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il fotografo e la modella


di ro_torino
29.01.2026    |    3.087    |    6 7.5
"Con un gesto deciso, sollevò Elena, facendola sedere su un tavolo di cristallo lì vicino..."
L'aria nello studio di Roberto sapeva di caffè freddo e polvere di flash. La luce del pomeriggio tagliava l'ambiente con lame oblique, creando quell'atmosfera soffusa che lui amava definire "il momento dell'oro". Quando il campanello suonò, Roberto non si aspettava nulla di diverso dal solito servizio editoriale.

Entrarono in due: Elena e Marco.

L'Incontro

Elena era un magnete vivente. Indossava un trench di seta avorio, stretto in vita, che lasciava intuire curve pericolose e una pelle che sembrava riflettere la luce dello studio. Marco, al suo fianco, aveva un’aria dimessa, quasi sbiadita, e teneva lo sguardo fisso a terra, un passo dietro di lei.

"Roberto," esordì lei, la voce che vibrava come una corda di violoncello. "Ho sentito che sei il migliore a catturare... l'essenza segreta delle persone."

Roberto sorrise, sistemando l'obiettivo della sua Leica. "Dipende da quanto le persone sono disposte a mostrare."

Il Set

Mentre Marco sedeva in un angolo dell'ombra, quasi mimetizzandosi con i pannelli riflettenti, Elena iniziò a spogliarsi del trench. Sotto, indossava un body di pizzo nero trasparente, così sottile da sembrare dipinto sulla pelle.

"Mettiti lì, Elena. Sotto il bank principale," ordinò Roberto, entrando in modalità professionale. Ma c'era qualcosa di diverso. Ogni volta che lui le chiedeva una posa, lei cercava lo sguardo di Marco. Non per approvazione, ma per dominio.

"Lui guarda?" chiese Roberto, sorpreso dal silenzio dell'uomo. "Lui deve guardare," rispose lei, con un sorriso ferino. "È il suo unico compito."

La Tensione

Il calore delle luci iniziò a farsi sentire. Roberto si avvicinò per sistemare una ciocca di capelli corvini che le copriva il viso. Le sue dita sfiorarono la tempia di lei, e sentì una scossa elettrica risalire il braccio. Elena non si ritrasse; al contrario, inarcò la schiena verso di lui, ignorando completamente il fidanzato che, dall'angolo, osservava con un respiro accelerato e un’espressione di torbida estasi.

"Sei bellissima," sussurrò Roberto, dimenticando per un attimo la macchina fotografica. "Allora perché non mi tocchi come vorresti, Roberto? Marco non dirà nulla. Anzi... gli piace vedermi tra le mani di un vero artista."

Fu in quel momento che Roberto capì. Non era un semplice servizio fotografico; era un rituale. Marco era un complice silenzioso, un uomo che traeva piacere dal proprio annullamento di fronte al desiderio che lei suscitava in altri.

Il Tradimento Manifesto

Roberto posò la macchina sul cavalletto. L'atmosfera si fece densa, quasi solida. Si avvicinò a lei, circondandole la vita con le mani. La pelle di Elena era calda, vibrante. Lei gli gettò le braccia al collo, baciandolo con una fame che sapeva di proibito e di sfida.

Marco, dall'ombra, non si mosse. Si limitò a stringere i braccioli della sedia, gli occhi sbarrati, nutrendosi di ogni gesto, di ogni sospiro che Roberto strappava dalle labbra di Elena.

"Non sapevo di avere un pubblico," mormorò Roberto contro il collo di lei, travolto da un mix di adrenalina e lussuria. "Consideralo un omaggio al tuo talento," rispose lei, guidando le mani di Roberto verso le curve del pizzo.

Lo studio, solitamente luogo di fredda tecnica, divenne il teatro di una passione glamour e cruda, dove l'obiettivo fotografico era l'unico testimone muto di un accordo oscuro, mentre la sagoma di Marco restava lì, immobile, custode volontario del proprio tradimento.

Il calore nello studio era diventato quasi solido, una cappa di elettricità che rendeva ogni respiro pesante, carico di un’eccitazione proibita. Roberto non era più solo un fotografo; era diventato l'attore principale di un film che Marco aveva proiettato nella sua mente per mesi.

L'Avvicinamento

Marco si alzò dalla sedia nell'ombra. I suoi passi erano silenziosi, quasi timorosi di spezzare l'incantesimo. Sentiva il cuore battergli contro le costole, un ritmo accelerato che sembrava sincronizzarsi con il clic ritmico della macchina fotografica che Roberto, ora, teneva in mano quasi per abitudine, mentre con l'altra guidava il corpo di Elena.

Immagina di essere Marco. Vedi le mani forti di Roberto, segnate dal lavoro e dalla sicurezza, affondare nei fianchi di Elena. Vedi come la pelle di lei, chiara e vellutata, reagisca al tocco del fotografo, accendendosi di un rossore vitale. Non provi rabbia. Provi una vertigine che ti mozza il fiato: la consapevolezza che lei è tua, ma che in questo momento appartiene totalmente al desiderio di un altro uomo.

Il Contatto Esposto

Marco arrivò a pochi centimetri da loro. Sentiva l'odore del profumo di Elena, un misto di ambra e muschio, mescolarsi al profumo più mascolino di Roberto.

"Avvicinati, Marco," sussurrò lei, la voce roca, mentre Roberto le baciava la spalla, facendo scivolare una spallina del body. "Guarda come mi guarda. Guarda come mi tocca."

Roberto alzò lo sguardo su Marco. I loro occhi si incrociarono per un istante: una sfida silenziosa, un riconoscimento. Roberto capì che Marco non era un ostacolo, ma un carburante. Con una mossa audace, Roberto spinse Elena contro il muro coperto di velluto scuro, voltandola di spalle rispetto a Marco.

La Passione Glamour

Il contrasto era mozzafiato. La schiena nuda di Elena, arcuata verso il fotografo, e Marco che ora si trovava proprio dietro di lei, a pochi millimetri dal suo corpo, senza poterla toccare. Roberto iniziò a scattare freneticamente, catturando l'espressione di sottomissione estatica di Elena e lo sguardo perso, quasi devoto, di Marco.

"È bellissima, vero?" disse Roberto, la voce bassa, mentre le sue dita scivolavano sotto il bordo del pizzo nero, rivelando la perfezione della sua pelle. "Guarda cosa le sto facendo, Marco."

Le mani di Roberto iniziarono a esplorare con una lentezza tormentosa. Ogni carezza era studiata per essere vista. Elena emise un gemito che riverberò nel silenzio dello studio, un suono che fece tremare le ginocchia di Marco. Lui si sporse in avanti, il viso a un soffio dai capelli di lei, inalando il calore che emanava dal suo corpo mentre Roberto la possedeva con lo sguardo e con le mani.

Il Culmine della Dinamica

Roberto posò definitivamente la fotocamera. La finzione del "servizio fotografico" era crollata. Prese il viso di Elena tra le mani e la baciò con una foga che non lasciava spazio a dubbi, mentre lei cercava ciecamente la mano di Marco dietro di sé, guidandola sul proprio fianco per fargli sentire quanto stesse tremando per il tocco del fotografo.

In quel triangolo di sguardi e respiri spezzati, Marco si sentì piccolo e immenso allo stesso tempo. Vedere Roberto che prendeva ciò che voleva, vedere Elena che si offriva con tanta impudenza, era il suo paradiso personale.

"Ancora," implorò Marco, la voce ridotta a un sussurro rovinato dall'eccitazione.

Roberto non se lo fece ripetere. Con un gesto deciso, sollevò Elena, facendola sedere su un tavolo di cristallo lì vicino. Le luci dei flash, ancora accese, creavano riflessi argentei sui loro corpi sudati, trasformando quel tradimento consenziente in un'opera d'arte vivente, dove il confine tra piacere e dolore, tra possesso e perdita, svaniva nel buio dello studio.

Il silenzio dello studio era ora rotto solo dai respiri pesanti e dal ronzio elettrico dei flash pronti a scattare. L'atmosfera era satura, pesante come velluto bagnato. Roberto, con la padronanza di chi sa di aver preso il controllo totale della scena, non guardava più la macchina fotografica: guardava Marco.

L’Atto di Sottomissione

Marco era ormai ai piedi del tavolo di cristallo dove Elena sedeva come una divinità oscura. Roberto gli posò una mano sulla spalla, un gesto che non aveva nulla di amichevole, ma tutto di un comando silenzioso. Sotto quella pressione, Marco scivolò definitivamente in ginocchio, la fronte quasi a sfiorare le scarpe del fotografo.

"Guardala, Marco," ordinò Roberto con voce ferma, senza ammettere repliche. "Guarda cosa le faccio mentre tu resti lì, dove devi stare."

Roberto si voltò verso Elena. Lei lo accolse con le gambe spalancate, gli occhi lucidi di una lussuria che non conosceva vergogna. Davanti agli occhi di Marco, Roberto la prese con una passione cruda, quasi brutale nella sua eleganza. Marco era lì, a pochi centimetri, spettatore forzato e volontario di ogni spinta, di ogni gemito che Elena lanciava verso il soffitto alto dello studio. Poteva vedere i muscoli della schiena di Roberto tendersi, sentire l’odore del sesso e del sudore che invadeva lo spazio.

La Conclusione

Il ritmo accelerò. Elena inarcò la schiena, le dita conficcate nel bordo del tavolo di cristallo che strideva sotto il suo peso. Roberto non si fermò finché non sentì il calore divampare. In un ultimo istante di abbandono totale, mentre il piacere lo travolgeva, Roberto si staccò da lei, lasciando che il segno del suo dominio — il suo seme — bagnasse il ventre e le cosce di Elena, brillando sotto le luci fredde del set.

Elena restò immobile per qualche secondo, ansimante, con la pelle percorsa da brividi involontari. Era segnata, visibilmente posseduta.

Il Bacio del Tradimento

Roberto fece un passo indietro, ricomponendosi con una calma glaciale, quasi regale. Marco era ancora lì, tremante, annullato dalla bellezza di quella scena crudele.

Elena abbassò lo sguardo su di lui. Con un movimento lento e sinuoso, scivolò giù dal tavolo. Non si pulì. Portò con sé i segni di Roberto come se fossero trofei preziosi. Si avvicinò a Marco, che era ancora inginocchiato, e gli prese il viso tra le mani.

Le sue dita, ancora sporche del fluido di Roberto, accarezzarono le labbra di Marco. Poi lo baciò.

Fu un bacio lungo, profondo, disperato. Marco sentì sulle proprie labbra il sapore di Roberto, il sapore del tradimento consumato sotto i suoi occhi. Elena lo baciava con una ferocia nuova, trasmettendogli attraverso quel contatto tutta l'adrenalina e la depravazione del momento appena vissuto. In quel bacio, Marco accettò la sua sconfitta finale: era l'ombra felice del piacere che un altro uomo aveva dato alla sua donna.

Roberto, dall'oscurità dietro di loro, riprese in mano la Leica. Il clic dell'otturatore immortalò quell'abbraccio distorto, chiudendo il cerchio di una giornata in cui l'arte e il desiderio avevano superato ogni limite morale.
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