Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > trio > L'amico bisex
trio

L'amico bisex


di Membro VIP di Annunci69.it CoppiaFelix2024
08.06.2026    |    3.270    |    2 9.2
"Era mia moglie, la donna della mia vita, e proprio per questo potevo permettermi di attraversare quella soglia..."
La sera in cui incontrammo Franco, Felicia indossava quel vestito nero che conoscevo bene. Non era appariscente, non ne aveva bisogno. Le cadeva addosso con naturalezza, seguendo il disegno morbido dei fianchi, lasciando intuire più di quanto mostrasse. Io la guardavo da marito, ma anche da uomo ancora capace di desiderarla come la prima volta.
Franco era già seduto al tavolo quando arrivammo. Cinquant’anni portati con sicurezza, sguardo diretto, sorriso lento, mani curate. Aveva quel modo di ascoltare che non invadeva, ma faceva capire che ogni parola arrivava a destinazione.
Felicia si sedette accanto a me, ma non troppo vicina. Era il suo modo di lasciare spazio al gioco. Io lo sapevo. Lei sapeva che io lo sapevo.
Parlammo a lungo, senza fretta. Di viaggi, di mare, di libertà, di confini che a volte esistono solo perché nessuno ha il coraggio di spostarli. Franco ci raccontò con semplicità la sua natura: gli piacevano le donne, ma non nascondeva il desiderio per certi uomini. Lo disse guardandomi negli occhi, senza sfida e senza imbarazzo.
Felicia sorrise appena.
«Ernesto è più curioso di quanto sembri» disse, accarezzando con un dito il bordo del bicchiere.
Sentii quella frase scendermi addosso come una mano invisibile. Non mi sentii scoperto, ma invitato. Felicia non mi stava provocando per mettermi alla prova. Mi stava aprendo una porta, come solo lei sapeva fare: con eleganza, con complicità, con quella dolce crudeltà sensuale di chi conosce i desideri prima ancora che vengano confessati.
Franco appoggiò il bicchiere.
«La curiosità è una virtù» disse. «Quando è condivisa.»
La camera era calda, immersa in una luce bassa. Avevamo scelto un luogo discreto, bello, senza eccessi. Felicia si tolse le scarpe appena entrata, come se fosse a casa. Quel gesto mi emozionò più di qualsiasi parola. Vederla così libera, padrona di sé, mi dava il senso esatto della nostra intimità: non appartenenza, ma scelta continua.
Franco rimase in piedi vicino alla finestra. Io gli ero davanti, mentre Felicia si sedette sulla poltrona, le gambe accavallate, lo sguardo acceso.
«Voglio guardarvi» disse.
La sua voce era calma, ma in quel comando dolce c’era tutto: fiducia, desiderio, possesso mentale. Non era spettatrice. Era regista silenziosa della nostra audacia.
Franco mi si avvicinò. Non fece gesti bruschi. Mi sfiorò appena il braccio, poi la spalla. Era un contatto semplice, maschile, diverso da quello di Felicia. Proprio per questo mi attraversò. Io ero sempre stato etero, profondamente attratto dalle donne, da mia moglie prima di ogni altra. Ma con Franco c’era qualcosa di inatteso: non un tradimento della mia natura, bensì una sua zona d’ombra che trovava finalmente una forma.
Guardai Felicia. Lei non distolse gli occhi. Anzi, sorrise.
«Vai» mormorò.
Fu allora che lasciai cadere l’ultima resistenza. Franco mi si avvicinò dalle spalle, mi cinse ke braccia intorno ai fianchi con decisione, senza violenza. All’inizio restai rigido, sorpreso dalla differenza del suo corpo, dalla forza contenuta delle sue mani. Poi sentii Felicia respirare più profondamente e capii che il suo desiderio passava anche attraverso il mio abbandono.
Mi lasciai andare.
Franco mi accarezzava come chi sa leggere l’incertezza e trasformarla in piacere. Io rispondevo con esitazione, poi con crescente sicurezza. C’era qualcosa di potente nel sentirmi desiderato da lui mentre Felicia guardava. Non perdevo nulla di me stesso. Al contrario, mi sembrava di allargare il perimetro della nostra intimità, di entrare in un territorio che apparteneva a tutti e tre, ma soprattutto a me e a lei. Sentivo il suo membro guà turgido che spingeva verso il mio fondo schiena.
Felicia si era alzata. Si avvicinò lentamente, abbracciò entrambi e posò le labbra sul mio collo.
«Mi piace vederti così» sussurrò. «Mi piace quando non fingi di essere diverso da quello che desideri.»
Quelle parole mi tolsero ogni difesa.
La notte proseguì con lentezza, senza fretta, senza gesti meccanici. Franco era attento, dominante solo quando sentiva che poteva esserlo, mai oltre il limite del rispetto. Felicia alternava carezze e sguardi, a volte vicina, a volte seduta a osservarci con quella sua intensità che mi faceva sentire nudo anche prima di esserlo davvero.

Il suo piacere non era passivo. Lo vedevo nel modo in cui stringeva le cosce, nel sorriso appena trattenuto, nel respiro che cambiava quando Franco si faceva più audace con me. Lei guardava il mio corpo rispondere, la mia esitazione sciogliersi, la mia virilità non diminuire ma trasformarsi in qualcosa di più complesso, più libero, più vero.
A un certo punto Franco mi prese il viso tra le mani.
«Solo se lo vuoi davvero» disse.
Quelle parole furono decisive. Perché il desiderio, quando è rispettato, diventa più forte.
Annuii.
Felicia mi guardava. Nei suoi occhi non c’era giudizio. C’era fame, tenerezza, complicità. Era mia moglie, la donna della mia vita, e proprio per questo potevo permettermi di attraversare quella soglia. Non da solo, non di nascosto, non contro di lei. Con lei.
Quello che accadde dopo appartenne alla notte, ai corpi, al silenzio interrotto dai respiri. Franco mi guidò con sicurezza. Io scoprii sensazioni nuove, a tratti destabilizzanti, ma mai estranee. Felicia osservava ogni gesto come se stesse custodendo un segreto prezioso. Quando i miei occhi cercavano i suoi, lei mi restituiva forza.
Non ero meno uomo. Non ero meno marito. Ero Ernesto, semplicemente più nudo, più sincero, più esposto. Felicia non rimase neutra al triangolo. Corpi nudi che si intrecciavano. Prese il memnro di Franco in bocca mentre mi guardava. Lo lubrificò con la saliva. Poi, con decisione mi girò la schiena verso il menbro di Franco. La sua lingua mi penetrò l'ano. Inarcai la schiena. E lei guidò il cazzo di Franco verso il mio ano. Lo sentivo turgido mentte lui mi afferrava i fianchi e cominciò a spingere. Un dolore lancinante mi fece allontanare ma ero bloccato. Felicia mi prese il cazxo nella sua bocca e con le mani mi dilatava le natiche. Ero bloccato tra di loro. Franco, incurante dei miei rantoli spingeva la sua asta. La sentii entrare e con un colpo deciso oltrepassò lo sfintere. Era dolore misto a libidine. Spinsi la mia schiena verso di lui e sentii il suo membro penetrare in profondità. Egli si tirò indietro per poi rientrare. E lo fece molte volte. Non provavo piu dolore. Solo sentivo i suoi colpi che facevano entrare il cazzo in profondità. Felicia ingoiava il mil cazzo fin in fondo alla sua gola. Ero estasiato. Ppi sentii il cazxo di Franco pulsare: mi stava eiaculando nel culo. Ed io non resitii più. A mia vokta venni in bocca a Felicia. Mi svuotò fino a quando lo spasmo dell'orgasmo si calmò. Allora lei sfilò il preservativo dal cazxo di Franco e lo ripulì dallo sperma che ancora colava.
Quando tutto si placò, restammo vicini sul letto. Felicia venne accanto a me e mi accarezzò il petto. Franco era dall’altra parte, silenzioso, rispettoso, ancora presente ma senza invadere.
«Stai bene?» mi chiese lei.
La guardai. Aveva i capelli un po’ scomposti, gli occhi luminosi.
«Sì» risposi. «Più di quanto immaginassi.»
Felicia sorrise e mi baciò con una dolcezza che mi commosse.
«Allora non era una fantasia sbagliata.»
«No» dissi. «Era solo una fantasia che aspettava il momento giusto.»
Franco ci guardò entrambi.
«Voi due avete qualcosa di raro» disse.
Felicia appoggiò la testa sulla mia spalla.
«Noi non cerchiamo solo corpi» rispose. «Cerchiamo verità.»
Quelle parole rimasero nella stanza anche dopo che la notte finì. Al mattino, la luce filtrava dalle tende e tutto sembrava più normale, ma io sapevo che qualcosa era cambiato. Non tra me e Felicia, ma dentro il nostro modo di amarci. Avevamo aperto una porta e non c’era stato disordine, né vergogna, né perdita.
Solo una nuova complicità.
Quando Franco se ne andò, Felicia rimase sulla soglia con me. Lo salutò con un bacio lieve, poi mi prese la mano.
«Ti sei piaciuto?» mi chiese.
Ci pensai.
«Mi sono riconosciuto» dissi.
Lei sorrise.
«Allora è stato giusto.»
La strinsi a me. Sentii il suo corpo caldo contro il mio e capii che il centro di tutto era ancora lì: non nella trasgressione, non nella presenza di Franco, non nella sorpresa di ciò che avevo provato. Il centro era Felicia. Il suo sguardo. La sua fiducia. La nostra capacità di desiderare senza distruggerci.
E mentre la baciavo, con una lentezza piena di gratitudine, pensai che certi confini non si superano per fuggire da ciò che si è, ma per scoprire quanto più grande può diventare l’amore quando non ha paura della verità.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.2
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per L'amico bisex:

Altri Racconti Erotici in trio:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni