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trio

Il custode della spiaggia


di BelToro95
17.06.2026    |    50    |    0 9.0
"Dopo poco anche il guardiano raggiunse il proprio orgasmo e la ragazza ripulì il suo cazzo fino all’ultima goccia, lasciando quello scettro color ebano completamente lucidato..."
Racconto romanzato, ispirato ad esperienza realmente accaduta.
Alcune estati fa ero solito scopare con una ragazza un po’ più giovane di me, ma molto porcellina, di una delle compagnie del mio stabilimento.

La classica simpatia estiva che andava avanti da qualche stagione, senza mai concretizzarsi in nulla di più una volta finita l’estate, sia per la differenza di età, sia perché in fin dei conti andava bene così ad entrambi.

Eravamo soliti sfogare le nostre pulsioni la sera sui lettini delle varie spiagge, dopo serate matte in discoteca oppure dopo aperitivi interminabili. La situazione più eccitante si verificava però quando mi scriveva dal nulla e mi raggiungeva in qualche spiaggia per scopare al chiaro di luna.

Una di quelle sere ero ancora a cena con i miei amici, intento a bere e a godermi l’atmosfera della Riviera romagnola, quando mi scrisse.

Pronto ad assecondare il suo desiderio, ci accordammo sul luogo dove trovarci e saziare i nostri appetiti carnali.

Ci incontrammo in uno stabilimento. Lei indossava un vestitino estivo bianco, lungo fino a metà polpaccio, senza reggiseno. Aveva un fisico esile, non era troppo alta e quelle sue piccole tettine mi facevano impazzire.

Iniziammo subito a baciarci come amanti di lunga data e le proposi, come spesso accadeva, di fare un bagno per rinfrescarci dall’afa del luglio romagnolo, prima di entrare dentro di lei.

Ci spogliammo e, mano nella mano, ci dirigemmo verso il mare. La mia erezione era già al massimo. Cominciammo a toccarci e a baciarci tra le onde che accarezzavano i nostri corpi intrecciati, i nostri fisici tonici strusciavano uno contro l’altro, riuscivo a sentire anche quel ciuffo di pelo che teneva in mezzo alle gambe, consapevole di quanto mi attizzasse (mi aveva confidato che un altro ragazzo con cui ogni tanto scopava le aveva chiesto di toglierlo, ma era ancora lì per me). Non c’era nessuno: solo noi due, nudi ed eccitati al chiaro di luna.

Tornati verso riva, lei si inginocchiò prontamente e iniziò a spompinarmi per bene. Mi leccò tutto il fusto e poi prese in bocca la cappella. Nonostante fosse più giovane di me, era già piuttosto navigata. Sapevo che di cazzi ne aveva già provati parecchi, anche all’interno della compagnia, e la cosa mi eccitava.

Il membro mi pulsava e desideravo starle dentro.

Ci dirigemmo verso il lettino più vicino e iniziammo a scopare a pelle, come facevamo ormai da qualche estate. Io sopra di lei, lei con le gambe divaricate, ancora bagnati, con la salsedine che si mescolava al sudore provocato dall’afa.

Lei gemeva, mi stringeva a sé. Io continuavo a martellarla. Mi divertivo a penetrarla per qualche minuto e poi a sfilare il cazzo per metterglielo in bocca, alternando le due cose fino a quando non venne.

Continuai però a scoparla nonostante avessi notato un’ombra in lontananza.

La cosa non mi preoccupò. Spesso qualcuno si aggirava in spiaggia: chi si imboscava come noi, chi raggiungeva qualche lettino in compagnia per fumare o bere indisturbato. Non era una località particolarmente turistica.

Ci eravamo però dimenticati un dettaglio.

Eravamo nel bagno più bello del lido, l’unico con servizio di sorveglianza.

Continuavo a penetrarla a fondo quando l’uomo si fece più vicino.

Era un uomo sulla quarantina, forse quarantacinque anni, nero, che ci trovò incastrati così, completamente nudi.

Con tono molto professionale, ma con un italiano precario, ci disse che dovevamo andarcene, che non potevamo stare lì.

La ragazza si coprì soltanto in mezzo alle gambe, lasciando però in bella vista le tettine. Notai che l’uomo, pur mantenendo un atteggiamento serio, le lanciò qualche rapida occhiata.

Ci aveva interrotti sul più bello e io non ero ancora venuto.

A quel punto gli dissi:

«Guarda, stavamo finendo e sei arrivato tu… però, se hai voglia, sono sicuro che puoi slacciarti i pantaloni.»

La ragazza per un attimo mi fulminò con lo sguardo, ma non disse una parola.

Lui rispose che stava lavorando e che non era il caso.

«Non sai cosa ti perdi», replicai.

Lei allora, probabilmente disinibita dall’eccitazione, ricominciò a succhiarmelo.

Pochi secondi dopo, l’uomo si abbassò i pantaloni ed estrasse un membro di notevoli dimensioni.

Lo avvicinò alla bocca della ragazza, già occupata, e lei lasciò il mio per dedicarsi al nuovo arrivato.

Io continuai per qualche istante, fino a venire come una fontana. Poi mi tirai indietro e mi godetti la scena.

Dopo poco anche il guardiano raggiunse il proprio orgasmo e la ragazza ripulì il suo cazzo fino all’ultima goccia, lasciando quello scettro color ebano completamente lucidato.

Subito dopo l’uomo tornò serio, si sistemò rapidamente i pantaloni e ci invitò nuovamente ad andarcene perché lì non potevamo stare.

Lo supplicammo di concederci almeno un ultimo bagno.

Corremmo in acqua a sciacquarci, ridendo e baciandoci.

Quando tornammo al lettino per rivestirci, lui era già sparito.

Lei allora mi confessò che quello era stato il primo cazzo nero della sua vita e che le sarebbe piaciuto provarlo non soltanto nella bocca.
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