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I Figli del silenzio


di ro_torino
15.04.2026    |    34    |    0 6.0
"Il profumo del suo corpo, ora alterato dagli ormoni della gravidanza, era inebriante..."
Capitolo 3: Il Verdetto del Sangue


Passarono altri dieci giorni. Dieci giorni in cui Angelo mi chiamava ogni ora per sapere se Ambra avesse nausee, se il seno fosse più gonfio, se l'odore della pelle fosse cambiato. Era diventato il mio cane da guardia e il custode della mia virilità.

Poi, una mattina, ricevetti un messaggio da Ambra: "Vieni subito. Angelo sta impazzendo".

Il Bagno della Verità

Quando arrivai, li trovai in bagno. Ambra era seduta sul bordo della vasca, avvolta in un asciugamano bianco. Angelo era in ginocchio davanti a lei, con in mano un piccolo pezzo di plastica. Due linee rosa. Nette. Inequivocabili.

Angelo piangeva. Ma non erano lacrime di commozione paterna tradizionale; erano lacrime di un uomo che aveva finalmente realizzato il suo capolavoro di sottomissione.

"Ce l'abbiamo fatta, Roberto," disse alzando lo sguardo verso di me. Aveva gli occhi arrossati. "È dentro di lei. Il tuo seme ha attecchito. Il mio nome porterà il tuo sangue. È la perfezione."

Il Possesso del Ventre

Ambra si alzò e lasciò cadere l'asciugamano. Il suo corpo era un tempio che ora apparteneva a entrambi, ma in modi diversi. Angelo si avvicinò a me e mi spinse verso di lei.

"Voglio che la marchi di nuovo. Ora che sappiamo che è incinta, voglio che il tuo piacere continui a nutrire quel bambino. Voglio che lui cresca sentendo la tua forza dentro sua madre ogni singolo giorno."

Mi costrinse a possederla proprio lì, contro lo specchio appannato del bagno, mentre lui restava alle mie spalle, premendo il suo corpo contro il mio, unendo idealmente la sua volontà alla mia azione. Ambra rideva e piangeva allo stesso tempo, godendo di quel potere immenso che il suo ventre ora custodiva.

Eravamo tre corpi uniti in un solo peccato: un padre biologico, una madre complice e un marito che aveva venduto la sua stirpe per il piacere supremo di essere lo spettatore della propria rovina.


Capitolo 4: L’Ostensorio di Carne


Ricevetti l’invito per una serata "esclusiva" in un club d’élite, un luogo dove la borghesia più annoiata e viziata della città si riuniva per spingersi oltre i confini del lecito. Il tema della serata era "La Fertilità".

Quando arrivai, la sala era immersa in una luce soffusa, color ambra e porpora. Al centro, su un piedistallo circolare rialzato, c'era Ambra. Indossava un abito di velo nero, quasi trasparente, che aderiva al suo corpo come una seconda pelle. Non portava nulla sotto. La curva del suo ventre al quarto mese era esposta, illuminata da un faretto che la rendeva il punto focale della stanza.

L’Esposizione del Trofeo

Angelo era in piedi accanto al piedistallo, impeccabile nel suo smoking, con un sorriso sinistro stampato in volto. Stringeva un calice di champagne in una mano e l'altra la teneva posata, con delicatezza ostentata, sulla spalla nuda di Ambra.

"Signori," annunciò Angelo, la sua voce amplificata da un microfono nascosto, "ecco a voi la perfezione. Ambra, mia moglie. Porta in grembo il futuro. Ma, come molti di voi sanno... non sono stato io a piantare questo seme."

Un mormorio eccitato percorse la sala. Gli sguardi degli uomini — avvocati, banchieri, politici — si posarono su di lei con una fame predatrice, ma anche con un rispetto reverenziale per l'audacia di Angelo. Ambra restava immobile, con gli occhi semichiusi, godendo di quell'adorazione collettiva che la trasformava in un'icona sacra e profana allo stesso tempo.

La Rivendicazione del Padrone

"E ora," continuò Angelo, incrociando il mio sguardo in fondo alla sala, "voglio presentarvi il creatore. Roberto, vieni qui. Reclama ciò che è tuo davanti a questi testimoni."

Mi feci strada tra la folla. Mi sentivo addosso il peso di decine di sguardi invidiosi e ammirati. Salii sul piedistallo. Angelo mi fece un cenno di assenso, quasi un passaggio di consegne rituale, e si fece da parte, restando a pochi centimetri da noi, pronto a guardare.

Mi avvicinai ad Ambra. Il profumo del suo corpo, ora alterato dagli ormoni della gravidanza, era inebriante. Le posai le mani sui fianchi, facendole scivolare lentamente verso l'alto, fino a coprire con i palmi la curva del suo ventre. Sotto la mia pelle, sentii una vibrazione, un calore profondo. Lei sussultò, inarcando la schiena verso di me.

Il Marchio Pubblico

"Guarda, Angelo," sussurrai, ma la mia voce fu colta dal microfono e amplificata per tutta la sala. "Guarda come il tuo trofeo riconosce il tocco del suo padrone biologico."

Non ci fu bisogno di unire i nostri corpi nel modo tradizionale. L'erotismo di quel momento era psicologico e visivo, molto più potente di qualsiasi atto fisico. Mi chinai e baciai Ambra sul ventre, proprio lì dove la pelle iniziava a tendersi, lasciando che le mie labbra indugiassero sul tessuto trasparente. Fu un bacio di possesso, un marchio pubblico.

Angelo, accanto a noi, tremava. Con una mano si copriva la bocca per non gridare l'estasi della sua stessa umiliazione, mentre l'altra mano, quasi involontariamente, scivolava lungo il corpo di Ambra, accarezzandola lì dove le mie mani si erano appena posate, nutrendosi del mio tocco residuo.

La sala esplose in un applauso soffocato e morboso. Eravamo tre figure unite in un solo peccato: una madre esposta, un padre biologico che rivendicava la proprietà del ventre, e un marito che aveva venduto la sua stirpe per il piacere supremo di essere lo spettatore della propria rovina davanti al mondo. La saga dei Figli del Silenzio era appena diventata un affare pubblico.
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