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INCONTRO CON COPPIA SPECIALE


di pantopan79
19.08.2025    |    212    |    0 6.0
"» gridò, il corpo scosso dal piacere di un orgasmo violento, le mani che mi stringevano forte…si dimenava attorno al mio membro in modo pazzesco..."
Incontro a Modena con una coppia speciale
Mi chiamo Andrea. Ho 45 anni, fisico scolpito da anni di palestra e nuoto. Non sono uno che ama mettersi in mostra, ma mi piace curarmi. Camicia stirata, scarpe eleganti, sguardo diretto. Sono riservato, ma quando trovo persone autentiche, mi apro con naturalezza. E quella sera, sapevo che avrei incontrato due persone fuori dal comune.
Marco è il marito di Alessia. Sessant’anni portati con leggerezza e ironia. Alto, distinto, con quell’aria da uomo che ha vissuto e sa godersi la vita. Camicia aperta sotto la giacca, battute sempre pronte, sorriso sincero. È il tipo che ti mette a tuo agio in pochi minuti. Ma dietro quella solarità, c’è una mente aperta, curiosa, e una complicità con la moglie che si percepisce subito. Marco ama vedere Alessia felice. E per lui, la felicità di lei passa anche attraverso il desiderio degli altri.
Alessia… difficile descriverla senza lasciarsi trasportare. Cinquant’anni, donna in carriera, elegante, sicura di sé. Alta, con un fisico tonico e generoso, gambe forti e sensuali, seno pieno che sa come valorizzare. I suoi capelli neri ricci le incorniciano il viso, e gli occhiali le danno un’aria sofisticata, quasi da intellettuale. Ma basta uno sguardo per capire che sotto quella calma apparente c’è una donna che ama essere desiderata, corteggiata, vissuta.
Alessia non ha bisogno di alzare la voce per farsi notare. Il suo modo di muoversi, di vestirsi, di sorridere…tutto parla di lei. Gonne sopra il ginocchio, autoreggenti eleganti, lingerie scelta con cura. Non è esibizionista. È consapevole. E questa consapevolezza è la sua arma più potente.
Quando Marco mi ha parlato di lei per la prima volta, ho capito subito che non si trattava di una semplice fantasia. Era un invito. Un’apertura. Un gioco di sguardi, di rispetto, di desiderio condiviso.

Avevo scelto quel locale con cura. Luci soffuse, divanetti in velluto, un sottofondo jazz che sapeva essere intimo senza risultare forzato. Mi piaceva l’idea di un primo incontro in un ambiente dove il tempo sembrava rallentare. Arrivai qualche minuto prima, come sempre. Camicia azzurra, jeans scuri, scarpe in pelle. Mi sedetti al tavolo d’angolo, ordinai un calice di rosso e iniziai a osservare.
Poi li vidi entrare.
Alessia fu la prima a catturare la mia attenzione. Il suo passo era sicuro, elegante, eppure sbarazzino. Indossava un tailleur grigio perla, la gonna non troppo corta, ma abbastanza da lasciar intravedere le autoreggenti. Camicia bianca, aperta sul décolleté, occhiali sottili. I suoi tacchi alti scandivano il ritmo con precisione, e io non potevo fare a meno di seguirla con lo sguardo.
Marco la seguiva con passo tranquillo. Giacca sportiva, camicia aperta, pantaloni classici. Il suo sorriso era quello di un uomo che sa esattamente cosa sta per accadere. Mi piacque subito: rilassato, complice, presente.
Ci salutammo con cordialità. Le strette di mano furono calde, sincere. Ci sedemmo, e da subito il dialogo fu fluido. Parlammo di lavoro, di passioni, di viaggi. Marco era brillante, faceva battute leggere, e Alessia sorrideva con grazia. Ma sotto quella superficie, c’era già qualcosa che si muoveva.
Notai il modo in cui Alessia accavallava le gambe. La gonna si sollevava appena, lasciando intravedere il pizzo nero delle autoreggenti. I suoi movimenti erano lenti, misurati, ma carichi di intenzione. Marco lo notava, e sorrideva. Io cercavo di mantenere il controllo, ma ogni gesto di lei sembrava fatto per provocarmi.
Io dissi : “Devo dire che siete una coppia affascinante. Eleganti, complici… e molto aperti, mi pare.”
Marco annuì dicendo: “La complicità è la nostra forza. E l’apertura… è una forma di rispetto. Ci piace condividere. Vivere senza maschere.”
Alessia mi fissò per un istante e disse: “E ci piace essere guardati!!!...Sentirci desiderati è stimolante, non trovi?”
Il suo tono era morbido, ma diretto. Sentii un brivido lungo la schiena. Non era solo il desiderio. Era la sicurezza, la sensualità, l’intelligenza che trasmetteva con ogni gesto.
Il vino arrivò, rosso intenso. I bicchieri si toccarono con un tintinnio discreto. Le chiacchiere si fecero più lente, i sorrisi più lunghi. Alessia accarezzava il bordo del bicchiere con le dita, lo sguardo fisso su di me. Io cercavo di mantenere il tono discreto, ma ogni suo movimento sembrava un invito.
“Mi piace quando un uomo sa osservare!” disse. “Senza fretta. Senza invadenza. Solo… con desiderio.”
Marco intervenne con naturalezza: “A me piace vedere la mia donna libera. E mi piace quando qualcuno sa apprezzarla con eleganza.”
Alessia si sporse leggermente in avanti, lasciando che la camicia si aprisse appena di più. I suoi occhi cercavano i miei, e io li trovai. Sentii il cuore accelerare, ma il mio volto restò calmo.
A fine serata, Marco si sporse verso di me con quel suo sorriso complice:
“Devo dirti che ci hai fatto davvero una bella impressione. Sei discreto, elegante… e hai quel modo di osservare che non è mai invadente, ma sempre presente.”
Alessia annuì, accarezzando il bordo del bicchiere con le dita e disse: “È vero. Mi piace come ti muovi, come parli. Sei uno che sa stare. E questo… è raro.”
Io risposi : “Vi ringrazio. È stato un piacere conoscervi. Davvero.”
Marco mi guardò con un tono più diretto. “Che ne diresti di farci compagnia domani sera a casa nostra? Una cena tranquilla, niente di impegnativo. Pensiamo noi a tutto.”
Alessia aggiunse, con un sorriso che lasciava spazio all’immaginazione: “Solo noi tre. Una serata rilassata. Ci piacerebbe averti con noi.”
E così accettai dicendo: “Volentieri. Ma il vino e i dolci li porto io.”
Marco rise e disse: “Perfetto. Allora è deciso.”
Ci salutammo. Ma sentii che qualcosa era già cambiato. Il gioco era iniziato.
Il giorno dopo mi recai a casa da loro.
La porta si aprì, e lì davanti a me c’erano entrambi.
Marco mi accolse con il solito sorriso rilassato. Ma fu Alessia a catturare tutta la mia attenzione.
Era vestita in modo decisamente provocante. Alta, formosa, sicura di sé. Il vestitino nero aderente sembrava disegnato su di lei, corto quanto basta per lasciar immaginare. Le autoreggenti ricamate si intravedevano appena sotto l’orlo, e le scarpe col tacco alto slanciavano le sue gambe forti e sensuali.
Il tessuto abbracciava le sue curve con precisione: il seno generoso sembrava voler uscire dalla scollatura profonda, mentre il sedere rotondo disegnava una silhouette irresistibile. Ogni suo movimento era un invito.
“Benvenuto!” disse Marco, prendendo le bottiglie e la scatola di dolci.
Io mi voltai verso Alessia e le porsi una rosa. “Per te!” dissi. “Elegante, come te.”
Lei sorrise, accarezzò la rosa, poi si avvicinò e mi diede un bacio sulla guancia. Lento, morbido, profumato.
“Che gesto raffinato!” disse. “Mi piace molto!”
Entrai. L’appartamento era luminoso, arredato con gusto. Luci calde, tavola apparecchiata con tovaglioli in lino, piatti decorati, calici sottili. L’atmosfera era intima, ma non forzata. Tutto parlava di accoglienza, di attenzione, di desiderio condiviso.
Il terrazzo era un piccolo angolo di quiete, affacciato sulla cucina, con lanterne accese e piante aromatiche che profumavano l’aria. Alessia aveva curato ogni dettaglio. Io e Marco chiacchieravamo mentre lei sistemava gli ultimi tocchi. Poi ci invitò in casa a sederci.
Marco mi guardò con un sorriso complice. “Che ne dici se ti siedi accanto ad Alessia? Io mi metto di fronte così vi vedo meglio.”
Accettai. Mi sedetti accanto a lei, e da vicino, Alessia era ancora più magnetica. Il vestito nero aderente sembrava una seconda pelle. Il seno, pieno e alto, si muoveva sotto la scollatura profonda a ogni respiro. Le autoreggenti, visibili solo quando accavallava le gambe con lentezza, disegnavano le sue cosce forti e sensuali. Il sedere, rotondo e tonico, si intuiva sotto il tessuto teso. Le scarpe col tacco alto le slanciavano la figura, e il rossetto deciso le dava un’aria da donna che sa esattamente cosa vuole.
Durante la cena, tra un brindisi e una battuta, sentii la sua mano sfiorarmi la gamba. Un gesto lento, sicuro. Continuava a parlare come se nulla fosse, ma il suo sorriso diceva tutto. Le sue dita si muovevano con naturalezza, come se stesse esplorando il mio desiderio.
Risposi con discrezione. La mia mano scivolò sulle sue gambe, seguendo la linea dell’autoreggente, poi più su. Il tessuto della mutandina era sottile, trasparente e con del pizzo. Sentii la sua pelle calda, curata, e quella peluria morbida che sembrava fatta per essere scoperta. Alessia non si fermò. Si voltò appena, lasciando che la mia mano restasse lì, come se fosse il suo posto naturale.
Marco osservava. Non parlava, ma il suo sguardo era acceso. Apprezzava. E si eccitava nel vedere quella complicità nascere davanti a lui.
Alessia si voltò verso di me, sussurrando: “Mi piace quando sai toccare, senza fretta, senza paura.”
Io sorrisi. “Con te è inevitabile!!!”
La cena continuò, ma ormai il vero banchetto era nei gesti, negli sguardi, nei silenzi. E la notte prometteva molto di più.
Alessia si alzò lentamente, con un sorriso che era già una promessa. I suoi occhi brillavano di complicità mentre si sedeva sulle mie gambe, le cosce che sfioravano le mie. Il suo corpo aderiva al mio con naturalezza, come se ci fossimo cercati da sempre.
Marco si era spostato sul divano di fronte, il bicchiere in mano, lo sguardo fisso su di noi. “Voglio vederti perderti in lei.” disse piano. “Abbracciala! Tocca ogni parte! Voglio che lei senta tutto!”
Le mie mani si mossero senza esitazione. Le accarezzai le gambe, risalendo lentamente, sfiorando la pelle sotto il vestito. Lei si inarcava appena, come per offrirmi di più. Le mie dita si fermarono sui fianchi, poi sulla schiena, poi ancora più su, dove il respiro si faceva corto.
Alessia si voltò verso Marco, le labbra semiaperte. “Mi piace quando mi guardi.” disse. “Mi fa sentire desiderata. Mi fa sentire tua.”
Marco sorrise, ma non disse nulla. Il suo silenzio era carico di approvazione.
Io le sussurrai all’orecchio: “Posso toccarti ovunque?”
Lei annuì, mordendosi il labbro. “Ovunque…e… davanti a lui!”
Le mie mani esploravano ogni curva, ogni angolo nascosto. Il vestito aderente scivolava lentamente lungo il suo corpo, rivelando centimetro dopo centimetro la pelle calda, liscia, pronta. I suoi seni, pieni e tesi, si liberavano dalla scollatura, sodi e invitanti, con i capezzoli già duri, tesi verso di me. Il respiro di lei si faceva più corto, più profondo, mentre si muoveva contro di me, cercando il mio tocco, guidandolo con le sue mani.
Marco si era avvicinato. Si chinò accanto a noi, le sue dita sfiorarono il collo di Alessia, poi le sue labbra. “Sei bellissima così!” le disse. “Tra le sue mani ma voglio di più!”
Alessia si alzò, rimanendo in piedi davanti a me, vestita solo di lingerie nera e autoreggenti che abbracciavano le sue gambe come una seconda pelle. Il reggiseno lasciava intravedere i capezzoli, la mutandina trasparente e con del pizzo non nascondeva nulla. La luce calda della stanza disegnava ogni curva, ogni ombra. I suoi occhi erano fissi nei miei, pieni di fame e complicità.
“Sei così bello quando mi guardi così,” disse, avvicinandosi. “Ma voglio sentirtelo addosso.”
Le sue mani si posarono sul mio ventre, sfiorando la cintura. “Fammi vedere quanto mi desideri.”
Senza aspettare risposta, mi sbottonò i pantaloni con lentezza, godendosi ogni gesto. Li fece scivolare lungo le gambe, poi si inginocchiò davanti a me, le autoreggenti tese sulle cosce, il corpo in tensione.
Il mio membro era già duro, pulsante, pronto per lei...
Alessia mi guardò, il sorriso sulle labbra. “Mmm… sei già mio. Posso assaggiarti?”
La sua voce era un sussurro rovente.
Lei si chinò, le labbra sfiorarono la mia pelle, poi si posarono con intenzione. La sua bocca mi avvolse, calda, umida, profonda. Il ritmo era lento, provocante, poi più deciso. Le sue mani lo stringevano, lo guidavano, facevano su e giù sul membro mentre le sue labbra assaporavano l'asta in modo sapiente.
“Ah… Sì… Così… Uhm…” gemetti, le mani tra i suoi capelli ricci. "Sei perfetta, Alessia!"
In un attimo alessia tolse il suo vestito restando in intimo.
Marco non parlava, ma il suo sguardo diceva tutto. Era rapito, complice, eccitato. Abbassò i pantaloni e cominciò a menarsi. "Sì, Andrea! Fallo per me! Mostrale quanto la desideri!" sussurrò, il respiro affannoso.
Dopo ci recammo in camera da letto. Alessia mi invitò a sfilarle le mutandine mentre lei tolse il reggiseno, si distese, spalancò le gambe e mi invitò a leccarle la figa. Era bella grossa con pelo curatissimo, labbra grandi e sporgenti, clitoride molto reattivo. Mi ci tuffai immediatamente.
"Gusti bene, Andrea... mmm... più forte... sììì!" gemeva Alessia, inarcando la schiena e afferrando i cuscini del letto.
Poi Alessia lo invitò a unirsi e gli succhiò il membro. "Sei bravo anche tu, Marco... muahaha... più forte..." gemeva Alessia.
Io intanto ero preso dal suo corpo grosso e tonico, le mie mani ovunque, esploravano ogni curva.
"Sì! Toccala! Prendile il seno! Fallo per me, Andrea!" disse Marco, il suo volto contratto dall'eccitazione. "Falla godere!"
Alessia inarcò la schiena, le mani affondate nei cuscini, la sua voce rauca per l'eccitazione. "Ahhhh... ti prego... ancora, non smettere! Sììì!"
La tensione si fece ancora più palpabile quando Marco, con un sorriso complice, si alzò e si sedette su una poltrona, sistemandosi per godersi la scena. Alessia mi guardò, poi si mise sul letto, a carponi, alla pecorina, con il suo sedere grosso e tonico che si offriva in tutta la sua magnificenza. I suoi glutei erano perfetti, tesi e invitanti.
"Falla tua, Andrea!" disse Marco, la voce carica di eccitazione. "Voglio vedere come la scopi. Voglio vederla impazzire e godere !!!"
Alessia mi lanciò uno sguardo ardente e si rivolse a me. "Vieni, amore. Voglio che mi lecchi la figa per bene, voglio sentire la tua lingua tra le mie labbra umide e poi voglio sentirti dentro."
Mi inginocchiai dietro di lei. Iniziai a leccarle la vagina, che era grande e accogliente, con un pelo curatissimo. Le sue labbra grandi e sporgenti mi incitavano, e il suo clitoride reattivo pulsava sotto la mia lingua.
"Ah... sì... più forte... ancora... mi stai facendo impazzire... Dio, che lingua... Aaaah... sì, così... uhm..." gemeva Alessia, la sua voce rauca per l'eccitazione. "Mi sto bagnando tutta... mi sento tutta la tua saliva... sìììì!"
Le mie mani accarezzavano i suoi glutei importanti, stringendoli con desiderio, mentre la mia lingua si muoveva con maestria. Le sue gambe tremavano.
"Vai, Andrea. Entra! Entra in lei!" mi incitò Marco, il suo respiro affannoso.
Mi posizionai, sentendo il suo calore che mi avvolgeva. Iniziai a penetrarla lentamente, con cautela, assaporando ogni centimetro. Sentii un gemito di piacere profondo uscire dalle sue labbra, un gemito che mi fece impazzire.
"Ah... sì... piano... che goduria... uhm... sei... così... grande... porca troia!" mi sussurrò, stringendo il letto con le mani.
Poi, dopo qualche spinta lenta, Alessia mi incitò. "Ora basta, Andrea...dammelo forte! Voglio che mi scopi! Fai sentire che sei mio! Dammi il cazzo tutto dentro! Ahhhhhhh! Muoviti! Muoviti!"
E io iniziai a spingere con forza, con passione, con desiderio. Le nostre voci si mescolarono in un coro di gemiti, di sospiri, di respiri affannosi. Le nostre voci si mescolavano in una danza di desiderio che non conosceva fine. E sapevo che questo era solo l'inizio.
L'aria era elettrica, carica del desiderio di tutti e tre. Sentivo Marco super eccitato, si stava menando di brutto, i suoi gemiti si facevano più intensi. "Cazzo... guarda... guarda come si muove... ahh...!" ansimava, il suo sguardo fisso su di noi. Anche io ero quasi al capolinea, ma volevo durare di più, per lei, per noi. Decisi di tirarlo fuori, sentendo la sua urgenza.
Alessia si mise con la schiena sul letto e spalancò le gambe, invitandomi. "Vieni amore, voglio che tu sia dentro di me!" mi incitò con voce roca. "Vieni, Andrea, sei tutto mio..." Marco si avvicinò e si sedette accanto a lei sul letto, il suo respiro affannoso. "Dai, Andrea... entra! Falla urlare per me!"
Mi posizionai con il mio membro davanti alla sua vagina, e lei piegò le ginocchia, mettendo in bella mostra la sua figa aperta e vogliosa. Era un quadro perfetto. Con le mie mani tenevo le caviglie di Alessia, spingendo le sue gambe verso il petto per un'entrata più profonda.
In un attimo, fui dentro di lei. Alessia gemeva, sentendo la mia spinta, mentre continuava a menare il cazzo di Marco, che stava per venire. "Oh... oh Dio... sì... così... non smettere mai... ahhh..."
"Più forte! Sii più violento!" urlò Marco, la sua voce piena di eccitazione. "Mi fai impazzire, Alessia! Guarda come lo prendi... cazzo! Aaaah...!"
Vedevo il mio membro entrare e uscire dalla sua figa, le labbra carnose che lo avvolgevano, mentre Alessia continuava a muoversi, i suoi gemiti che riempivano la stanza. Marco era impazzito, e dopo poco, con un urlo soffocato, venne in faccia ad Alessia, che lo succhiò via tutto. Poi io e Alessia andammo avanti un bel po', ormai avevamo tolto tutti i freni. Marco nel frattempo aveva preso il cellulare, filmando il mio membro e la figa di Alessia. "Mmm... sììì... che bello... fammelo vedere... come ti fotte... brava, Alessia! Così!" diceva tra sé e sé, la voce carica di soddisfazione.

Dopo poco, Alessia e io venimmo in un orgasmo violento. Io avevo indossato il preservativo. "Andrea... amore... vengo... no... non ce la faccio... aaah!" urlò Alessia, e i suoi muscoli si strinsero intorno a me. Io venni nel preservativo, e i nostri corpi si accasciarono, sudati e tremanti. Eravamo uniti, legati da quel momento di pura e totale passione.
Il silenzio dopo l’amplesso era denso, quasi sacro. I corpi ancora intrecciati, il respiro lento, il calore che aleggiava nell’aria. Marco si stiracchiò con un sorriso soddisfatto, il suo sguardo ancora acceso. "Direi che è il momento giusto per dolcetti e prosecco!!!" disse, con tono complice.
Alessia si voltò verso di lui, nuda e splendida, il corpo ancora vibrante. "Solo se ci servono come si deve!" rispose, mordendosi il labbro.
Ci spostammo in sala, senza fretta, senza vestiti. La nudità non era più solo fisica: era libertà, era fiducia. Mi sedetti su una sedia, e Alessia mi raggiunse. Salì sopra di me con una grazia provocante, le sue cosce che si strinsero intorno alle mie, il suo lato B pieno e morbido che si posò contro di me, avvolgendo il mio desiderio ancora vivo.
"Mmm… ti sento…" sussurrò, muovendosi appena. "E mi piace tenerlo lì… così."
Marco arrivò con il vassoio, nudo anche lui, e ci servì con cura. "Per i nostri protagonisti." disse, versando il prosecco nei calici. Le bollicine danzavano, mentre Alessia prendeva un pasticcino e lo portava alle mie labbra. "Apri, voglio vederti gustarlo."
Le sue dita si sporcarono di crema, e io le leccai lentamente, guardandola negli occhi. Lei si mosse sopra di me, il suo corpo che reagiva al mio, il mio membro che pulsava tra le sue forme. "Sei già duro…" disse, sorridendo. "Mi stai invitando?"
Le mie mani iniziarono a esplorare il suo corpo, dalle spalle alle cosce, passando per la curva della schiena. Ogni tocco era un invito, ogni carezza un sussurro. Marco ci osservava in silenzio, il bicchiere tra le mani, il respiro che si faceva più corto.
Alessia si voltò verso di me, gli occhi pieni di fuoco. "Ho una voglia pazzesca," disse, prendendomi per mano. "Vieni con me. Subito."
Ci alzammo, e mentre ci dirigevamo verso la stanza, Marco ci seguì con lo sguardo. "Lasciate la porta socchiusa…" disse piano. "Voglio sentirvi e voglio vedervi !".
Alessia si fermò sulla soglia, lo guardò con un sorriso provocante. "Solo un po’." rispose, e la porta rimase appena aperta, lasciando filtrare la luce e i suoni.
In camera, i nostri corpi si cercarono di nuovo, con una fame più profonda, più urgente. Le mani si muovevano con sicurezza, come se avessero atteso quel momento da sempre. Ogni sussurro era una promessa, ogni respiro un richiamo.
«Fammi tua!!!» disse Alessia, il fiato corto, gli occhi accesi. «Voglio sentire tutto. Voglio perdermi in te.»
La strinsi forte da dietro, le braccia avvolsero le sue spalle, le mani si posarono sui suoi seni tesi, poi scesero lungo la schiena, fino a stringere i suoi fianchi pieni e morbidi, che si muovevano con naturale sensualità. Il mio desiderio pulsava, posizionato tra i suoi glutei, mentre lei si lasciava andare, il corpo rilassato e pronto.
Le mie mani continuarono il viaggio, accarezzandole le gambe, sentendo ogni muscolo che si tendeva sotto il mio tocco. Poi le mie labbra iniziarono a esplorare. Sfiorai le spalle, assaporando la pelle calda, poi scesi lungo la curva della schiena, fino a posarmi sul suo sedere, rotondo e invitante. Ogni bacio era un tributo, ogni tocco un sussurro di desiderio. Mi avvicinai al suo ventre, poi più giù, dove la sua femminilità mi chiamava con forza. Le mie labbra sfiorarono la sua intimità con delicatezza, come se volessero imprimere un ricordo su ogni centimetro. Lei tremava sotto di me, il respiro spezzato, gli occhi chiusi in un abbandono totale.
Poi mi stesi sotto di lei, lasciandole il controllo. Il suo corpo sopra il mio era una visione, una sinfonia di curve e intenzioni. I suoi movimenti erano lenti, consapevoli, e io non potevo fare altro che lasciarmi andare, completamente rapito da lei.
Con una grazia carnale, Alessia guidò il mio membro durissimo dentro di sé. Lo accolse con calma, fino alla base, e un gemito le sfuggì dalle labbra, puro e vibrante.
«Sì... ahhhh….ti voglio tutto... tutto mio...» sussurrò, iniziando un movimento lento, sinuoso. La sua schiena si inarcava, i suoi fianchi danzavano, salendo e scendendo con maestria. La sua bocca si aprì in un urlo di piacere. Il suo bacino iniziò a muoversi, lento, profondo, creando un ritmo che ci faceva vibrare entrambi. I suoi gemiti erano morbidi, crescenti, come onde che si infrangevano sul nostro respiro. Le sue labbra vaginali strofinavano attorno al mio membro. Il suo movimento era così perfetto e sembrava che la sua figa mi stesse facendo un pompino. "Ahh… sì… così…" ansimava, le mani posate sul mio petto. "Non fermarti… ti sento… ti sento così bene…"
«Così... più forte...» ansimò, mentre il suo corpo si muoveva con sicurezza, con la consapevolezza di chi conosce l’arte del piacere.
Io, da sotto, la seguivo, le mani esploravano ogni angolo del suo corpo, le labbra cercavano i suoi seni pieni. Sentivo il suo calore avvolgermi, il suo profumo inebriarmi.
«Sei incredibile, Alessia...ahhhh…» gemetti, la voce rotta dall’emozione.
A tratti rallentava, spingendo fino in fondo, poi aumentava il ritmo, come una melodia che cresce e si spegne. Quando si fermava, io da sotto le davo spinte decise, e lei gemeva, mi incitava, mi cercava.
Andammo avanti un bel po', ma Alessia era troppo carica.
«Ahhhh….sì... sì... così... ancora...» gridò, il corpo scosso dal piacere di un orgasmo violento, le mani che mi stringevano forte…si dimenava attorno al mio membro in modo pazzesco.
La stanza sembrava trattenere il respiro. Il mondo fuori era lontano, inesistente. Eravamo solo noi, una sinfonia di gemiti e sospiri, una danza di desiderio che non conosceva fine.
Era in preda a un'eccitazione che facevo fatica a gestire per non venire.
Mi alzai e le dissi che volevo ammirarla da dietro.
Alessia era lì, sulla sponda del letto, il corpo offerto con una sicurezza disarmante. «Guardami!» disse, voltandosi appena, il tono basso, roco. «Voglio che tu mi veda. Voglio che tu mi desideri senza pudore.»
Il suo corpo era una provocazione vivente. I glutei alti, la schiena inarcata, ogni muscolo teso in attesa...la sua figa da dietro era una visione. Le sue mani si muovevano lentamente, tracciando linee invisibili sulla pelle, come se stesse disegnando il desiderio.
«Così?» sussurrò, aprendo appena le gambe, il bacino che oscillava con lentezza. Un gemito le sfuggì dalle labbra, sottile, tagliente. «Mmmh… sento il tuo sguardo addosso. Mi accende.»
Mi posizionai dietro di lei, e il suo culo era troppo invitante. "Hai un culo da far perdere la testa," le sussurrai, le mani che stringevano i suoi glutei importanti.
La sua figa, vista da dietro, era un invito a perdersi. Tastai anche il buchetto anale e notai che era bello largo. Evidentemente era percorribile ma non provai. Ripresi carica avevo il cazzo durissimo e in un attimo lo misi tutto dentro nella sua figa caldissima e bagnatissima. Iniziai a sbatterla con foga, con un ritmo deciso e profondo poi alternavo momenti con penetrazione lentissima mentre con un dito le massaggiavo il suo buchetto. Lei godeva come un'assatanata, i suoi gemiti si facevano sempre più forti. "Sì... amore... così... più forte... ti prego... aaahh!"
Marco era entrato in camera e, con il telefonino, filmava da sotto, il mio membro che entrava e usciva dalla figa di sua moglie. "Sfondala! Sfondala come merita!" urlò, eccitatissimo, mentre faceva apprezzamenti su Alessia. "Sei una troia perfetta, amore! Fallo per me!" Poi si chinò e iniziò a baciarla mentre io spingevo e Alessia che stava per raggiungere un orgasmo.
Con un urlo liberatorio e profondo, Alessia venne, il suo corpo che si scuoteva e i suoi muscoli che si stringevano attorno a me. Il suo grido di piacere era un'esplosione, un'espressione pura di estasi.
Marco capì che stavo per venire e mi disse: "Vienile... vienile in faccia! Vieni sulle tette di mia moglie! Non trattenerti, vieni tutto!"
Lo tirai fuori, e Alessia si girò in un attimo. Afferrò il mio cazzo duro con passione e lo succhiò per alcuni istanti. Mentre lo teneva in bocca, mi segava il cazzo con movimenti fluidi e rotatori dal basso in alto. Non feci in tempo a dire nulla: in un minuto le venni in faccia, e lei continuò a succhiarlo, il mio seme che le colava sulle labbra, il suo sguardo che non lasciava il mio. Eravamo un'unica sinfonia di gemiti, di sospiri, di respiri affannosi. Le nostre voci si mescolavano in una danza di desiderio che non conosceva fine.
Dopo l’amplesso, il silenzio tornò a riempire la stanza, ma questa volta era dolce, rilassato. I corpi distesi, le mani che si cercavano ancora, ma senza urgenza. Alessia si accoccolò accanto a me, il viso sereno, il respiro lento. Marco ci raggiunse con tre bicchieri e una bottiglia di amaro.
«Per chiudere in bellezza!» disse, versando il liquido scuro. Il sapore era forte, deciso, come la notte che avevamo vissuto.
Ci sedemmo insieme, nudi ma senza più tensione, solo complicità. Le chiacchiere scorrevano leggere, tra sorrisi e sguardi che dicevano più di mille parole. Si parlava di musica, di viaggi, di desideri ancora da scoprire.
Poi mi alzai, rivestendomi lentamente, con un senso di pienezza addosso. Marco mi accompagnò alla porta, e prima che uscissi, mi guardò con sincerità. «Con te ci troviamo bene.» disse. «Davvero bene.»
Alessia si avvicinò, mi diede un bacio leggero sulle labbra, seguito da uno sguardo che prometteva altro. Marco mi abbracciò e mi diede una pacca sulla spalla, un gesto semplice ma carico di intesa.
«Arrivederci presto!» dissi, sorridendo. «E magari… con una sorpresa...»
Uscii nella notte, il corpo ancora caldo, la mente piena di immagini e sensazioni. La strada verso casa sembrava più breve, come se qualcosa mi spingesse già a tornare.

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