trio
Il Regalo di Sara-2– cap. 2 – Firenze
Noxen
20.06.2026 |
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0
"Prima ancora di consegnarci il menù sorrise e domandò:
«Festeggiate qualcosa?»
Sara incrociò il mio sguardo..."
Partimmo poco dopo le nove.Luca ci salutò dal cancello con la naturalezza di chi accompagna due amici in gita.
«Divertitevi.»
«Faremo del nostro meglio», rispose Sarà.
Salì in macchina accanto a me e chiuse la portiera.
Per qualche secondo restammo in silenzio. Poi si voltò verso di me e sorrise.
«Ancora non ci credo.»
«A cosa?»
«Che lui sia riuscito a sorprendermi.»
«Missione compiuta.»
«Decisamente.»
Scoppiò a ridere e quella risata sciolse tutta la tensione del viaggio.
Lasciammo l'auto in un parcheggio poco fuori dal centro e ci incamminammo verso le vie più antiche della città.
Era una mattina luminosa. L'aria era tiepida e le strade cominciavano lentamente a riempirsi di turisti, studenti e fiorentini che passeggiavano senza fretta.
«Da dove cominciamo?» chiesi.
Sara si guardò intorno.
«Camminando.»
«Ottimo programma.»
«I migliori sono sempre quelli senza orari.»
Procedemmo uno accanto all'altra. All'inizio c'era ancora quella piccola distanza che si lascia naturalmente tra due amici.
Parlavamo della palestra. Del famoso traverso che ci aveva fatti conoscere. Delle prese nuove montate il mese precedente.
«Sai qual è stata la prima cosa che ho pensato quando sei venuto a correggermi?»
«Sentiamo.»
«Che eri uno dei soliti saputelli.»
Scoppiai a ridere.
«Davvero?»
«Assolutamente.»
«E invece?»
«Invece eri solo uno che aveva ragione.»
«Che soddisfazione.»
«Non montarti la testa.»
Mi diede una leggera gomitata.
«Quella è già abbastanza grande.»
Continuammo a prenderci in giro come avevamo sempre fatto. La differenza era che adesso non c'erano più una parete e dei materassini tra noi.
Attraversammo una piazza affollata.
Un gruppo di turisti si fermò improvvisamente davanti a noi per scattare fotografie.
Sara istintivamente mi afferrò il braccio per non essere urtata.
«Scusa...»
«Non serve.»
Non lasciò subito la presa.
Continuammo a camminare così per qualche decina di metri. Poi, quasi senza pensarci, la sua mano scivolò lungo il mio avambraccio fino a cercare la mia.
Le dita si intrecciarono alle mie con naturalezza.
Nessuno dei due disse nulla.
Era successo.
Continuammo a passeggiare tenendoci per mano come se fosse sempre stato così.
Ogni tanto qualcuno ci sorrideva passando.
Una signora anziana ci disse persino:
«Che bella coppia.»
Sara abbassò lo sguardo e sorrise. Quando la signora fu abbastanza lontana mi sussurrò:
«Hai sentito?»
«Sì.»
«Non l'ho nemmeno corretta.»
«Nemmeno io.»
Camminammo ancora a lungo, senza una meta precisa.
Entrammo in piccole botteghe artigiane. Ci fermammo davanti alle vetrine. Assaggiammo un gelato anche se non era ancora ora.
Seduti sul bordo di una fontana, osservavamo la gente passare.
«Mi piace guardare le persone», disse Sara.
«Per capire cosa pensano?»
«No.»
«E allora?»
«Per inventarmelo.»
«È un po' inquietante.»
«Lo so.»
Rise. Il vento le portò alcuni riccioli davanti agli occhi.
Glieli spostai delicatamente dietro un orecchio.
Lei rimase immobile.
Per un istante sembrò che tutto il rumore della piazza si fosse allontanato.
«Grazie.»
Lo disse quasi sottovoce.
Verso mezzogiorno raggiungemmo uno dei ponti sull'Arno.
Ci fermammo ad osservare l'acqua. Sara appoggiò lentamente la testa sulla mia spalla.
«Sai una cosa?»
«Dimmi.»
«Questa mattina mi sono sentita osservata da tutti.»
«Perché sei bellissima?»
Mi guardò fingendo severità.
«No.»
«Allora perché?»
«Perché sorridevo troppo.»
«È un problema?»
«Di solito trattengo tutto.»
«Oggi no?»
Scosse la testa.
«Oggi no.»
Le passai un braccio intorno alle spalle. Lei si lasciò avvicinare senza esitazione. Restammo così per qualche minuto, osservando il fiume.
Due ragazzi passarono accanto a noi ridendo. Una bambina indicò verso di noi e disse alla madre:
«Guarda gli innamorati.»
Sara rise piano.
«Anche lei.»
«A quanto pare siamo convincenti.»
«Forse perché non stiamo fingendo.»
Quelle parole rimasero sospese tra noi.
Mi voltai lentamente verso di lei. Anche lei si girò.
I nostri volti erano vicini.
Molto più vicini di quanto fossero mai stati in pieno giorno.
«Posso?» chiesi.
Lei non rispose. Annuì appena.
La baciai con dolcezza.
Un bacio breve.
Più timido che appassionato.
Quando ci staccammo restammo con la fronte appoggiata l'una all'altra.
Sara sorrise.
«Era da tutta la mattina che speravo succedesse.»
«Perché non l'hai fatto tu?»
«Perché oggi volevo essere corteggiata.»
Le presi di nuovo la mano.
«Missione ancora in corso.» «E direi che stai andando piuttosto bene.»
L'ora di pranzo arrivò quasi senza accorgercene.
Passeggiando tra le vie del centro trovammo una piccola trattoria nascosta in una strada laterale. Pochi tavoli, tovaglie bianche, profumo di pane caldo e cucina toscana.
«Questo posto mi ispira», disse Sara.
«Anche a me.»
Entrammo. Il cameriere ci accompagnò vicino a una finestra. Prima ancora di consegnarci il menù sorrise e domandò:
«Festeggiate qualcosa?»
Sara incrociò il mio sguardo. Sorrise.
«Sì. Il mio compleanno.»
«Allora benvenuti. Faremo in modo che sia un pranzo da ricordare.»
Lei allungò la mano sotto il tavolo.
Cercò la mia.
La strinse piano.
«Finora», disse guardandomi negli occhi, «è già una giornata che non dimenticherò mai.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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