Lui & Lei
Incontro casuale con uno sconosciuto
01.05.2026 |
2.003 |
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"Marta si accorse di giocare con il cucchiaino, seguivo il movimento delle sue dita con attenzione quasi ipnotica..."
Il centro commerciale era affollato come ogni sabato pomeriggio. Luci bianche, musica di sottofondo, il brusio continuo delle persone che entravano e uscivano dai negozi. Marta non aveva alcuna fretta: passeggiava osservando le vetrine, fingendo di essere indecisa, ma in realtà cercava solo un modo per distrarsi da una settimana troppo pesante. Lei aveva scelto un abbigliamento semplice ma capace di attirare lo sguardo senza risultare eccessivo. Indossava un vestito nero aderente, morbido al tatto, che seguiva le linee del suo corpo con naturalezza. La lunghezza si fermava poco sopra il ginocchio, lasciando scoperte le gambe, esaltate da un paio di stivali alti in pelle scura.Il tessuto del vestito aveva uno scollo discreto ma sensuale, abbastanza da suggerire un bel seno, senza mostrare troppo. Le maniche erano lunghe e sottili, aderenti alle braccia, creando un contrasto elegante tra sobrietà e femminilità. Ogni movimento faceva ondeggiare leggermente la stoffa, attirando l’attenzione con grazia.
Portava i capelli sciolti sulle spalle, lucidi e morbidi, che incorniciavano il viso e cadevano appena sotto il collo. Un rossetto rosso intenso metteva in risalto il sorriso, mentre un profumo caldo e avvolgente completava l’insieme.
Non era un look provocante in modo evidente, ma aveva quell’equilibrio perfetto tra eleganza e sensualità che lasciava spazio all’immaginazione.
Fu davanti alla vetrina di un negozio di libri che la notai. Anche io stavo guardando dentro, ma il riflesso del vetro tradì il mio sguardo: non era concentrato sui titoli esposti, bensì su di lei. Quando i nostri occhi si incontrarono attraverso il riflesso, Marta sentì un brivido leggero correre lungo la schiena.
Le sorrisi per primo. Non un sorriso invadente, ma lento, curioso. Marta ricambiò quasi senza accorgersene.
Ci ritrovammo a entrare nello stesso negozio, come se fosse stato naturale. Camminavamo tra gli scaffali fingendo interesse per i libri, ma ogni tanto le nostre mani si sfioravano quando si incrociavano nei corridoi stretti. Il contatto era breve, quasi casuale, eppure carico di elettricità.
«Scusa», le dissi a bassa voce dopo l’ennesimo sfiorarsi, senza sembrare davvero dispiaciuto.
La voce era calda, vicina. Troppo vicina. Marta sollevò lo sguardo e si rese conto che tra noi c’erano solo pochi centimetri. Sentiva il suo profumo, un misto di legno e qualcosa di fresco. Il rumore del centro commerciale sembrava lontano, ovattato.
Parlammo di niente: un autore che entrambi dicevano di conoscere, un libro che nessuno dei due aveva davvero letto. Ma il linguaggio dei loro corpi diceva altro. Ogni frase era un pretesto per restare lì, per avvicinarsi un po’ di più.
Quando uscimmo dal negozio, le proposi un caffè al piano superiore. Il bar era semi nascosto, con tavolini appartati lungo la vetrata. Seduti uno di fronte all’altra, ci studiammo con maggiore libertà. Le gambe si sfiorarono sotto il tavolo, e nessuno dei due si ritrasse.Marta sedeva con la schiena leggermente arcuata in avanti, come se fosse concentrata sulla conversazione, ma ogni gesto sembrava studiato con naturalezza. Quando accavallava le gambe, lo faceva lentamente, senza fretta, lasciando che il movimento fosse fluido e armonioso.
La stoffa del vestito aderente si tendeva appena, seguendo il profilo delle cosce. Nel gesto di sovrapporre una gamba all’altra, l’orlo si sollevava di pochi centimetri, quanto bastava per scoprire un tratto di pelle liscia e far intuire le linee sotto il tessuto. Non era un’esibizione esplicita, ma un gioco sottile di vedo-non-vedo.
Ogni volta che cambiava posizione, lo faceva con un movimento morbido del piede, facendo scivolare lentamente il tacco sul pavimento prima di sollevare la gamba. Era un gesto semplice, ma carico di intenzione. Lo sguardo restava fisso sull’interlocutore, come se non fosse consapevole dell’effetto che stava creando — e forse proprio questa apparente innocenza rendeva il tutto ancora più provocante.
Era un linguaggio silenzioso fatto di dettagli: il modo in cui sfiorava l’orlo del vestito, il ritmo con cui incrociava e disincrociava le gambe, la sicurezza con cui occupava lo spazio. Nulla di esplicito, eppure sufficiente a lasciare l’immaginazione libera di correre.
La conversazione si fece più lenta, più personale. Marta si accorse di giocare con il cucchiaino, seguivo il movimento delle sue dita con attenzione quasi ipnotica. A un certo punto, allungai la mano e le fermai il polso, delicatamente. Il gesto era semplice, ma il cuore di Marta accelerò.
Bastò uno sguardo più intenso, un silenzio più carico.
Il corridoio che portava ai servizi era tranquillo, lontano dalla folla principale. Co fermammo vicino a una parete, come se stessimo ancora decidendo. Le sfiorai il viso, lentamente, lasciandole il tempo di allontanarsi. Lei non lo fece.
Il primo bacio fu esitante, poi più sicuro. Marta sentì le mie mani scivolare lungo la sua schiena, attirandola verso di me. Il mondo intorno sembrava dissolversi: niente più voci, niente più luci abbaglianti, solo il calore dei nostri corpi che si cercavano con urgenza trattenuta. Ci ritrovammo, dentro un bagno senza realizzare cosa stava accadendo. Marta oramai, era talmente eccitata da non rendersi conto che la sua vulva era diventata un rubinetto che perde tutto il suo liquido.
Non c’era fretta, ma nemmeno incertezza. Si muovevano come se ci fossimo scelti da tempo, anche se ci eravamo incontrati solo un’ora prima. Ogni tocco era una scoperta, lei comincio a spompinarmi talmente bene, che sembrava che in mano avesse un cono da passeggio. Ogni respiro era condiviso, e fu quello il momento in cui mi chiese di prenderla ripetutamente a pecorina......
Quando ci separammo, entrambi avevamo lo sguardo acceso, i sorrisi appena trattenuti. Non ci scambiammo promesse né numeri di telefono. Forse proprio per questo l’incontro restò perfetto: sospeso, intenso, irripetibile.
Marta tornò tra la folla con il cuore ancora in tumulto, portando con sé il ricordo di un pomeriggio qualunque diventato improvvisamente indimenticabile.......
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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