tradimenti
i tre guardoni
31.03.2026 |
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Intanto, l'uomo dietro di lei si era spostato più in avanti, avvicinando il suo cazzo gigante al viso di lei..."
Il finestrino della vecchia Fiat Punto era appannato, condensato dal respiro affannoso di entrambi. L'abitacolo era stretto, invaso dall'odore di cuoio surriscaldato, dell'essenza di vaniglia che lei indossava e dal pungente profumo del sesso imminente. Marco le afferrò i capelli, le dita intrecciate nelle ciocche castane, tirando indietro la sua testa per baciare il collo con avidità. Lei emise un sospiro strozzato, le mani che cercavano la cerniera dei suoi jeans nell'oscurità del parcheggio isolato, lontano dalle luci della città.Erano lì da dieci minuti, quella tensione palpitante che cresceva tra le loro gambe, i corpi pressati l'uno contro l'altro in un angusto tentativo di fondersi. Lei riuscì finalmente ad abbassare la zip, la sua mano fredda e tremante che scivolò dentro, afferrando il cazzo già duro di Marco. Lui gemette contro la pelle della sua clavicola, spingendo il bacino in avanti per incontrare quella presa, desiderando che fosse la sua bocca, la sua figa, qualsiasi cosa che non fosse la sua stessa mano frustrata.
Fu in quel momento che i fari ansiogeni di un SUV tagliarono l'oscurità, illuminando l'interno della vettura con un bagliore improvviso e brutale. Marco si irrigidì, la mano che le accarezzava il seno si congelò sulla stoffa del reggiseno. Lei ritrasse la mano dai suoi pantaloni, il cuore che martellava non più per l'eccitazione, ma per un brivido improvviso di allarme. Il SUV si parcheggiò a pochi metri da loro, il motore che ronzava pesantemente prima di spegnersi in un silenzio che sembrava amplificare ogni rumore della notte.
Dall'abitacolo scesero tre figure. Marco socchiuse gli occhi, cercando di distinguere i contorni nel penombra residua. Erano alti, enormi, la loro sagoma che bloccava la debole luce di un lontano lampione. Quando si avvicinarono, la luna rivelò la pelle scura, lucida e sudata, e i muscoli che gonfiavano le magliette aderenti e i pantaloni della tuta. Erano tre ragazzi di colore, atletici, con un'andatura pesante e deliberata che puntava dritta alla loro macchina.
"Che cazzo..." mormorò Marco, la voce che gli si spezzò in gola. Fece un gesto per accendere il motore, ma una delle figure si avvicinò al finestrino del passeggero, dove lei era seduta, e bussò con un nodo delle dita pesante sul vetro.
Lei guardò Marco, gli occhi spalancati nel terrore misto a una curiosità indesiderata. "Non aprire," sussurrò lui, ma era troppo tardi. L'uomo fuori aveva già afferrato la maniglia. La porta non era chiusa a chiave. Con uno scatto secco, lo sportello si aprì, facendo entrare l'aria notturna fresca e il profumo intenso di tabacco e testosterone maschile.
La figura si chinò, riempiendo lo spazio vuoto. "Spostatevi," disse la voce, profonda e roca, con un accento che non apparteneva a nessun luogo specifico ma che comandava obbedienza. I suoi occhi scuri scansionarono l'interno della macchina, passando dal viso terrorizzato di Marco al corpo tremolante di lei. "O uscite, o vi tiriamo fuori."
Prima che Marco potesse reagire, gli altri due aprirono le portiere posteriori, invadendo lo spazio ristretto. La macchina sembrò restringersi ulteriormente, la loro presenza fisica schiacciante. Uno di loro si sedette dietro di lei, l'altro dietro Marco. Il primo uomo rimase in piedi fuori, appoggiato allo sportello aperto, bloccando ogni via di fuga.
"Avete interrotto il nostro divertimento," provò a dire Marco, cercando di recuperare un briciolo di autorità, ma la voce uscì debole e patetica.
L'uomo dietro di lui rise, un suono gutturale. "Sembra che tu avessi bisogno di aiuto, amico. Non sembravi molto capace."
L'attenzione si spostò. L'uomo in piedi si chinò di nuovo, il viso a pochi centimetri da quello di lei. "Tu invece," sibilò, "tu sembri pronta per qualcosa di più serio." Le sue scivolò lungo il braccio di lei, fino alla mano che ancora giaceva inerte sulla sua coscia. Lei non si ritrasse. Rimase immobile, ipnotizzata dalla forza bruta che la circondava, un calore improvviso che le si diffuse all'inguine, cancellando la paura e sostituandola con un'eccitazione furtiva e vergognosa.
I tre uomini si scambiarono un'occhiata, una comunicazione silenziosa tra predatori. "Vediamo cosa abbiamo qui," disse quello dietro di lei. Sentì il rumore di una cerniera che si apriva, il metallo che strideva nella quiete. Poi, il rumore di tessuto che viene spostato.
Marco girò la testa appena in tempo per vedere l'uomo che sedeva dietro di lei estrarre il cazzo. Era enorme, molto più grosso del suo, nero e spesso, già semi-eretto e che pulsava nella mano dell'uomo. Lui lo iniziò a massaggiare lentamente, movimenti lenti e deliberati, la pelle scura che scivolava sulla pelle ancora più scura dell'asta.
"Guardalo," ordinò l'uomo in piedi a lei, afferrandole il mento e costringendola a girare la testa verso il sedile posteriore. Lei obbedì, gli occhi fissi sul membro che si induriva sotto i suoi occhi. L'uomo dietro Marco fece lo stesso, estraendo un altro cazzo massiccio, iniziando a masturbarsi con ritmi cadenzati, il respiro che si faceva pesante nell'abitacolo.
Marco sentì il panico montargli dentro, ma anche una paralisi totale. Era un intruso nella sua stessa macchina, un spettatore impotente mentre questi tre giganti prendevano possesso della situazione. Lui guardò lei, aspettandosi di vedere il terrore, ma invece vide i suoi occhi che si abbassavano sulle mani degli uomini, le labbra che si bagnavano leggermente.
L'uomo in piedi non si contentava di guardare. Si chinò ulteriormente, la sua mano libera che le apriva le gambe con forza, strappando un gemito involontario dalle sue labbra. Le sue dita calde e ruvide trovarono l'orlo della sua minigonna, risalendo lungo la coscia interna fino al pizzo delle mutandine. "Bagnata," commentò, annusando l'aria. "La piccola troia è bagnata."
L'umiliazione di Marco fu completa, ma il suo cazzo rimase duro, una reazione traditrice che non poteva controllare. L'uomo dietro di lui lo notò e rise di nuovo. "Guarda che porco, gli piace guardare."
Intanto, l'uomo dietro di lei si era spostato più in avanti, avvicinando il suo cazzo gigante al viso di lei. "Apri la bocca," disse, non una richiesta, ma un comando. Lei esitò solo per una frazione di secondo, poi le sue labbra si aprirono, la lingua che uscì timidamente per leccare la punta larga e violacea.
L'uomo in piedi, vedendo la sua sottomissione, non perse tempo. Con un movimento brusco, si chinò e la sollevò dal sedile
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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