Week End p. I prologo
Stavolta, però, c’era qualcosa di diverso nel tono allusivo di lui durante il viaggio per un breve week end vicino casa; Lei lo percepiva e non capiva se fosse più intenso il senso di paura o il filo di eccitazione che sentiva salire tra le cosce.
Era deciso a vederla impazzire. Attraverso un sito aveva contattato un tipo molto cerebrale dalle misure adatte ad una prima esperienza da regalare a Lei.
Dopo una giornata di sole, mare e letto ci regaliamo un’ottima cena; locale intimo e spartano; non abbiamo smesso un attimo di giocare con la Sua voglia di essere Femmina ed il vino è nostro complice.
Ci incamminiamo per fare rientro in albergo lungo le stradine che trasudano storia nella luce fioca; la mia mano scende continuamente lungo i suoi fianchi fino ad accarezzare le sue splendide natiche; fa lo stesso con me; passo dopo passo la nostra eccitazione ci porta a scambiarci veementi baci lungo la via; di volta in volta, appoggiati ai muri delle case, ci strofiniamo con sempre maggiore desiderio e so che mi vorrebbe già piantato tra le gambe.
Ci calmiamo giusto il tempo di ritirare la chiave dal bureau ed attendere l’ascensore per salire in camera.
“Ti voglio nuda; con il perizoma indosso, scarpe e cinta” le sussurro salendo massaggiando voracemente il suo culo.
L’ascensore si ferma due piani prima del nostro dove un signore sulla cinquantina ci chiede un passaggio piazzandosi di spalle davanti le porte scorrevoli chiedendo 1000 volte scusa; la mia mano cinge il suo fianco destro muovendo lentamente le dita che fanno pressione.
Arriviamo al piano, lui esce per farci passare dando un’elegante e fuggevole occhiata a quel culo che di lì a poco sarebbe stato ancora mio. Ci incamminiamo lungo il corridoio verso la camera; l’ascensore, distante, se ne va.
Fumiamo mentre non smettiamo un attimo di leccare tutto ciò che dell'altro abbiamo alla portata; adoro il suo collo, dietro le orecchie; la mia mano stavolta si infila prepotentemente nel solco delle chiappe afferrando e massaggiando riempiendosi.
La seguo mentre va in bagno, l’appoggio al lavello guardandola in faccia riflessa nello specchio; è un sogno quella bocca, la sua lingua; la faccio giocare con le mie dita tra le labbra, le tratta come tratterebbe un cappella turgida, assaporando, succhiando.
Le tiro giù i pantaloni accovacciandomi dietro di lei e finalmente tuffo la mia faccia tra le sue natiche serrando bene con le mani le sue chiappe; è una goduria passare la lingua larga tra le sue cosce.
Mi rialzo strusciandole il mio pacco dietro le cosce tornite, sul culo, giocando con la mano sul suo clitoride, leccandole e succhiandole piano il collo; la guardo negli occhi continuando a smanettarle la sua bagnata intimità: “Ti bendo!”
…la mia frase le provoca una fitta di piacere che le parte dal cervello per addentare leggermente le mie dita, finendo tra le sue chiappe che spingono per sentire la pressione del mio uccello duro.
“Prima però ne faccio un’altra” La lascio alla sua pipì ed alla sua rinfrescata ed esco dal bagno chiudendone la porta.
L’altra è pronta in pochi minuti; ho il tempo di accendere la musica, pescare una sua canottiera nera semitrasparente dall’armadio che le porto insieme alla benda; prima però lo lascio entrare, richiudendo piano la porta; si accomoda nella penombra su una delle due poltrone di fronte gli angoli del letto.
La raggiungo in bagno; la trovo esattamente come la volevo “Non s’era detto così ?” mi sfotte ammiccando alla canottiera ed aprendo leggermente una gamba per mostrarmi la sua fica davanti alla quale pende uno dei ciondoli della cinta.
Devo metterle la lingua in bocca! Ancora una scopata tra le nostre bocche avide; ancora un assaggio a quei glutei bianchi e sodi sui quali poggia la striscia di pelle affibbiata lateralmente.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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