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Il Regalo di Sara-2– cap. 3 – La SPA


di Membro VIP di Annunci69.it Noxen
20.06.2026    |    86    |    0 10.0
"» «E adesso?» «Adesso ho capito che conosco solo una piccolissima parte della vostra storia..."
Lasciammo il centro di Firenze nel primo pomeriggio.

Sara appoggiò la testa al poggiatesta e chiuse gli occhi.
«Sono stanca.»
«In senso buono?»
Aprì un occhio soltanto.
«Nel senso che sto vivendo una delle giornate più belle degli ultimi anni.»
Le sorrisi.

«Ne manca ancora un pezzo.»
«Lo so.»
Mi guardò.
«Ed è proprio quello che mi incuriosisce.»

La SPA si trovava poco fuori città, immersa nel verde.
Il silenzio cominciava già nel parcheggio. Entrammo indossando gli accappatoi bianchi che ci avevano consegnato alla reception.

Per qualche minuto non parlammo. Camminavamo lentamente, ascoltando solo l'acqua che scorreva e il rumore soffuso delle cascate artificiali.
Entrammo nella piscina termale. L'acqua calda avvolse il corpo con una lentezza quasi ipnotica.

Sara sospirò.
«Ecco... adesso sì.»
«Cos'è cambiato?»
«Adesso il tempo si è fermato.»

Mi avvicinai. Restammo appoggiati con la schiena al bordo della vasca, a pochi centimetri l'uno dall'altra. Le nostre gambe ogni tanto si sfioravano sott'acqua. Nessuno dei due sembrava avere fretta di allontanarsi.

Passammo dalla piscina alla vasca idromassaggio. Poi nella sauna.
Il calore era intenso. Sara aveva i capelli raccolti e il viso leggermente arrossato. Senza trucco sembrava ancora più giovane.

«Posso farti una domanda?»
«Anche due.»
«La prima volta che ci siamo visti... ti sono piaciuto davvero oppure eri soltanto curiosa?»
Lei sorrise.
«Vuoi la risposta diplomatica o quella sincera?»
«Sempre quella sincera.»
«Fisicamente mi eri piaciuto subito.»

Fece una breve pausa.
«Ma non è quello che mi ha fatto venire voglia di conoscerti.»
«E cosa allora?»
«Il fatto che non ci hai provato.»

Rimasi sorpreso.
«Davvero?»
«La maggior parte degli uomini avrebbe cercato una scusa per attaccare discorso già il primo giorno.» «Io non l'ho fatto.» «Appunto.»
«Per timidezza.»

Lei scosse lentamente la testa.
«No.»
«No?»
«Per rispetto.»

Abbassò lo sguardo.
«Ed è una differenza enorme.»

Nel bagno turco il vapore rendeva tutto sfumato.
Le persone parlavano appena.
Anche noi.
Seduti vicini sulla pietra calda, lasciammo trascorrere alcuni minuti in silenzio.

Poi fui io a rompere quel silenzio.
«Posso chiederti una cosa che mi porto dentro da settimane?»
Lei annuì.
«Chiedimi qualsiasi cosa.»
«Tu e Luca... come ci siete arrivati?»

Sara sorrise appena. Non sembrava infastidita. Sembrava aspettare quella domanda.
«Ci siamo arrivati lentamente. Non è successo da un giorno all'altro.»
«Assolutamente no.»

Restò qualche secondo a osservare il vapore salire verso il soffitto.
«Siamo stati una coppia assolutamente tradizionale per tanti anni.»
«Poi?»
«Poi abbiamo iniziato a parlarci davvero.»
«Davvero?»
«Sì.»

Rise piano.
«Sembra una frase banale, ma non lo è.»
Continuò.
«Ci siamo accorti che ci raccontavamo il lavoro, i bambini, i problemi... ma non i desideri.» «Avevate paura?»
«Più che altro pensavamo che alcune fantasie dovessero restare tali.»

La guardavo senza interromperla.
«Una sera abbiamo deciso di smettere di censurarci.»
«E cosa è successo?»
«Che abbiamo scoperto di avere molta meno paura di quanto immaginassimo.»

Tornammo nella piscina esterna.
L'acqua fumava leggermente nell'aria del pomeriggio. Sara galleggiava con gli occhi rivolti al cielo.
«Sai qual è la cosa più importante?»
«Dimmi.»
«Che tra noi non c'è mai stata competizione.»
«In che senso?»
«Io non devo dimostrare niente a lui.»

Fece una pausa.

«E lui non deve dimostrare niente a me.»
«Quindi non esiste la gelosia?»

Lei sorrise.
«Esiste.»

La risposta mi sorprese.
«Davvero?»
«Siamo esseri umani.»
«E allora?»
«La differenza è che non facciamo finta che non esista.»

Mi guardò negli occhi.
«Quando uno dei due ha una paura... la dice.»
«Semplicemente?»
«Semplicemente.»
«E l'altro ascolta.»
Rimasi in silenzio. Lei proseguì.

«La fiducia non è credere che l'altro non sbaglierà mai.»
«Cos'è allora?»
«Sapere che, anche se un giorno qualcosa farà male, avremo comunque il coraggio di guardarci negli occhi e raccontarcelo.»
Quelle parole mi colpirono più di quanto avrei immaginato.

L'ultima esperienza era un massaggio di coppia.
Due lettini affiancati. Luce soffusa. Musica appena percettibile. Gli operatori lavoravano con movimenti lenti e regolari.

Ogni tanto voltavo appena la testa. Sara era lì, con gli occhi chiusi. Sembrava completamente serena.
A un certo punto aprì gli occhi. Li incrociò con i miei. Sorrise.
Nessuna parola. Nessun gesto. Solo quello sguardo.

Quando il massaggio terminò e ci ritrovammo nuovamente negli accappatoi, lei mi prese spontaneamente la mano.

«A cosa pensi?»
Ci riflettei qualche secondo.
«Che questa mattina pensavo di conoscere voi due.»
«E adesso?»
«Adesso ho capito che conosco solo una piccolissima parte della vostra storia.»

Sara intrecciò le dita alle mie.
«Forse.» «Forse?»
«Oppure è proprio oggi che hai iniziato a conoscerla davvero.»

E continuammo a camminare lentamente verso gli spogliatoi, senza fretta, con quella complicità silenziosa che ormai non aveva più bisogno di essere cercata.
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