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Una giornata al mare rilassante


di Membro VIP di Annunci69.it MrMrsMister
12.08.2025    |    380    |    6 9.8
"Senza parlarsi si tuffarono entrambi in acqua, riemergendo alla stessa distanza e molto vicini..."
La spiaggia era quasi deserta, avvolta da un silenzio rotto solo dal fruscio delle onde. Laura camminava lentamente, stringendosi nella sua camicia di lino che lasciava intravedere appena le sue curve.

L’aria fresca dell’alba pizzicava la pelle, ma il calore del sole nascente già prometteva una giornata intensa.
Poco più avanti, un uomo stava nuotando. Non lo aveva mai visto prima. Uscì dall’acqua, le gocce scivolavano lungo le spalle e il petto, e mentre si asciugava con un gesto lento, il suo sguardo si fermò su di lei, attraversando le poche file di ombrelloni che li separavano. Un contatto visivo diretto, quasi sfacciato.
Approfittando degli occhi sfuggenti di quel ragazzo moro e muscoloso che la cercavano con un po' di timidezza, decise di non andare nello spogliatoio per indossare il costume, ma, lentamente togliersi la camicia, rimanere nuda qualche secondo e poi indossare il suo bikini più succinto.
Passarono ore così, tra sguardi che si cercavano e si allontanavano, piccole provocazioni involontarie e non: il modo in cui lei si legava i capelli, si spalmava la crema sulle gambe, oppure si sistemava il costume che, non proprio per casualità, si spostava facendo intravedere un seno. Lui provocava a modo suo, uscendo dall’acqua lentamente e passandosi una mano tra i capelli, asciugandosi in modo provocatorio e non preoccupandosi se dal suo slip si intravedeva un’erezione.

La giornata al mare proseguì senza altri tipi di contatti, ma come una continua guerra di sguardi e provocazioni, fino a quando Laura decise di andare via e trovò sul suo telo un piccolo biglietto ripiegato. Una sola riga, un numero di telefono scritto in fretta. Nessun nome.
Per due giorni, il biglietto rimase ben nascosto nel suo comodino, vicino alle sue mutandine, piegato con cura. Laura lo cercava ogni sera, come se fosse un oggetto qualsiasi, ma ogni volta il cuore le batteva un po’ più forte.
Era sposata. Aveva una vita solida, prevedibile, senza scosse. Eppure, quel numero anonimo era diventato un pensiero fisso. Si chiedeva se lui l’avesse già dimenticata o se stesse aspettando, come lei, il momento giusto.
La terza sera prese il telefono. Digitò il numero, ma non chiamò. Invece scrisse un messaggio breve: “Sono io.”
La risposta arrivò qualche ora dopo, al mattino presto:
“Lo so 😊”
Un brivido le attraversò la pelle. Non sapeva se fosse la risposta in sé, o la domanda del marito vicino a lei: “Chi è che ti scrive a quest’ora?”.

Laura con la voce tremolante: “una collega”.

Il marito la baciò fiducioso e superficiale e come al solito uscì per andare al lavoro.

Laura riprese il telefono in mano:
“Non so perché ti sto scrivendo.”

“Io sì. Perché non hai smesso di pensarci.”
Scrisse infine: “Non posso.”
Lui rispose: “Non promettere nulla. Lascia solo che accada.”
Spense lo schermo, ma restò immobile a lungo, con quella frase che le ronzava in testa, sapendo che ormai una linea invisibile era stata superata.
Poco dopo, i messaggi ripresero, brevi e senza mai dire troppo.
“Non riesco a smettere di pensarti.” aveva scritto lui in tarda mattinata, allegando una sua foto con l’accappatoio leggermente aperto, facendo vedere il suo fisico scolpito e il suo cazzo enorme e duro.
Laura lo lesse e rimase a lungo senza rispondere, solo fissando la foto e sentendosi sempre più vogliosa e bagnata. Alla fine digitò:
“Non so se sia giusto.”
La replica fu quasi immediata:
“Non cerco il giusto. Cerco te.”
Passò un’ora. Poi arrivò un altro messaggio:
“Domani mattina. Spiaggia di San Felice. È a dieci minuti da casa mia. Ci sarà poca gente.”
Laura fissò il testo, sentendo il cuore accelerare. Le dita si muovevano da sole:
“E se qualcuno ci vede?”
“Vedranno solo due persone che si parlano.”
Rimase immobile con il telefono in mano, poi scrisse soltanto:
“Forse.”

Il resto della giornata lo passò in bilico tra la paura e una strana euforia, con la sensazione che quell’incontro, se fosse avvenuto, avrebbe cambiato tutto. Ma quella foto la richiamava ogni minuto, e per tre volte durante la giornata prese il vibratore dal suo cassetto e iniziò a masturbarsi pensando al quell’enorme cazzo dentro di lei.
La mattina successiva, Laura parcheggiò lontano dalla spiaggia, come per proteggere quel momento da qualsiasi sguardo indiscreto. L’aria era fresca, e il mare aveva il colore tenue delle prime ore del giorno.
Camminando sulla sabbia ancora fresca, lo vide. Era già lì, in piedi vicino alla riva, con le mani conserte e lo sguardo fisso su di lei. Non si mosse finché non fu abbastanza vicina da sentire il profumo del mare e della sua pelle.
Si fermarono a un passo di distanza.
“Ciao” disse lui, a voce bassa.
“Ciao” rispose lei, quasi un sussurro.
Senza parlarsi si tuffarono entrambi in acqua, riemergendo alla stessa distanza e molto vicini.

Non ci fu esitazione. I loro volti si avvicinarono come se fosse inevitabile, e le loro lingue si incontrarono in un bacio appassionato che cancellò ogni parola non detta, ogni timore, ogni distanza.
Il rumore del mare sembrò dissolversi, lasciando solo il battito accelerato dei loro cuori e le mani che si esploravano a vicenda. Quando si staccarono, si guardarono a lungo, sorridendo, consapevoli che nulla sarebbe più stato come prima.
Senza dire altro uscirono dall’acqua e si incamminarono.

La strada era quasi deserta. Vicini, ma senza toccarsi, come se quel contatto fosse stato rimandato di proposito per alimentare l’attesa.
La casa di lui apparve dietro un gruppo di pini marittimi, semplice e chiara, con le persiane ancora socchiuse. Laura sentiva il cuore martellarle nel petto, ogni passo più pesante e leggero allo stesso tempo.
Quando arrivarono davanti alla porta, lui si fermò, girandosi verso di lei. Non disse nulla, ma il suo sguardo le chiedeva molto più di quanto qualunque parola avrebbe potuto.
Lui fece scattare la chiave nella serratura, spalancando piano. Restò fermo, tenendo la porta aperta, in attesa.
Lei fece un respiro profondo. Poi, senza parlare, varcò la soglia.

Giusto due passi e poi si sentì presa per i fianchi e spinta contro il muro, le labbra e la lingua dello sconosciuto sul suo collo mentre le sue mani cercavano le sue forme.

Continuando a baciarla con foga la spogliò e in un istante su inginocchiò davanti a lei iniziando a leccarla in mezzo alle gambe, sentendo la sua figa già completamente bagnata.

Laura iniziò a gemere, dimenticandosi di tutti i suoi dubbi fino a quel momento.

Lui si alzo dopo averla assaporata, la prese per mano e si avvicinarono al divano.

Laura lo fece sedere e si mise in ginocchio in mezzo alle sue gambe, lentamente ma in modo deciso gli sfilò lo slip. Non riusciva a smettere di guardare la sua piccola mano che non riusciva ad avvolgere completamente il suo enorme cazzo già durissimo.

Iniziò a baciarlo, a far scorrere la lingua lungo tutta la lunghezza per poi dolcemente avvolgerlo con le sue labbra. La voglia aumentava, e la foga del suo pompino si fece sempre più imponente. Ci provò, ma la dimensione del suo cazzo non le permise di farlo entrare fino in fondo alla gola.

Un grosso sputo scese sulla sua cappella, subito ripulito dalla bocca vogliosa di Laura.

Si mise a cavalcioni sopra di lui, e inizio a scoparlo con dolci movimenti avanti e indietro, sentiva il suo cazzone fino allo stomaco, e le piaceva, lo voleva tutto, forte e duro, mentre le sue mani forti le stringevano i fianchi accompagnandola nei movimenti.

Lui la fece alzare per farla appoggiare al divano, semi coricata e con le gambe spalancate. Inizio a scoparla, forte, sempre più forte mentre le stringeva i suoi grandi seni. Laura urlava di piacere e la sua figa era sempre più bagnata e larga, fino a quando lui tolse in cazzo da dentro lei, lo prese in mano, e inondò tutto il corpo di Laura di un’enorme colata di sperma.

Stremati e felici si stesero uno a fianco all’altra. Ancora col fiatone e la voce tremolante Laura fece uscire qualche parola: “comunque piacere, il mio nome è Laura”. “Giacomo, piacere mio”.

Laura si alzò, come se conoscesse la casa alla perfezione, entrò sotto la doccia per pulirsi e completamente incredula di quello che era appena successo rimase sotto il getto di acqua tiepida per molto tempo.



Ancora intontita e bagnata uscì dalla doccia cercando di recuperare un asciugamano da avvolgersi attorno al corpo, ma non ne ebbe il tempo.

Giacomo tornò verso di lei, le prese per mano la tirò a se: “Non resisto. Ti voglio ancora!”

Laura si girò appoggiandosi al mobiletto del bagno, davanti al suo viso, tramite lo specchio, riusciva a vedere bene Giacomo che stringendoli i fianchi iniziò a penetrarla. I loro guardi si incrociavano tramite lo specchio e nella parte inferiori i seni sobbalzati di Laura andavano allo stesso ritmo dei forti colpi di Giacomo. Le gambe di Laura diventavano sempre più deboli per quanto godeva, ma le sue forti mani sapevano tenerla nella giusta posizione per farle sentire tutto il suo piacere.

Sfinita Laura si inginocchiò davanti a lui, prese il suo cazzo in mano toccandolo con decisione, spalancò la bocca pronta a ricevere addosso la seconda sborrata della giornata. La sua bocca e le sua faccia si riempirono del piacere di Giacomo che si sedette subito per il troppo godimento.

Laura di pulì e si preparò velocemente. Era tardi e suo marito sarebbe rientrato a casa a breve.

Arrivò giusto in tempo.

“Ciao Amore, com’è andata la giornata al lavoro?” chiese Laura.

“Tutto bene, ma sono stanchissimo. Tu? Sei andata al mare? Ti sei divertita?”

“Una giornata di mare normalissima, un po' noiosa e rilassante” mentiva mentre le sue mutande continuavano a bagnarsi dall’eccitazione.

Un ultimo messaggio arrivò sul telefono di Laura: “dimmi che ci rivedremo!”

“Forse. Risponderti così mi ha portato bene”

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