tradimenti
Mia moglie Sonia - La passione
ScrittoreOsceno
21.01.2026 |
797 |
3
"Provavo un piacere intenso, profondo, quasi fisico, nel sapere che stavo assistendo a qualcosa che avevo voluto..."
Ci sono desideri che non nascono all’improvviso. Crescono lentamente, come una certezza che si forma senza fare rumore. Quando me ne sono reso conto, non avevo più dubbi: non era curiosità, non era gioco. Era una volontà lucida, pensata, accettata.Mario mi ascoltò senza interrompermi. Eravamo seduti uno di fronte all’altro, lontani dal mare, lontani da tutto. Parlai piano, senza entrare nei dettagli. Non ce n’era bisogno. Alcune cose si capiscono dallo sguardo. Lui non sembrò sorpreso. Annuì soltanto, con quell’aria grave che aveva sempre avuto, come se stessimo discutendo di qualcosa di inevitabile.
Sonia non seppe mai tutto, non nei termini in cui lo sapevo io. Le parlai di fiducia, di abbandono, di lasciarsi andare a qualcosa di diverso. Lei mi guardò a lungo, in silenzio. In quegli occhi ho letto paura, curiosità, desiderio. E qualcosa che mi ha fatto tremare: accettazione.
L’incontro fu semplice, quasi banale nella forma. Un luogo neutro. Poche parole. Troppo poche, forse, per mascherare ciò che stava davvero accadendo. Io osservavo Sonia più che Mario. Il modo in cui stava in piedi, come se avesse già fatto un passo oltre me. Il suo corpo, così familiare e allo stesso tempo improvvisamente distante, sembrava rispondere a una presenza diversa dalla mia.
A un certo punto trovai una scusa. Una qualsiasi. Un gesto che sembrava innocuo e che invece pesava come una scelta definitiva. Mi allontanai lentamente, senza voltarmi subito. Sapevo che, se l’avessi fatto, non sarei stato capace di andare fino in fondo.
Mi fermai a distanza. Abbastanza lontano da non essere visto, abbastanza vicino da percepire tutto.
Non vidi gesti chiari. Vidi posture. Vidi Sonia cambiare. Vidi Mario avvicinarsi, occupare lo spazio con naturalezza, come se fosse sempre stato destinato a farlo. Non servivano parole. Non servivano azioni evidenti. Bastava il modo in cui lei abbassava lo sguardo. Il modo in cui lui restava fermo, solido, presente.
Il mio cuore batteva forte. Non provavo dolore. Non provavo gelosia. Provavo un piacere intenso, profondo, quasi fisico, nel sapere che stavo assistendo a qualcosa che avevo voluto. Che avevo immaginato mille volte. Che ora prendeva forma senza bisogno di essere mostrato.
Vidi Sonia abbassarsi in ginocchio e abbassare i pantaloni di Mario. Mario, in piedi, le teneva la testa. Vidi Sonia che iniziò a leccare la cappella di Mario, poi le palle, poi iniziò un meraviglioso pompino, di quelli che a me non aveva mai fatto. Finalmente la vedevo libera sessulamente, cosa che in un rapporto con me non le riusciva molto, forse per paura di essere giudicata.
Teneva il gran cazzo di Mario con 2 mani mentre con la bocca e le sue labbra avvolgeva tutta la cappella. Poi Mario si spostò e con un gesto autoritario la prese e la girò di schiena. Con autorevolezza le alzò il vestito, con una mano la piegò a pecorina. Da lontano vidi bene la sagoma del cazzo di Mario entrare dentro Sonia. La sentiì urlare di piacere. Poi Mario la prese dai fianchi, con 2 mani, e iniziò a scoparla con forza. Vedevo molto bene il cazzo di Mario che ad ogni colpo entrava e uscita dal corpo di Sonia. Andarono avanti per minuti, forse 4 o 5; minuti che a me sembravano ore. Io da lontano non riusciì a resistere e iniziai a toccarmi.
In quel momento ho capito che il desiderio non è sempre possesso. A volte è rinuncia. A volte è guardare. A volte è sapere che ciò che ami può esistere anche fuori da te.
Non so cosa sia successo ancora dopo.
E ancora oggi, se chiudo gli occhi, quella distanza è il luogo più intenso in cui sia mai stato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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