trio
Il silenzio e l'ulro
27.02.2026 |
2.224 |
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"È venuto quasi subito, travolto da quanto fossi eccitata e bagnata, convinto che quel piacere fosse per lui..."
Questa storia vuole raccontare quel cortocircuito emotivo dove il corpo è da una parte e la mente è altrove, in un luogo molto più oscuro, eccitante e, allo stesso tempo, doloroso.
Tutto si è consumato nel silenzio più assoluto... ma nella mia testa era il caos. Un turbinio di parole, sensazioni e desideri che urlavano per uscire. Non credo di essermi mai estraniata così tanto dalla realtà: ero lì, ma non mi appartenevo. Nella mia testa c’eri solo tu.
Immaginavo il tuo fiato caldo sul collo, la tua voce roca che mi sussurrava che sono la tua troia — una dimensione che sta scivolando sotto la mia pelle, diventando parte di ciò che sono. Mi riecheggiava dentro quel tuo "sei fradicia", e quel ricordo bastava a bagnarmi ancora di più, alimentando una voglia disperata di sentire il tuo corpo premuto contro il mio, la tua lingua intrecciata alla mia in un bacio profondo, quasi violento nella sua necessità.
Ci sono gesti che fai tu, naturali, istintivi, quasi inconsapevoli, che mi reclamano come tua. È quel senso di possesso totale che mi manda fuori di testa, qualcosa che mio marito non ha mai sfiorato e che non capirà mai.
Quando mi ha chiesto di mettermi a 69, ho chiuso gli occhi e ho cambiato scenario. Ho immaginato di essere la tua troia, in balia delle tue pulsioni... ero sdraiata con la schiena appoggiata ad uno degli aitanti uomini qualunque, qualcuno che fa solo da cornice per amplificare la nostra intesa, la nostra perfetta alchimia, qualcuno che colma i miei bisogni carnali, mentre tu guidi la mia mentre, nutri il mio bisogno e desiderio di appartenerti, mentre avevo tutto il tuo cazzo in bocca, che spingeva e reclamava il suo possesso, mi sentivo allo stesso tempo arrendevole a te, ma consapevole di essere l'origine del tuo piacere, volevo sentire le tue mani che mi afferravano la testa, guidandomi, mentre io mi abbandonavo al tuo potere senza riserve.
L’eccitazione è diventata un incendio. Mi sono girata, l’ho cavalcato con una furia che non mi apparteneva, con il solo bisogno di sentire una spinta forte dentro di me. Il silenzio continuava a dominare la stanza, ma dentro di me il volume era altissimo: “Sei la mia troia. Sei fradicia.”
Lui non ha resistito. È venuto quasi subito, travolto da quanto fossi eccitata e bagnata, convinto che quel piacere fosse per lui. Non sapeva che il protagonista di ogni mio respiro eri tu.
Mi sono lasciata andare anche io ad un orgasmo violento, disperato , ho soffocato il tuo nome tra le labbra mentre gli spasmi di piacere placcavano la mia lussuria.
Poi, l’impatto con la realtà. Un groppo in gola mi ha tolto il fiato e le lacrime sono salite, feroci. Le ho ricacciate indietro nel buio, e lui non se n’è accorto. Forse non voleva vedere, o forse il suo silenzio era il modo per "ripagarmi" della sua distrazione, ma dovevo e volevo godere, quasi per inerzia, anche se il corpo iniziava a spegnersi, perché la mia mente era ormai altrove, fuggita via con te. In certi istanti la tua presenza è stata così brutale e vivida che ho giurato di sentirti lì, accanto a me... dentro di me.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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