Prime Esperienze
il giorno dopo
06.03.2026 |
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Mi mise le mani sulle spalle e, con decisione ma senza forza, mi spinse verso il letto..."
Raccolsi i collant che avevo tolto per infilare gli slip. Li osservai per un attimo: macchiati di lubrificante e sperma. Li guardavo come si guarda un trofeo. Erano la prova concreta di quello che avevo fatto, di ciò che avevo vissuto.Eppure, insieme a quella strana sensazione di orgoglio, sentivo anche confusione. E un po’ di vergogna.
Mi rivestii... da uomo. Ogni gesto sembrava voler cancellare ciò che era appena successo, ma non era possibile. Sotto i pantaloni avevo ancora gli slip con l’assorbente. Tornando a casa, seduto in macchina, sentivo chiaramente quella presenza tra le gambe.
E quella sensazione mi piaceva.
Mi faceva sentire ancora un po’ donna, anche se ero vestito completamente da uomo.
Sentivo anche il buco pulsare, bruciare leggermente. Un fastidio vivo, persistente. E quel bruciore era un ricordo costante: ero stato penetrato. Era successo davvero.
La mente era un caos.
Cosa starà pensando lui?
Cosa siamo adesso?
Siamo amanti?
Io e lui siamo qualcosa?
Me ne ero andato senza rivederlo. Voleva rivedermi? O per lui era stato solo un gioco?
La mattina seguente la mia amica mi scrisse per chiedermi se fosse tutto ok. Le risposi che ero molto confuso, che avevo la testa piena di pensieri e che forse avrei dovuto parlare con suo fratello, capire se mettere una pietra sopra a quello che era successo.
Lei mi scrisse che nel pomeriggio non sarebbe stata a casa, ma che potevo andare comunque: suo fratello ci sarebbe stato.
Le chiesi cosa avrei dovuto fare.
Mi rispose soltanto:
«Fai quello che ti senti di fare.»
Quelle parole mi rimasero addosso.
Una parte di me voleva tornare da lui vestito da donna.
Un’altra parte voleva andarci vestito da uomo e chiudere tutto per sempre.
Alla fine mi vestii da uomo.
Ma non completamente.
Sotto i jeans indossai i collant. Sotto la maglietta avevo un reggiseno push-up. Era il mio segreto. Una provocazione silenziosa. Dentro di me speravo che non volesse chiudere quell’episodio.
Arrivai sotto casa sua. Parcheggiai.
Rimasi fermo in macchina per qualche minuto.
Sentivo l’eccitazione salire, insieme alla voglia di trasgressione. Ero single da tanto tempo. Non avevo una ragazza da anni e quella solitudine mi pesava. Era difficile da spiegare, ma dentro di me era come se io fossi la mia ragazza… e lui fosse me. Come se stessi vivendo entrambe le parti.
Quando stavo per premere il pulsante del citofono, mi bloccai.
Tirai indietro la mano.
Accesi la macchina e tornai a casa.
Ma non per rinunciare.
Volevo trasgredire ancora una volta. Forse l’ultima. O forse l’inizio di qualcosa che sarebbe durato per sempre.
Entrai in casa di corsa. Mi tolsi la maglietta e infilai un body color pesca, aderente, che mi avvolgeva il busto. Presi uno zainetto e ci misi dentro le mie décolleté tacco 12 e una minigonna a fascia color pesca, perfettamente intonata al body e gli slip con l’assorbente ancora dentro dal giorno prima.
Indossai una giacchetta per coprire tutto.
Mi guardai un attimo allo specchio.
Stavo davvero tornando da lui così.
Ripartii. Tornai sotto casa sua. Parcheggiai di nuovo.
Questa volta suonai.
Aprì la finestra per vedere chi fosse.
«Ciao. Sali pure. Sono in camera, vieni direttamente su.»
Entrai dal portone principale. Il cuore mi batteva fortissimo.
Sulla rampa di scale che portava alla sua camera mi fermai. Con movimenti veloci mi tolsi le scarpe, i jeans e la giacchetta.
Indossai le décolleté tacco 12 color pesca. Sistemai i collant neri 20 denari. Infilai la minigonna a fascia sopra il body.
Mi guardai nello specchio del pianerottolo.
Le gambe lunghe nei tacchi.
La minigonna corta.
Il body aderente che disegnava il busto.
«Wow…»
Mi sentivo audace. Forse esagerata. Forse vestito come una prostituta.
Ma mi eccitava da morire ciò che avevo addosso.
La domanda mi attraversò la mente: gli piacerò vestito così?
Mi avvicinai alla porta della sua camera.
Bussai.
Ed entrai.
Fu lui a rompere subito il silenzio quando mi vide.
«Wow… che outfit! Stai benissimo con i collant neri.»
«Grazie…» risposi, un po’ imbarazzata.
Lui sorrise e aggiunse:
«Però se ti presenti da me vestita così…» disse continuando a rivolgersi a me al femminile, «…mi fai venire voglia. Mi fai venire voglia di rifare quello che ti ho fatto ieri.»
«Sono qua per parlare con te…» risposi.
Lui fece spallucce.
«Facciamo così: facciamo l’amore, poi parliamo. Mi fai impazzire con quei tacchi e quelle calze … dai, vieni qua. Ho ancora voglia.»
Non ci aveva girato molto attorno. Era stato diretto su quello che voleva fare.
E quando me lo disse capii che, in fondo, era quello che volevo anche io.
Poi aggiunse, guardandomi negli occhi:
«Ascoltami… ieri sono stato benissimo con te. Mi hai fatto godere molto. Sono rimasto stupito anche io… Ci ho pensato tutta la notte... vorrei continuare a vederti. Come amanti… poi si vedrà. Non so spiegarmelo, ma mi stai eccitando più tu vestita così che la mia ex. Non so se sono i tacchi o i collant… ma mi ecciti parecchio.»
Rimasi in piedi sui miei tacchi, quasi pietrificata da quelle parole.
Lui si avvicinò.
Infilò le mani sotto la minigonna mi slacciò la staffa del body ed abbassò lentamente i miei collant. Poi si inginocchiò davanti a me.
Mi toccò il pene e lo prese in bocca.
Cominciò a succhiare.
Rimasi senza parole.
Era la mia prima volta. Nessuno mi aveva mai succhiato il pene. Nemmeno una donna.
La sensazione era incredibile.
Iniziai ad ansimare. Mi piaceva. Mi piaceva davvero molto quello che mi stava facendo.
Continuava a muovere la testa avanti e indietro, succhiando lentamente.
Il piacere cresceva.
Sentivo che stavo per avere un orgasmo.
Non sapevo se dirglielo o no. Ero impreparato a una situazione del genere.
Alla fine dissi soltanto:
«Sto godendo… sto godendo… sto per venire…»
Lui non si fermò. Continuò a succhiare e a muovere la testa.
Cercai di trattenermi, ma non ci riuscii.
Lo sperma uscì dal mio pene direttamente nella sua bocca.
Continuò a succhiare ancora per qualche istante, poi si fermò ingoiando.
Si alzò e sorrise.
«Hai visto cosa mi fai fare con quei tacchi? Mi ecciti talmente tanto che mi fai fare anche queste cose… per me è la prima volta che succhio un pene.»
Rimasi in piedi sui miei tacchi, in silenzio.
Poi mi disse:
«Dai, adesso tocca a te.»
Si slacciò i pantaloni e si tolse le mutande.
A dire il vero non mi andava di fargli un pompino. Nemmeno io avevo mai succhiato un pene e l’idea non mi piaceva molto.
«No dai… non mi va di succhiare.»
Lui mi guardò e sorrise.
«Dai, su… non fare la bambina.»
Mi mise le mani sulle spalle e, con decisione ma senza forza, mi spinse verso il letto. Io, con i tacchi e i collant ancora abbassati, indietreggiai e mi sedetti sul materasso.
«Sdraiati a pancia in giù… adesso ti monto.»
Mi sdraiai sul letto e mi girai.
Sentii subito le sue mani in mezzo alle cosce.
Prese il gel e lo mise sul mio buco.
Poi infilò un dito e cominciò a penetrarmi lentamente, facendo entrare il lubrificante
Si fermò un attimo. Poi sentii il suo pene premere contro il mio buco.
Anche quella volta mi disse, con voce bassa:
«Non stringere… lascialo entrare.»
Subito dopo spinse con decisione e il pene entrò dentro di me quasi subito. Mi afferrò i polsi e li schiacciò contro il materasso. Cominciò a spingere con forza, molto più deciso del giornola precedente.
A ogni spinta il mio corpo veniva premuto contro il letto.
Sentii dolore, soprattutto nelle prime spinte. Erano profonde, forti, decise. Sentivo il suo pene entrare dentro di me e avevo quasi la sensazione che volesse trapassarmi da parte a parte.
Cercai di rilassarmi.
Non era facile restare rilassato sotto quelle spinte, ma dopo un po’ il mio buco cominciò a dilatarsi e ad accettare quei colpi. I colpi che mi stava dando.
Questa volta la penetrazione era più intensa, più decisa, quasi violenta.
Sentivo ancora un po’ di dolore, ma allo stesso tempo mi sentivo come una donna. E quella sensazione mi eccitava moltissimo.
Cercavo di resistere.
Lui continuava a spingere con ritmo sempre più forte. A un certo punto gli chiesi di smettere.
«Basta… dai… mi fai male.»
Lui però rispose ansimando:
«Dai, resisti… resisti che ho quasi finito… ancora un po’… ancora qualche spinta.»
Continuò a muoversi dentro di me, spingendo con decisione. Io cercavo di resistere, aggrappato al materasso.
Poi lo sentii irrigidirsi.
Un attimo dopo sentii il suo sperma caldo dentro di me e lo sentii gemere mentre veniva. Finalmente si fermò.
Era finita.
Ero stanco. Molto stanco.
Ma allo stesso tempo mi faceva piacere averlo soddisfatto anche questa volta. Mi faceva piacere averlo eccitato così tanto… al punto da fargli succhiare il mio pene poco prima.
Gli chiesi qualcosa per pulirmi, per asciugare il gel e lo sperma che avevo addosso.
Lui mi disse:
«Stai tranquilla, ci penso io.»
La cosa che mi colpiva era il contrasto. La trasformazione improvvisa: pochi minuti prima era stato duro, deciso, quasi aggressivo mentre mi penetrava. Adesso invece era gentile, quasi premuroso.
Mi porse un asciugamano.
Mi pulii con calma.
Poi tolsi i collant e dalla mia borsa presi gli slip. Erano gli stessi del giorno prima, con ancora dentro l’assorbente che mi aveva preparato sua sorella.
Li infilai lentamente.
Lui mi guardava.
Poi disse:
«Voglio vederti ancora… voglio che diventiamo amanti.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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