trio
Il Regalo di Sara-2– cap. 5 – L'hotel
Noxen
20.06.2026 |
33 |
0
"Più tardi, quando la luce della stanza era ormai soffusa e il mondo sembrava essersi allontanato, rimanemmo vicini, avvolti da quel silenzio che solo due persone ormai in profonda sintonia..."
La camera era all'ultimo piano.Una finestra aperta lasciava entrare l'aria della sera insieme al rumore lontano della città.
Quando la porta si chiuse alle nostre spalle, nessuno dei due parlò.
Non perché mancassero le parole.
Perché, dopo una giornata intera trascorsa a raccontarci, sembravano improvvisamente superflue.
Sara appoggiò la borsa sulla poltrona e rimase qualche istante immobile, osservando il panorama.
«È stata una giornata bellissima.»
«Sì.»
«Molto diversa da come l'avevo immaginata.»
Mi avvicinai lentamente.
«Anch'io.»
Si voltò verso di me.
I suoi occhi avevano la stessa luce della mattina, ma ora c'era qualcosa di nuovo.
Una serenità che rendeva ancora più intenso ogni silenzio.
Le sfiorai una guancia.
Lei chiuse gli occhi per un istante.
«Sai qual è la cosa che mi ha colpito di più?» domandò.
«Cosa?»
«Che oggi non mi sono mai sentita giudicata.»
Le sorrisi.
«Perché avrei dovuto?»
«Non lo so.»
Abbassò lo sguardo.
«Per anni ho avuto paura di essere troppo... o troppo poco.»
Le sollevai delicatamente il mento.
«Oggi sei stata semplicemente Sara.»
Lei sorrise.
«Ed è bastato?»
«Molto più che bastato.»
Rimase a guardarmi qualche secondo.
Poi si avvicinò fino ad appoggiare la fronte alla mia.
«Credo che questo sia il regalo più bello che Luca potesse farmi.»
«Passare una giornata insieme?»
Scosse lentamente la testa.
«Sentirmi vista.»
Restammo così a lungo, ascoltando il silenzio della stanza.
Quando le nostre labbra si incontrarono, fu il naturale proseguimento di tutto quello che ci eravamo detti durante la giornata.
Ogni gesto sembrava una risposta a una domanda fatta ore prima.
Ogni carezza raccontava qualcosa che le parole avevano soltanto iniziato.
La città continuava a vivere oltre le finestre, ma dentro quella camera il tempo aveva assunto un ritmo diverso.
Era fatto di sorrisi trattenuti, di sguardi che non cercavano conferme, di mani che ormai si conoscevano senza esitazione.
Per la prima volta da quando ci eravamo incontrati in palestra, non ebbi la sensazione di desiderare soltanto il suo corpo.
Desideravo restare lì.
Con lei.
A parlare ancora.
A ridere.
A conoscere ogni piccola sfumatura della donna che avevo davanti.
Più tardi, quando la luce della stanza era ormai soffusa e il mondo sembrava essersi allontanato, rimanemmo vicini, avvolti da quel silenzio che solo due persone ormai in profonda sintonia riescono a condividere.
Sara disegnava lentamente piccoli cerchi sul dorso della mia mano.
«A cosa pensi?»
Mi prese qualche secondo per rispondere.
«Che stamattina siamo partiti come due persone attratte l'una dall'altra.»
Lei sorrise.
«E adesso?»
«Adesso ho l'impressione di conoscere una parte di te che non avevo mai immaginato.»
Lei rimase in silenzio.
Poi si avvicinò e mi baciò sulla fronte.
«È reciproco.»
Fu in quel momento che compresi come quella giornata non fosse stata costruita per alimentare un desiderio.
Era stata costruita per creare un ricordo.
Uno di quelli destinati a rimanere impressi molto più a lungo delle emozioni che li avevano fatti nascere.
«È stata una giornata bellissima.»
«Sì.»
«Molto diversa da come l'avevo immaginata.»
Mi avvicinai lentamente.
«Anch'io.»
Si voltò verso di me.
I suoi occhi avevano la stessa luce della mattina, ma ora c'era qualcosa di nuovo. Una serenità che rendeva ancora più intenso ogni silenzio.
Le sfiorai una guancia.
Lei chiuse gli occhi per un istante.
Quando le nostre labbra si incontrarono, fu il naturale proseguimento di tutto quello che ci eravamo detti durante la giornata.
Le slacciai lentamente la zip del vestito color sabbia, lasciandolo scivolare giù lungo il corpo.
Restò davanti a me con un completo intimo semplice, quasi pudico, che contrastava con l'intensità dello sguardo.
La baciai sul collo, scendendo piano.
Lei intrecciò le dita tra i miei capelli.
«Ho aspettato tutto il giorno questo momento», disse sottovoce.
«Anch'io.»
La sollevai leggermente per portarla verso il letto.
Si distese, i riccioli sparsi sul cuscino, le braccia che mi cercavano per riportarmi vicino.
Le tolsi il reggiseno con calma, senza fretta, il seno piccolo e sodo si rivelò sotto le mie mani, i capezzoli già duri sotto i polpastrelli.
Scesi a baciarli, a torturarli piano con la lingua, mentre lei arcuava la schiena cercando più contatto.
Le tolsi le mutandine lentamente, seguendo con la bocca il percorso delle mani.
Quando raggiunsi l'interno delle cosce, la sentii tremare.
Le aprii le gambe con dolcezza e affondai la lingua nella fica già bagnata, assaporando ogni movimento del suo bacino che cercava di guidarmi.
«Così», disse, con la voce che si rompeva appena.
«Esattamente così.»
Continuai a leccarla, insistendo sulla clitoride con la punta della lingua mentre con due dita la penetravo lentamente, sentendo le pareti calde stringersi a ogni movimento.
Il suo respiro si fece sempre più corto, i fianchi sempre più insistenti contro la mia bocca, finché non venne con un gemito lungo che si perse nel silenzio della stanza.
Restai un momento a guardarla riprendere fiato, poi risalii lungo il corpo, baciandole l'ombelico, il seno, il collo, fino alla bocca.
Fu lei a spingermi sulla schiena.
Mi sbottonò i pantaloni con dita ancora leggermente tremanti per il piacere appena vissuto, mi liberò il cazzo già duro e lo prese in mano con una lentezza studiata.
Mi guardò negli occhi mentre scendeva con la bocca, avvolgendolo con le labbra morbide, la lingua che girava intorno alla cappella prima di prenderlo più in profondità.
Mi lasciai andare contro i cuscini, una mano tra i suoi riccioli, il respiro che si faceva pesante a ogni movimento della sua bocca.
Quando sentì che l'eccitazione stava crescendo troppo, si fermò e risalì su di me, posizionandosi a cavalcioni.
Si abbassò lentamente, lasciando che il mio cazzo si facesse strada dentro di lei centimetro dopo centimetro, fino a sentirlo tutto dentro.
Rimase immobile un secondo, gli occhi chiusi, poi iniziò a muoversi.
Lenta all'inizio, poi sempre più decisa.
Le presi i fianchi per accompagnarla, sentendo il ritmo crescere insieme al respiro di entrambi.
Mi alzai a sedere per baciarla mentre continuava a muoversi su di me, il petto contro il petto, le mani che si cercavano e si intrecciavano.
«Non fermarti», disse contro la mia bocca.
Non mi fermai.
La girai con un movimento deciso, restando dentro di lei, e la distesi sotto di me.
Le sue gambe si stinsero intorno ai miei fianchi mentre affondavo con un ritmo più intenso, sentendo che anche il mio orgasmo si stava avvicinando.
«Vieni», disse, guardandomi.
«Voglio sentirti venire.»
Mi lasciai andare dentro di lei, con un ultimo affondo profondo, mentre lei mi stringeva le spalle e affondava il viso nel mio collo.
Restammo così, ansimanti, i corpi ancora intrecciati, per diversi minuti.
Più tardi, quando la luce della stanza era ormai soffusa e il mondo sembrava essersi allontanato, rimanemmo vicini, avvolti da quel silenzio che solo due persone ormai in profonda sintonia riescono a condividere.
Sara disegnava lentamente piccoli cerchi sul dorso della mia mano.
«A cosa pensi?»
Mi prese qualche secondo per rispondere.
«Che stamattina siamo partiti come due persone attratte l'una dall'altra.»
Lei sorrise.
«E adesso?»
«Adesso ho l'impressione di conoscere una parte di te che non avevo mai immaginato.»
Lei rimase in silenzio.
Poi si avvicinò e mi baciò sulla fronte.
«È reciproco.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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