Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
tradimenti

hotel


di fans1976
25.07.2026    |    1.386    |    0 7.1
"Una goccia di sudore scivolò lungo la sua colonna vertebrale, una traiettoria lenta e fredda che le fece contrarre i muscoli della schiena..."
Il legno di cedro caldo emetteva un crepitio quasi impercettibile, un ritmo secco che si mescolava al respiro affannoso di Elena. L'aria nella sauna dell'Hotel Grand Plaza era densa, quasi solida, una zuppa di vapore bianco che avvolgeva tutto in un'opacità soffocante e lussuosa. Elena si spostò sul ripiano superiore, cercando un angolo dove le assi di legno non fossero già bagnate dal sudore di chi l'aveva preceduta. L'asciugamano di cotone grezzo sotto di lei graffiava leggermente la pelle delle cosce, un contrasto netto con l'aria bollente che le leccava la schiena nuda.

Portò una mano alla fronte, asciugando l'umidità che le incollava i capelli scuri alla nuca. Erano le undici di sera, un orario assurdo per un allenamento, ma il jet lag e i nervi per la conferenza del mattino seguente la tenevano sveglia. Si era aspettata la solitudine, il silenzio rotto solo dal timer della pietra lavica o dal gocciolio dell'acqua sul braciere. Invece, la porta di vetro opaco scattò con un sibilo pneumatico, facendo entrare un'ondata di aria più fresca e due figure imponenti che riempirono lo spazio ristretto con la loro sola presenza.

Elena distolse lo sguardo, fissando un nodo nel legno della parete di fronte a lei. Sentì il peso dei loro corpi mentre si muovevano sul ripiano inferiore. Erano giovani, molto più giovani di lei, e la loro massa muscolare era evidente anche nella penombra arancione delle luci basse. Uno di loro, un ragazzo con i capelli rasati e la pelle color oliva scura, versò dell'acqua sulle pietre. L'esplosione di vapore che ne seguì fu un muro bianco che erose i confini della stanza, amplificando il calore fino a renderlo quasi doloroso.

«Cavolo, fa caldo oggi,» disse l'altro, un biondo con i capelli corti e spettinati che indossava solo un minuscolo slip da nuoto nero. La sua voce era profonda, rauca, e vibrò nel petto di Elena più di quanto non avrebbe dovuto.

«È quello che volevamo,» rispose il primo, ridendo basso. Si sedette dietro Elena, leggermente alla sua destra. Poté sentirlo spostarsi sul legno, il rumore della pelle umida contro il cedro, e il suo profumo — una miscela aggressiva di sali minerali, cloro e un deodorante al muschio molto maschile — invase le sue narici, sovrastando l'odore neutro del legno bruciato.

Elena cercò di restringere la sua figura, stringendo le ginocchia contro il petto e coprendosi il seno con le braccia, non per pudore, ma per una forma istintiva di protezione. Si sentiva una preda in un recinto chiuso. Il calore non era più solo fisico; iniziava a scorrere nelle sue vene, una lava lenta che le scioglieva le articolazioni e le annebbiava i pensieri. Sentì il sangue pulsare nelle tempie, un ritmo sincopato che sembrava rispondere al respiro pesante dei due uomini.

«Sei qui per la conferenza?» chiese il biondo, sporgendosi in avanti per afferrare il secchiello dell'acqua. I suoi muscoli pettorali si tesarono mentre si allungava, la pelle lucida di sudore che rifletteva la luce fioca.

Elena annuì, incapace di articolare parole senza che la voce le uscisse stridula. «Sì,» riuscì infine a dire, schiarendosi la gola. «Voi...?»

«Lavoriamo qui,» rispose il moro, indicando con un cenno del capo la parete oltre il vetro. «Manutenzione e sicurezza. Siamo finiti il turno.»

Il silenzio ricadde, ma era un silenzio carico, elettrico. Elena chiuse gli occhi, lasciando che il caldo la avvolgesse completamente. Sentiva i loro sguardi su di lei, un peso tangibile che sfiorava la pelle delle sue gambe, dei suoi fianchi. Non era un'osservazione maligna, ma curiosa, avida. La sua pelle, già accesa dalla temperatura, sembrava infiammarsi ulteriormente sotto quella scrutazione invisibile. Una goccia di sudore scivolò lungo la sua colonna vertebrale, una traiettoria lenta e fredda che le fece contrarre i muscoli della schiena.

Il moro si spostò ancora. Questa volta il suo ginocchio sfiorò quasi la caviglia di Elena. Lei fece un respiro affannoso, ritraendo leggermente il piede, ma lo spazio era troppo esiguo per qualsiasi movimento reale. «Scusa,» mormorò lui, ma non si mosse via. Anzi, rimase lì, la sua coscia massiccia a pochi centimetri dalla sua pelle nuda.

Il calore nella stanza saliva vertiginosamente. Ogni respiro era un'azione che richiedeva sforzo, inspirando aria che sembrava uscita da un forno. Elena sentì una vertigine improvvisa, un capogiro che la fece vacillare. Allungò una mano per appoggiarsi alla parete di legno, ma le sue dita scivolarono sul sudore della superficie liscia.

«Stai bene?» chiese il biondo. La sua voce sembrava arrivare da sott'acqua.

«Solo... un po' troppo caldo,» sussurrò Elena. La sua vista si annebbiò ai bordi. I colori del legno e delle pietre laviche si fusero in una macchia sfumata di rosso e arancio.

«Dovresti scendere,» suggerì il moro, la sua voce vicina all'orecchio di lei. «L'aria è più giù.»

Elena fece un tentativo di scendere, ma le sue gambe sembravano fatte di piombo. Scivolò giù dal ripiano superiore, i piedi nudi cercando stabilità sul pavimento di legno scivoloso. Perse l'equilibrio e iniziò a crollare in avanti.

Due paia di mani la presero prima che potesse colpire il pavimento rovente. Furono mani forti, ruvide, con calli sulle palme che graffiarono la pelle liscia e umida delle sue braccia e delle sue spalle. Il contatto fu un fulmine a ciel sereno. Il calore delle loro mani era molto più intenso di quello della sauna, una temperatura biologica che le bruciò la pelle in modo delizioso.

Si ritrovò in piedi, o quasi, sostenuta tra i due corpi maschili. Il petto del biondo premeva contro il suo seno, mentre il moro le stringeva la vita da dietro. Erano un muro di muscoli duri e sudati, una prigione di carne calda che la teneva incastrata in mezzo. Per un lungo istante, nessuno si mosse. L'unico suono era il loro respiro collettivo, un coro di ansimi che riempiva la piccola stanza.

Elena alzò lo sguardo. Gli occhi del biondo, di un azzurro chiaro quasi irreale, la fissavano intensamente. Non c'era più traccia di cortesia formale lì dentro, solo una fame bruta e scoperta. Le sue labbra erano leggermente aperte, e un filo di sudore scendeva dal suo mento, perdersi nel solco del collo.

Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
7.1
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per hotel:

Altri Racconti Erotici in tradimenti:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni