trans
TraV finzione e realtà
LeonaJuicyBigBooty
01.02.2026 |
466 |
7
"Mi fa alzare per poi mettermi a 90, mi lecca il culo liscio e riesco a malapena a metterci un po’ di lubrificante che ero riuscita a tirare fuori dalla borsa..."
Era la prima volta che mi spingevo così oltre.Nuova nel mondo trav, con una voglia di sperimentare che mi faceva tremare le mani, quella sera mi preparo davanti allo specchio lentamente, assaporando ogni gesto. Il trucco è deciso, lo sguardo profondo. Indosso calze a rete che stringono le gambe, una minigonna che copre appena il sedere, un reggiseno e un piccolo top che lascia intuire più di quanto nasconda. Mi piaccio. E questo mi eccita.
Parto da sola, travestita, direzione un club privé nella provincia di Firenze. Quarantacinque minuti di macchina in cui il corpo è teso e la mente corre veloce. Ogni semaforo è un respiro trattenuto, ogni sguardo negli specchietti un promemoria: sto davvero andando lì.
Quando arrivo in zona, l’eccitazione si mescola alla confusione. Il locale sembra nascosto, come se volesse essere trovato solo da chi lo desidera davvero. Giro, rallento, finché sono costretta ad accostare. Poco distante anche un’altra auto si ferma. Un uomo scende e si avvicina.
Si piega verso il mio finestrino con naturalezza. Mi chiede se sto cercando il locale. Annuisco. Il suo sguardo mi scorre addosso senza fretta.
«Che bella gnocca che sei», dice, diretto, senza filtri.
Sento il colpo nello stomaco. Dice che chiama il proprietario per avere indicazioni, ma intanto resta lì, troppo vicino. Il suo corpo all’altezza del finestrino, il messaggio chiaro. Io ho 29 anni, giovane, vogliosa ma ancora timida. Lui è sulla cinquantacinquina, affascinante, ben tenuto, sicuro. Mi piace sentirmi guardata così.
Quando finalmente trovo l’ingresso, parcheggio e mi metto in fila per pagare il biglietto. Sento gli sguardi degli uomini addosso, pesanti, curiosi, affamati. Mi espongono, mi accendono. Varcata la soglia, però, qualcosa si scioglie. Le luci basse, la musica ovattata, l’aria carica di promesse. Mi sento al sicuro. Ce l’ho fatta: sono dentro.
Prendo da bere e inizio a girare. Prima sotto, poi sopra. Osservo i corridoi, le stanzine, i glory hole, gli angoli bui dove i confini sembrano dissolversi. Ogni passo aumenta la tensione nel corpo. Qui succede tutto, ed è impossibile non sentirlo.
Finisco il drink e risalgo nell’area superiore. Giro senza meta quando, all’improvviso, sento una mano sotto la gonna. Lenta. Decisa. Il respiro mi si ferma. Il tessuto sottile, la pelle scoperta, il contatto che mi attraversa.
Mi giro. È lui. Il 55enne di fuori. Mi afferra il sedere con sicurezza, come se sapesse già che non mi tirerò indietro. Si avvicina all’orecchio e mi dice che non si aspettava una ragazzona così bella, muscolosa, con un culo sodo e liscio. Le sue parole mi fanno tremare più delle mani.
Mi chiede il nome. L’età. Mi guarda mentre rispondo. Poi il suo tono cambia. Diventa fermo, autoritario. Senza violenza, ma senza lasciare spazio al dubbio, mi spinge verso una stanzina. Entro. La porta si chiude a chiave alle nostre spalle.
Una volta che la porta si chiude, il suo tono cambia. Esclama che si vede che sono una puttanella e che mi darà quello che merito. Lo dice mentre si sbottona i pantaloni e tira fuori il suo cazzo: 19 cm, rigido. Mi ordina di inginocchiarmi.
Non mi dà molto tempo per capire la situazione e mi ritrovo lì, in ginocchio, a succhiargli il cazzo, mentre mi sento chiamare puttana e la mia gola viene usata per il suo piacere. Mi scopa la gola e io lo lascio abusare di me.
È chiaro: lui vuole scopare la gnocca che ha incontrato fuori, quella a cui gli aveva fatto vedere l'erezione dai pantaloni quando era fuori dalla mia macchina e in piedi al telefono.
Mi fa alzare per poi mettermi a 90, mi lecca il culo liscio e riesco a malapena a metterci un po’ di lubrificante che ero riuscita a tirare fuori dalla borsa. Apro la bottiglietta di poppers perché il suo cazzo è lungo, largo e molto duro. Faccio la prima sniffata mentre sento la sua cappella appoggiata sul mio buchetto che spinge.
Mi allargo, lui entra lentamente fino in fondo. Io sniffo ancora e lui inizia a scoparmi e sculacciarmi mentre mi chiama puttana. Sono lì a 90 che realizzo che mi sto facendo scopare come una troietta e che forse è quello che mi merito.
Mi scopa forte fino a venire. Poi si riveste e mi lascia lì a 90, con il culo aperto, e se ne va.
Mi sento usata ed eccitata. Mi ricompongo come una brava ragazza e esco dalla stanzina, un po’ confusa. Un tipo mi spinge in un angolino buio; non vedo molto bene.
Mi spinge giù in ginocchio e mi mette il cazzo in bocca. Non vedo bene com’è, ma il cazzo è bello e grosso, e continuo a succhiare fino a che lui non mi regge la testa per spingermelo in gola e venire mentre mi chiama puttana. La cosa mi eccita e ingoio, per poi ripulirgli il cazzo.
Se ne va, e subito dietro arriva un altro che me lo infila in bocca: cazzo largo ma corto. Faccio il mio dovere e succhio anche lui fino a ingoiarlo.
Capisco che c’è una fila di cazzi che vuole essere succhiata, e lo faccio ancora due volte: altri due bei cazzi che mi scopano la bocca e me la riempiono senza sapere effettivamente chi fossero. Ed io penso: se mi chiamano puttanella, adesso hanno un motivo per farlo...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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