Il regalo proibito di Natale..
Iltentatore001
Lei aveva 19 anni ed era la fidanzata di mio cugino.
Non farò il suo nome. Diciamo soltanto che era bellissima, sfacciata quanto bastava e con due occhi capaci di mettermi in difficoltà.
Era la sera della vigilia di Natale. La famiglia era riunita, tra brindisi, risate e il solito caos delle feste.
La prima provocazione arrivò mentre stavo versando del vino.
«Gaetano, ma tu hai sempre questo fascino oppure è il Natale che ti rende così interessante?»
Risi. «Attenta, che tuo fidanzato potrebbe essere geloso.»
«E tu sei uno che ha paura della gelosia?»
Non risposi. Lei sorrise, soddisfatta.
Durante la cena continuai a sorprenderla mentre mi osservava. Quando i nostri sguardi si incontravano, era sempre lei a sorridere per prima.
A un certo punto ricevetti un messaggio da un numero che non avevo salvato.
«Smettila di guardarmi così. Qualcuno potrebbe accorgersene 😉»
Alzai gli occhi. Era seduta dall’altra parte del tavolo, accanto al mio ignaro cugino.
Le risposi: «Sei tu che continui a cercarmi.»
«Forse voglio vedere fino a che punto hai coraggio.»
La situazione cominciava a diventare complicata.
Dopo mezzanotte, mentre gli altri erano impegnati a scambiarsi i regali, uscii sul terrazzo per prendere un po’ d’aria.
Poco dopo sentii aprirsi la porta.
Era lei.
«Mi stai evitando, Gaetano?»
«Sto cercando di comportarmi bene.»
Rise piano.
«Allora forse dovrei tornare dentro.»
Rimase invece accanto a me, abbastanza vicina da farmi percepire il suo profumo.
Per qualche secondo nessuno parlò.
«Sai qual è il tuo problema?» mi domandò.
«Sentiamo.»
«Che fai finta di non capire quando una donna ti provoca.»
La guardai negli occhi.
«E tu sai qual è il tuo? Che ti piace giocare con il fuoco.»
Il sorriso le scomparve per un istante, sostituito da un’espressione sorprendentemente seria.
«Forse. Ma non sono sicura che sia soltanto un gioco.»
Proprio in quel momento sentimmo mio cugino chiamarla dall’interno.
Lei si allontanò rapidamente, ma prima di rientrare mi sussurrò:
«Questa conversazione non è finita.»
Credevo che quella fosse la conclusione di una serata già abbastanza pericolosa.
Mi sbagliavo.
Alle due e diciassette del mattino arrivò un altro messaggio.
«Non riesco a dormire. E soprattutto non riesco a smettere di pensare a quello che mi hai detto.»
Rimasi a fissare lo schermo.
Poi comparve un secondo messaggio.
«Ti devo confessare una cosa. Non è stato un caso che ci siamo ritrovati da soli sul terrazzo.»
Il giorno dopo, durante il pranzo di Natale, lei si comportò come se nulla fosse successo.
Almeno fino al momento del dolce.
Mentre tutti chiacchieravano, il mio telefono vibrò nuovamente.
«Gaetano, credo che qualcuno abbia letto i nostri messaggi.»
Alzai lo sguardo.
Mio cugino, seduto accanto a lei, mi stava fissando.
E non sorrideva affatto.
Continua…
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