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Contemplativo e maschio. Un incontro stupendo


di GiannaB
08.03.2026    |    1.103    |    4 9.8
"Spostai il filo del perizoma, mi piegai in avanti, la rosa della mia fichetta era esposta..."
Uscire ancheggiando su tacchi a spillo, con indosso un vestito fasciante attillato che esalta le forme, le gambe esaltate da calze velate, e sotto l'armamentario preferito, reggicalze o guepière: questo era, per me, il massimo. Lo facevo, ormai, ogni giorno. Per fare shopping, passeggiare lungo il fiume. E ogni volta erano sguardi vogliosi di uomini che non riuscivano a distogliere gli occhi e mi radiografavano tutta. Ne ero felice naturalmente. Il mio piacere era donarmi ai loro occhi così, donna, bella, sensuale, femminilissima. Il loro sogno era il mio sogno.
Naturalmente desideravo anche altro, non solo di essere guardata. Ma, per questo, lasciavo che le cose accadessero, senza forzare nulla.
Fu così che, un giorno, conobbi lui, l'uomo che cercavo e desideravo. Certo che mi piacevano gli uomini maschi, con il cazzo duro e resistente. Ma spesso erano portati a una scopata rapida, a scaricarsi e via, già dimentichi di tutto. Con lui non fu così.
Ero seduta a una panchina, femminilissima nell'accavallare le gambe, la gonna che, già corta, s'era tirata su per quel movimento. Ero intenta a leggere. Lui mi chiese se poteva sedere sulla panchina accanto a me. Gli dissi che poteva. Era un bell'uomo. Già immaginavo che avrebbe attaccato discorso. Stava a me decidere se portarmelo a casa per godermelo tutto dentro oppure no. Invece nulla, era accanto, ma non si decideva. Guardava davanti a sé. Ero certa - e me ne accorsi presto - che era lì per me. Guardava le gambe - mi accorsi - con un grande trasporto. Questo mi piaceva. Perciò volli offrimi meglio ai suoi occhi. Era iniziato un gioco di seduzione tra noi.
Feci in modo che la gonna fosse anche più su. Si vedeva la prima traccia della balza della calza. I tacchi e le gambe erano di un fascino assoluto. Lo sentivo su di me. Sapevo di esercitare un grande fascino su di lui.
Non c'erano più filtri tra noi. Lui guardava, totalmente assorbito, le mie gambe. Io avevo deciso di donarmi alla sua contemplazione. Tirai su la gonna. Poté vedere le calze, i ganci del reggicalze, il perizoma che conteneva il pacco. Non fu sorpreso del rigonfiamento del clito.
Fu allora che iniziò a dirmi. "Sei adorabile. Adoro le calze, il reggicalze, i tacchi. Sono la mia passione. In una donna cerco quello. Tu sei il mio ideale. Passerei tutto il tempo a guardarti. Non voglio altro. Sei una bellezza totale."
"Io cerco di essere sempre più donna. Ho una collezione molto bella, variata, di calze, tutte vintage. Ho reggicalze con 4, 6, 8 ganci, vintage anche questi, robusti come quelli di una volta. Ho guepières fascinosissime. Penso che ti piacerebbe molto vederle. Posso invitarti se vuoi."
"Sì, ti prego, mi piacerebbe moltissimo. Non voglio altro, non ti preoccupare. Immagino quanti uomini ti desiderino e quanti tu ne abbia a disposizione."
"Andiamo allora. Puoi prendermi sottobraccio. Mi piace fare la signora". "Oh, sì, bellissimo. Adorerei passeggiare sempre con te, così bella, così donna. Il mio sogno è avere una donna come te".
Quella dichiarazione mi fece tutta fremere, mi scaldò tutta, mi dette una scossa elettrica. Il clito si bagnò, la fichetta si rilassò. Era il segnale. Lo desideravo. Passeggiammo a lungo, poi, vicino casa, gli dissi. "Io abito qui. Vuoi salire". Mi fece cenno di sì. "Ok", gli dissi. "Andiamo".
Mano nella mano salimmo le scale. Ero così donna nel muovermi. Nulla ormai mi ricordava il mio essere maschio. Ero solo donna. Quel vestito, le calze, i tacchi a spillo erano un tutt'uno con il mio corpo.
Entrammo in casa. Lo invitai a mettersi comodo. Fummo in cucina. Gli proposi di brindare con uno spumantino. Ne fu contento. Tutto era perfetto. Mi accarezzò il viso. Mi avvicinai a lui. Ci demmo un bacio. Intenso, lungo, caldo.
Ero bagnatissima. "Vuoi vedermi in lingerie, come piace a te?". "Sì, mi piacerebbe tanto". Feci cadere il vestitino. Era ipnotizzato. Una febbre negli occhi. Mi assorbiva tutta nel suo sguardo. "Se vuoi, puoi fotografarmi", gli dissi. Non so perché fui così accondiscendente, a un primo incontro, con uno che non conoscevo. Ma avevo capito che per lui quella passione era intensa, profonda. Guardarmi in lingerie era un grande piacere. E quel gioco mi piaceva molto.
Prese a scattare foto con il suo telefonino. Riprendeva particolari, delle calze, dei tacchi. La mia passione per tutti quei dettagli femminili si rispecchiava in lui.
Assunsi pose sensuali, che apprezzò molto, e poi mi feci più audace. Fargli vedere di più di me. Spostai il filo del perizoma, mi piegai in avanti, la rosa della mia fichetta era esposta.
Avevo già notato il suo rigonfiamento. Abbondantissimo. La rosellina era aperta, pulsante. Fu a quel punto che lui, dolcemente, pose il suo viso lì, affondando tra le natiche, e con la lingua iniziò a leccare la fichetta. Era dolce, per nulla esagitato. Dolce, appassionato, lo sentivo tutto attorno alla fica e dentro. Ero in estasi
Andava sempre più a fondo con la lingua, ma non smetteva. Gli piaceva moltissimo di leccarmi lì. E a me piaceva enormemente. E' sempre stata una mia passione. Due passioni si incontravano.
Decisi di donarmi tutta a lui. Poteva fare qualsiasi cosa. Ero sua. Mi leccò i seni, mi leccò il clito. Mi dette il suo cazzo, nelle mani, poi in bocca. Lo adoravo. Era grande, duro, resistente. Non lo immaginavo in un tipo contemplativo come lui. Invece univa le due cose. Il suo desiderio, la sua passione per la femminilità, da contemplare in assoluta dedizione, e la sua virilità, che ora avevo dura nelle mani, nella bocca, con tutto il suo sapore maschio.
Era lui - pensai - il mio uomo. Non voglio maschi rudi e sbrigativi. Voglio maschi che siano dolci, avvolgenti. E nello stesso tempo resistenti, maschi che mi prendano, mi montino, mi facciano sentire donna, totalmente donna.
Lui era così. Fu così dal primo incontro. Mi donai completamente esposta, e mi montò come desideravo. Entrando dentro, scopandomi a fondo. Ero aperta, rilassata. E mi entrò tutto dentro, pompandomi a lungo. Non sentivo dolore. Solo piacere. Ero tutta bagnata, colavo sperma senza venire. Era un orgasmo lento, lungo, da vera donna. Lui era potente. Il suo cazzo, avvolto nel preservativo, non mostrava cenni di cedimento. Godeva di pompare la sua donna. La donna che tanto aveva cercato, femminile in tutto, come lui la desiderava. Sentivo di essere sua. E che lui era mio. Era all'apoteosi, me ne accorsi da come era diventato ancora più teso il suo cazzo dentro di me. Pochi secondi. Sborrò. Lo sentii dentro contrarsi, distendersi: gli spasmi di un grande orgasmo. Ci accasciammo entrambi. Una con l'altro, abbracciati. Gli tolsi il preservativo. Era pienissimo di tanto sperma. Quanto spreco, pensai. Mi sarebbe piaciuto averlo tutto dentro il pancino, caldo sperma adorato. Essere ingravidata da lui. Ci baciammo a lungo. Era il mio amore. Io ero il suo amore.
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