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LA VICINA DI OMBRELLONE - PARTE SECONDA


di Membro VIP di Annunci69.it Ulissex
20.06.2026    |    80    |    0 6.0
"Non era lungo ma particolarmente robusto e sulla grande cappella rubizza pulsava una vena blu, che io conoscevo bene, avendola vista da vicino, ormai molte volte..."
Giovanni preparò una bella cenetta. Era bravo in cucina, e a me piaceva questa sua passione, mi sentivo coccolata dai vari tipi di attenzione che lui mi dedicava e quella della cucina era una delle mie preferite. Non sono golosa ma un buon piatto cucinato bene e un buon calice di vino aiutano ad alleviare le fatiche della vita.
Quella sera sapevo che Giovanni cucinava anche per Alessandra però non ero gelosa, l’avventura che avevamo vissuto con Camilla ci aveva fatto superare nel giro di una sera le eventuali situazioni di gelosia reciproca.
Avevano parlato di questa cosa, entrambi non sapevamo spiegarci bene come ciò fosse possibile, semplicemente ci era venuto naturare. Avevo scoperto che mi piaceva sedurre Giovanni facendomi guardare mentre godevo con un'altra donna e a lui piaceva possedere Camilla davanti a me guardandomi intensamente negli occhi. Era un sentimento misto di seduzione, sfida e possesso che ci entrava nella mente e che ci procurava intense sensazioni di piacere.
Alessandra arrivò puntuale, aveva portato una bottiglia di prosecco ghiacciato per sdebitarsi per l’invito. Fu così che tutti e tre ci sedemmo a tavola a goderci la bella serata di fine agosto, la porta finestra spalancata, rivolta sul mare. Giovanni era un uomo fortunato, eravamo entrambe molto belle e un pochino in fondo ci somigliavamo.
Alessandra era vestita con un abitino nero, molto elegante e scollato al punto giusto. La schiena nuda non lasciava dubbi al fatto che non avesse il reggiseno. D’altronde non ne aveva bisogno, essendo ancora molto giovane; la sua terza naturale si reggeva da sola, senza bisogno di aiuti. I suoi lunghi capelli neri e corvini scendevano a confondersi con le spalline dell’abitino. L’abbronzatura bruna ma non volgare metteva in risalto la bellezza del suo viso e delle sue lunghe gambe lisce e affusolate. Entrando si tolse le scarpe e rimase elegantemente a piedi nudi. Era alta e carina, non aveva bisogno dei tacchi.
Io vestivo un abito bianco, di foggia simile al suo. Anche il mio era scollato a mostrare l’incavo dei seni. Avevo i capelli raccolti sulla nuca e un filo di perle mettevano in risalto l’eleganza del mio bel collo sinuoso che a Giovanni piaceva tanto baciare.
La cena fu gradevole. Il cibo era buono e il vinello fresco e profumato. La conversazione amabile e leggera. Tutti e tre avevamo in mente la stessa cosa, ma nessuno si lasciava andare, nessuno voleva fare il primo passo.
Fu così che Alessandra, alla fine della prima bottiglia di vino, forse leggermente euforica per gli effetti dell’alcool, decise di rompere gli indugi.
“Avete letto l’articolo di Cosmopolitan? Cosa ne pensate?” chiese all’improvviso.
Giovanni rispose che non l’aveva letto in quanto era stato occupato a cucinare, ma che gliene avevo parlato io mentre lui preparava la cena.
“In effetti è un po' così”, continuò lei, “sembra sempre più comune il fatto che si vogliano provare esperienze diverse”
Poi, visto che nessuno di noi due commentava, riprese. “voi non l’avete mai fatto? Non avete mai desiderato includere un amico oppure un’ amica nei vostri giochi?”
Guardai Giovanni con uno sguardo di finta timidezza, poi insieme decidemmo di mentire spudoratamente, assicurando che non l’avevamo mai fatto.
Decisi di ripetere davanti a Paolo quello che avevo detto ad Alessandra nel pomeriggio. Guardandolo negli occhi ripetei che qualche volta l’avevo pensato, attratta da una bella ragazza ma non era mai andata oltre quella che era sempre stata una semplice fantasia.
“Peccato” disse Alessandra “magari ti sarebbe piaciuto…”
Giovanni allora ruppe gli indugi “Tu invece l’hai già fatto?” chiese alzando il calice per bere un sorso. Era sempre più chiaro dove Alessandra voleva andare a parare, non aveva più senso aspettare.
La ragazza arrossì leggermente, prese il bicchiere che era rimasto mezzo pieno e lo bevve tutto d’un fiato come per farsi coraggio.
“In effetti…., qualche anno fa….”
“Davvero?”, chiese Giovanni, “interessante.”
“Beh si” – disse lei, come per invogliare qualcuno a fare domande.
Decisi allora d’intervenire e guardandola negli occhi per metterla a suo agio le chiesi,
“Vuoi raccontarci com’è andata?” – “sono curiosa”
Alessandra giocherellò con un cucchiaio sul tavolo e poi ammise,
“Quando ho iniziato l’università, venendo da fuori Milano avevo trovato una stanza in un pensionato. La condividevo con una ragazza di Firenze.”
“Quindi è stata lei che ti ha fatto provare?”, chiesi.
“Beh si…“ Continuò lei arrossendo.
Giovanni allora capì che era il momento di sciogliere ulteriormente la serata versando spumante da una nuova bottiglia, a tutti e tre fino a riempire i bicchieri.
“dai non lasciarmi nella curiosità”, supplicai “raccontami, è successo veramente?”
“lei era un po' più grande di me, era all’ultimo anno di università” – “io avevo 19 anni e mi ero appena diplomata”
“Era carina? com’era?” Chiese Lisa
“Beh, si era carina. Era alta, bionda e con gli occhi azzurri, e per certi versi ti somigliava”
Pensai che l’allusione che Alessandra mi fece non fosse del tutto casuale.
“Dopo i primi giorni di reciproca conoscenza iniziò a girare per la stanza sempre più liberamente, Dapprima in maglietta e mutandine, poi solo in mutandine e poi prese a stare senza neanche quelle.” Spezzò un grissino e lo mise in bocca prima di continuare. “Si giustificò dicendo che era estate e che faceva caldo. A me la cosa non dava fastidio, anzi.”
Presi anch’io un grissino, mentre lei faceva una pausa per bere un po’ d’acqua.
“dormivamo nei letti vicini, lei ormai dormiva nuda e io la guardavo e piano piano mi accorgevo che mi piaceva. Una sera faceva particolarmente caldo, anch’io decisi di mettermi in libertà e rimasi con le sole mutandine. Lei incominciò a guardarmi ma rimase senza parlare per un po’. Io avvertivo il suo sguardo addosso a me, ero imbarazzata ma sentivo anche un certo calore salirmi dentro. Poi, all’improvviso, mi chiese se le piacevo.”
Strinsi la mano a Paolo. “ti sentivi eccitata?”, chiesi.
Alessandra non rispose e continuò il suo racconto. “Mi disse che ero carina e che ero fatta molto bene, piano piano si avvicinò a me. Si sedette sul letto e cominciò ad accarezzarmi, poi a baciarmi e poi ……”
Io cominciai a fantasticare, seguivo il racconto mangiandomela tutta. Giovanni lasciava fare, immaginai che lui si tenesse in disparte non sapendo che ruolo Alessandra volesse per lui.
Bevvi un sorso di vino, poi feci il gioco del cin-cin con lei per spingerla a bere ancora.
“Ti è piaciuto?” le chiesi
“Beh sì...” – disse ancora Alessandra fingendo imbarazzo “E’ stata molto dolce. Prima di lei non pensavo si potesse provare così tanto piacere con un’altra donna.”
“E da allora l’hai ancora fatto?” – Chiese Lisa
“Beh si”, ripeté Alessandra con quel suo intercalare di simulato imbarazzo “ogni tanto …” Guardò il bicchiere come se volesse seguire il percorso a zig-zag delle bollicine. “a me piacciono i ragazzi, però se qualche bella ragazza mi vuole, non ho problemi a farlo”
“Anche a me piacerebbe tanto” – confessai “ogni tanto guardiamo qualche video su internet. Belle ragazze che si massaggiano oppure giocano tra loro. Mi fanno venire la tentazione di provare.”
“E perché non l’hai mai fatto?” chiese Alessandra
“perché non ho mai avuto il coraggio” mentii io “o forse perché non ho mai trovato la donna giusta al momento giusto.”
La conversazione procedeva ormai tra noi due, Giovanni era un terzo incomodo, rimaneva in disparte. Lasciava fare godendosi lo spettacolo di due belle ragazze e del loro gioco di reciproca seduzione. Intanto era scesa la sera, le luci soffuse del grande salone illuminavano la terrazza. Il rumore ed il profumo del mare entravano dalla grande finestra. Guardai lo sguardo sornione di Giovanni: non poteva sentirsi meglio
Decisi di andare oltre “di solito mi viene voglia di accarezzarmi guardando quelle scene…, provo tanto piacere…”
Alessandra rispose “anche a me piace ogni tanto guardare video sexy in internet, preferisco quelli saffici. Come ti dicevo mi piacciono gli uomini ma i video etero li trovo poco realistici. Gli uomini sono ridicoli nelle loro posizioni, troppo atletici, poco sensuali. Le donne che si accarezzano tra di loro invece sono molto più naturali.”
Guardai Alessandra diritta negli occhi e le dissi – “sei molto bella, ti confesso che ti ho guardata oggi, in spiaggia. Dopo che ti ho conosciuta ho provato il desiderio di giocare con te”
Alessandra non si lasciò scappare l’occasione “anche tu sei molto bella, mi hai fatto venire anche tu dolci pensieri…”
Guardai Giovanni e poi mi girai verso la ragazza “perché non mi baci? Ti andrebbe di farlo?”
Alessandra arrossì e non si mosse. Io continuai “mi piacerebbe provare a baciare una donna finalmente. Visto che mi piaci non avrei problemi a farlo con te”
La situazione era quasi paradossale, invece di procedere direttamente verso la serata che tutti avevamo in mente, la storia andava avanti lentamente come la nostra fosse una festa tra adolescenti. Parlavano di sesso lesbico e ci stuzzicavamo, ma il tono non era mai diretto.
Alessandra arrossì ancora “certamente mi piacerebbe, ma tu sei fidanzata con Giovanni e lui è qui. Non so se è una cosa giusta.”
Capii perché non si decideva; probabilmente immaginava che Giovanni fosse consenziente, vista la mia spigliatezza, ma voleva sincerarsene prima di lasciarsi andare. La capii, in fondo non ci conosceva. “Non preoccuparti per Giovanni” la rassicurai, “lui sa che mi piaci. Gliel’ho detto oggi, non è geloso” dicendo queste cose mi avvicinai ad Alessandra, piegandomi verso di lei, senza alzarmi dalla sedia,
Le misi una mano sulla spalla e le scompigliai i capelli: “tu sei più esperta di me, baciami.”
Alessandra allora mise entrambe le mani sulle mie spalle e mi baciò, dapprima a labbra chiuse, poi a labbra sempre più aperte.
Le nostre lingue giocarono a incontrarsi e a fuggire. Lanciai un’occhiata furtiva a Giovanni, aveva gli occhi fuori dalle orbite e il petto arrossato, vicino al collo. Guardava le nostre lingue giocare, una nella bocca dell’altra e succhiarsi, mordicchiarsi avidamente.
Presi a massaggiare le spalle e il collo di Alessandra cercando di stimolarla. La ragazza reagì emettendo piccoli mugolii di piacere. Con la lingua giocava nella mia bocca, e con gli occhi aperti spiava Giovanni per vedere come si comportava. Lui era rimasto seduto al suo posto e per vincere il leggero imbarazzo aveva preso in mano il bicchiere di spumante e lo sorseggiava cercando di assumere un tono di finta distrazione.
Alessandra sembrò stanca di tutte quelle esitazioni. Volle farmi capire che era pronta. Con le mani prese quindi a giocare con il nodo delle spalline dietro il collo, facendomi chiaramente sentire che lo stava sciogliendo.
Mentre lo faceva continuò a baciarmi come se nulla fosse. Io mi misi in posizione di attesa.
Alessandra finì di sciogliere il nodo e fece scendere le spalline fino in vita, scoprendomi i seni. Scese poi con le mani sui capezzoli massaggiandoli per farli indurire. Decisi allora di fare lo stesso con lei. Sciolsi il nodo del suo abitino e scesi con le mani a raggiungere le coppe dei seni.
Lanciai un’altra occhiata a Giovanni, si era appoggiato allo schienale della sedia e teneva il calice per lo stelo, in mezzo alle gambe. Si godeva pacificamente la scena, il maiale…
Noi due cominciavamo a farci prendere dal reciproco piacere. Mugolavamo e ansimavamo baciandoci ed accarezzandoci. Notai che ogni tanto Alessandra apriva gli occhi per controllare Giovanni ma vedendolo nel suo stato di compiacimento e apparente tranquillità li richiudeva subito per concentrarsi sulle sensazioni che le mie carezze le procuravano
Senza parlare smise di baciarmi e si alzò. Mi prese per mano facendomi cenno di fare altrettanto. Io mi alzai: un po’ brilla per il troppo vino ebbi le vertigini per un attimo. Lei se ne accorse, sorrise, poi mi accompagnò verso il divano.
Prima sedermi feci il gesto di farle scendere il vestito per liberarmi il corpo. Alessandra ebbe una mezza esitazione pensando a Giovanni ma vide che sembravo sicura di quello che facevo e allora mi lasciò continuare
Tolsi anche il mio abito facendolo scivolare lungo il mio corpo fino a farlo cadere a terra e poi feci cenno ad Alessandra di sdraiarsi sul divano.
Entrammo allora in una fase di giochi più caldi. Non parlavamo ma ci procuravano piacere rendendo le reciproche carezze sempre più audaci.
Alessandra prese ad accarezzarmi le natiche, poi strinse il filo del perizoma in modo che penetrasse più a fondo nell’incavo della mia fica, stimolandola esternamente. Ricambiai con lo stesso movimento cercando di far scivolare il suo perizoma in su ed in giù.
Poi lei ruppe gli indugi e fece risalire la mano lungo le mie natiche fino a portarla sul triangolino davanti del perizoma. Con una leggera pressione mi stimolò il pube e poi senza perdere tempo entrò dentro la mutandina a raggiungere il clitoride.
Io ero già tutta bagnata e non stavo aspettando altro. Al dolce tocco delle sue dita i miei mugolii di piacere si fecero gemiti. Iniziai a muovere ritmicamente il bacino assecondando i movimenti della mano di Alessandra. Senza aspettare che questa mi invitasse, infilai le dita nelle sue mutandine per ricambiarla con le stesse carezze.
La masturbazione reciproca ci fece erompere quasi subito in due climax incontrollati. Tanta era stata l’attesa di quella giornata e di tutti i piccoli giochi che si erano consumati a tavola che nessuna delle due riuscì a durare più dello spazio di un attimo.
Senza smettere di succhiarsi le lingue, venimmo di due orgasmi simultanei e sincopati.
Ci prendemmo un attimo di pausa, poi io mi premurai di togliermi le micro-mutandine e feci lo stesso con le sue. Alessandra smise per un attimo di baciarmi per prendere fiato e con un sorriso furbetto mi disse “e tu mi avevi detto che non avevi mai fatto l’amore con un’altra donna? porcellina….”
La guardai, sorridendo e facendole l’occhiolino.
Giovanni nel frattempo si era alzato, avvicinandosi a noi due, ormai tutte nude sul divano.
La patta dei pantaloni era diventata ingombrante a causa del turgore del suo membro. Alessandra che era rivolta verso di lui si trovò improvvisamente quel rigonfiamento all’altezza degli occhi. Tanto era presa dal proprio godimento che sembrava non si fosse resa conto che Giovanni si era avvicinato. Alzò gli occhi verso di lui come per discolparsi per avergli masturbato la ragazza, ma vide che in lui non c’era sentimento di gelosia.
Vedevo nello sguardo del mio uomo, invece, un compiacimento tranquillo per la passione che si era liberata tra di noi. Immaginai che anche Alessandra l’avesse notato.
Giovanni prese la mano di entrambi, gentilmente senza forzarle, e ci fece cenno di alzarci, poi ci accompagnò verso la camera da letto facendoci sedere sul bordo di questo. Cercando di guardare entrambe negli occhi iniziò a togliersi la camicia mettendo in mostra il suo bel torace nudo. Non era palestrato e neanche depilato, era semplicemente tonico e in salute. Un bel torace largo, abbronzato, da uomo.
Ripresi a baciare Alessandra e la feci distendere sul letto
Mentre Giovanni continuava a spogliarsi iniziai a scendere con i baci sul suo seno. Lei aveva gli occhi aperti e guardava Giovanni mentre si toglieva le mutande e scopriva il membro dalla grande cappella paonazza. Non era lungo ma particolarmente robusto e sulla grande cappella rubizza pulsava una vena blu, che io conoscevo bene, avendola vista da vicino, ormai molte volte.
Scesi fino a leccare l’ombelico ma la ragazza non volle che indugiassi troppo su di esso. Ancora eccitata dall’orgasmo appena provato pose dolcemente le mani sul mio capo, spingendolo verso il basso per indicarmi di scendere sul suo ventre e sul clitoride il più rapidamente possibile.
Io sapevo ormai come leccare il clitoride di un’altra donna e non mi feci pregare. Presi a succhiarlo con le labbra e a vellicarlo con la lingua, in preda ad un impeto erotico incontrollabile. La tensione in me era tale che quasi tremavo. Sentivo il piacere salire e sentì la necessità di stimolarmi il clitoride stringendo le gambe, mentre inginocchiata ai piedi del letto immergevo tutto il viso nella figa di Alessandra, per riempirmi dei suoi umori il più che potevo.
Giovanni, nel frattempo, aveva iniziato a masturbarsi, in piedi a fianco del letto, godendosi lo spettacolo.
Alessandra godeva delle mie attenzioni. Alzando lo sguardo, mi accorsi che di tanto in tanto apriva gli occhi per guardare il cazzo di Giovanni e le sue mani che lo masturbavano. Lo fissava dritto negli occhi per scambiare un’espressione complice. Sembrava quasi volergli dire “Adesso ti scopo Lisa, mentre tu ti masturbi”
Io pensai che quella sfrontatezza andasse punita. Senza sapere se le mie fantasie erano vere, decisi che non ce la facevo più a mantenere la precarietà della mia masturbazione fatta con le gambe. Salii sul letto e mi misi sfrontatamente a cavalcioni di Alessandra senza il pudore di nascondermi dietro una finta timidezza.
Alessandra totalmente presa dal proprio godimento non si preoccupò minimamente di quell’attacco, anzi fu pronta a scoparmi con la lingua davanti al mio uomo
Iniziammo così a leccarci furiosamente, tremando e godendo al tempo stesso. Io avevo ormai il viso totalmente cosparso degli umori di Alessandra. Anche la mia figa, a gambe larghe sopra il suo viso cominciava a far scendere piccole gocce profumante sulla sua lingua e sul suo volto.
Giovanni intanto continuava a masturbarsi, godendo e guardando, guardando e godendo. Noi due, forse per gli effetti del vino, eravamo totalmente disinibite. Sembravamo non curarci della sua presenza, intente a procurarci il maggior piacere possibile.
Alessandra aveva le mie natiche a pochi centimetri dalla sua mano. Continuando a godere e a leccare decise di appoggiare il pollice al mio ano, giocando un po' intorno a esso.
Istantaneamente sentì che mia fica si inumidiva più di quanto già lo fosse, cercai di stringere il muscolo sul suo dito per fingere una simulata resistenza. Lei se ne accorse e decise di penetrarmi con fermezza, senza più indugiare sul bordo. All’ingresso del dito nell’ano, un fremito percorse tutta la mia spina dorsale. Venni nella sua bocca con un rantolo profondo, quasi gutturale
A vedere quella scena Giovanni non poté’ più resistere. Decise che era giunto il momento di avere la sua parte di godimento. Si portò dietro di me e mentre ancora Alessandra mi sodomizzava con il pollice fece entrare il suo membro ingrossato e umido nella mia vagina.
Io avevo perso il controllo totale di me stessa, non riuscivo più a rendermi conto di cosa mi stesse accadendo. Venivo vellicata e torturata da Alessandra che mi leccava e succhiava e mi metteva un dito nel culo e poi venivo scopata da Giovanni con il cazzone che conoscevo bene.
Giovanni cercava di godere e di assecondare i movimenti di noi due, per non interrompere il godimento che provavamo con le bocche.
Lei mi leccava cercando di continuare a sodomizzarmi meglio che poteva, mentre io ero presa dal cazzo di Giovanni che mi penetrava. Immagino che Alessandra sentisse i testicoli di Giovanni sfregarle sul viso mescolando gli umori di lui con quelli della mia figa.
Io intanto ricambiavo le attenzioni di Alessandra e per corrisponderla al meglio decisi di infilarle il medio della mano destra nell’ano, al fine di stimolarla allo stesso modo con cui venivo stimolata io.
L’orgia andò avanti per un tempo indefinito, poiché nessuno dei tre aveva sensazione dello scorrere delle ore intorno a noi. Il misto di godimento fisico e di intrigo mentale ci pervadeva di piacere, riempiendoci le menti.
Improvvisamente decisi di interrompere quell’estasi collettiva rivolgendomi a Alessandra “adesso tocca a te” le dissi.
Mi girai con la schiena sul letto allargando oscenamente le gambe e ordinando a Alessandra “mettimi il culo in faccia”
Alessandra ormai in stato di trance per il godimento non ebbe esitazione, si inginocchiò sulla mia bocca appoggiando l’ano sulle mie labbra.
Persa nell’estasi di godimento presi a leccarla e a penetrarla con la lingua, più profondamente che potevo, godendo del suo nuovo sapore e dei nuovi umori. Alessandra non era però soddisfatta da quella posizione, voleva godere di più: si piegò in avanti verso la mia vulva, iniziando a leccarla e mettendo ora la propria a portata della mia lingua.
Il movimento a 69 riprese così invertito con io sotto e Alessandra sopra di me. Immaginai il suo bel culo, giovane e sodo, mostrarsi alle voglie di Giovanni. Mezza soffocata dalle grandi labbra di lei, ordinai al mio uomo “mettiglielo nel culo”.
Giovanni che nel frattempo aveva ripreso la propria masturbazione obbedì. Senza togliere le dita dal proprio membro ne spinse il prepuzio ad appoggiarsi sull’ano di Alessandra. Lei dapprima ebbe una timida reazione ma poi capì che il gioco non era più condotto da lei e che doveva solo subire, passivamente.
Giovanni cercò di spingere il grosso membro nell’ano di Alessandra ma questa non riusciva ad assecondarlo. La posizione era scomoda, il suo culo era troppo basso.
“mi fai male gli disse. È troppo grosso e poi sono vergine”
Giovanni non si perse d’animo, cercò ancora due o tre volte di penetrare quel bel fiorellino ma senza riuscirvi. Per non perdere il momento così intenso decise allora di rivolgere le proprie attenzioni alla fica della ragazza. Con la mano lo guidai nell’entrare, volevo far vedere ad Alessandra che non ero gelosa.
L’orgia riprese allora di intensità. Noi due con la bocca incollata e semi soffocata l’una dalla figa dell’altra. Giovanni invece a scopare Alessandra sopra a me. Il godimento era totale per tutti e tre, senza tregua, inesorabile
La pendola dell’appartamento dei vicini prese a suonare, mentre tutti e tre godevamo dei corpi e delle menti gli uni degli altri. Nessuno di noi era abbastanza lucido per capire che ora fosse.
Io e Alessandra erano ormai sfinite. La prima a cedere fu lei che smise di leccare la mia fica mentre Giovanni intanto continuava a spingere dentro di lei
Anch’io ero sazia e allora chiesi Giovanni di smettere – “vieni qua” gli dissi
Giovanni uscì dalla figa di Alessandra che sfinita si distese di fianco a noi. Vidi che lui era ancora eccitato, il grosso cazzone mandava bagliori di luce dall’umida cappella, e pulsava con un andamento lento. Ero molto stanca ma voleva far godere il mio uomo
Gli presi il membro e lo misi in bocca cominciando a leccarlo e succhiarlo. Sapevo che lui sarebbe venuto presto e che anche loro due tra poco avrebbero potuto riprendere fiato
Giovanni si chinò in avanti distendendomi sul mio corpo. Prese a leccarmi dolcemente il clitoride, lentamente, senza esagerare per non procurarmi dolore ma solo dolce piacere
Io guardavo con la coda degli occhi Alessandra che guardava me. La ragazza aveva ripreso a sfiorarsi lentamente il clitoride con il dito. Anche lei sembrava paga degli innumerevoli orgasmi che aveva avuto ma era eccitata dalla scena di vedere i nostri corpi nudi contorcersi negli ultimi spasmi del desiderio
Era molto bella, e la sua dolce masturbazione rendeva il viso sereno. Aveva le gambe oscenamente aperte per stimolarsi meglio con il suo dito medio. Giocava con il proprio clitoride dolcemente, inumidendosi di tanto in tanto le dita con la bocca e alternando movimenti rotatori con altri longitudinali. Godeva… la porcellina godeva…
Giovanni non durò molto, si vedeva che era eccitato. Mi esplose in bocca con tutta la forza del suo sperma. Continuai a succhiarlo muovendo la testa avanti e indietro finché l’ultima goccia spillò dentro di me. Lui esausto si ritrasse, lasciando qualche piccolo filo lattiginoso colare dalle mie labbra chiuse.
Alessandra dev’essersene accorta. Prese allora a masturbarsi più intensamente, vellicandosi il clitoride con una mano. Poi improvvisamente qualcosa sembrò scattare dentro di lei, il viso le si infuocò nuovamente e uno sguardo porcellino le si disegnò sul volto.
Guardandoci negli occhi per eccitarci, dolcemente si inumidì il dito medio dell’altra mano e scese fino alle proprie natiche, poi dolcemente se lo infilò nell’ano a imitare il gesto che aveva appena visto
Sembrava volerci dimostrare che non aveva più pudore, che non aveva riserbo a farsi vedere da noi, ancora per lei semi-sconosciuti masturbarsi con le gambe aperte mentre si infilava un dito nel culo. Forse pensava al godimento che avrebbe potuto provare anche lei a farsi sodomizzare per la prima volta. Forse voleva farci capire che era pronta
Era così presa da quei pensieri trasgressivi che quasi subito, come colta da un contagio mentale, una situazione di synchronicity erotica inaspettata. Venne ancora, una due, tre volte. Non seppi mai come questo potesse accadere, vista la stanchezza che provavamo tutti. Il desiderio anche questa volta però ebbe il sopravvento sulla spossatezza, tanto era il suo bisogno di godere ancora.
Raccontò poi che si era lasciata andare di un orgasmo silenzioso e trasparente, come quelli che molti anni prima riusciva a procurarsi quando da timida adolescente imparava a scoprire il suo corpo masturbandosi nel profumato candore del suo lettino. Un ditino nel culetto e l’altro sul clitoride erano un giochetto che le aveva insegnato la sua migliore amica, la compagna di banco del liceo. Un gioco che non era affatto nuovo per lei…. la porcellina…






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