trio
I colleghi di lavoro - Il ruolo cuckold
ScrittoreOsceno
17.01.2026 |
1.800 |
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"Solo una strana forma di appagamento nel sapere che il suo ruolo era quello di guardare e sentire..."
L’invito arrivò in pieno pomeriggio, quando la giornata sembrava ormai instradata verso una normalità rassicurante.Mario stava guardando lo schermo senza davvero leggere, quando il telefono vibrò. Un messaggio di Vanessa. Nessuna emoticon. Nessuna introduzione.
“Stasera ho voglia di non scegliere.”
Mario sentì un leggero vuoto allo stomaco. Rilesse la frase più volte, cercando un significato che fosse meno evidente di quello che già intuiva. Subito dopo arrivò un secondo messaggio.
“Se ti va di esserci… senza fare nulla. Solo guardare.”
Nulla di più. Nessuna spiegazione. Nessuna richiesta diretta. Ma Mario capì che non c’era spazio per interpretazioni innocenti. Non rispose subito. Appoggiò il telefono, come se quel gesto potesse rallentare ciò che già stava iniziando dentro di lui.
Pochi minuti dopo, un altro messaggio, questa volta in copia anche a Luigi.
“Ore 21. Porta solo te stesso.”
Nient’altro.
Quando Mario arrivò da Vanessa, la porta era socchiusa. Entrò senza bussare davvero, come se fosse già stato autorizzato. La casa era immersa in una penombra calda, studiata. L’aria profumava appena di qualcosa di familiare, ma più intenso del solito.
Vanessa era lì, e Luigi con lei.
Mario capì immediatamente il suo ruolo. Non venne invitato ad avvicinarsi. Nessun gesto lo chiamò in avanti. Vanessa gli indicò solo una poltrona, con un movimento lento della mano, quasi distratto. Un gesto che non ammetteva repliche.
Seduto, leggermente arretrato, Mario divenne spettatore prima ancora che la scena iniziasse.
Vanessa si era liberata dell’abito con una naturalezza disarmante. Rimaneva quella lingerie scura, che Mario ormai riconosceva come parte di lei: non un indumento, ma un linguaggio. Le spalline sottili disegnavano linee precise sulle spalle, il tessuto seguiva il corpo senza mai rivelarlo del tutto. Ogni dettaglio sembrava scelto per essere visto… da lontano.
Luigi le era davanti. Vicino, ma non invadente. Mario osservava tutto: l’esitazione delle mani di Luigi, il modo in cui Vanessa lasciava che fosse lei a dettare il ritmo. Un passo avanti, uno indietro. Un’inclinazione del busto. Un silenzio prolungato.
Mario sentiva il proprio corpo reagire con una lentezza intensa. Non era l’urgenza a dominare, ma una tensione profonda, quasi elegante. Il piacere nasceva dall’anticipazione, dal vedere senza poter intervenire, dal sapere che quella distanza era parte del gioco.
Ogni movimento di Vanessa sembrava pensato anche per lui. Quando si voltava, lo faceva quel tanto che bastava perché il suo sguardo potesse seguirne le linee. Quando si fermava, era come se stesse concedendo a Mario il tempo di imprimere quell’immagine nella memoria.
Luigi si muoveva seguendo segnali minimi. Un respiro più profondo. Una pausa che chiedeva attenzione. Mario notava dettagli che forse sfuggivano agli altri due: il modo in cui le dita di Luigi tremavano appena, la sicurezza con cui Vanessa guidava tutto senza mai sembrare autoritaria.
Il piacere di Mario era silenzioso, interno, ma potentissimo. Le mani serrate. Il respiro controllato. Ogni gesto che vedeva accendeva una risposta fisica, precisa, inevitabile. Non provava gelosia, né frustrazione. Solo una strana forma di appagamento nel sapere che il suo ruolo era quello di guardare e sentire.
Quando, per un attimo, Vanessa cercò il suo sguardo, Mario capì che nulla di tutto quello stava accadendo senza di lui. Non era escluso. Era parte della scena proprio perché distante.
E in quel riconoscimento muto, provò un piacere lento, profondo, che non aveva bisogno di essere consumato per essere completo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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