NON CERCAVO L'AMORE, MA QUALCUNO CHE VEDESSE
Non tutti gli incontri cominciano con un fiore, una cena romantica o uno sguardo scambiato per strada.
Alcuni nascono dietro uno schermo, tra fotografie, messaggi e parole scritte da due persone che non si conoscono.
E qualche volta, proprio dove si pensa di trovare soltanto un'avventura, si incontra qualcuno capace di sfiorare qualcosa di molto più profondo del corpo.
Quella sera ero sola.
Avevo trascorso una giornata come tante, occupandomi delle solite cose, parlando con persone che conoscevano soltanto una parte di me.
Poi, quando arrivò il silenzio della sera, tornò quella voglia che conoscevo così bene.
La voglia di essere Nika.
Non era soltanto il desiderio di indossare un vestito, una parrucca o un paio di scarpe femminili.
Era qualcosa che sentivo dentro.
Era il bisogno di concedermi qualche ora senza dover giustificare i miei desideri, senza sentirmi osservata, senza dover spiegare perché un uomo potesse trovare felicità anche nella propria femminilità.
Accesi il computer.
Aprii Annunci69.
Conoscevo quel mondo.
Sapevo che molti cercavano incontri veloci, emozioni di poche ore, avventure da dimenticare il mattino successivo.
Non giudicavo nessuno.
Ognuno ha il diritto di vivere la propria intimità come desidera, purché ci siano sincerità, rispetto e consenso.
Ma io avevo imparato a riconoscere una cosa.
Non mi bastava più essere desiderata.
Volevo essere considerata.
Scorsi alcuni messaggi.
Molti erano sempre uguali.
Domande frettolose, richieste di fotografie, proposte che arrivavano ancora prima di un semplice saluto.
Poi ne trovai uno diverso.
«Buonasera, Nika. Ho letto quello che hai scritto. Posso farti una domanda?»
Risposi quasi per curiosità.
«Dipende dalla domanda.»
«Quando sei Nika, ti senti felice?»
Rimasi immobile.
Non mi aveva chiesto che cosa indossassi.
Non mi aveva chiesto fotografie.
Non aveva parlato di incontri.
Mi aveva chiesto se fossi felice.
«A volte sì», risposi. «Altre volte mi sento molto sola.»
Passarono alcuni minuti.
Poi arrivò la sua risposta.
«Allora forse abbiamo qualcosa in comune.»
Si chiamava Lorenzo.
Aveva quarantasei anni, qualche anno meno di me.
Era un uomo separato, con un lavoro normale e una vita che, a sentirlo raccontare, non era stata particolarmente generosa.
Cominciammo a scriverci.
All'inizio parlavamo di cose semplici.
Il lavoro, la musica, le abitudini quotidiane.
Poi, lentamente, arrivarono le confidenze.
Gli raccontai che amavo la femminilità, che mi piacevano i vestiti eleganti, le parrucche brune, le calze velate e le scarpe con il tacco.
Ma gli spiegai anche che Nika non era soltanto questo.
Era una parte di me che avevo custodito per anni.
Una parte che qualche volta avevo cercato di mettere da parte, pensando che con il tempo sarebbe scomparsa.
Invece ritornava.
Sempre.
Lorenzo mi ascoltava.
Una sera mi scrisse:
«Posso dirti una cosa senza offenderti?»
«Dimmi.»
«Credo che tu abbia passato troppo tempo a chiederti se gli altri ti avrebbero accettata.»
Rimasi a fissare lo schermo.
«Forse hai ragione.»
«E tu? Ti accetti?»
Quella domanda mi accompagnò per tutta la notte.
Perché non era facile rispondere.
Amavo Nika.
Ma qualche volta avevo paura persino di ammetterlo a me stessa.
Continuammo a sentirci per diversi giorni.
Poi arrivò la prima telefonata.
Ricordo ancora l'emozione quando sentii la sua voce.
Era calda, tranquilla, con un tono leggermente ironico.
«Finalmente posso sentire la famosa Nika.»
Scoppiai a ridere.
«Famosa? Non esagerare.»
«Per me sei già interessante.»
Parlammo quasi due ore.
Quando chiudemmo la telefonata, mi accorsi di sorridere.
Era una sensazione che non provavo da tempo.
Qualche giorno dopo Lorenzo mi propose di incontrarci.
«Mi piacerebbe vederti, Nika. Senza fretta e senza aspettative.»
Rimasi in silenzio.
«Hai paura?» mi domandò.
«Un po'.»
«Di me?»
«No. Di quello che potresti pensare quando mi vedrai.»
Lorenzo sospirò.
«Nika, io non sto cercando una fotografia perfetta. Vorrei conoscere la persona con cui parlo tutte le sere.»
Quelle parole mi fecero abbassare gli occhi.
Accettai.
Decidemmo di incontrarci prima in un locale tranquillo, per prendere qualcosa insieme e capire se quella sintonia nata attraverso uno schermo esistesse anche nella realtà.
Arrivò il sabato.
Trascorsi buona parte del pomeriggio a pensare a quell'appuntamento.
Alle diciotto entrai in camera da letto.
Chiusi la porta.
Aprii l'armadio.
Sul letto sistemai un vestito nero, semplice ma elegante, una parrucca bruna, un paio di calze velate e scarpe con un tacco sottile.
Osservai tutto per qualche minuto.
Poi mi sedetti davanti allo specchio.
Avevo il viso appena rasato.
Mi passai una mano sulle guance e sorrisi.
«Allora, Nika, sei pronta?»
Cominciai a prepararmi con calma.
Indossai la biancheria, poi le calze nere.
Mi piaceva quella sensazione di eleganza che accompagnava ogni piccolo gesto.
Sistemai il vestito.
Poi indossai la parrucca.
I capelli bruni scendevano morbidi sulle spalle.
Non avevo voglia di un trucco vistoso.
Scelsi qualcosa di delicato, un rossetto color malva e un po' di colore sulle unghie.
Infine indossai le scarpe.
Mi alzai.
Feci qualche passo.
Mi guardai nello specchio.
Non vedevo una donna perfetta.
Vedevo Nika.
Con i suoi anni, le sue paure, i suoi desideri e quella voglia di sentirsi bella che non aveva mai smesso di accompagnarla.
Il telefono vibrò.
Era Lorenzo.
«Sono quasi arrivato. Tutto bene?»
Risposi:
«Sono emozionata.»
«Anch'io. Ci vediamo tra poco.»
Presi la borsetta e uscii.
Durante il tragitto continuavo a chiedermi se stessi facendo la cosa giusta.
Avrei potuto tornare indietro.
Inventare una scusa.
Dire che non me la sentivo.
Ma ero stanca di rinunciare a qualcosa soltanto per paura.
Quando arrivai davanti al locale, Lorenzo era già lì.
Lo riconobbi immediatamente.
Indossava pantaloni scuri, una camicia chiara e una giacca elegante.
Aveva un sorriso timido.
Quando mi vide, si avvicinò.
«Nika?»
Annuii.
«Lorenzo.»
Per qualche istante ci guardammo senza parlare.
Poi lui sorrise.
«Sei proprio come ti immaginavo.»
«Spero sia una cosa positiva.»
«Molto positiva.»
Mi porse una piccola rosa.
Rimasi sorpresa.
«Per me?»
«Certo. Non sapevo se ti piacesse ricevere fiori.»
La presi delicatamente.
«Mi piacciono moltissimo.»
Entrammo.
Ci sedemmo a un tavolino appartato, ma non nascosto.
Questo particolare mi colpì.
Lorenzo non sembrava preoccuparsi di essere visto in mia compagnia.
Parlammo a lungo.
All'inizio ero rigida, attenta a ogni movimento, a ogni parola.
Poi cominciai a rilassarmi.
Lorenzo mi faceva ridere.
Aveva una capacità particolare di alleggerire anche i discorsi più difficili.
A un certo punto mi guardò negli occhi.
«Posso chiederti una cosa?»
«Ancora domande?»
Rise.
«Soltanto una.»
«Sentiamo.»
«Perché ogni tanto abbassi lo sguardo quando ti faccio un complimento?»
Rimasi sorpresa.
«Non lo so.»
«Forse perché non sei abituata a riceverli?»
Annuii lentamente.
«Forse.»
Lorenzo mi prese delicatamente una mano.
«Allora dovrai abituarti.»
Sentii qualcosa muoversi dentro.
Non era soltanto attrazione.
Era quella sensazione bellissima di essere considerata.
Quando uscimmo dal locale, era ormai tardi.
L'aria era fresca.
Camminammo lentamente, senza una destinazione precisa.
A un certo punto Lorenzo si fermò.
«Nika, posso abbracciarti?»
Lo guardai.
«Sì.»
Mi avvicinai.
Le sue braccia mi circondarono con delicatezza.
Appoggiai la testa sulla sua spalla.
Rimanemmo così per qualche istante.
Non ricordavo da quanto tempo un abbraccio non mi facesse sentire tanto tranquilla.
Poi sollevai il viso.
I nostri occhi si incontrarono.
Lorenzo mi sfiorò una guancia.
«Posso baciarti?»
Sorrisi appena.
«Sì.»
Il primo bacio fu timido.
Quasi una domanda.
Il secondo arrivò spontaneamente, accompagnato da un sorriso.
Quando ci allontanammo, Lorenzo mi guardò.
«Tutto bene?»
«Benissimo.»
«Sei sicura?»
«Lorenzo, se continui a chiedermelo, finirai per farmi venire dei dubbi.»
Scoppiammo a ridere.
Quella risata cancellò l'ultimo imbarazzo.
Continuammo a passeggiare.
A un certo punto gli confessai:
«Sai, quando ti ho conosciuto su Annunci69 pensavo che anche tu cercassi soltanto un'avventura.»
Lorenzo rimase in silenzio.
Poi rispose:
«All'inizio ero curioso. Non voglio mentirti.»
«E adesso?»
Mi guardò.
«Adesso mi dispiacerebbe salutarti e non sapere più niente di te.»
Quelle parole mi emozionarono.
«Anche a me.»
Rimanemmo ancora un po' insieme.
Poi Lorenzo mi domandò:
«Ti andrebbe di continuare la serata in un posto più tranquillo? Possiamo anche fermarci qui, se preferisci.»
Lo osservai.
Non c'era insistenza nella sua voce.
Soltanto una proposta.
Gli sorrisi.
«Mi piacerebbe restare ancora con te.»
Decidemmo di prendere una camera in un piccolo albergo.
Durante il tragitto parlavamo poco.
Ogni tanto ci scambiavamo uno sguardo.
Un sorriso.
Una carezza sulle mani.
Quando entrammo nella stanza, Lorenzo appoggiò la giacca su una sedia.
Io rimasi vicino alla finestra.
Le luci della sera illuminavano appena il vetro.
Sentivo il cuore battere velocemente.
Lorenzo si avvicinò.
«Sei silenziosa.»
«Sto pensando.»
«A cosa?»
«A quanto sia strana la vita.»
Sorrise.
«Perché?»
«Perché questa mattina non sapevo nemmeno se avrei avuto il coraggio di uscire. E adesso sono qui con te.»
Lorenzo mi prese una mano.
«Sei contenta di essere qui?»
Lo guardai.
«Sì.»
«Allora non dobbiamo dimostrare niente a nessuno.»
Mi avvicinai e lo abbracciai.
Rimanemmo così, in piedi, nel silenzio della stanza.
Poi ci baciammo.
Un bacio lungo, dolce, pieno di quella passione che nasce quando due persone si desiderano, ma sanno anche rispettarsi.
Lorenzo mi accarezzò i capelli.
«Sei bellissima, Nika.»
Abbassai gli occhi.
«Non sono più giovane.»
«Non ti ho chiesto quanti anni hai.»
«Ho qualche ruga.»
«Anch'io.»
«E non sono la donna perfetta che forse immaginavi.»
Lorenzo mi sollevò delicatamente il mento.
«Io non sono venuto qui a cercare la perfezione.»
Quelle parole mi fecero commuovere.
Mi baciò sulla fronte.
Poi mi strinse nuovamente a sé.
Ci sedemmo sul letto.
Parlammo ancora.
Gli raccontai di tutte quelle volte in cui avevo desiderato un incontro così, ma avevo rinunciato per paura.
Gli parlai delle mie insicurezze.
Di quanto fosse difficile, a volte, conciliare ciò che ero nella vita quotidiana con quella parte di me che desiderava esprimersi attraverso la femminilità.
Lorenzo ascoltava.
Non cercava di correggermi.
Non pretendeva spiegazioni.
Mi lasciava parlare.
A un certo punto gli domandai:
«E se domani ti pentissi di questa serata?»
Mi guardò seriamente.
«Non posso sapere che cosa accadrà domani. Ma so che questa sera sono qui perché voglio esserci.»
Rimasi in silenzio.
Poi sorrisi.
«È la risposta più bella che potevi darmi.»
La notte continuò lentamente.
Tra baci, abbracci e parole sussurrate, la distanza che ci aveva separati per settimane attraverso uno schermo scomparve.
Ci scegliemmo senza fretta, lasciando che la passione trovasse il proprio spazio, sempre con la libertà di fermarci, di parlare, di sorridere.
Non c'erano ruoli da interpretare.
Non c'erano aspettative da soddisfare.
Soltanto due adulti che avevano deciso di condividere un momento di intimità.
E quando la notte divenne più silenziosa, rimasi accanto a Lorenzo, ascoltando il suo respiro.
Avevo la testa appoggiata sulla sua spalla.
La sua mano stringeva delicatamente la mia.
«Nika?» sussurrò.
«Dimmi.»
«Sei felice?»
Chiusi gli occhi.
Ripensai a quella domanda che mi aveva fatto nel nostro primo messaggio.
La stessa domanda.
Ma questa volta la risposta era diversa.
«Sì, Lorenzo. Questa notte sono felice.»
Mi baciò sulla fronte.
«Allora sono felice anch'io.»
Rimanemmo abbracciati.
Non so quanto tempo trascorse prima che mi addormentassi.
Ricordo soltanto quella sensazione di pace.
La mattina seguente mi svegliai mentre la luce entrava lentamente attraverso le tende.
Lorenzo dormiva ancora.
Mi alzai con delicatezza e andai in bagno.
Mi guardai allo specchio.
Il rossetto era ormai scomparso.
I capelli erano spettinati.
Il vestito nero era appoggiato su una sedia.
Per un momento osservai il mio riflesso.
E mi venne da sorridere.
Avevo passato tanto tempo a preoccuparmi di come sarei apparsa agli occhi di un uomo.
Avevo scelto con attenzione ogni particolare del mio abbigliamento.
Avevo cercato di essere elegante, femminile, desiderabile.
Ma la cosa più bella di quella notte non era stata il vestito.
Non erano state le scarpe.
Non era stata nemmeno la passione.
Era stato sentirmi libera di essere me stessa.
Quando tornai in camera, Lorenzo era sveglio.
«Buongiorno, Nika.»
«Buongiorno.»
Mi fece cenno di avvicinarmi.
Mi sedetti accanto a lui.
Mi prese la mano.
«Posso dirti una cosa?»
Sorrisi.
«Se è un'altra domanda, comincio a chiederti il pagamento.»
Rise.
Poi diventò serio.
«Vorrei rivederti.»
Rimasi immobile.
«Davvero?»
«Sì.»
«Anche senza vestito nero e tacchi?»
Mi guardò negli occhi.
«Vorrei rivedere te. In qualunque modo tu scelga di presentarti.»
Sentii un nodo alla gola.
Non risposi immediatamente.
Mi limitai ad abbracciarlo.
Poco dopo ci preparammo per lasciare l'albergo.
Prima di uscire, Lorenzo raccolse la rosa che avevo appoggiato sul comodino.
Me la porse.
«Non dimenticare questa.»
La presi sorridendo.
«La conserverò.»
Ci salutammo con un bacio.
Poi ognuno riprese la propria strada.
Durante il ritorno continuavo a ripensare alla notte appena trascorsa.
Non sapevo se Lorenzo sarebbe diventato una presenza importante nella mia vita.
Non sapevo se ci saremmo rivisti davvero.
Non sapevo nemmeno se quella storia avrebbe avuto un seguito.
Ma avevo imparato qualcosa.
Per anni avevo pensato che essere desiderata fosse la prova di essere accettata.
Quella notte avevo capito che non era così.
Si può essere desiderati senza essere conosciuti.
Si può essere cercati senza essere rispettati.
Si può condividere un letto e sentirsi terribilmente soli.
Ma si può anche incontrare qualcuno che, prima ancora di sfiorarti, desidera sapere se sei felice.
E quella differenza cambia tutto.
Quando arrivai a casa, appoggiai la borsetta e sistemai la rosa in un piccolo vaso.
Poi il telefono vibrò.
Era Lorenzo.
«Sei arrivata?»
Risposi:
«Sì. Tutto bene.»
Dopo pochi secondi arrivò un altro messaggio.
«Grazie per questa notte.»
Sorrisi.
Scrissi:
«Grazie a te per avermi fatta sentire Nika senza paura.»
La sua risposta arrivò quasi subito.
«Non devi ringraziarmi per averti rispettata. Il rispetto dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo.»
Rimasi a leggere quelle parole.
Una volta.
Due volte.
Poi appoggiai il telefono sul tavolo.
Guardai la rosa.
E capii che quella notte non mi aveva regalato soltanto un ricordo di passione.
Mi aveva restituito qualcosa che avevo rischiato di perdere.
La fiducia.
La fiducia di poter incontrare qualcuno senza dovermi nascondere.
La fiducia di poter essere desiderata senza essere trattata come un oggetto.
La fiducia di poter vivere la mia femminilità senza vergognarmi.
Perché dietro ogni crossdresser non esiste soltanto un vestito da indossare.
Esiste una persona.
Con una storia, un cuore, delle fragilità e il diritto di essere rispettata.
Quella notte non avevo trovato tutte le risposte della mia vita.
Ma avevo incontrato un uomo che, invece di chiedermi che cosa fossi, aveva voluto sapere come mi sentissi.
E forse, a volte, è proprio da una domanda così semplice che comincia la forma più bella dell'intimità.
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Non tutti gli incontri diventano amore. Alcuni diventano ricordi. Altri ci insegnano che il rispetto può essere la più bella forma di seduzione.
Saluti Nickla
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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