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La prima volta da cuckold (parte 2)


di Membro VIP di Annunci69.it Evasionicomplici
18.06.2026    |    501    |    3 9.5
"Quando stavo per rientrare nella stanza, sentii Anna pronunciare una frase che mi colpì più di qualsiasi altra cosa avessi visto quella sera..."
Mi resi conto che la situazione mi era ormai sfuggita di mano. Fino a poche ore prima Anna e io eravamo semplicemente in vacanza; adesso, invece, mi trovavo immerso in qualcosa che non avevo mai nemmeno immaginato.

Anna sembrava perfettamente a suo agio. Era questo, più di ogni altra cosa, a lasciarmi disorientato. Non c’era imbarazzo nei suoi gesti né esitazione. Sembrava conoscere quelle dinamiche da molto più tempo di quanto avessi creduto.

Salvatore, invece, manteneva un atteggiamento sorprendentemente tranquillo. Non cercava di imporsi e non sembrava voler dimostrare nulla. Osservava le nostre reazioni con un mezzo sorriso, come se stesse aspettando che fossimo noi a decidere quale direzione prendere.

Il film continuava a scorrere sullo schermo, ma ormai nessuno lo stava davvero guardando. Io stesso non riuscivo a capire se ciò che stava accadendo accanto a me fosse qualcosa di spontaneo o se, in qualche modo, fosse già stato scritto prima.

Sentivo crescere dentro di me una miscela di curiosità, gelosia e attrazione: emozioni che non avevo mai provato tutte insieme e che faticavo persino a riconoscere. Quella sera stava mettendo in discussione molte delle certezze che avevo sempre avuto sulla mia relazione e, forse, anche su me stesso.

Anna, compiaciuta della mia reazione, mi sorrise. Si inginocchiò, ci fece avvicinare e iniziò ad accarezzarci entrambi, ammettendo che da tempo fantasticava sul momento in cui ci avrebbe avuti davanti a sé in quel modo. Non potevo ignorare il fatto che fosse attratta da Salvatore e dalla sicurezza che emanava mentre continuava a ciucciare la sua cappella grande e lucida come una prugna matura.

Io ero eccitatissimo e sentivo di essere vicino al culmine. Per questo le feci cenno di fermarsi: non volevo che tutta quella tensione esplodesse troppo presto, lasciandomi poi in balia delle emozioni che immaginavo sarebbero arrivate.

Fu allora che Salvatore la invitò ad alzarsi e ci dirigemmo tutti insieme verso la camera da letto. La fece stendere sul letto matrimoniale e la spogliò completamente. Poi mi invitò a sedermi accanto a lei, dicendomi che, se non avessi avuto nulla in contrario, di lì a poco l’avrebbe presa davanti a me.

Anna appariva completamente coinvolta dalla situazione. Io, invece, ero quasi stordito dalla forza delle immagini che avevo davanti agli occhi e dalla consapevolezza di stare assistendo a qualcosa che non avrei mai pensato di vivere.

A un certo punto Salvatore aprì il comodino e prese un preservativo. Si preparò e lo srotolò tutto lungo quell’asta poderosa con calma, senza fretta, come se ogni gesto facesse parte di un rituale già collaudato. Quella tranquillità contribuiva a rendere tutto ancora più irreale ai miei occhi.

Quando si avvicinò ad Anna, ammetto che provai un misto di gelosia ed eccitazione. Rimasi a osservare senza riuscire a distogliere lo sguardo. Appoggiò la cappella alla sua fighetta fradicia che lo fece entrare senza troppa resistenza. Una volta iniziato, si prese il tempo necessario, quasi volesse accompagnarla gradualmente in ciò che stava accadendo. Poi si chinò su di lei e le sussurrò qualcosa all’orecchio. Lei sorrise, ma non riuscii a capire cosa le avesse detto.

Quella prima fase fu intensa e sembrò travolgerla completamente. Vederla reagire in quel modo mi colpì più di quanto fossi disposto ad ammettere. La prese una decina di minuti con una montata molto energica che si concluse con un orgasmo rumoroso. Grida che non avevo mai sentito da lei così intense.

Tuttavia non sembrava sazia. Poco dopo invitò Salvatore a stendersi e mi trovai davanti all’immagine che, ancora oggi, ricordo più nitidamente di quella sera. Lei si voltò verso di me e continuò a fissarmi negli occhi mentre lo afferrò con la mano e vi si sedette sopra facendolo entrare tutto. In quel momento tutta la situazione raggiunse un’intensità emotiva che mi sopraffece.

Mi ritrovai costretto ad allontanarmi per qualche minuto e andai in bagno a riprendere fiato. Alla vista di lei che cavalcava quel bastone mi sborrai addosso senza nemmeno toccarmi. Anche da lì continuavo però a sentire le loro voci e a percepire il coinvolgimento che li univa.

Quando stavo per rientrare nella stanza, sentii Anna pronunciare una frase che mi colpì più di qualsiasi altra cosa avessi visto quella sera.

«Sai che devi andare fino in fondo, come piace a me.»

Lo disse con una naturalezza che mi lasciò interdetto, come se stesse ricordando qualcosa di già noto tra loro.

Fu in quel preciso momento che compresi ciò che fino ad allora avevo rifiutato di considerare. Non si trattava di una situazione improvvisata o nata per caso. C’era una familiarità tra loro che andava oltre quella notte.

E lì capii che, probabilmente, quella non era affatto la prima volta.
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