orge
Il fieno sotto la pelle (IV-VI)
07.09.2025 |
930 |
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"Parte VI – Il primo fuoco
Il primo bacio non somigliò a nulla che avessero mai immaginato..."
Il fieno sotto la pelle – Parti IV-VIParte IV – La presenza
Nessuno parlava.
Il cavallo respirava.
Gino respirava.
Anche il suo corpo era cambiato.
Lena lo vide.
Chiaro, netto.
Una sporgenza evidente sotto i pantaloni di lavoro.
Grezza.
Reale.
Un’erezione lenta, dichiarata, senza vergogna.
Non cercava di coprirsi.
Non si scusava.
Restava lì. Immobile. Come un totem.
Marta fece un mezzo passo avanti.
Non lo toccò.
Non disse nulla.
Ma si avvicinò.
Era un gesto insensato.
Impensabile.
Eppure naturale.
Aveva ancora del fieno tra le dita.
Lo lasciò cadere piano, questa volta ai suoi piedi.
"È l’odore, vero?"
La voce era incerta, ma non tremava.
Gino la guardò.
Poi guardò Lena.
Poi tornò a fissare il vuoto, oltre le travi della stalla.
Come se vedesse qualcosa che loro ancora non sapevano.
"Avete superato qualcosa oggi," disse.
"Ora non potete più tornare indietro."
Il sudore colava dalla tempia di Marta.
Lena sentiva il cuore batterle nelle mani, nei talloni, nella gola.
Gino non le toccò.
Ma rimase lì.
Eretta la sua carne. Ferma la sua volontà.
E in quel silenzio pieno, Lena fece qualcosa che nemmeno lei si spiegò.
Si inginocchiò.
Davanti al cavallo.
Solo per guardare meglio.
E Gino… non distolse lo sguardo.
Parte V – Contagio
Lena era in ginocchio.
Davanti al cavallo.
Ma non lo guardava più.
Guardava Marta.
La sua amica aveva il viso impercettibilmente arrossato.
Le labbra socchiuse.
Le mani abbandonate lungo i fianchi, ma non rilassate.
Pronte. A cosa, non si sapeva.
Il cavallo sbuffò di nuovo.
Uno sbuffo lento, caldo, quasi umano.
Lena si alzò.
Le ginocchia polverose di fieno.
Si avvicinò a Marta.
Non disse nulla.
Ma le si avvicinò abbastanza da sentire il suo odore.
Pelle, sudore dolce, qualcosa di nuovo.
Poi… la sfiorò.
Solo il polso.
Solo un dito.
Ma bastò.
Marta trattenne il fiato.
"Lo senti anche tu?"
La voce di Lena era più bassa, più bagnata.
Marta annuì.
E poi, senza pensarci, le sfiorò la bocca.
Un contatto goffo, inesperto, ma carico di qualcosa di troppo grande per essere detto.
Le loro fronti si toccarono.
I respiri mescolati.
E Gino restava lì.
Non parlava.
Non si muoveva.
Ma le guardava.
E le lasciava fare.
Parte VI – Il primo fuoco
Il primo bacio non somigliò a nulla che avessero mai immaginato.
Non fu morbido.
Non fu lento.
Fu urgente.
Fu vero.
Lena affondò le mani tra i capelli di Marta, tirandola piano verso di sé.
Le loro labbra si toccarono tremando, sfregando come pelle bagnata dal vento.
Non c’era tecnica.
Solo istinto.
Solo fame.
Il corpo di Marta tremava.
Lena lo sentiva contro il suo, la curva dei seni, la pelle calda sotto la maglietta troppo sottile.
Il cavallo nitrì.
Un suono brutale, potente, come un’onda che travolge.
E subito dopo — un movimento.
Un fremito.
Qualcosa di umido e improvviso cadde nel fieno con un suono sordo.
Lena e Marta si separarono un istante.
Respiravano forte.
Le guance rosse.
Gli occhi lucidi.
Si voltarono verso Gino.
Lui era ancora lì.
Non aveva detto una parola.
Non aveva fatto un passo.
Ma le mani non erano più ferme.
Una era sul fianco.
L’altra… più in basso.
Non nascosta.
Solo appoggiata.
Ma non per errore.
Non si coprì.
Non si vergognò.
Guardava.
E qualcosa in loro non si spense.
Al contrario.
Perché era quello il momento.
Il punto preciso in cui tutto si fece chiaro:
non c’erano più regole.
Non c’era giusto o sbagliato.
Solo calore.
E pelle.
E sguardi.
E ciò che la natura — umana, animale — stava chiedendo a gran voce.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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