Milano, cinque giorni di lavoro. Una notte ch
MrGentlePerv
Non ho mai creduto troppo alle coincidenze. Ma da quel volo Bari–Milano ho cominciato a cambiare idea.
Dovevo trascorrere cinque giorni a Milano per lavoro. Agenda piena, appuntamenti fissati da settimane, il solito bagaglio a mano e quella voglia di tornare a casa ancora prima di partire.
Lei era seduta accanto a me.
Capelli morbidi sulle spalle, un profumo delicato e due occhi che avevano il brutto vizio di non abbassarsi mai.
Fu lei a rompere il ghiaccio.
«Vai a Milano per lavoro o per piacere?»
«Lavoro. Tu?»
«Ci vivo. Ma torno spesso in Puglia.»
«Allora siamo quasi vicini di casa.»
«Dipende da quanto sei interessante come vicino.»
Scoppiai a ridere.
Era sfacciata, ma con classe. Una di quelle donne che non hanno bisogno di alzare la voce per farsi notare.
Durante il volo parlammo di tutto. Del lavoro, dei viaggi, di Milano che corre troppo e di Bari che ti rimane addosso anche quando sei lontano.
A un certo punto mi chiese:
«Sei impegnato tutte le sere?»
«Perché?»
«Perché mi piacerebbe rivederti. E non sono una che aspetta settimane per decidere.»
Mi porse il telefono.
«Scrivi il tuo numero.»
Lo feci.
Prima di scendere dall'aereo arrivò il suo primo messaggio.
Non sparire, pugliese.
Sorrisi.
Non sapevo ancora quanto sarebbe stato difficile farlo.
Nei giorni successivi ci scrivemmo spesso.
Lei aveva un talento particolare: riusciva a interrompere la mia giornata con cinque parole.
Hai finito di fare il serio?
Oppure:
Stasera voglio vederti. Organizzati.
Non chiedeva il permesso di essere interessante. Lo era e basta.
Ci incontrammo una sera dopo il lavoro. Milano era illuminata, l'aria fredda e le strade ancora piene di gente.
Appena mi vide, sorrise.
«Finalmente.»
«Ti sono mancato?»
«Non montarti la testa. Devo ancora decidere.»
Camminammo a lungo, fermandoci ogni tanto davanti a una vetrina senza guardare davvero cosa ci fosse esposto.
Lei mi prendeva sottobraccio, poi si allontanava di mezzo passo per osservarmi.
«Sai cosa mi piace di te?»
«Sentiamo.»
«Che non cerchi continuamente di impressionarmi.»
«Forse perché sei tu che stai cercando di impressionare me.»
Mi diede un piccolo colpo sul braccio.
«Presuntuoso.»
Poi si fermò e mi baciò.
In mezzo alla strada, senza preoccuparsi di chi passasse.
Quando si allontanò, mi guardò con aria soddisfatta.
«Ecco. Adesso possiamo continuare a camminare.»
L'ultima sera arrivò troppo in fretta.
Il mattino dopo avevo un volo presto per Bari.
Lei lo sapeva.
Mi chiamò mentre stavo chiudendo il computer.
«Hai già preparato la valigia?»
«Quasi.»
«Bene. Allora stasera non perdere tempo.»
«Hai deciso tutto tu?»
«Non tutto. Ma ho deciso che voglio vederti.»
Ci incontrammo davanti al mio albergo.
Indossava un abito semplice, un cappotto scuro e quel sorriso che ormai avevo imparato a riconoscere.
Salimmo in camera.
Appena chiusa la porta, si voltò verso di me.
«Finalmente senza telefoni, appuntamenti e gente che ti cerca.»
«Sei gelosa del mio lavoro?»
«Stasera sì.»
Si avvicinò, mi sistemò il colletto della camicia e rimase lì, vicinissima.
«Posso baciarti oppure devi controllare un'altra email?»
Le presi delicatamente il viso tra le mani.
«Il computer è spento.»
«Era ora.»
Ci baciammo a lungo.
Quella notte Milano rimase fuori dalla finestra.
Dentro c'erano il suo profumo, le nostre risate, i baci interrotti per dirci qualcosa e poi ripresi prima ancora di finire la frase.
Lei non era una donna che nascondeva quello che desiderava.
Mi cercava, mi stringeva, mi guardava negli occhi e sapeva esattamente come farmi dimenticare l'orologio.
A un certo punto, appoggiata contro di me, sussurrò:
«Non voglio che questa notte finisca.»
«Domattina ho un aereo.»
«Lo so. Ed è una cosa che mi irrita parecchio.»
Ridemmo entrambi.
Poi mi baciò ancora.
La sveglia suonò quando fuori era ancora buio.
Mi alzai cercando il telefono sul comodino.
Non c'era.
Controllai sotto il cuscino, vicino alla valigia, nella tasca dei pantaloni.
Niente.
Lei mi osservava dal letto con un sorriso troppo innocente per essere credibile.
«Cerchi qualcosa?»
«Il mio telefono.»
«Ah.»
«Ah?»
«Forse so dov'è.»
La guardai.
«Non dirmi che l'hai nascosto.»
Scoppiò a ridere e indicò la sua borsa.
«È qui. Non volevo che scappassi senza salutarmi.»
«Ho un volo da prendere.»
«Lo so.»
Mi avvicinai al letto. Indossavo soltanto la camicia, ancora sbottonata.
Lei mi prese per mano.
«Allora vieni qui. Voglio un ultimo bacio fatto come si deve.»
«Uno solo?»
«Cominciamo da quello.»
Mi attirò vicino a sé e mi baciò con la stessa decisione della prima sera.
Non c'era più nessuna timidezza tra noi. Soltanto quella confidenza sorprendente che a volte nasce in pochi giorni e sembra appartenerti da anni.
Le accarezzai i capelli, lei mi strinse più forte e per qualche minuto dimenticammo entrambi il resto del mondo.
Poi fu lei a fermarmi.
«Adesso vai, altrimenti perdi davvero l'aereo.»
Mi restituì il telefono.
Prima di uscire mi abbracciò ancora.
«Mi prometti una cosa?»
«Dipende.»
«Non farmi diventare soltanto un bel ricordo di Milano.»
La guardai.
«Non credo proprio che ci riuscirei.»
Tornai a Bari con la sensazione di aver lasciato qualcosa in quella camera.
Ripresi il lavoro, le mie abitudini, i soliti impegni.
Continuammo a sentirci, ma senza programmi.
Una settimana dopo, mentre ero in macchina, arrivò la sua telefonata.
Risposi.
«Ciao, milanese.»
«Dove sei?»
«A Bari. Perché?»
«Bene.»
«Bene cosa?»
Ci fu una pausa.
Poi sentii quella risata che ormai conoscevo fin troppo bene.
«Sto venendo a Bari da te.»
Rimasi in silenzio.
«Come sarebbe a dire?»
«Ho preso qualche giorno libero.»
«E me lo dici adesso?»
«Sì. Perché ho voglia di vederti. E perché a Milano abbiamo lasciato una cosa in sospeso.»
«Quale?»
«Te lo dico quando arrivo.»
Sorrisi da solo.
«Sei sempre così imprevedibile?»
«Solo quando qualcuno mi piace davvero.»
Poi aggiunse:
«E questa volta, caro il mio pugliese, non hai nessun aereo da prendere.»
La telefonata finì lì.
Io rimasi qualche secondo con il telefono in mano.
Cinque giorni a Milano erano bastati per conoscere una donna capace di stravolgermi un'intera settimana.
Adesso stava arrivando nella mia città.
E avevo la netta sensazione che il meglio dovesse ancora cominciare.
Il seguito? Questa volta sarà Bari a fare da testimone.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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