trans
Come sono diventata la regina dell'autogrill
20.02.2026 |
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"Volevo lo sperma sulla lingua, ingoiare il possibile, ma anche essere docciata ovunque di sperma..."
Ero uscita quella sera, finalmente en femme. Non sapendo dove dirigermi, per conservare l'anonimato avevo deciso di entrare in autostrada e di dirigermi verso il primo autogrill. Lì sarebbe stato molto improbabile incontrare qualcuno che mi conoscesse. Ero in trio, bellissima. Mi ero fatta incredibilmente femmina per l'occasione: il trucco perfetto in ogni dettaglio, il vestitino fasciante, la lingerie sexy e vintage, le calze con la riga dietro, tacchi a spillo, un cappellino con veletta. Mi sentivo donna tutta e interamente. Una sensazione bellissima. Entrai nel bar/ristorante. Molti mi guardavano. Avevano capito? Erano attratti da quello? O semplicemente perché donna un po' retro, e quindi eccentrica per quello? Chissà. Avrei preferito quest'ultima ipotesi. Comunque nessuno toglieva lo sguardo da me. Decisi di consumare qualcosa di rapido, per sedermi e lasciare rilassare un po' di tensione. Poi avrei deciso che fare. Ero in pubblico, donna, forse guardata come donna, ed ero eccitatissima. Ero bagnata, già solo per quell'uscita. Chiaramente per noi trav è importantissimo essere donne in pubblico, riconosciute, guardate per quello. E sogniamo sempre, anche, di incontrare l'anima gemella. Quel maschio che si avvicini e mostri attenzioni per noi, sperabilmente gentile quanto intraprendente. Combinazioni difficili ad aversi. Ma nell'occasione tutti guardavano e nessuno prendeva l'iniziativa.
Finita la mia consumazione decisi di uscire. Già così la serata era stata positiva. Erano le prime uscite, e quindi non avevo programmi particolari, se non quello di essere fuori e di fare la donna, per me stessa, per gli altri che incrociavo casualmente.
Una volta fuori, nell'area di servizio, decisi di camminare, per avere l'andatura femmina che tanto mi ispirava. Era bellissimo camminare sui tacchi a spillo. Virai sul retro. Sapevo che lì parcheggiavano i camionisti. Nessun programma preciso. Ma certo non casuale. Sentivo che lì c'era molto da coltivare, complice il buio, maschi magari infoiati, maschi già abituati a noi trav, magari desiderosi di incrociarne una.
Non potevo passare inosservata, ma nulla sembrò muoversi. Se non, alla fine del giro: una portiera si aprì e uno discese. Mi venne incontro. Ne rimasi turbata. Tutto accadeva troppo in fretta. "Ciao bella. Ti ho vista già dentro. Sei una fica stupenda. So che cerchi. Vieni con me. Te lo do. Non avere paura. Sarà tutto bello. Come hai sognato". Lo guardai. Era bello, palestrato, giovane. Sembrava pulito, acconciato molto bene. "Vieni nel mio camion. E' molto confortevole". Gli cedetti la mano e, mano nella mano, mi condusse con sé. Per salire il predellino, la mia gonna si aprì tutta, rivelando calze, reggicalze e perizoma. "Sei bellissima, non vedo l'ora". Mi aiutò, con una mano sulle natiche, il medio nel posto giusto. Mi sentii fremere tutta. Ero dentro, lui con me. Non ebbi tempo per pensare. Lui mi si propose. Ma io stessa fui su di lui, a carezzare un cazzo in erezione sotto i pantaloni. Ci baciammo appassionatamente. Lo toccavo avidamente, segandolo sopra i pantaloni. Era bellissimo. Aveva il cazzo grande. Si prospettava una serata stupenda. La cuccetta del camion era comoda. Per il nostro amore sarebbe andata benissimo. Si spogliò tutto. Statuario. Il maschio dei miei sogni. Dovevo farlo godere. Non volli spogliarmi. Adoravo essere femmina. Da donna lo segavo e lo spompinavo. Sentivo la sua asta fremere, umida di sperma che iniziava a colare. Non pensavo ad altro. Volevo essere la sua donna. Sentivo che era all'apice, spompinandolo. Sapevo che la mia bocca svolgeva bene il suo compito. Di avvolgere di calda bocca e lingua il suo cazzo e insieme di menarlo su e giù. Sentivo come ansimava. Era vicino. Lo riconoscevo. Aumentai la frequenza del su e giù di bocca. La lingua avvolgeva la cappella. Tutto doveva favorire l'esplosione che arrivò, copiosa, esplosiva, calda. Il cazzo enorme era una fontana di nettare che bevvi avidamente. Nessuna goccia, il gusto dello sperma assaporta, e il mandare giù che sentivo raggiungeva il dentro del pancino. Il mio essere donna ne era soddisfatto. L'amico aveva goduto ed era pienamente rilassato. Ma aveva in mente qualcosa, perché non mi lasciò andare, mi chiese di restare. Si recò alla guida e da un aggeggio comunicò con qualcun altro. Invitava qualcun altro a raggiungerlo. "C'è la mia donna che ha ancora voglia. Vieni da me". E non si fermò a un messaggio. Furono tre gli invitati. Volevo dire di no. Ma anche di sì. Ero combattuta. Non avevo goduto. La mia fica non era stata riempita. Forse dovevo accettare, restare. Non ebbi tempo di decidere. Erano già lì che salivano nell'abitacolo. Così ero da sola con il mio uomo della serata e tre altri colleghi. Lui avrebbe diretto la situazione. Non sembrava in grado di riprendere i giochi. Ma gli altri erano probabilmente belli carichi. Non era il caso di stare lì ad attendere chissà cosa. Mi alzai dal giaciglio, raggiunsi i tre, mi proposi nel mezzo, e li baciavo a turno, toccando il cazzo di tutti e tre. Sarebbe stata una bella serata. Erano maschi e educati. Fui in ginocchio e me li segavo e me li sbocchinavo con un piacere assoluto, che evidentemente sentivano. Il mio primo uomo della serata li esortava a darmi piacere e anche a scoparmi. Dovevo avere una fica calda e morbida, tutta da provare. Lo assecondai. Mi misi in ginocchio esponendo la fica. Erano arrapatissimi. Avevo voglia di farmeli tutti. E glielo dissi. "Servitevi a turno. Ma vi voglio anche in bocca e segarvi contemporaneamente. Tre è numero perfetto. Uno in fica, l'altro in bocca, l'altro nelle mani. Vi voglio tutti dappertutto. E si alternavano, efficientissimi, maschi come non ne avevo mai ancora incontrato. Perfettamente puliti. Perfettamente attrezzati di preservativi e lubrificante. Tutti mi scoparono in fica, aprendomela come desideravo. Tutti in bocca. Tutti segati da me. Verso la fine, quando decisi che era arrivato il momento, chiesi loro di togliere i preservativi. Volevo essere docciata completamente di sperma. Eseguirono. Iniziarono a segarsi, ma li aiutavo anch'io leccando asta, palle, glande. La lingua era fuori in attesa. Volevo lo sperma sulla lingua, ingoiare il possibile, ma anche essere docciata ovunque di sperma. Arrivò, infinito, continuo. Lo ebbi ovunque. Era stata una bellissima serata. Mi rilassai con loro. A un certo punto mi congedai. Il primo amico mi chiese il numero. Glielo diedi. Mi avrebbe chiamato. Faceva quel tratto di viaggio due volte a settimana e si sarebbe fermato lì. Mi disse che aveva voglia di reincontrarmi, ma anche di darmi ad altri. Il mio sogno di un uomo cuck incominciava a definirsi. Sembrava molto più interessato a darmi, guardare, che ad avermi. L'impressione non era sbagliata. Mi confessò che quella cosa lo eccitava tantissimo. Gli dissi che per me andava bene. Mi confessò anche che lo eccitava molto l'idea di vendermi. Gli dissi che potevamo farlo. Che cose così, teoricamente, erano anche il mio sogno. Non sapevo dire se nella pratica poi sarebbe stato diverso. Ma di provarci. Mi disse che mi avrebbe telefonato, e se la cosa riusciva, al prossimo incontro avrei avuto dei nuovi cazzi reclutati da lui. Io dovevo preoccuparmi solo di farli godere. Presto sarei diventata la regina di quell'autogrill,.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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