Scambio di Coppia
Gli amici di mia moglie
03.07.2026 |
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"Marco mi sembrava che avesse la mano morta»
Ribaltò ancora la domanda su di me, con quella prontezza che usava quando voleva evitare un argomento senza sembrare evasiva..."
Riva del Garda. La città, con le sue vie ordinate e la luce chiara del lago, sembrava fatta apposta per cancellare i pensieri della notte. Eppure, mentre gli altri si erano allontanati di qualche passo, non resistetti alla tentazione di confidare a Silvia ciò che avevo scoperto.Le dissi sottovoce: «ho controllato il computer di Cinzia. Ieri sera la sera non si è limitata a una semplice videochiamata»
Silvia reagì con un misto di curiosità e fastidio, come se una parte di lei volesse sapere e un’altra preferisse non entrare in quel territorio.
«Spiegati»
Scelsi con cautela le parole: «Ha partecipato a una sorta di spazio virtuale dove mostra un lato di sé … completamente diverso da quello che esibisce agli ospiti. A quanto pare la sua è una riservatezza di facciata»
Silvia mi guardò con sospetto, più colpita dalla mia sicurezza che dalla rivelazione in sé. Non mi chiese come facessi a conoscere certi dettagli, e io le fui grato per quella piccola omissione.
«Troverei poco gradevole se uno sconosciuto ficcasse il naso nella mia vita privata, tu no?»
«Privata? Fare video chat con centinaia di occhi che guardano? Piuttosto il contrario: perché non parteciparvi?»
Lei mi gelò con uno sguardo. Non era il suo mondo, o almeno così credevo allora.
In quel momento tornarono Cinzia e Marco, interrompendo la conversazione prima che potesse diventare davvero scomoda.
«Poco distante da qui c’è una ottima spa. Ci sono stato altre volte, che ne dite di andarci insieme?»
Lo disse con naturalezza, rivolto solo a mia moglie, come se avesse già deciso che quella fosse la cosa migliore da fare. Silvia sembrò interessata, ma obiettò debolmente: «Non abbiamo portato il costume»
Cinzia intervenne: «Non ti servirà, è una spa naturista. Vedrete che sarà divertente … a meno che non vi vergognate!»
La proposta mi colpì più di quanto volli dare a vedere. Anni prima avevamo provato qualcosa di simile con una coppia di amici, ma l’imbarazzo aveva rovinato tutto. Con Cinzia e Marco, invece, il fatto di essere quasi estranei sembrava rendere l’idea meno minacciosa e, in qualche modo, più possibile. Silvia esitò, io finsi leggerezza, ma alla fine accettammo, come se bastasse una parola detta a voce bassa per aprire una porta che nessuno di noi avrebbe saputo richiudere davvero.
All’inizio ci fu comunque imbarazzo. L’idea di condividere uno spazio così intimo con persone conosciute da appena un giorno sembrava più audace di quanto avessimo immaginato. Poi, lentamente, l’atmosfera ovattata della spa, il vapore, la luce morbida e la naturale disinvoltura di Marco finirono per sciogliere le resistenze. Io cercavo di comportarmi come se nulla mi turbasse, ma in realtà osservavo tutto: il modo in cui Silvia si muoveva, la sicurezza di Marco, la compostezza quasi impenetrabile di Cinzia. In quel luogo sospeso, ogni gesto sembrava avere un significato nascosto.
C’erano poche persone, uomini e donne perlopiù di lingua tedesca pienamente a loro agio con e senza accappatoio. Dopo aver fatto un breve giro, durante il quale Marco ci illustrò le varie stanze, entrammo tutti e quattro su un bagno turco. La prima a sfilare l’accappatoio fu Cinzia, che rimase qualche istante immobile a mostrarsi, con un misto di orgoglio ed esibizionismo, e poi entrò. A quel punto Marco si scansò.
«Prima le signore»
Silvia parve accettare una sfida e appese l’accappatoio accanto a quello di Cinzia, ma poi non entrò.
«Adesso tocca a voi»
Ma il messaggio era rivolto solo all’altro. L’accappatoio di Marco finì sopra a quello di mia moglie, poi i due si sorrisero. Sembrava una sfida su chi avrebbe abbassato lo sguardo per primo. Lo fecero insieme, visibilmente soddisfatti della visione, poi lui entrò.
«Entriamo?»
Rimasi del tempo a fissare la mano tesa di Silvia, scosso ed eccitato allo stesso tempo.
«Quello cos’era?»
Mi prese la mano.
«Una lezione. Ho visto come hai guardato Cinzia»
Il pizzico di gelosia che Silvia aveva lasciato trasparire nella sua frase mi infuse una nuova fiducia, capace di relegare in secondo piano la scena a cui avevo appena assistito. Era evidente che la sua reazione non si poteva nemmeno lontanamente paragonare al modo in cui io avevo accolto la nudità di Cinzia: c’era una differenza sottile ma significativa, che mi permise, comunque, di distendere le tensioni.
Ci sedemmo su una panca all’interno della stanza piena di vapore, lasciando che il caldo avvolgesse ogni pensiero. Marco e Cinzia si trovavano sul lato opposto della sauna: lei era di profilo, una gamba distesa lungo la panca, l’altra piegata, immersa nei suoi pensieri e apparentemente distante da tutto ciò che la circondava. Marco, invece, era appoggiato sui gomiti e fissava il soffitto, dando l’impressione di essere intento a contare le piccole mattonelle quadrate che rivestivano le pareti. In quel momento, il silenzio e la posizione dei corpi parlavano più di qualsiasi parola, lasciando spazio ad una riflessione silenziosa e condivisa.
Rimanemmo così, nella piena indifferenza, una quindicina di minuti, poi Silvia si alzò, invitando anche gli altri a uscire. Passammo del tempo come due normalissime coppie di amici, quasi come se la sauna avesse lavato quell’alone di chimica che mi sembrava si fosse formato tra Silvia e Marco. Prima. Però, che potessi realizzare se la cosa mi aveva fatto piacere, Marco ruppe di nuovo l’equilibrio. Con un cenno invitò Cinzia ad andare verso l’idromassaggio, subito dopo si avvicinò a Silvia con una naturalezza che mi parve studiata. Lei si lasciò accompagnare verso la piscina esterna senza voltarsi a cercarmi, e quella semplice assenza di esitazione mi colpì più di quanto volessi ammettere. Vidi Marco offrirle la mano per aiutarla a scendere i gradini bagnati; un gesto cortese, certo, ma abbastanza prolungato da lasciare spazio a interpretazioni. Poco dopo si fermarono in un angolo della vasca e iniziarono a parlare. Da lontano non potevo cogliere le parole, solo il movimento delle spalle, qualche risata sommessa, una confidenza che sembrava crescere troppo in fretta, gran parte dei loro corpi mascherati con una omertà liquida che non mi permetteva di vedere cosa stesse veramente accadendo.
Rimasi per qualche istante immobile, combattuto tra il desiderio di avvicinarmi e quello di fingere indifferenza. Alla fine, non volendo fare la figura del marito geloso, mi diressi verso la vasca con idromassaggio, dove Cinzia mi raggiunse quasi nello stesso momento. Per una goffa coincidenza ci urtammo mentre cercavamo entrambi un appoggio per sistemare gli accappatoi, e le nostre nudità entrarono in contatto. Lei si scusò con un imbarazzo rapido, subito ricomposto, ma quel contatto improvviso bastò a incrinare la sua consueta distanza e la mia indifferenza.
Entrammo nell’acqua calda quasi senza guardarci. Le bollicine coprivano i silenzi e rendevano ogni movimento ambiguo. Cinzia chiuse gli occhi, appoggiandosi al bordo con l’aria di chi voleva scomparire dentro il vapore. Io, invece, non riuscivo a smettere di pensare a Silvia e Marco nell’altra vasca. A tratti cercavo di scorgerli, ma la posizione non me lo permetteva. Forse per reagire a quella sensazione di esclusione, forse per una forma infantile di rivalsa, lasciai che la mia attenzione si spostasse su Cinzia. Tra noi non accadde nulla che si potesse davvero nominare, eppure ogni minimo sfioramento sembrava carico di una tensione sproporzionata. Lei non si sottrasse, ma nemmeno incoraggiò apertamente. Restò sospesa in quella sua passività enigmatica che mi confondeva e mi attirava insieme. Stabilimmo una comunicazione basata sul silenzio e sul contatto, mettendo da parte gli altri sensi che fino a quel momento mi avevano ostacolato.
Non passò molto tempo, quando mi voltai di nuovo Marco e Silvia che si avvicinavano alla nostra vasca. Lui le stava ancora accanto con una confidenza ormai difficile da ignorare. Entrarono nell’acqua e Silvia venne verso di me con un sorriso leggero, come se non fosse successo nulla. Mi diede un bacio rapido sulle labbra e si immerse al mio fianco. Marco, intanto, raggiunse Cinzia, che lo accolse con una reazione più intensa di quanto la situazione sembrasse richiedere. In quell’istante ebbi la sensazione che ciascuno di noi stesse recitando una parte pur senza aver concordato il copione.
Marco si rivolse a me e fece una battuta ambigua: «Spero che Cinzia abbia fatto gli onori di casa in mia assenza»
Lo disse con un sorriso, ma nel tono c’era qualcosa che mi sfuggì. Non capii se stesse scherzando, provocando o semplicemente misurando la mia reazione. Lanciai un rapido sguardo alla mia compagna di idromassaggio: sembrava curiosa di sentire cosa avrei detto. Decisi di non stare al gioco.
«Sei un uomo fortunato»
Lei abbozzò un sorriso, mostrando soddisfazione, come se avessi superato una prova.
«Lo siamo, vecchio mio»
Poco dopo lui e Cinzia si allontanarono, lasciando intendere con discrezione il desiderio di restare soli.
Rimasti soli, provai a chiedere a Silvia, con un tono di rimprovero scherzoso: «Cos’hai combinato con Marco nell’altra vasca?»
Ma lei mi conosceva abbastanza da percepire la gelosia sotto la battuta.
«Abbiamo solo parlato». In quel momento sentii una sua mano su di me. «Tu, piuttosto …»
E fui costretto a passare alla difesa, ben sapendo che non l’avrei convinta.
«Sono le bollicine, adesso passa. Marco mi sembrava che avesse la mano morta»
Ribaltò ancora la domanda su di me, con quella prontezza che usava quando voleva evitare un argomento senza sembrare evasiva.
«Non sarai mica geloso!»
Sorrise. La domanda rimase sospesa tra noi, più seria di quanto avrebbe dovuto essere in un luogo così leggero.
Non risposi subito. Non sapevo davvero cosa provassi. Una parte di me era irritata nel vedere Silvia così a suo agio con un altro uomo; un’altra, più oscura e difficile da confessare, era attratta proprio da quella scena. Era la prima volta che una mia fantasia, fino ad allora confinata nell’immaginazione, prendeva corpo davanti ai miei occhi. E accanto a quella fantasia c’era Cinzia, con la sua freddezza incrinata e il suo modo indecifrabile di lasciarmi avvicinare senza mai concedermi davvero una risposta.
«Dovrei esserlo?»
Lei mi accompagnò fuori dalla vasca, permettendomi di ammirare il suo corpo nudo e bagnato. Le cinsi l’accappatoio addosso mentre lei mi sussurrava, correggendo la mia domanda, plasmandola in qualcosa di nuovo: «Dovremmo?»
Tornammo verso il B&B con addosso una tensione che nessuno nominava, ma che tutti sembravamo respirare. Era rimasta sulla pelle come un odore difficile da lavare via.
Guidava Marco. Per qualche motivo, Silvia era riuscita ad aggiudicarsi il sedile del passeggero. Dallo specchietto retrovisore vedevo i suoi occhi indugiare sulla scollatura di mia moglie, sulle gambe nude, su ogni dettaglio che io stesso non riuscivo a smettere di osservare. La mente mi si annebbiò: nauseata da ciò che portavamo addosso, e insieme eccitata da un’esperienza che non sapevo ancora decifrare.
Fu Cinzia a dare un nome a quella confusione.
«Sei strano» disse.
Mi voltai istintivamente verso i due davanti. La musica era alta e Marco e Silvia parlavano a mezze parole, in una complicità che non riuscivo a decifrare. A quanto pare, non avevano sentito Cinzia.
«Perché?»
«Non ti preoccupi di quello che fa durante i venerdì in cui esce da sola, ma adesso ti irrigidisci solo perché Marco la guarda così.» Fece una pausa, studiandomi con attenzione. «O forse non è tensione.»
I suoi occhi mi attraversavano come quelli di una chiromante intenta a leggere il futuro sul palmo di una mano. E, senza che io dicessi nulla, sembravano estorcermi risposte tragicamente vere.
«Ti piace» concluse.
«Non dire sciocchezze. Tu, piuttosto, rimani impassibile mentre lui fa il galletto con altre donne davanti a te»
Cinzia si avvicinò appena.
«Chi ti ha detto che sia un male rimanere impassibili?». Appoggiò una mano sulla mia coscia: vicina, troppo vicina, ma ferma. «La passività è resilienza. È potere»
Non feci in tempo a chiederle cosa intendesse. Marco ci interruppe prima che potessi trovare le parole.
«Ehi, voi due che confabulate lì dietro: che ne dite di fare una piccola deviazione? Conosco un’enoteca in zona che vende vino eccezionale.»
Come sempre, la sua non suonò come una proposta. Era un annuncio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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