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trans

Edoardo...


di Membro VIP di Annunci69.it Ludovica
22.05.2026    |    54    |    0 9.0
"” abbassò gli slip il cuore mi batteva a mille, mi girai e presi il suo membro in bocca, i suoi occhi guardavano il cielo come se stesse impazzendo, ed io sarei stata già tutta la notte così,..."
Non avevo mai avuto paura di uno sguardo.
Degli insulti sì, ero stanca di tutti quei messaggi che cercavano solo sesso, di uomini in preda alla loro sporca perversione, ma mai non di uno sguardo sincero.
Eppure quella sera, mentre fissavo il messaggio di Edoardo sul telefono, avevo il cuore che batteva così forte da farmi tremare le dita.
“Vorrei vederti davvero. Non per gioco. Non per curiosità. Solo perché quando parli mi fai stare bene.” Lo lessi almeno dieci volte.

Di uomini che mi avevano scritto ce n’erano tanti. Troppi. Alcuni cercavano solo un segreto da consumare nel buio. Altri volevano la fantasia, il rischio, la trasgressione da raccontare agli amici, ma Edoardo no, con lui era diverso.
Mi scriveva da settimane. Mai volgare. Mai insistente. Mi chiedeva come stessi davvero. Rideva delle mie battute stupide. Si ricordava i dettagli.
Una sera gli avevo raccontato che adoravo il profumo dei cinema vecchi, quello del velluto e della polvere. Tre giorni dopo mi aveva scritto:
“Ho trovato un cinema anni ’70 che sembra fermo nel tempo. Dovresti vederlo.”
Chi si ricorda cose del genere?
Quella sera ero seduta sul letto, in lingerie nera e una camicia bianca aperta sulle cosce, indecisa se accettare o no. Fuori pioveva. Le luci di Catania entravano dalla finestra come riflessi liquidi.
Guardai il mio riflesso nello specchio.
Ludovica.
Ogni volta che pronunciavo quel nome sentivo qualcosa sciogliersi dentro di me.
Per anni avevo vissuto nascondendomi. Poi un giorno avevo comprato il mio primo rossetto color ciliegia e avevo capito che non sarei più tornata indietro.
Ludovica era la parte di me che respirava, quella che si sentiva viva e forse Edoardo aveva capito proprio questo.
Gli risposi solo:
“Va bene. Ci vediamo alle nove.”
Appena inviato il messaggio sentii un brivido attraversarmi lo stomaco, mi alzai di scatto e corsi in bagno. La luce calda dello specchio illuminò il mio viso ancora struccato, aprii il beauty case lentamente. Non volevo essere perfetta. Volevo essere irresistibile. Cominciai dagli occhi. Una linea sottile di eyeliner, abbastanza intensa da allungare lo sguardo ma senza renderlo aggressivo. Mascara nero. Labbra morbide, lucide appena. Poi sciolsi i capelli. Caddero sulle spalle in onde scure.
Li sistemai con le dita mentre già immaginavo il momento in cui Edoardo mi avrebbe vista. Pensarlo mi fece sorridere. Aprii l’armadio.
Scelsi una gonna nera aderente, morbida sui fianchi, abbastanza corta da lasciare intuire le calze velate. Il reggicalze restava nascosto quasi del tutto, ma bastava un movimento appena più lento per lasciarne intravedere il bordo. Una provocazione elegante. Niente di eccessivo. Volevo sedurlo senza dirgli apertamente che stavo cercando di farlo. Indossai un maglioncino morbido color panna, scollato quel tanto che bastava. Profumo alla vaniglia. Tacchi neri.
Quando fui pronta restai qualche secondo ferma davanti allo specchio.
Le gambe sembravano infinite. La pelle luminosa. Gli occhi accesi da quell’agitazione che solo l’attesa sa dare. Mi guardai mordendomi appena il labbro.
“Stai calma, Ludovica…” sussurrai. Ma era impossibile. Alle nove meno cinque sentii il telefono vibrare.
“Sono sotto.”
Il cuore quasi mi scoppiò nel petto. Presi la borsa e scesi. La pioggia era diventata leggera. Edoardo era appoggiato alla macchina, una giacca scura e i capelli spettinati dall’umidità. Quando alzò gli occhi verso di me successe qualcosa che non dimenticherò mai. Rimase immobile. Letteralmente immobile.
La bocca socchiusa. Gli occhi che scorrevano lentamente lungo il mio corpo con una delicatezza quasi disarmante. Non era fame. Non era morbosità.
Era stupore.
Come se non si aspettasse che potessi essere davvero così. Io sorrisi appena.
“Ciao.”
Lui inspirò lentamente. “Tu…” Rise nervosamente. “Tu sei ancora più bella di quanto immaginassi.” Quelle parole mi colpirono più di quanto avrei voluto.
Abbassai gli occhi per nascondere l’emozione. “Così mi fai arrossire.” “È vero.” Continuava a guardarmi. E io sentivo il suo desiderio addosso come una carezza calda. Salimmo in macchina. Per qualche minuto nessuno parlò. La tensione era ovunque. Nel modo in cui lui stringeva il volante.
Nel modo in cui io accavallavo lentamente le gambe lasciando intravedere il reggicalze. Lo vidi guardare. Solo un secondo. Ma lo vidi. E sorrisi.
“Mi stai provocando?” chiese con una voce bassissima. Girandomi verso di lui lasciai che la gonna salisse appena di più.“Funziona?” Edoardo deglutì.
“Non hai idea.” Sentii un calore dolce espandersi dentro di me. Era bello essere desiderata così. Ma ancora più bello era vedere quanto lui cercasse di trattenersi. Parlammo Di film. Di viaggi. Di paure. A un certo punto lui mi guardò in silenzio.“Posso dirti una cosa?”“Dipende.” “Credo che tu sia la persona più affascinante che abbia mai conosciuto.” Risi piano per nascondere il batticuore.
“Affascinante è una parola pericolosa.” “Perché?” “Perché non parla solo dell’aspetto.” Lui annuì lentamente. “Appunto.” Mi mancò il respiro.
Sentivo gli occhi di Edoardo addosso. Caldi. Dolci. Affamati. E quella combinazione mi stava facendo impazzire.


Mi baciò con una dolcezza improvvisa, intensa, disperata. Un bacio che sapeva di attesa. Di desiderio trattenuto troppo a lungo.Le sue mani scesero sui miei fianchi stringendomi appena.io mi aggrappai alla sua giacca sentendo le gambe diventare molli. Quando le nostre lingue si sfiorarono, emisi un piccolo gemito contro la sua bocca. Edoardo si fermò un secondo.
Mi guardò come se quel suono gli avesse incendiato il sangue. “Ludovica…”
Il modo in cui pronunciò il mio nome mi fece tremare. Lo baciai di nuovo. Questa volta più lentamente. Più profondamente. Sentivo il suo respiro accelerare.
Le sue dita salire lungo la mia schiena.Il mio corpo cercare il suo senza più alcuna prudenza.

Lo guardai negli occhi.
E capii che non avevo più voglia di scappare. Mi farai impazzire,” disse. Rise nervosamente. “Tu invece sembri troppo tranquilla.” Mi voltai verso di lui.
“Sto morendo dentro.”
Parcheggiò sotto il suo palazzo. Appena entrammo nell’ascensore il silenzio diventò elettrico. Lo spazio piccolo. I nostri corpi vicinissimi. Il profumo della mia vaniglia mescolato al suo. Edoardo mi guardò le gambe.Le sue dita sfiorarono il bordo della gonna. Lentamente. Quasi chiedendo permesso. Io spalancai appena le ginocchia. Quel poco bastò per lasciargli intravedere il reggicalze. Lui chiuse gli occhi un secondo. “Tu non hai idea di quanto sei sexy.”
Sentii il calore salirmi fino al viso. Ma non abbassai lo sguardo. “Dimmelo ancora.” Le porte si aprirono. Entrammo nel suo appartamento senza smettere di guardarci. Appena chiuse la porta mi attirò a sé. Mi baciò contro il muro con una passione che mi tolse il respiro. Le sue mani correvano sul mio corpo come se volessero impararlo a memoria. La schiena.I fianchi. Le cosce. Io gemevo piano contro la sua bocca.
Ogni tocco mi faceva sentire desiderata.Bellissima. Viva. Gli slacciai lentamente la camicia.Le dita mi tremavano. Lui mi guardava come un uomo assetato.
“Sei stupenda,” continuava a ripetere.E ogni volta io mi scioglievo un po’ di più. Mi prese per mano conducendomi verso la camera.
La luce soffusa della lampada rendeva tutto morbido. Intimo. Quasi irreale. Edoardo si sedette sul bordo del letto senza staccare gli occhi da me.
Io rimasi in piedi davanti a lui. Lentamente. Molto lentamente. Mi tolsi il maglioncino. Le sue labbra si schiusero appena. Poi le dita scesero alla zip della gonna. La abbassai piano. Lasciandola cadere alle mie scarpe, non le tolsi, Le calze velate e il reggicalze nero sembravano incendiare il suo sguardo. Edoardo inspirò profondamente “Madonna…” Sorrisi. Mi avvicinai a lui fino a sfiorargli le ginocchia con le cosce. Le sue mani si posarono sulle mie gambe con adorazione.
Le accarezzò lentamente. Come se avesse paura di rovinare qualcosa. Io chiusi gli occhi. Quel modo di toccarmi era quasi più erotico di qualsiasi gesto esplicito. Perché dentro quelle carezze c’era desiderio. Ma anche tenerezza.

Mi sedetti sulle sue gambe. A cavalcioni, si intravedeva il mio sedere nello specchio, Le nostre fronti si sfiorarono. “Sei bellissima quando mi guardi così,” sono completamente perso.” Lo baciai. Lentamente. Sentendo le sue mani stringermi il sedere. I nostri corpi iniziarono a muoversi insieme con naturalezza. Con fame.
Con quella tensione accumulata per tutta la sera. Ci spogliammo poco alla volta. Tra baci. Carezze.
Respiri spezzati. La pelle contro la pelle sembrava elettricità. Quando finalmente ci sdraiammo sul letto io ero a pancia in giù sentii Edoardo fermarsi un istante. Mi guardò negli occhi. “Sei sicura?” Quella domanda mi colpì al cuore. Annuii piano. Non sono mai stata così sicura.” abbassò gli slip il cuore mi batteva a mille, mi girai e presi il suo membro in bocca, i suoi occhi guardavano il cielo come se stesse impazzendo, ed io sarei stata già tutta la notte così, ma lui mi alzo di nuovo mi baciò, mi mise di spalle, mi baciò ancora il collo mentre piano piano mi penetrava, sentivo il suo membro che si faceva strada, mentre i suoi baci rendevano tutto dolce e possibile, era tutto dentro, io gemevo di piacere sotto le spinte dei suoi colpi soavi ma intensi…
Fare l’amore con lui fu diverso da tutto ciò che avevo mai provato.
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