie dove l'acqua turbolenta nasconde e rivela. Vedo la sua mano che scivola sotto il pelo dell'acqua, che si muove verso il rigonfiamento nei boxer, e questa volta non si ferma. Inizia toccarsi, lento, mentre mi guarda contorcermi sotto il getto che mamma usava per venire, ripetutamente, nascosta da tutti.

Marta è accanto a me, gli occhi verdi sgranati, il respiro affannoso. — Ti... ti fa venire? — chiede, la voce rotta.

— Guardami — sibilo, e non so più se parlo a lei o a mio fratello. — Guarda come si fa.

L'acqua spinge, insiste, martella. E io mi lascio andare, il primo orgasmo che si avvicina come un treno, inarco la schiena, grido, e vedo Simon che si masturba più velocemente sotto l'acqua, incapace di resistere, mentre le amiche guardano in silenzio rapito.

Mi fermo un istante prima del precipizio, il corpo teso come un arco, ogni muscolo che vibra sotto l'acqua calda. Il getto continua a martellarmi, insistente, crudele, ma io sposto leggermente i fianchi, interrompendo il contatto proprio quando l'orgasmo è lì, pronto a esplodere.

Rido. Un suono alto, quasi isterico, che rimbalza sulle pareti di bambù.

— Avete visto? — chiedo, la voce roca, gli occhi lucidi di lacrime trattenute. — Magnifico, vero?

Mi raddrizzo sul sedile, i seni che emergono completamente dall'acqua, i capezzoli così tesi da far male. Guardo Simon, che ha la mano immobile sotto il pelo dell'acqua, lo sguardo vitreo, poi Marta con la bocca leggermente aperta, Giulia e Sara che si sono avvicinate, rapite dalla scena.

— La mamma lo fa spesso — continuo, e le parole escono veloci, eccitate dal segreto che sto per svelare. — Almeno due volte alla settimana. Di sera, quando crede che dormiamo tutti.

Scivolo sull'acqua, avvicinandomi al bordo dove il pannello di controllo è nascosto. Premo un pulsante e i getti cambiano intensità, diventano più lenti, più profondi, un ritmo diverso.

— Una volta l'ho guardata per due ore — sussurro, e il ricordo mi fa rabbrividire nonostante il calore. — Ero nascosta lì, dietro le pietre. Non si è accorta di nulla. Veniva, si riprendeva, cambiava posizione sul sedile... e ricominciava.

Faccio una pausa, il silenzio della vasca rotto solo dal ronzio delle pompe e dal respiro affannoso di Simon.

— Ma c'era qualcos'altro — aggiungo, inclinando la testa, godendomi l'effetto delle mie parole. — Aveva portato giù il tablet. Lo aveva appoggiato su quel ripiano lì.

Indico una nicchia nella pietra, vicino al sedile dove mamma si sistemava sempre.

— Penso fosse collegata a una chat. Tipo Omegle, Chatroulette... non lo so. Ma parlava. Sussurrava. Si toccava mentre qualcuno dall'altra parte la guardava. Godeva con qualcuno che la vedeva, che le diceva cosa fare, come muoversi.

Guardo Simon negli occhi, e vedo l'immagine che si forma nella sua mente: nostra madre, nuda in questa stessa acqua, esibita a sconosciuti, controllata da estranei attraverso uno schermo.

— Immaginate — dico, la voce che scende a un filo di calore. — Nostra madre. La perfetta signora della villa. Inginocchiata qui, con l'acqua che le scorre sulle cosce, mentre uno sconosciuto le ordina di toccarsi più forte. E lei che obbedisce, che viene per lui, gridando abbastanza forte da svegliare i vicini... ma non ci svegliava mai noi, vero?

Rido di nuovo, e questa volta la risata ha un bordo malato, eccitato.

— O forse ci svegliava. E forse qualcuno di noi guardava, come me. E forse, come me, si toccava nel buio, ascoltando mamma godere per uno schermo.

Mi lascio ricadere sul sedile, apro di nuovo le gambe verso il getto che torna potente, implacabile.

— Tre giorni senza di lei — mormoro, più a me stessa che agli altri. — E questa vasca è tutta nostra. Chi vuole provare come si faceva, mamma? Chi vuole essere guardato?
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