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TRE SCONOSCIUTI E UN SEGRETO DA CUSTODIRE 💋


di TsNickla
23.10.2026    |    10    |    2 9.0
"Chiedo soltanto che si rispetti la libertà di ogni adulto di vivere la propria vita, purché ci siano consenso, attenzione e rispetto reciproco..."
NIKA – IL TRENO DELLE CINQUE, TRE SCONOSCIUTI E UN SEGRETO DA CUSTODIRE 💋
NB : l'ultima foto fa parte di questo racconto

Ci sono notti che nascono per caso, senza appuntamenti, senza promesse e senza sapere dove ci porteranno.

Notti nelle quali basta perdere un treno per ritrovarsi a vivere qualcosa che non avevamo minimamente immaginato.

Quella sera ero uscita vestita da donna.

Avevo scelto con cura ogni particolare: il vestito blu, le calze nere, i capelli ricci che mi incorniciavano il viso, gli orecchini, la collana e quel rossetto che mi piaceva tanto.

Mi sentivo femminile.

Mi sentivo desiderabile.

Soprattutto, mi sentivo Nika.

Avevo già vissuto un incontro piuttosto particolare in stazione. Due uomini, qualche sguardo, un'intesa nata senza troppe parole e un segreto rimasto dietro la porta dei servizi.

Quando ne uscii, avevo ancora il cuore che batteva forte.

Mi sistemai i capelli, controllai il rossetto e mi incamminai verso il binario.

Ma il treno era partito.

Guardai l'orologio.

Erano quasi le ventiquattro.

Controllai il tabellone delle partenze e scoprii che il prossimo treno sarebbe arrivato soltanto alle cinque del mattino.

Cinque ore di attesa.

Sospirai.

«Complimenti, Nika. Questa volta l'hai combinata bella!»

Mi sedetti su una panchina, sistemai la borsetta accanto a me e cercai di capire come trascorrere quelle ore.

Fu allora che mi accorsi di tre ragazzi.

Erano poco distanti.

Tutti adulti, probabilmente intorno ai trent'anni.

Uno aveva i capelli scuri, un altro indossava una giacca sportiva e il terzo aveva un sorriso particolarmente malizioso.

Mi stavano osservando.

All'inizio finsi di non accorgermene.

Poi incrociai lo sguardo di uno di loro.

Mi sorrise.

Ricambiai.

Il secondo mi guardò e disse qualcosa sottovoce agli amici.

Scoppiarono a ridere.

Non sembravano prendermi in giro.

Sembravano piuttosto incuriositi.

Uno di loro si avvicinò.

«Scusa, hai perso il treno?»

«Purtroppo sì.»

«E adesso?»

«Adesso aspetto quello delle cinque.»

Mi guardò sorridendo.

«Allora hai tutta la notte davanti.»

«Non ricordarmelo», risposi ridendo.

Mi chiese come mi chiamassi.

«Nika.»

«Piacere, Nika.»

Gli altri due si avvicinarono.

Cominciammo a parlare.

Mi fecero qualche complimento, mi chiesero se stessi tornando da una festa e scherzarono sul fatto che fossi troppo elegante per trascorrere la notte su una panchina.

A un certo punto uno di loro mi disse:

«Ti abbiamo vista uscire prima dal corridoio dei bagni.»

Arrossii leggermente.

«E allora?»

«Avevi un sorriso particolare.»

«Forse ero semplicemente felice.»

«Oppure nascondevi un segreto.»

Lo guardai negli occhi.

«Una signora non racconta tutti i propri segreti.»

Risero.

E risi anch'io.

La conversazione diventò sempre più confidenziale.

Mi piaceva il loro modo di parlarmi.

Non sembravano interessati a farmi domande imbarazzanti sulla mia identità.

Mi chiamavano Nika con naturalezza.

Mi facevano sentire a mio agio.

Uno mi offrì un caffè.

Un altro mi prese delicatamente la mano, chiedendomi prima se poteva.

Non la ritirai.

Sentivo crescere quella curiosità che qualche volta rende una notte diversa da tutte le altre.

Poi mi alzai.

«Ragazzi, scusatemi. Devo andare un momento a sistemarmi il trucco.»

«Ancora?» scherzò uno.

«Una donna deve sempre controllare il rossetto.»

Mi avviai verso il corridoio dei servizi.

Davanti allo specchio aprii la borsetta e presi il rossetto.

Stavo sistemando una ciocca di capelli quando sentii delle voci.

Erano i tre ragazzi, fermi poco distante dall'ingresso.

Uno di loro mi sorrise.

«Nika, non volevamo lasciarti sola.»

Mi voltai divertita.

«Ma siete sempre così insistenti?»

«Soltanto quando incontriamo una persona interessante.»

Mi avvicinai.

Le battute diventarono più maliziose.

Gli sguardi più intensi.

Uno di loro mi sfiorò la mano.

Un altro mi disse che avrebbe voluto baciarmi.

Lo guardai, sorrisi e risposi:

«E chi ti dice che io non lo voglia?»

Mi chiese il permesso.

Annuii.

Fu un bacio breve, dolce, inatteso.

Quando ci separammo, gli altri due ci osservavano sorridendo.

«Adesso siamo gelosi», scherzò uno.

«Allora dovrete imparare a conquistarvi le mie attenzioni», risposi.

Continuammo a parlare, sempre più vicini.

Non c'erano promesse.

Non c'erano obblighi.

Eravamo quattro adulti che si piacevano e che potevano scegliere liberamente come trascorrere quella notte.

A un certo punto decidemmo di allontanarci dall'atrio e trovare un posto riservato, dove poter stare insieme senza disturbare nessuno.

Non vi racconterò ogni particolare.

Alcune cose appartengono soltanto a chi le vive.

Posso dirvi che ci furono baci, carezze, abbracci e una complicità che non avrei mai immaginato di trovare poche ore prima.

Ci furono anche tante risate.

Perché il desiderio, quando è accompagnato dal rispetto, non deve essere necessariamente serio o complicato.

Può essere leggero.

Può essere spontaneo.

Può farci sentire vivi.

Le ore trascorsero quasi senza che ce ne accorgessimo.

Ogni tanto qualcuno guardava l'orologio.

Ogni tanto ci fermavamo a parlare.

Poi tornavamo a sorriderci, come quattro persone che avevano deciso di dimenticare, almeno per una notte, le preoccupazioni della vita quotidiana.

Quando finalmente tornai davanti allo specchio, rimasi a guardarmi.

I capelli erano spettinati.

Il rossetto aveva perso la sua perfezione.

Abbassai gli occhi sul vestito blu.

Era sgualcito e notai alcune macchie bianche in più punti.

Mi venne da sorridere.

Presi un fazzoletto dalla borsetta, pensando di pulirle, ma poi mi fermai.

Quelle macchie erano parte di me, di quella notte, delle emozioni che avevo vissuto e di un ricordo che desideravo custodire.

Decisi di lasciarle lì.

Mi sistemai il vestito, ritoccai il rossetto e mi guardai ancora una volta allo specchio.

«Nika, questa notte non la dimenticherai facilmente.»

Non ero più impeccabile come quando ero uscita di casa.

Ma avevo un sorriso che non riuscivo a cancellare.

Pensai a quante volte avevo immaginato di vivere una serata da donna, libera di essere me stessa, senza sentirmi continuamente osservata o giudicata.

E quella notte, in modo del tutto inaspettato, avevo incontrato tre persone che mi avevano accolta con naturalezza.

Non sapevo che cosa sarebbe rimasto di quell'incontro.

Forse nulla.

Forse soltanto un ricordo.

Ma in quel momento non avevo bisogno di risposte.

Quando tornammo nell'atrio della stazione, erano quasi le cinque.

Il cielo, oltre le vetrate, cominciava lentamente a schiarirsi.

Uno dei ragazzi mi disse:

«Nika, il tuo treno sta per arrivare.»

Sorrisi.

«Finalmente.»

«Ti sei annoiata ad aspettarlo?»

Li guardai tutti e tre.

«Diciamo che ho trovato il modo di far passare il tempo.»

Scoppiammo a ridere.

Mi accompagnarono al binario.

Prima di salire, li abbracciai uno alla volta.

Non ci furono grandi dichiarazioni.

Nessuna promessa di rivederci.

Soltanto tre sorrisi sinceri e un saluto affettuoso.

Quando entrai nella carrozza, trovai un posto accanto al finestrino.

Appoggiai la borsetta sulle ginocchia.

Guardai le mie mani.

Poi il vestito, che portava ancora qualche traccia di quella notte movimentata.

Sorrisi nuovamente.

Avevo perso un treno.

Avevo trascorso quasi cinque ore lontana da casa.

Avevo incontrato tre sconosciuti.

E avevo vissuto una notte che, almeno nella mia memoria, sarebbe rimasta speciale.

Ma il pensiero più bello non riguardava soltanto ciò che era accaduto.

Riguardava me.

Perché ero uscita come Nika.

E come Nika avevo vissuto ogni emozione.

Senza dovermi giustificare.

Senza chiedere scusa.

Senza fingere di essere qualcun altro.

Qualcuno leggerà questa storia e sorriderà.

Qualcuno forse mi giudicherà.

Altri immagineranno cose che non ho raccontato.

Va bene così.

Non pretendo che tutti comprendano i miei desideri.

Chiedo soltanto che si rispetti la libertà di ogni adulto di vivere la propria vita, purché ci siano consenso, attenzione e rispetto reciproco.

Il treno cominciò a muoversi.

Guardai l'alba oltre il finestrino.

E pensai:

«A volte perdiamo qualcosa che credevamo indispensabile e troviamo una notte che non avremmo mai pensato di vivere.»

Poi chiusi gli occhi.

E sorrisi.

Perché certi incontri finiscono quando arriva il mattino.

Ma certi segreti restano con noi molto più a lungo.

Con un sorriso, un pizzico di malizia e la libertà di essere me stessa.

Nickla 💋

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