tradimenti
Una sera a milano
28.04.2026 |
4.754 |
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"Non c’è esitazione nei suoi gesti, e questo mi spinge a rispondere allo stesso modo..."
Piccola storia accaduta recentemente Milano di notte ha qualcosa che ti entra sotto pelle.
Cammino senza meta, lasciandomi portare dalle luci, dai riflessi sulle vetrine, dal rumore lontano delle macchine. È in quel momento che li vedo. Non stanno facendo nulla di particolare, eppure spiccano. Sono troppo in sintonia per passare inosservati.
È Martina a incrociare il mio sguardo. Non lo abbassa. Mi osserva, come se mi stesse già leggendo.
“Ti sei perso?” mi chiede, con un mezzo sorriso.
“Dipende,” rispondo. “Da dove potrei finire.”
Luca mi guarda subito dopo. Il suo sguardo è diverso, più calmo, ma attento. Non c’è ostilità, solo una specie di valutazione silenziosa.
“Martina,” dice lei, avvicinandosi.
“Luca,” aggiunge lui, stringendomi la mano.
Resto. Non so nemmeno quando decido di farlo, succede e basta.
Camminiamo insieme. Parliamo di cose qualsiasi, ma nessuno di noi è davvero lì per quello. Martina si avvicina sempre un po’ di più, fino a sfiorarmi mentre cammina. Non si scusa. Non si sposta. Io nemmeno.
Luca lascia che succeda, ma non è distante. Ogni tanto interviene, una frase breve, uno sguardo, come se tenesse il filo di tutto.
Entriamo in un bar quasi vuoto. Luci basse, musica appena percettibile. Ci sediamo uno accanto all’altro. Il contatto arriva subito, naturale. Le loro gambe contro le mie, il calore che passa attraverso i vestiti.
Martina prende il bicchiere, lo gira tra le dita, poi abbassa la mano sul tavolo. La lascia lì, a pochi centimetri dalla mia. Non dice nulla.
Capisco.
La sfioro. Piano. Lei reagisce subito, chiudendo appena le dita sulle mie. Non è un gesto timido, è deciso. Come se fosse quello che voleva dall’inizio.
Alzo lo sguardo verso Luca. Sta guardando proprio lì. Non sembra sorpreso. Accenna un sorriso, lento.
In quel momento capisco che non c’è nessun equivoco.
La conversazione si spegne da sola. Rimane solo quella tensione, sempre più evidente. Martina si avvicina ancora, la sua spalla contro la mia, il suo respiro vicino.
“Direi che possiamo andare,” dice Luca, con naturalezza.
Fuori l’aria è fredda, ma non la sento davvero. Camminiamo poco, stavolta in silenzio. Non serve parlare.
Entriamo in un portone, saliamo le scale. Ogni passo aumenta quella sensazione di aspettativa che ormai è diventata quasi fisica.
Quando la porta si chiude alle nostre spalle, tutto diventa più chiaro.
Martina è la prima a muoversi. Si avvicina senza distanza, il suo corpo contro il mio, diretto, sicuro. Non c’è esitazione nei suoi gesti, e questo mi spinge a rispondere allo stesso modo.
Sento Luca vicino. Non interviene subito, ma è presente, come se stesse guidando il ritmo senza bisogno di toccare davvero. Quando si avvicina, lo fa con calma, inserendosi in quello spazio ormai condiviso.
Per poi tirarsi fuori dai giochi e fare da regista e spettatore lusingato che sua moglie, la sua compagna di vita si stia divertendo tanto
Gli sguardi continuano a incrociarsi. Ogni tanto cerco il suo, e lui lo tiene, fermo, quasi a confermare che tutto sta andando esattamente come deve.
Non ci sono più parole. Solo movimenti, contatto, respiro.
Il tempo sembra rallentare. Tutto diventa più semplice, più diretto. Nessuno sta fingendo, nessuno si trattiene davvero.
È un equilibrio strano, ma naturale. Io, Martina, Luca. Tre presenze che si incastrano senza bisogno di spiegazioni.
Per un attimo, non esiste altro.
Milano resta fuori, lontana, come se non avesse più importanza.
E io smetto di chiedermi dove sto andando.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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