Week end in piscina
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Era uno di quei posti nascosti tra il verde, lontano dalla strada principale, con poche camere, muri di pietra chiara e una piccola piscina dietro la casa. Nessun rumore di traffico: soltanto il frinire delle cicale, il vento tra gli alberi e, ogni tanto, il rumore dell’acqua.
Mia moglie ne rimase conquistata immediatamente.
Il proprietario ci accolse all’arrivo. Avrà avuto una sessantina d’anni, forse qualcosa di più. Era un uomo distinto, abbronzato, con i capelli grigi e un modo di parlare tranquillo. Si presentò con grande cortesia, ci mostrò la camera e ci spiegò gli orari della colazione.
Prima di lasciarci aggiunse:
«La piscina è praticamente a vostra disposizione. Questo fine settimana siete gli unici ospiti.»
Ricordo ancora lo sguardo di mia moglie quando sentì quelle parole.
«Perfetto.»
Il pomeriggio stesso scendemmo in piscina.
Faceva molto caldo. Io rimasi qualche minuto sotto il portico con il telefono mentre lei sistemò l’asciugamano sul lettino più lontano dalla casa.
Quando la raggiunsi era distesa a pancia in giù.
La parte superiore del costume era appoggiata accanto alla borsa.
«Ti sei già ambientata, vedo.»
Lei rise senza neppure aprire gli occhi.
«Ha detto che siamo soli.»
Non ci vidi niente di strano. Anzi, quella sua sicurezza mi piaceva.
Il giorno successivo accadde la stessa cosa.
Solo che stavolta notai qualcosa.
Ero entrato nel B&B per prendere due bottiglie d’acqua. Passando davanti a una finestra vidi per un istante il proprietario fermo nel corridoio.
Guardava verso la piscina.
Precisamente verso il lettino di mia moglie.
Quando si accorse della mia presenza si voltò immediatamente.
«Tutto bene, Francesco?»
«Benissimo.»
Presi l’acqua e tornai fuori.
Non dissi nulla a mia moglie.
Forse perché non ero ancora sicuro di quello che avevo visto.
O forse perché una parte di me voleva capire.
Nel pomeriggio ebbi la conferma.
Lei era seduta sul bordo della piscina con i piedi nell’acqua. Aveva rimesso il costume, ma il proprietario trovò una scusa per raggiungerci.
«La temperatura dell’acqua va bene?»
«Perfetta», rispose lei.
Parlarono per qualche minuto.
Io ascoltavo quasi distrattamente, ma osservavo lui.
Era educatissimo. Non disse una sola parola fuori posto.
Eppure i suoi occhi lo tradivano.
Quando mia moglie si alzò per prendere l’asciugamano, vidi il suo sguardo seguirla per una frazione di secondo di troppo.
Quella sera glielo raccontai.
Lei inizialmente rise.
«Ma figurati.»
«Ti guarda.»
«Francesco, avrà sessant’anni.»
«E quindi? A sessant’anni si diventa ciechi?»
Scoppiò a ridere.
Poi mi guardò con quella curiosità che conoscevo bene.
«Sei geloso?»
Avrei dovuto rispondere immediatamente.
Invece rimasi in silenzio.
«Non lo so.»
Fu proprio quella risposta a cambiare qualcosa.
La mattina seguente, quando scendemmo in piscina, mia moglie sistemò nuovamente il lettino nello stesso punto.
Io rimasi sotto il portico.
Lei si sdraiò.
Passarono alcuni minuti.
Poi, con una naturalezza che quella volta mi sembrò quasi provocatoria, si slacciò la parte superiore del costume.
Prima di farlo, però, girò lentamente il viso verso di me.
I nostri occhi si incontrarono.
Aveva capito perfettamente.
Non era più soltanto prendere il sole.
Era diventato un gioco.
Non sapevamo ancora esattamente quale.
Dopo qualche minuto entrai nella casa con la scusa del caffè.
Il proprietario era dietro il bancone.
«Bella giornata», disse.
«Molto.»
Preparò il caffè.
Io rimasi lì.
Poi, quasi casualmente, dissi:
«Mia moglie adora quella piscina.»
Per la prima volta vidi l’uomo leggermente in difficoltà.
«Immagino.»
Lo guardai.
Lui capì che avevo capito.
Ci fu un silenzio breve ma densissimo.
«È una donna molto bella», disse infine.
Nient’altro.
Nessuna volgarità.
E proprio per questo quelle parole mi colpirono ancora di più.
«Sì», risposi. «Lo so.»
Presi il caffè e tornai fuori.
Mia moglie mi aspettava.
«Allora?»
«Allora cosa?»
«L’hai visto?»
Mi sedetti accanto a lei.
«Sì.»
Lei sorrise.
«E?»
«Ti trova molto bella.»
Per qualche secondo rimase immobile.
Poi abbassò gli occhiali da sole e mi guardò.
«Te l’ha detto?»
Annuii.
Sul suo viso comparve un’espressione diversa.
Non imbarazzo. Non fastidio.
Curiosità.
Quella sera il proprietario ci propose un bicchiere di vino sulla terrazza.
Accettammo.
Eravamo in tre intorno a un piccolo tavolo. La conversazione partì da cose assolutamente normali: il paese, il B&B, il lavoro, i viaggi.
Ma sotto quelle parole apparentemente innocenti sembrava scorrere un’altra conversazione.
Fatta di pause.
Di sguardi.
Di silenzi leggermente troppo lunghi.
A un certo punto mia moglie si alzò per andare in camera.
L’uomo la seguì con gli occhi.
Questa volta senza nasconderlo abbastanza.
Quando rimanemmo soli posai lentamente il bicchiere sul tavolo.
«Le piace davvero molto mia moglie.»
Lui impallidì appena.
«Francesco, non vorrei che lei pensasse…»
«Non sto pensando niente.»
Silenzio.
Poi aggiunsi:
«Sto solo dicendo che l’ho notato.»
L’uomo abbassò gli occhi.
«È difficile non notarla.»
Sentii qualcosa stringermi lo stomaco.
Non era esattamente gelosia.
Era la sensazione di trovarmi davanti a una porta che fino a quel momento nessuno aveva avuto il coraggio di aprire.
Mia moglie tornò sulla terrazza.
Si accorse immediatamente dell’atmosfera.
«Che succede?»
«Niente», risposi.
Lei guardò prima me, poi lui.
«State parlando di me?»
Nessuno rispose.
Il suo sorriso comparve lentamente.
«Ah.»
Si sedette nuovamente accanto a me.
Il proprietario cercò di cambiare discorso, ma ormai era inutile.
Tutti e tre sapevamo.
Più tardi, tornando in camera, mia moglie mi prese per mano.
«Che cosa gli hai detto?»
«La verità.»
«Quale verità?»
Mi fermai davanti alla porta.
«Che ho capito come ti guarda.»
Lei rimase vicinissima a me.
«E lui?»
«Non ha negato.»
Per qualche secondo non disse nulla.
Poi mi sussurrò:
«E tu perché non gli hai detto di smetterla?»
Quella domanda rimase sospesa tra noi.
Perché era esattamente la domanda che continuavo a farmi anch’io.
La mattina seguente scendemmo nuovamente in piscina.
Lei indossava lo stesso costume del primo giorno.
Si distese.
Io presi posto poco distante.
Passarono forse dieci minuti.
Poi sentimmo aprirsi la porta del B&B.
Il proprietario uscì con un vassoio.
Tre bicchieri.
Mia moglie si sollevò lentamente sul lettino.
L’uomo si fermò a qualche metro da noi.
Per un istante nessuno parlò.
Poi lei guardò il terzo bicchiere e sorrise.
«Vedo che oggi ha pensato anche a se stesso.»
Lui ricambiò il sorriso.
«Soltanto se non disturbo.»
Mia moglie si voltò verso di me.
Aspettava la mia risposta.
Presi il terzo bicchiere dal vassoio e lo appoggiai sul tavolino.
«Si sieda.»
L’uomo esitò appena, poi prese una sedia.
Parlammo per qualche minuto, ma ormai la conversazione aveva perso qualsiasi parvenza di normalità.
Continuava a guardare mia moglie.
Lei lo sapeva e, invece di sottrarsi a quello sguardo, sembrava quasi voler capire fin dove avrebbe avuto il coraggio di arrivare.
A un certo punto lui posò il bicchiere.
«Francesco, posso chiedervi una cosa?»
Lo guardai.
«Dipende.»
Esitò.
«È una richiesta molto intima.»
Mia moglie si voltò verso di lui.
«Ce la faccia.»
L’uomo respirò profondamente.
«Vorrei restare qui davanti a voi e… toccarmi mentre vi guardo.»
Per alcuni secondi nessuno parlò.
L’uomo non fece alcun movimento. Rimase seduto, aspettando la nostra risposta.
Guardai mia moglie.
«Non devi accettare per me», le dissi piano. «Se non ti va, finisce qui.»
Lei mi strinse la mano.
«Lo so.»
«Ti va davvero?»
Mi guardò negli occhi.
«Sì. Mi incuriosisce e voglio continuare.»
Poi fu lei a rivolgersi all’uomo.
«Però voglio essere chiara. Non faccia niente finché entrambi non le abbiamo detto esplicitamente di sì. E se uno di noi cambia idea, lei si ferma.»
L’uomo annuì.
«Assolutamente.»
«E rimane dove si trova. Niente contatto con me o con Francesco.»
«D’accordo.»
Lei si voltò verso di me.
«Francesco?»
Mi presi qualche secondo.
«Sì. Sono d’accordo anch’io. Alle condizioni che hai appena detto.»
L’uomo ci guardò entrambi.
«Siete sicuri?»
Mia moglie rispose per prima.
«Sì.»
«Sì», confermai.
Soltanto allora l’atmosfera cambiò.
Mia moglie si avvicinò al mio lettino e intrecciò le dita alle mie.
«Se cambio idea te lo dico», mi sussurrò.
«Anch’io.»
Lei sorrise.
Poi guardò nuovamente l’uomo.
«Adesso può.»
Quelle parole fecero precipitare nel silenzio tutta la tensione accumulata durante il weekend.
Lui ci osservò ancora per un istante, quasi cercando un’ultima conferma.
Mia moglie non distolse gli occhi.
Nemmeno io.
Lei appoggiò la spalla contro la mia.
«Rimani vicino a me, Francesco.»
Le strinsi la mano.
«Non mi muovo.»
Il tempo sembrò rallentare.
Non c’erano più equivoci, né sguardi rubati dietro una finestra. Eravamo tre adulti perfettamente consapevoli di ciò che stava accadendo e dei limiti che avevamo stabilito.
Sentivo la mano di mia moglie stretta nella mia.
Ogni tanto lei guardava me, poi lui.
«Tutto bene?» le sussurrai.
«Sì.»
Il proprietario rimase a distanza, rispettando esattamente ciò che avevamo concordato.
La tensione che aveva trattenuto per tutto il weekend, però, era ormai evidente.
Mia moglie se ne accorse.
Si avvicinò ancora di più a me.
«Mi sta ancora guardando?» sussurrò.
«Non ha mai smesso.»
Lei inspirò lentamente.
Continuò a sostenere quello sguardo.
Passarono minuti che sembrarono molto più lunghi.
Poi vidi cambiare l’espressione dell’uomo.
Capii che stava raggiungendo il culmine del piacere che aveva cercato.
Mia moglie strinse improvvisamente più forte la mia mano.
Io mi voltai verso di lei.
I suoi occhi incontrarono i miei.
Nessuno dei due disse niente.
Poco dopo tutto tornò immobile.
L’uomo rimase in silenzio per qualche istante, quasi incredulo davanti a ciò che gli avevamo permesso di condividere con noi.
Poi si ricompose.
Si alzò lentamente dalla sedia.
Ci guardò entrambi.
«Grazie.»
Non c’era più provocazione nella sua voce. Soltanto un evidente imbarazzo mescolato alla soddisfazione.
Mia moglie gli fece un piccolo sorriso.
«Avevamo detto che andava bene.»
Lui annuì.
Prese il vassoio, recuperò il proprio bicchiere e fece qualche passo verso la casa.
Prima di entrare si voltò ancora una volta verso di noi.
Io avevo ancora la mano intrecciata a quella di mia moglie.
Lui sorrise appena.
Poi scomparve dietro la porta del B&B.
Rimanemmo soli.
Per qualche secondo nessuno dei due ebbe il coraggio di parlare.
Guardai mia moglie.
Lei guardò me.
Poi scoppiò in una risata nervosa e si lasciò andare contro la mia spalla.
«Francesco… ma che cosa abbiamo appena fatto?»
Sorrisi.
«Non ne ho idea.»
Lei alzò il viso verso di me.
«Sei pentito?»
Ci pensai.
Poi scossi lentamente la testa.
«Tu?»
«No.»
Restammo ancora qualche minuto abbracciati sul lettino.
La piscina era tornata silenziosa.
Le cicale continuavano a cantare esattamente come prima.
Sembrava che non fosse successo niente.
Eppure entrambi sapevamo che, da quel momento, avremmo ricordato quel piccolo B&B in mezzo al verde per qualcosa che non avremmo mai immaginato quando eravamo arrivati.
Quella porta che avevamo avuto paura di aprire?
Alla fine l’avevamo aperta insieme.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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