trio
La scogliera
15.04.2025 |
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"Lui la penetrava lentamente, guardandola negli occhi, mentre Francesca, accanto a loro, si accarezzava al ritmo del loro piacere..."
Era l’ultima sera sull’isola.Il sole calava lento alle spalle delle montagne di quella piccola isola solitaria della Grecia, disegnando lingue d’oro sull’acqua che si frantumava dolcemente contro le rocce. Erano saliti in silenzio fino alla punta più alta della scogliera, dove il mondo sembrava sospeso e la pelle vibrava sotto ogni alito di vento.
Lui le teneva entrambe vicine, un braccio attorno a ciascuna, ma non era un abbraccio d’amico.
Quella sera c’era qualcosa di diverso, di più profondo, più denso.
Il corpo di Francesca, la pelle chiara, il vestito sottile, premeva contro il suo fianco.
Valentina, dai capelli scuri e le spalle nude, si era voltata un momento, e lo guardava con quel sorriso che non chiedeva permessi.
Quando la luce si fece rame, furono gli sguardi a parlare.
Valentina gli prese la mano e la guidò piano sotto la stoffa del top.
Il seno nudo, caldo, pieno.
Le dita tremarono, poi si fecero sicure. Francesca non disse nulla, appoggiò la sua testa sulla spalla di lui, le labbra vicine all’orecchio
«Qui nessuno ci vede.»
Lui non rispose. Si voltò, afferrò la nuca di Francesca e la baciò. Un bacio forte, umido, lungo.
Valentina sfilò il top, guardava le spalle nude e possenti di lui mentre baciava la sua amica. Sì sdraio sul fianco premendo il petto sulla sua schiena che sapeva ancora di mare. Una mano scese infilandosi nei larghi pantaloni di cotone che lui sempre indossava d’estate. Accarezzò quel sedere scolpito che spesso aveva guardato avidamente. C’era qualcosa di inebriante nel sentirsi dominare quel corpo muscoloso.
Francesca sotto di lui le fece un sorriso pieno di desiderio, Valentina appoggiata alla sua schiena la guardò annuendo.
Marco era tra di loro, ne avrebbero fatto ciò che più desideravano.
La mano di Valentina passò tra le gambe e incontrò la mano della sua amica che non aveva perso occasione di verificare quello da sempre avevano immaginato.
Ora il cazzo di Marco era tra le loro mani.
Lei sopra, l’altra sotto. Calore, lingua, dita. Gemiti bassi, trattenuti.
Le due donne si cercavano tra loro con la stessa fame. Si spogliavano a vicenda, accarezzandosi i seni, mordendosi piano le cosce, bagnandosi sotto le dita e sotto il cielo che diventava viola.
Quando Marco penetrò Valentina, inginocchiata contro la roccia calda, Francesca si mise davanti, offrendosi a lei.
Le labbra sulle labbra. Due gemiti intrecciati. Le mani che si stringevano, i fianchi che spingevano. Il piacere che saliva come un’onda.
E quando vennero insieme, uno dopo l’altra, fu come se il tramonto si fosse fermato a guardare.
Un solo respiro. Tre corpi intrecciati. E l’isola intorno, complice silenziosa.
Scesero lungo il sentiero a piedi nudi, le gambe ancora tremanti, le labbra salate di baci e di vento. Nessuno parlava: non ce n’era bisogno. Si capivano nella pelle.
La casa era lì sotto, bianca contro il buio, immersa tra rosmarino e ginestre. Una terrazza che guardava il mare e il letto disegnato solo da lenzuola leggere e una zanzariera gonfiata dalla brezza.
Entrarono senza accendere luci.
Valentina si lasciò cadere sul materasso, ancora nuda, le gambe appena socchiuse come un invito. Lui si chinò sopra di lei, ma fu Francesca a guidarlo: gli passò dietro, lo accarezzò lungo la schiena e poi più giù, stringendolo tra le mani mentre le labbra di lui si chiudevano sul capezzolo teso dell’altra.
Il letto si riempì dei loro respiri.
Valentina gemeva piano, muovendo il bacino in cerca di più. Lui la penetrava lentamente, guardandola negli occhi, mentre Francesca, accanto a loro, si accarezzava al ritmo del loro piacere. Poi si chinò e baciò entrambi, le lingue che si incontravano nella bocca di lui, sopra i seni di lei, dentro ogni confine.
Quando cambiarono posizione, fu Francesca a prendere il suo posto sopra di lui. Lo guidò dentro di sé con un movimento morbido, avvolgente. Gli prese i polsi, lo inchiodò al letto. Valentina si inginocchiò sul viso immobile di lui, si abbassò dolcemente, si fermò solo quando cominciò a sentire la lingua tra le sue labbra bagnate. Si chinò verso Francesca e la baciò. Si afferrarono per la nuca e con lo stesso ritmo, cominciarono a cavalcare quel corpo. Baci, sguardi, sorrisi e ancora baci. E gemiti…
Tutte le lingue erano attive. Tutte le mani. Nessuno più era separato.
Quando vennero di nuovo, lo fecero abbracciati. In tre. Un groviglio di gambe, fiato e desiderio.
E poi solo il mare, che entrava nella stanza con il suono delle onde.
Quella notte fu l’ultima, non si rividero mai più.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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