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Il Fisioterapista 2


di Membro VIP di Annunci69.it MrMrsMister
17.01.2026    |    208    |    4 9.6
"Il viaggio in macchina le sembrò irreale, era ancora eccitata e nel frattempo curiosa di incrociare lo sguardo del marito dopo quello che aveva appena fatto..."
Per qualche giorno, la casa sembrò accorgersi prima del cambiamento. La moglie si muoveva con una presenza più piena, come se occupasse lo spazio con maggiore consapevolezza. Le sue forme generose, fianchi morbidi, il seno che tendeva i tessuti delle maglie leggere non erano mai state diverse, eppure ora sembravano dichiararsi, chiedere di essere viste, toccate. Anche quando passava accanto al marito per prendere un bicchiere d’acqua, il suo corpo lasciava dietro di sé una scia di attenzione.
Lui la guardava con un misto di sorpresa e gratitudine. Le sue mani la cercavano spesso, attratte da quella abbondanza calda e familiare, e lei rispondeva sempre, con una disponibilità quasi ardente, come se avesse fretta di sentire, di confermare, di dedicarsi.
Dentro di lei, però, correva un altro filo.
Ogni tanto, mentre si sistemava i capelli allo specchio o si slacciava una collana, le tornava alla mente il fisioterapista. Il suo fisico asciutto e potente, costruito più dal lavoro che dall’esibizione; le mani forti, precise, i suoi occhi neri e penetranti, il suo cazzo enorme!
Il prossimo appuntamento diventava terreno fertile per l’immaginazione, la distanza un invito silenzioso. E sapere che sarebbe dovuta tornare da lui, non subito, ma presto, caricava quei giorni di un’attesa sotterranea.
Così, quella tensione trovava una via d’uscita nel marito. Lei lo cercava con più fame, si lasciava stringere con più abbandono, offriva il suo corpo come un luogo vivo, presente, reale. Le sue curve diventavano un linguaggio, un modo per dire sono qui, per te, ma non solo per te.
La sera, quando la casa si quietava, lei restava qualche istante sveglia, il corpo caldo accanto a quello del marito. Sentiva ancora addosso le sue mani, sentiva ancora il gusto del suo cazzo, il calore della sua sborra innondarla fino alla gola. Non colpa. Solo una complessità silenziosa, che la rendeva più viva, più voluta.
Il giorno della seduta arrivò. Sara si svegliò presto, come se il corpo sapesse già che non sarebbe stata una mattina qualunque. Decise subito che sarebbe andata da sola. Lo disse al marito con naturalezza, ma senza spiegazioni, lasciando la frase sospesa a mezz’aria quel tanto che bastava perché lui la raccogliesse.
Poi si vestì.
Scelse con cura qualcosa che non fosse apertamente provocante, ma che lo diventasse nei dettagli: un vestitino leggero, di qualche anno prima, scelto apposta perchè di qualche taglia leggermente inferiore. Ogni gesto davanti allo specchio era lento, consapevole. Non stava solo preparandosi a uscire: si stava preparando per tornare da lui.
Il marito la osservava in silenzio attraverso la porta lasciata aperta apposta da Sara. Quando le se ne accorse, si voltò appena per cercare uno sguardo consapevole ma troppo veloce da risultare voluto. Si guardò ancora un attimo allo specchio, e consapevole degli occhi di Marco su di lei, si spoglio completamente, riposa l'intimo nei cassetti, indossò nuovamente il vestito e guardandosi nuovamente allo specchio sussurò :"PERFETTO!"
Dando appositamente le spalle a Marco si chinò per prendere la borsa, lasciando che lo sguardo di lui si posasse li, sulla sua figa già bagnata che usciva da sotto il vestto. Gli sorrise, un sorriso breve, complice, quasi colpevole.
«Torno dopo», disse. Nient’altro.
Lui sentì salire quella stretta familiare allo stomaco. Gelosia, sì, ma una gelosia che non respingeva, che accendeva. Gli piaceva sapere che altri avrebbero potuto guardarla, immaginarla, forse desiderarla, mentre lei restava comunque sua. Quel gioco sottile lo eccitava più di quanto avrebbe mai ammesso ad alta voce.
Lei lo sapeva. E per questo calcava la mano.
Durante il tragitto, si sentiva osservata anche quando nessuno la guardava. Pensava al fisioterapista: al suo fisico solido, alle sue mani, al suo sguardo, al suo cazzo! Sentiva addosso lo sguardo del marito come un’ombra calda, portata con sé fino alla porta dello studio.
Quando entrò, si sistemò istintivamente la scollatura, voltamente eccessiva per un apputamento del genere, come se volesse ricordarsi, o ricordare a qualcun altro, del motivo per cui era li. Il cuore batteva più veloce, non per questo si sarebbe fermata.
E lontano, a casa, il marito sorrideva tra sé e sé, con quella gelosia viva che lo faceva sentire più presente, più legato, più acceso.
"Ciao" disse Sara entrando nella studio
"Ciao Sara, accomodati" disse il fisioterapista, guardandola passare, la scrutò in ogni centimetro del suo corpo, quasi venerandola.
Sarà si fermò davanti a lui, fissando negli occhi. Accarezzandosi con due dita la sua figa già completamente fradicia :"l'altra volta mi sono spogliata io. Questa volta mi spogli tu!".
Non se lo fece ripetere. Il fisioterapista si avvicinò a Sara e iniziò a sbottonare lentamente il vestito, trovando davanti a sè un seno enorme, naturale, bellissimo!
Con una mano lo accarezzava delicatamente, e con l'altra si tolse i vestiti più velocemente possibile.
"Ti voglio" disse a Sara guardandola negli occhi.
"Coricati sul lettino" disse lei, con voce tremolante ma col fuoco dentro.
Sara salì sul lettino dandogli le spalle per potersi sedere sul suo viso. Sentiva la sua lingua entrarle nella figa mentre lei esplorava con le mani il suo cazzo enorme e pulsante. Muoveva il bacino avanti e indietro, come un'onda per poter sentire quanto lui la desiderasse.
Con unna mano stringeva forte il suo cazzo, mentre le altre dita accarezzavano dolcemente la cappella umida e vogliosa.
Scese dal lettino prendendolo per mano, lui si alzò e prese un preservativi dal cassetto della scrivania. Ma Sara lo fermò :"non voglio che mio marito senta il gusto di lattice. Scopami senza".
Appoggiò le mani sulla scrivania e inarcò la schiena sento le sua mani prenderle i fianchi.
In modo deciso il suo enorme cazzo entrò dentro di lei. Voleva urlare dal piacere ma sapeva di doversi trattenere per la gente in sala d'attesa. Sentiva i colpi del fisioterapista che la facevano bagnare e godere sempre di più. Lui la girò, le.sue braccia forti la sollevarono facendola sedere sulla scrivania. Volevano entrambi guardarsi in faccia mentre godevano come pazzi. Il suo seno sobbalzava ad ogni colpo sempre più deciso. Entrambi erano sull'orlo dell'organo ma ne volevano sempre di più.
"Sto per venire" disse lui.
A quel punto Sara si sollevò leggermente per spingere il bacino del fisioterapista verso di lei, però sentirlo ancora più dentro.
Lo sentì esplodere dentro di lei. I suoi occhi erano in estasi, la sua figa piena della sborra di un quasi sconosciuto.
Si baciarano appassionatamente mentre erano ancora uno dentro l'altra.
Si rivestimento velocemente dopo essersi puliti grossonamente.
"Alla prossima"
Si salutarono con un bacio e Sarà lasciò lo studio.
Il viaggio in macchina le sembrò irreale, era ancora eccitata e nel frattempo curiosa di incrociare lo sguardo del marito dopo quello che aveva appena fatto.
Entrò in casa, e trovò Marco coricato sul divano che riposava con gli occhi chiusi.
Si alzò il vestito e si sedette sulla suo viso addormentato, nella stessa posizione in cui era stata prima, ma su un altro uomo!
Ancora un pò intontito dal sonno Marco la leccò e Sara sentiva scendere dalla sua figa i suoi umori mischiati con la sborra del fisioterapista che l'aveva scopata divinamente poco prima.
"Cazzo Sara, sei fradicia! La tua figa ha un sapore strano però" disse Marco.
"Adesso scopami, intanto ti racconto cos'ho fatto stamattina!".
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