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trio

Consulenza personalizzata di coppia


di Paris28
02.04.2026    |    96    |    0 8.0
"Le mani si cercavano con meno esitazione, esplorando la presenza dell’altro come se volessero memorizzarne ogni dettaglio..."
Lo studio era immerso nella luce calda del tardo pomeriggio. Le tende filtravano il sole, disegnando linee dorate sulla scrivania in granito scuro. Fuori si sentiva appena il rumore distante della città, ma lì dentro il tempo sembrava sospeso.
Lei era rimasta per “un’ultima firma”, così aveva detto. Lui aveva chiuso la porta con un gesto lento, quasi distratto. L’aria era cambiata in quell’istante: più densa, più silenziosa.
Si guardarono per qualche secondo senza parlare. Non era la prima volta che tra loro si creava quella tensione silenziosa fatta di sguardi trattenuti e parole non dette. Ma quella sera qualcosa si era spezzato — o forse finalmente aveva ceduto.
Lei appoggiò i documenti sulla scrivania, ma non si allontanò. Lui fece un passo avanti. Lo spazio tra loro si ridusse a pochi centimetri. Poteva sentire il suo respiro, lento ma profondo.
«Dovremmo…» iniziò lei, ma la frase si sciolse nell’aria.
Le sue dita sfiorarono il polso di lei, un tocco leggero, quasi una domanda. Lei non si ritrasse. Anzi, sollevò lo sguardo verso di lui, con un misto di sfida e desiderio trattenuto e verso il marito nell attesa di una sua conferma.
Fu lei ad avvicinarsi per prima.. Poi più deciso, più profondo.
Le mani di lui scivolarono lungo la schiena di lei, sentendo il calore attraverso il tessuto leggero della camicetta. Lei si aggrappò alla giacca di lui, attirandolo a sé. La scrivania divenne un confine superato senza pensarci, i fogli scivolarono a terra con un fruscio quasi impercettibile.
Il mondo fuori non esisteva più.
Ogni gesto era carico di elettricità: il modo in cui lui le scostava una ciocca di capelli dal viso, il modo in cui lei lasciava correre le dita lungo il suo collo, scoprendo la pelle sotto il colletto della camicia.
Non c’era fretta. Solo una tensione che cresceva, come una musica che sale di volume prima dell’esplosione finale. I loro respiri si facevano più veloci, i movimenti più audaci, ma sempre guidati da una complicità silenziosa.
Quando si separarono per un istante, con gli occhi ancora vicini, sorrisero entrambi — non solo per il desiderio, ma per la consapevolezza di aver oltrepassato una linea invisibile.
Fuori, il sole era ormai tramontato. Nello studio restava solo la luce soffusa della lampada sulla scrivania… e il battito accelerato di tre cuori che avevano appena smesso di fingere.Lui le sfiorò la fronte con la propria, come per riprendere fiato. La lampada sulla scrivania proiettava ombre morbide sui loro volti, rendendo tutto più intimo, quasi irreale.
«Non era previsto,» mormorò lei, con un mezzo sorriso.
«Alcune cose non si pianificano,» rispose lui, la voce più bassa del solito. Lara, in un attimo si ritrovò in mezzo ai 2 uomini.
Lei scese lentamente dalla scrivania, ma non si allontanò. Rimase davanti a lui, le mani ancora appoggiate al suo petto, sentendo il battito sotto il tessuto della camicia. Era veloce, quasi quanto il suo. Il marito invece la rilassava da dietro, con baci, carezze e....
Per un attimo tornarono seri. C’era qualcosa di fragile in quell’istante, come se entrambi capissero che ciò che era appena accaduto non era solo un gioco di attrazione. Era un passo, forse rischioso, forse inevitabile.
Lui le accarezzò la guancia con il dorso delle dita, un gesto più tenero che audace. Lei chiuse gli occhi, inclinando appena il viso verso la sua mano.
Il silenzio non era più teso, ma pieno.
Le mani si cercavano con meno esitazione, esplorando la presenza dell’altro come se volessero memorizzarne ogni dettaglio.
Lei appoggiò la testa sulla sua spalla, respirando il profumo della sua pelle. «Domani sarà diverso,» disse piano.
«Domani penseremo a domani,» rispose lui.
Rimasero così per qualche minuto, stretti l’uno all’altra mentre fuori la città continuava la sua vita ignara. Poi lei si staccò con riluttanza, raccolse lentamente i documenti sparsi a terra, cercando di ricomporsi.
Ma qualcosa nei loro sguardi era cambiato. Non era più solo attrazione nascosta: era una promessa silenziosa.
Quando lei raggiunse la porta, si voltò un’ultima volta. Lui era ancora lì, appoggiato alla scrivania, con un’espressione che mescolava desiderio e consapevolezza.
Sorrise.
E in quel sorriso c’era l’anticipazione di ciò che sarebbe potuto accadere la prossima volta che la porta si sarebbe chiusa.
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