Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > tradimenti > E' un mondo difficile ( capitolo 79 )
tradimenti

E' un mondo difficile ( capitolo 79 )


di chiara94
19.06.2026    |    365    |    58 7.0
"” Le domando:” Se ti prendessi una mano, ti metteresti ad urlare veramente ?” Mi guarda spiazzata:” Francesco; ma non lo so..."
Per qualche secondo resto in silenzio.
Gaia mi osserva attentamente. Sembra quasi divertirsi nel vedere il conflitto, che mi attraversa. Una parte di lei prova piacere nel essere desiderata in questo modo. In gran parte per cattiveria, in minima parte per il desiderio di confermare il proprio valore.
Poi mi domanda di nuovo:"Allora, in che veste me lo chiedi?"
Cerco di prendere tempo, e soprattutto voglio che sia più chiara possibile.Non voglio poi sentire la possibilità, che io abbia frainteso.Quindi le chiedo di essere ancora più diretta:"Mi dici le due ipotesi?"

Lei si avvicina leggermente e mi accarezza i capelli, con lentezza.
"Ora ti spettino, senza che tu protesti. Tanto non devi conoscere nessuna. Anzi, dovresti pure ringraziarmi. Dovresti vedere come un onore, che io ti accarezzo la testa. Tutti vorrebbero essere al tuo posto, ma sei tu il fortunato. Anche Massimo avrebbe voluto che lo accarezzassi in testa, ricordi? A lui piacciono le coccole. Hai visto dopo, come mi ha coccolata, per farmi riprendere? A noi ragazze piace fare le coccole, e farci coccolare. Guardati intorno, e impara da quelli che ci sanno fare.Comunque, se me lo chiedi in veste del mio stupido migliore amico; accetto di andare nel retro, per vedere cosa mi vuole mostrare.”
Si interrompe un momento, poi continua:"Se me lo chiedi come stupido ragazzo innamorato e geloso; dipende da quanto insisterà, da come me lo chiederà, da come mi sentirò in quel momento."

Ironizzo amaramente:"Dunque, alla fine, dipenderà esclusivamente da lui."
Gaia sospira:"C’è una differenza sottilissima tra le due, lo ammetto."
Dentro di me sento crescere una strana inquietudine.
Gaia sta cercando di spiegarmi qualcosa, che probabilmente per lei è chiarissimo, ma che per me resta incomprensibile. Lei vive le relazioni come un flusso continuo di possibilità. Io, invece, cerco certezze, confini, definizioni.
Le domando:"Dunque, molto probabilmente, andrai nel retro con lui, visto che hai ammesso che ti piace."
Sorride appena, iniziando poi a gesticolare, per rimarcare la sua vittoria:” Hai resistito molto poco, con la pagliacciata del mio stupido migliore amico.Hai cercato l’appoggio dei nostri genitori, e hai fallito. Ed ora sei qui a supplicarmi, di non andare nel retro del locale.”

Smetto di guardarla, tornando alla partita:” Gaia; sbagliato. Io non ti supplico. La scelta è tua.”
Torna a ridere:” Francesco; non serve fare l’offeso. Non funziona così. Il bambino capriccioso non mi guarda, perché è offeso con me. Se non ti sta bene qualcosa, cerchi di convincermi a non farla. Insisti, mi supplichi, ti metti a piangere, ti metti in ginocchio davanti a me. Usa la strategia che vuoi, ma fai qualcosa.”
” Gaia; io non ne sono capace. Mi sto già umiliando ad ascoltarti ancora.”
”Francesco; non sei diverso dagli altri. Funziona così per tutti i ragazzi innamorati e gelosi. E’ la parte più bella dell’amore. C’è la spontaneità del sentimento.”
” Gaia; non pensi, che potresti avere torto?”
” Francesco; vuoi avere ragione? D’accordo, prenditi la ragione. Solamente gli stupidi si prendono la ragione.”

Il mio respiro si fa più pesante e stringo i pugni.
Forse sarei dovuto andare andarmene, ma non sarei potuto scappare tutta la vita. Dentro di me, so di aver fatto bene.
Con un moto d'orgoglio, le rispondo:” Scelgo questa ipotesi. Preferisco essere il miglior amico stupido, piuttosto che il ragazzo geloso e innamorato, compatito da tutti. Senza dimenticare, ovviamente stupido. Ora vai. Ho scelto, non abbiamo più nulla da dirci. “
Dentro di me sto tremando, ma devo liberarmi della mia compagna di università . Mi ha letteralmente disintegrato.
Faccio finta che non esista, non guardandola. Devo riuscire a mantenere i miei occhi sulla partita.

Improvvisamente una mano si appoggia sulla mia spalla.
“ Francesco; ti ho già chiesto di non fare il bambino.”
Le rispondo, non guardandola:” Gaia; il discorso è chiuso. Non ripetiamo sempre le stesse cose. Avevo due opzioni e ho scelto. Se posso scegliere, rispetta la mia scelta; altrimenti fai di testa tua, e non mi chiedere.”
Obietta:” Francesco; voglio solamente essere sicura. Non vorrei che domani.”
La interrompo subito:” Domani non chiamo nessuno, non mi lamento con nessuno. Farò la mia vita e basta. Non essere tu l’ amica pesante e noiosa, ora. Parliamo sempre di te, mai di me o di altro. Cerchiamo di cambiare anche argomento, ogni tanto.”
Non posso più lasciarle tutto questo spazio.Devo affrontarla in uno spazio più ristretto, non posso concederle tutta questa possibilità di movimento.

Il mio cambio di strategia spiazza la mia compagna di università, che cerca subito di rallentare il mio moto d'orgoglio:" Scusa, puoi ripetere?”
Non mi preoccupo più di cercare le parole giuste; butto fuori tutto, come mi viene. Devo essere spontaneo, naturale, senza essere maleducato.
E così le faccio notare un’ovvietà:” Gaia; li vedi tutti i ragazzi e le ragazze, qui dentro? Mica parlano solamente degli spasimanti di lei. Dopo un po,l'argomento stufa. C’era mio padre, e ti avrebbe ascoltata anche ore. Perché l'hai mandato via?”
La mia compagna di università inizia a dare segnali di spazientirsi:” Francesco; ti ho detto che, se c'è un problema, ne possiamo parlare.”
“ Voglio semplicemente parlare d’altro. Di me, della partita, dell’università, dei miei amici. Possiamo parlare di quello che vuoi, basta che tu non rientri al centro del discorso.Sei in grado di fare un discorso, dove non sei al centro della scena? “

Il suo sguardo diventa più cupo e rimarca il suo stato d’animo:” Francesco; sto iniziando ad arrabbiarmi. Come possiamo parlare d’altro, se il tuo unico pensiero riguarda il retro del bar? Ti ho già detto di fare qualcosa. Se ti dico una cosa, ascoltami e basta. Non riflettere, non pensare. Se te la dico io, è quella e basta.”
Torno nuovamente a provocarla:” Come l’uscita di domani? Magicamente scomparsa?”
Una mano di Gaia torna ad appoggiarsi sulla mia:” Adesso ho capito. Stai facendo tutto casino, perché domani esca con te. “

No, non le posso permettere di recuperare terreno. Devo tenerla in uno spazio angusto, oppure riuscirà a colpirmi da più lati, e non sono così bravo a difendermi.
Ancora una volta torno a contraddirla:” Gaia; il problema non e’ l’uscita, ma il tuo comportamento.Mi sono stufato di essere preso per il culo. Fai finta di farmi scegliere tra due opzioni praticamente identiche, e ti devo pure ringraziare? Io dovrei credere alla scemata degli step, quando mi consideri un pagliaccio? Ti metteresti mai con un pagliaccio? No, e lo sappiamo entrambi. Hai ragione; i migliori amici sono stupidi, ma molto peggio essere innamorati e gelosi. La gente non compatisce i migliori amici; i ragazzi innamorati e gelosi, invece, vengono compatiti.”

Intanto solleva leggermente la mano dalla mia e, tenendo un polpastrello appoggiato al dorso della mia mano, inizia a muoverlo lentamente. Nel mentre che fa ciò, tiene gli occhi su di me.
Prima che possa parlare, la anticipo:”Scusami, cosa vuoi dimostrare con questo gesto?”
La mia compagna di università respira a fatica. Con molta difficoltà, riesce a mantenere la calma. E’ sul punto di scoppiare.
Decide comunque di continuare quello che sta facendo:” Francesco; sto solamente facendo la carina; tutto qui.”
Scuoto la testa:”No, Gaia. Questo è pigliarmi per il culo.”

Improvvisamente la mia compagna di università cambia tono:”Francesco; ci metto un attimo, a conficcarti le mie unghie, nella pelle. Per favore, poniti in modo diverso, con me.Ho capito che è tutta colpa dei nostri genitori.”
Neanche questa volta condivido.E non per andarle necessariamente contro, ma perché ritengo che effettivamente la loro colpa sia minima.
E ci tengo a ribadire questa cosa:”Ma non c'entrano nulla, loro. La colpa è solamente nostra.”
Sempre fissandomi negli occhi, prova ad ammorbidire il dialogo:” Francesco; avvicinati “
Non posso cedere di un millimetro, e così rifiuto il suo invito:” No, Gaia. Mi sono rotto. È da qualche giorno, che mi prendi per il culo; ora basta.”

Neanche lei vuole saperne di darsi per vinta,e decide di cambiare strategia.
Torna su un altro argomento:” Allora perché hai accettato la sfida con gli step? Avresti dovuto rifiutare.”
Non casco nella sua trappola.
La risposta è ovvia, e l'esterno con molta calma:” Pensavo di essere in gioco, non perdente in partenza.”
La mia compagna di università ci tiene a sottolineare una cosa:” Hai superato il primo step, battendo uno che mi piace più di te, e vuoi arrenderti subito? Come vuoi ma, se ti arrendi, non ti faccio più rientrare in gioco.”
” Guarda, che non sono cretino. La porta l’ho già varcata una volta, posso varcarla una seconda.”

Improvvisamente una voce si intromette:”Cosa succede?”
È Massimo.
La sua presenza interrompe il confronto, come se bastasse la sua sola voce, a cambiare gli equilibri della situazione. Fino a questo momento il conflitto apparteneva soltanto a me e a Gaia. Con il suo intervento diventa improvvisamente pubblico.

Gaia gli risponde:” Scusalo, è un po' nervoso. Ora gli passa.”
La naturalezza, con cui prende il controllo della situazione, mi colpisce. Non prova a spiegare le ragioni della discussione, né cerca di difendermi davvero. Preferisce rassicurare Massimo, come se la priorità fosse tranquillizzare lui e riportare tutto alla normalità.
Lui replica:” Tutte le clienti del locale si sono lamentate. Devi dirgli di smetterla, o lo sbatto fuori.”

Alzo gli occhi, per guardarlo.
Le sue parole dovrebbero intimorirmi. In realtà mi lasciano completamente indifferente. Quando una persona è già emotivamente sopraffatta, una minaccia esterna perde gran parte della propria forza.
La mia compagna di università ci tiene a rassicurarlo:” Non ti preoccupare; risolvo subito. Dammi dieci minuti, e ti raggiungo.”
Quelle ultime parole attirano immediatamente la mia attenzione. "Ti raggiungo." Una frase apparentemente innocua, ma che nella mia testa assume un significato diverso. Non riesco più ad ascoltare con distacco. Ogni dettaglio viene filtrato attraverso la gelosia.
Il barista sposta lo sguardo su di me:” Vuoi un panino?”, mettendosi a ridere e allontanandosi.

È una battuta fatta per prendermi in giro e dimostrare la sua superiorità.In un'altra circostanza forse avrei reagito. Stavolta no.
Torno a guardare la partita.
Non ho alcuna intenzione di mettermi al suo livello.
Forse agli occhi degli altri, sembrerò quello che ha perso il confronto.Non importa.
Dentro di me, la partita vera non è contro Massimo.È contro la sensazione di essere diventato un semplice spettatore nella vita della mia compagna di università.

Intanto lei ritorna alla carica:” Francesco; devi calmarti, o ci sbattono fuori dal locale.”
Tale minaccia non mi spaventa.Anzi, una parte di me pensa che, essere cacciato dal locale, rappresenterebbe quasi una liberazione.
Ci tengo però a sottolineare, ciò che considero evidente:” Gaia; a te non sbatte fuori. Non vede l’ora di buttare fuori me.”
Non è soltanto una provocazione.È la percezione di uno squilibrio.
Lei appartiene a quel contesto.Io mi sento sempre più un estraneo.

Vedendo che tali argomentazioni non hanno presa su di me, nuovamente la mia compagna di università prova a spaziare su un altro argomento:” Francesco; avresti dovuto ascoltare tuo padre. Saremmo dovuti andare con lui. “
Capisco immediatamente cosa sta facendo.Sta cercando di spostare la discussione lontano da Massimo.Vuole trovare un terreno meno pericoloso, sul quale riportare il dialogo.
E’ un’osservazione stupida e illogica, e glielo faccio presente:” Avrei solamente rimandato un problema. Domani si sarebbe ripresentato.”
Per me il punto non è il locale.Non è nemmeno questa sera.Il problema continuerebbe a esistere, ovunque ci trovassimo.

Forse ho usato una parola sbagliata, e lei ne approfitta subito:” Sarei io il problema?”
Qui capisco immediatamente di averle offerto un assist involontario.
Rettifico subito la mia posizione:”No, perché tu non hai colpe. Se ti piace uno, è giusto che lo frequenti.”
Non mi lascia finire di parlare, intervenendo subito:” Francesco; due minuti fa hai detto, che non vuoi essere il mio stupido migliore amico. Se tu sei lo stupido”
Improvvisamente si blocca.Per qualche secondo sembra riflettere sulle parole appena pronunciate, come se avesse intuito di stare per dire qualcosa di eccessivo.
Poi riprende:” Se tu sei il ragazzo innamorato e geloso, tu non mi lascerai vivere. E lo sappiamo entrambi.Ho sbagliato io a non insistere, di andare via. Ormai nella tua testa, mi vedi nuda con Massimo, nel retro. “
In questo momento Gaia smette di discutere dei fatti.Comincia invece a parlare delle mie paure.Sta cercando di descrivere il film che, secondo lei, si sta proiettando nella mia mente.
Obietto:” Io ti vedo nel retro con Massimo. Dietro le porte, non posso vedere. Non ho questo dono.”
La mia risposta vuole riportare il discorso sul piano della realtà.Non sto affermando di sapere cosa succederà.Sto semplicemente dicendo che, una volta chiusa quella porta, nessuno può conoscere la verità.

Improvvisamente si avvicina a me.
Sono seduto a guardare la partita, mentre lei si avvicina con il suo petto alla mia schiena. Le sue mani si appoggiano alle mie spalle, mentre il suo corpo cerca deliberatamente il contatto con il mio. Poi una delle due mani passa sulla mia camicia, iniziando a slacciare due bottoni. I polpastrelli superano il tessuto, tornando ad appoggiarsi sul mio petto.
Non è un gesto casuale.
Gaia sa perfettamente quanto il contatto fisico possa influenzare una persona.
In questo momento sembra voler interrompere la discussione non attraverso le parole, ma attraverso la vicinanza.
Poi Gaia mi sussurra in un orecchio:”Francesco; ti faccio una precisazione: non devi ascoltare i nostri genitori. Non capiscono niente."
La frase arriva quasi come una confidenza.È il tentativo di creare un fronte comune.
Lei contro gli altri.Noi contro il resto del mondo.

Non dico niente.Continuo a sentire le sue dita muoversi lentamente sulla mia pelle.
È evidente che stia cercando di farmi abbassare le difese.Di convincermi emotivamente, più che razionalmente.
Probabilmente, con molte persone, funzionerebbe.Con me, in questo momento, produce l'effetto opposto.
Sposto il busto in avanti, mentre allontano la sua mano, dal mio petto:” Gaia; cosa vuoi dimostrare?”
Mi giro a guardarla.
L'espressione del suo viso cambia completamente. Appare uno sguardo inferocito.
Non sembra ferita dal rifiuto fisico.Sembra ferita nell'orgoglio.
Come se non riuscisse ad accettare, che qualcuno possa sottrarsi a un gesto che, fino a pochi istanti prima, considerava sufficiente a ristabilire il controllo della situazione.

“ Francesco; io mi sono avvicinata a te, e tu mi hai respinta?”
Obietto:”Gaia; ti ho già detto; che Io non mi accontento. Preferisco il nulla, che dividerti con altri.”
Mi rinfaccia arrabbiata:” Ma chi ti ha detto, che ci sarei mai stata con te? Sono stata solamente un po' carina, tutto qui.”
Le domando:” E allora perché ne stiamo parlando?”
Per qualche istante il dialogo entra in una fase quasi paradossale.
Entrambi stiamo discutendo di qualcosa che, almeno a parole, lei continua a negare.
Eppure nessuno dei due interrompe la conversazione.
Segno che il problema non riguarda più soltanto i fatti.
Riguarda il significato che ciascuno attribuisce ai gesti dell'altro.

Torna a minacciarmi:” Francesco; prova solamente a sfiorarmi con un dito. Prova solamente a prendermi una mano, e mi metto a urlare come una pazza.”
Le domando:” Se ti prendessi una mano, ti metteresti ad urlare veramente ?”
Mi guarda spiazzata:” Francesco; ma non lo so.”
Quella risposta, per me, è devastante.Se avesse risposto sì o no, almeno avrei avuto una certezza.Quel "non lo so", invece, lascia tutto sospeso.
Ancora una volta Gaia dimostra di vivere soprattutto nell'immediatezza del momento.Neppure lei sa davvero come reagirebbe.
Le dico:” Ci vediamo dopo, ho bisogno di andarmi a sciacquare la faccia. Poi guardo la partita.”

In questo momento non sto scappando dalla discussione.
Sto cercando di recuperare lucidità.
Sento che, se restassi ancora qui, finirei per dire qualcosa di cui potrei pentirmi.
Faccio per alzarmi, quando lei mi prende una mano:” Francesco; ma non ti sei mica offeso. E’ una cosa che ho detto così.”
Le rispondo:” È una cosa che ti è venuta spontanea, quindi è vera.”

Mi guarda in silenzio.
Per la prima volta, durante tutta la discussione, non sembra avere una risposta pronta.
L'imbarazzo prende il posto della sicurezza, con cui aveva condotto il confronto fino a questo momento.
” Ma poi ti passa?”
Annuisco:” Certo.”
” Ti devo aspettare, oppure,”smettendo di parlare.
La frase rimane incompleta.

Capisco cosa mi vuole chiedere.
” Vai pure.”
In quelle due parole c'è una resa solo apparente.
Non sto dandole il permesso di andare.
Sto rinunciando a trattenerla.
Quando tornerò, dentro di me esiste già la convinzione che lei non sarà più lì.
E proprio questa convinzione renderà l'attesa, molto più pesante della realtà stessa.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
7.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per E' un mondo difficile ( capitolo 79 ):

Altri Racconti Erotici in tradimenti:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni